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Teoria della giustizia, Rawls - Appunti

Appunti diFilosofia politica del testo di Rawls con spiegazione dei concetti principali, tra i quali: la teoria della giustizia quale equità, i principi della giustizia, le Istituzioni e la giustizia formale, il processo decisionale, il contrattualismo, il principio di differenza (concezione liberale ed eguaglianza democratica.

  • Esame di Filosofia Politica docente Prof. I. Carter
  • Università: Pavia - Unipv
  • CdL: Corso di laurea magistrale in teoria politica
  • SSD:
Compra 2.99 €

Voto: 5 votato da Skuola.net

  • 28
  • 06-12-2012
Pagine totali: 10
 
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Teoria della giustizia, Rawls - Appunti
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UNA TEORIA DELLA GIUSTIZIA CAPITOLO II: I PRINCIPI DELLA GIUSTIZIA Una teoria della giustizia può essere divisa in 2 parti: 1)interpretazione della situazione iniziale e formulazione di principi di scelta disponibili a riguardo; 2)quali principi vengono adottati. Verranno trattati argomenti come: le istituzioni come oggetti di giustizia; concetto di giustizia formale; 3 tipi di giustizia procedurale; teoria del bene, senso dei principi egualitari. ISTITUZIONI E GIUSTIZIA FORMALE: i principi di giustizia per istituzioni nn devono essere confusi con quelli che si applicano agli individui e alle loro azioni in circostanze particolari. L'istituzione è un sistema pubblico di regole che definisce cariche e posizioni. Queste regole definiscono alcune forme di azioni, come permesse altre come vietate, fornendo protezione e sanzioni in caso di violazione. Chiunque fa parte di una istituzione sa ciò che le regole richiedono a lui e a gli altri. L'istituzione è considerata sia astratta(forma di condotta espressa da regole), sia come concreta realizzazione delle azioni frutto delle regole. Come detto ognuno conosce le regole in quanto queste sono pubbliche. La pubblicità dei principi di giustizia è infatti una regola della teoria contrattualistica. Un'istituzione oltre ad essere caratterizzata da norme costitutive che stabiliscono diritti e doveri, possiede anche delle strategie e massime che permettono di trarre maggiori vantaggi dall'istituzione stessa. Sono strategie messe in atto dalle persone x trarne dei profitti, nn sono quindi proprio dell'istituzione ma fanno parte delle teorie dell'istituzione. In una istituzione ordinata le regole dovrebbero spingere dagli interessi personali verso gli interessi della collettività, in modo da raggiungere risultati migliori dal pt di vista della giustizia sociale. La coordinazione che caratterizzata il movimento degli individui è fondamentale x una buona riuscita ed è il fine ultimoricercato del legislatore che emana una legge. Differenza tra un insieme di regole e un'istituzione e tra quest'ultima e la struttura di base del sistema sociale nel suo complesso. Infatti le regole possono risultare ingiuste senza che x questo lo sia l'istituzione stessa. Allo stesso modo un'istituzione può essere ingiusta senza che lo sia l'intero sistema. L'ingiustizia dell'intero sistema è dato infatti dalla combinazione delle istituzioni tra loro. Esistono istituzioni, per es un rituale, che nn può venir considerato giusto od ingiusto(anche se poi ci sono cmq accezioni). Una teorie della giustizia potrebbe indicare quali siano i rituali normalmente nn considerati giusti o ingiusti, da valutare come tali. Ciò che ci interessa qui è però lo studio della struttura di base della società e le sue istituzioni maggiori. Esaminando ujna struttura di base e le sue regole può accedere che nn si accetino i suoi principi, pur essendo essi principi di giustizia. Anche se nn ci accordiamo con questi, essi rimangono cmq dei principi di giustizia in quanto in questo sistema assumono tale ruolo. Essi determinano un'assegnazione dei diritti e dei doveri e determinano la suddivisione dei vantaggi. Ammettiamo che tali istituzioni siano accettate dalla soc e guidate da giudici e funzionari in modo imparziale. Quindi casi simili trattamento simile. Quindi verrà chiamata giustizia formale, quella giustizia che porterà avanti un'amministrazione imparziale e coerente con leggi e istituzioni, qualunque siano i loro principi. La giustizia formale è aderente all'obbedienza del sistema, è quella forma di giustizia che coincide con un'applicazione della norma giuridica. Si identifica con la giustizia legale, che riguarda il principio dell’uguale trattamento di fronte alla legge. Da ciò discende che è un tipo di giustizia che dipende dalla corretta applicazione della legge, dove la correttezza