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Teoria e tecniche dei test

Se non ci fossero i test, non avendo parametri di riferimento, useremmo il nostro giudizio; ma tale metodo non è valido perché è:

  • Soggettivo o poco valido perché le persone non esprimono lo stesso giudizio e un giudizio per essere valido deve essere condiviso da più persone
  • Poco costante perché il giudizio è facilmente modificabile, soprattutto a distanza di tempo
  • Poco selettivo perché non coglie le differenze tra i soggetti

Cause di errore nei giudizi intuitivi

Le principali cause di errore dei giudizi intuitivi sono 3:

  1. Effetto alone che si verifica quando si giudicano caratteristiche personali, per cui ci si allontana dall’obiettivo principale (un esempio è quando si deve valutare la cultura di una persona e ci si lascia influenzare dal modo di parlare, dalla simpatia, tralasciando l’obiettivo principale).
  2. Equazione personale che si verifica quando il valutatore osserva nel soggetto da valutare caratteristiche proprie.
  3. Stereotipi sociali che si verifica quando ci si lascia influenzare da luoghi comuni o quando si hanno pregiudizi nei confronti del soggetto da valutare.

Questi errori si possono evitare usando strumenti validi: test, questionari, interviste.

Definizione di test

Il test è una misurazione obiettiva e standardizzata di un campione di comportamento. Misurazione è qualcosa che viene quantificato, non lasciato a giudizio intuitivo.

  • Obiettiva: la misurazione non dipende dal giudizio soggettivo del singolo esaminatore.
  • Standardizzata: vi è uniformità di procedure sia nella somministrazione che nella valutazione.
  • Di un campione di comportamento: il campione è una parte rappresentativa dell’universo della popolazione, per cui il test misura una parte del comportamento.

Caratteristiche metrologiche di un test

  • Attendibilità: è la coerenza dei punteggi ottenuti dallo stesso soggetto se sottoposto allo stesso test in tempi diversi.
  • Validità: verifica se il test misura ciò per cui è stato costruito (cioè verifica se il test misura effettivamente la caratteristica in esame).
  • Standardizzazione: implica uniformità di procedure sia nella somministrazione che nella valutazione, ciò significa che le condizioni di somministrazione e valutazione devono essere uguali per tutti.
  • Sensibilità: è la capacità di cogliere le più piccole differenze tra gli individui.
  • Universalità: un test è universale quando è possibile estenderlo ad altre culture o ad altri gruppi.

Funzioni dei test

Inizialmente la funzione fondamentale dei test mirava a individuare, a cogliere la similarità tra i soggetti, ma tale funzione si è col tempo modificata: infatti oggi i test servono per cogliere le minime differenze tra gli individui. Un test per essere efficace deve essere affiancato da un questionario informativo sulle generalità del soggetto (che non è standard ma dipende dall’uso del test) e, a volte, da un colloquio.

Un passo importante per la standardizzazione di un test è la determinazione delle norme statistiche senza norme; infatti, non si possono interpretare i punteggi: il punteggio di una persona può essere valutato solo se lo si pone in relazione con i punteggi ottenuti da altri soggetti.

Norme e punteggi

Una norma è la prestazione normale o media ottenuta dal campione di standardizzazione in quel test e consente di determinare la posizione di un soggetto in relazione al campione di standardizzazione, detto anche campione normativo (che è rappresentativo del tipo di soggetti ai quali è destinato il test). Quindi il campione di standardizzazione serve per determinare le norme.

Dal test si ricavano punteggi grezzi che verranno trasformati in punti standard; da soli sono privi di significato in quanto non ci permettono di confrontare il soggetto all’interno di un campione rappresentativo. In pratica indicano di quanto i soggetti si discostano dalla media in termini di scarto e sono utili perché rendono possibile il confronto tra punteggi a test differenti.

