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Le cucurbitacee


Le cucurbitacee sono piante originarie dei paesi tropicali e comprendono oltre 800 specie, di cui solo una decina possono essere coltivate nelle regioni a clima temperato. Tutte le cucurbitacee temono il freddo, devono essere protette da sbalzi improvvisi di di temperatura ed il loro ciclo di vita è piuttosto breve; generalmente sono annuali, raramente perenni. Per questo motivo, possono essere considerate piante a ciclo primaverile-estivo. La caratteristica principale è quella di avere dei fusti angolosi, ruvidi, striscianti o rampicanti, con dei viticci ramosi posti accanto alle foglie. Infatti, il nome deriva da “corb”, un termine della lingua sanscrita che significa “attorcigliarsi”, “strisciare”. Quasi tutte sono piante erbacee e i loro frutti, detti “peponidi”, sono rivestiti da una scorza più o meno dura ed hanno una polpa carnosa nella quale sono collocati parecchi semi. Pur avendo le stesse caratteristiche, i frutti hanno diverse dimensioni: una zucca gigante può raggiungere 90-100 chilogrammi mentre un piccolo cetriolo solo 100-200 grammi. Un’altra caratteristica comune alle cucurbitacee è quella di avere dei fiori gamopetali, cioè con petali uniti fra di loro, le cui corolle, a forma di stella, sono sempre formate da cinque petali.
Le cucurbitacee si adattano a qualsiasi tipo di terreno, anche se preferiscono quelli ricchi di sostanza organica, profondi, tendenzialmente sciolti e ben drenati. Il terreno deve essere vangato profondamente, interrando 3-4 chilogrammi di letame maturo. In seguito si affina accuratamente distribuendo circa 80-100 grammi per metro quadrato di concime minerale complesso del tipo 6-12-9. Nel corso della coltivazione, il terreno va tenuto libero da erbe infestanti, si procede all’innaffiatura e alla cimatura; quest’ultima operazione è molto importante e si effettua come segue: si tagli il fusto sopra la seconda foglia, successivamente, si cimano i rami che si formano all’altezza della quarta foglia; infine si diradano i frutti, lasciandone 2-3 per ogni pianta. La moltiplicazione si effettua tramite semi, direttamente a dimora, da marzo a maggio. La raccolta viene fatta in estate e verso l’autunno, a seconda dell’epoca della semina e della tecnica colturale adottata.
In Italia, le cucurbitacee più coltivate sono: la zucca, l’anguria, il cetriolo, il melone
Pare che la zucca (Cucurbita maxima) sia originaria dell’Asia Minore ed è coltivata fin dalle epoche antichissime. È una pianta dal fusto strisciante, lungo anche decine di metri e ricoperto di peli piuttosto insipidi. Possiede grandi foglie e fiori di colore giallo-arancio, le cui corolle hanno un diametro di circa 10 centimetri. Il frutto è molto vario sia nella forma che nel colore.
L’anguria (Cucumis citrullus) è detta anche cocomero. Pare che il suo nome derivi dal greco “angos” = vaso. Infatti, svuotato della polpa, il frutto può sembrare ad un grosso recipiente. Molto dissetante, era già coltivato nell’antichità, soprattutto sulle rive del Nilo.
Il cetriolo (Cucumis sativa) esiste sotto forma di diverse varietà ed il frutto ha la caratteristica di essere consumato prima che sia giunto a maturazione.
Originario dell’India, il melone produce dei frutti di forma ovale, ricoperti da una scorza di diverso colore a seconda delle varietà. Molto apprezzato è il melone di Mantova o charantais, che ha la forma rotonda, la scorza liscia ed una polpa molto profumata.
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