Trasformazione dei punteggi grezzi

Esistono vari modi per trasformare i punteggi grezzi. Innanzitutto, bisogna ordinare i punteggi grezzi secondo una distribuzione di frequenza in cui vengono elencate le modalità della variabile con accanto la frequenza, cioè il numero di volte con la quale si presenta la modalità; a volte non è possibile riportare tutti i dati nella tabella, per cui i dati vengono raggruppati in intervalli di classe (si perde qualche informazione, ma si ha una visione più chiara del fenomeno).

  • Frequenza assoluta (Ni): numero di volte che si presenta una data modalità.
  • Frequenza relativa (Fi): rapporto tra una parte e il tutto.
  • Frequenza percentuale (Fix100): è utilizzata per relativizzare le frequenze.

Le distribuzioni di frequenza possono essere rappresentate anche in forma grafica; ciò ha dei vantaggi:

  • Visualizzazione immediata
  • Confronto tra più distribuzioni con notevole sintesi
  • Forma più divulgativa
  • Visualizzazione dell’andamento di fondo (trend)

Rappresentazione grafica

Esistono diversi grafici, dipende dal carattere considerato:

  • Carattere qualitativo: grafico a nastri, a colonne, a settori circolari, diagramma simbolico o pictogramma, ideogramma.
  • Carattere quantitativo discreto: diagramma cartesiano ad aste (può assumere determinati valori interi).
  • Carattere quantitativo continuo: istogramma (può assumere tutti i valori).
  • Serie territoriali: cartogramma.

Importante è anche la curva normale di Gauss: essa indica che il maggior numero di casi tende ad accumularsi al centro della gamma e che il loro numero decresce gradualmente muovendo verso gli estremi in entrambe le direzioni. La maggior parte delle caratteristiche individuali (ad esempio l’altezza, il peso, le attitudini e le caratteristiche della personalità) tendono a disporsi approssimativamente secondo la curva di distribuzione normale.

Caratteristiche della curva di Gauss

La curva è caratterizzata da:

  • Una forma a campana
  • È asintotica, cioè la x tende a ∞ e la f(x) tende a zero, cioè non tocca mai l’asse delle ascisse
  • È simmetrica, cioè f(μ – σ) = (μ + σ)
  • È unimodale, cioè μ, Me e Mo coincidono
  • Ha 2 punti di flesso, cioè i punti in cui la curva cambia da concava a convessa
  • Ha 1 punto di massima quando x = μ per cui la f(x)= 1/σ√2π

Come sappiamo, la μ è un parametro di posizione, fa cioè traslare la curva; mentre σ è un parametro di forma, per cui se varia σ varia anche la forma della curva. Quindi i parametri che ci interessano sono la media μ=0 e la deviazione standard σ=1.

Punteggi grezzi e tendenza centrale

I punteggi grezzi possono essere anche descritti in rapporto alla misura della tendenza centrale i cui valori sono moda, mediana e media.

  • Moda (Mo): è la modalità di una variabile alla quale è associata la maggiore frequenza.
  • Mediana (Me): è un valore medio di posizione, taglia in 2 la distribuzione e occupa la posizione centrale.
  • Media (M oppure μ): è data dalla somma di tutti i punteggi, diviso per il numero dei casi, cioè μ= Σx n.

Variabilità dei punteggi

Un'ulteriore descrizione dei punteggi viene data dalla variabilità, cioè l’attitudine che hanno i fenomeni quantitativi ad assumere modalità diverse. La variabilità si esprime con diversi indici:

  • Range o campo di variazione (R, C, W): rappresenta la differenza tra la modalità più grande e la modalità più piccola.
  • Scarto o scostamento semplice medio (Sμ): ci indica di quanto in media i valori si allontanano, si discostano dalla media.
  • Scarto quadratico medio o deviazione standard (σ): ci indica di quanto in media i valori si discostano in valore assoluto dalla media.

Standardizzazione

La standardizzazione è una procedura di normalizzazione che trasforma i dati originali in punti standard che non risentono né dell’unità di misura della variabile, né della media, né della sua dispersione. I punti standard indicano la distanza di ciascun soggetto dalla media aritmetica, espressa in termini di deviazione standard della distribuzione.

Quindi, tutti i dati che appartengono a distribuzioni standardizzate sono confrontabili tra loro perché hanno la stessa unità di misura (cioè il punto standard), la stessa tendenza centrale e la stessa dispersione.

I punti standard possono essere ottenuti sia con trasformazioni lineari (punti z), sia con trasformazioni non lineari (centili, punti t, stanine) dei punti grezzi. I punti standard normalizzati sono punti standard espressi in termini di una distribuzione trasformata in modo da adattarsi a una curva normale; essi vengono espressi nella stessa forma dei punti standard trasformati linearmente e cioè con μ=0 e σ=1.

Punti standard

I principali punti standard sono 4:

  1. Centili o percentili: esprimono la percentuale di soggetti appartenenti al campione di standardizzazione che si collocano al disotto di un determinato punteggio grezzo. In particolare:
    • Il 50° centile coincide con la mediana
    • I centili maggiori di 50 indicano una prestazione superiore alla media
    • I centili minori di 50 indicano una prestazione inferiore alla media
    • Il 25° e il 75° centile sono noti come 1° quartile e 3° quartile e delimitano il quarto inferiore e il quarto superiore della distribuzione
  2. Punti z: sono punti standard trasformati linearmente con la formula z= (x-μ)/σ, cioè prima si trova la differenza tra il punto grezzo del soggetto e la media aritmetica del gruppo normativo, e poi si divide tale differenza per la deviazione standard del gruppo normativo. Hanno μ=0 e σ=1.
  3. Punti t: derivano dai punti z e si calcolano con la formula t=50 + 10z (il segno dipende dal valore di z che può essere positivo o negativo). Hanno μ=50 e σ=10.
  4. Stanine: è la contrazione di standard nine cioè standardizzazione in 9 punti. In pratica i punteggi grezzi vengono sistemati in ordine di grandezza in punti che vanno da 1 a 9; in ogni stanina viene collocata una percentuale di soggetti e la somma di tutte le percentuali dà 100 proprio perché sono 100 le classi raggruppate in 9 punti. Hanno μ=5 e σ=2.

I punteggi che vanno dalla 6° alla 9° stanina sono detti speculari in quanto devono rispettare un andamento normale della curva alto basso basso. Le stanine vengono usate prevalentemente nei test d’interesse; chi si colloca nella:

  • 1°, 2°, 3° stanina ha un interesse basso
  • 3°, 4°, 5° stanina ha un interesse medio
  • 6°, 7°, 8° stanina ha un interesse alto

Fare ricerca

Cosa significa fare ricerca?

  • Fare domande alla realtà
  • Mettere in piedi un progetto di ricerca
  • Trovare la migliore metodologia per studiare il fenomeno
  • Trovare risposte valide dai dati raccolti

Ambiti di ricerca

In quali ambiti si fa ricerca? In psicologia esistono 2 ambiti:

  1. Ricerca pura o di base: consiste nell’ampliare, nell’accumulare informazioni teoriche su un dato argomento.
  2. Ricerca applicata: nasce da problemi concreti che richiedono soluzioni pratiche.

Procedure nella ricerca

Quali procedure si usano per fare ricerca? Nel processo di ricerca vi sono delle regole, delle fasi ben precise:

  1. Identificazione del problema: consiste nell’individuare l’area all’interno della quale si vuole fare ricerca (spesso si verifica la serendipità, cioè la scoperta casuale di qualcosa di interessante utile ai fini della ricerca).
  2. Pianificazione del piano sperimentale: riguarda l’oggetto da osservare, bisogna scegliere il campione e la metodologia da utilizzare.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marilu1312 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e tecniche dei test e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Miragliotta Antonino.
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