coincide a sua volta con l’oggettività e imparzialità del giudice come figura terza e imparziale. È ovvio che legi e istituzioni possono essere attuati con eguaglianza ed essere cmq ingiuste(tutti i neri nn possono prendere l'autobus). Il fatto che casi simili siano trattati in modo simile nn è sufficiente garanzia di giustizia sostantiva(giustizia che si ispira a valori etico-sociali espressi dalla soc civile in un determinato momento storico, prescindendo dall'osservanza della norma giuridica). La giustizia formale esclude tipi significativi di ingiustizia, diffatti acneh nell'ingiustizia delle leggi, la loro applicazione coerente da a coloro coinvolti la possibilità di sapere ciò che è loro richiesto e x questo possono meglio difendersi. L'ingiustizia infatti è ancora maggiore se quelli già svantaggiati vengono trattati arbitrariamente. Ma a volte staccarsi dalle leggi correnti può portare un vantaggio ai + svantaggiati, e allora questo come si giustifica Questo è uno dei + intricati problemi di giustizia politica. L'effettività della giustizia formale(obbedienza al sistema) dipende dalla giustizia
sostaziale delle istituzioni eEspandi » dalle possibilità di una loro riforma. Si dice però che giustizia formale e sostanziale viaggino insieme e che quindi un'istituzione fortemente ingiusta nn possa essere amminstrata in modo imparziale. Dove esiste una giustizia formale ne esiste anche una sostanziale. Seguire le regole in modo imparziale e coerente, trattare in modo simile i casi simili è connesso al desiderio di rispettare la libertà altrui, di dividere equamente i benefici e gli oneri della cooperazione sociale. Il problema della giustizia si affronta correlativamente alla questione dell’uguaglianza. Al riguardo sovvengono 3 teorie: Giusnaturalismo (l’uguaglianza concerne i diritti naturali di cui ogni uomo è titolare, come ad es. il diritto di libertà); Contrattualismo (l’uguaglianza è il risultato di accordi stipulati tra esseri razionali in funzione del reciproco soddisfacimento (es., compravendita); Utilitarismo (l’uguaglianza è una variabile che dipende dall’applicazione di una somma algebrica di utilità). Spesso si adotta il criterio della felicità del maggior numero di individui appartenenti alla società, come ad es. la condanna a morte di un criminale, dalla cui scomparsa ne trarrebbe vantaggio l’intera comunità. John Rawls individua dei criteri di giustizia che gli esseri razionali sceglierebbero se dovessero stipulare un contratto per edificare la nuova società: a) i contraenti devono condividere una comune posizione originaria (vale a dire in una situazione di totale azzeramento delle differenze di status, potere, prestigio); b) i contraenti devono essere coperti dal velo di ignoranza, cioè impossibilitati a prevedere ruoli, status e posizioni che andranno ad occupare. Il principio che Rawls assume è quello che gli uomini razionali sceglierebbero se fossero in una posizione di incertezza riguardo al futuro, attraverso due principi: - uguaglianza (massima libertà di ciascuno purchè sia compatibile con l’altrettanta libertà di tutti); - differenziazione (si giustificano le disuguaglianze sociali, strutturate in modo da essere volte al vantaggio dei meno favoriti e connesse a cariche accessibili a tutti). Questi principi si applicano alla struttura di base della società e regolano la distribuzione di diritti e doveri e di vantaggi economici e sociali. Nel primo prncipio Rawls tratta della libertà di: parola; riunione; coscienza; pensiero; proprietà personale. Il secondo principio di applica alla distribuzione del reddito e delle ricchezze, anche se la distribuzione di quest'ultime nn deve essere necessariamente uguale, deve cmq essere vantaggiosa x ognuno. I 2 principi seguono un ordine lessicografico, ovvero, violando il primo nn è + possibile il secondo, quindi se la linertà altruiviene limitata, ciò nn può essere compensato da un maggior vantaggio economico-sociale degli altri. Le libertà hanno un loro ambito di applicazione e possono avere dei limiti nel momento in cui sconfinano in altre linertà, per questo nn possono essere considerate assolute. I 2 principi hanno un contenuto abbastanza specifico e la loro accettazione è basata su assunzione che è necessario giustificare. Dal II principio si trae che le ingiustizie sono solo quelle che ammettono disuguaglianze senza che queste vadano a beneficio di tutti. Partiamo dal fatto che la soc distribuisce equamente i beni primari(diritti, libertà; ricchezza; reddito). In questa condizione se delle ineguaglianze portassero miglioramenti di posizione, a tutti, rispetto a quella iniziale, allora queste sarebbero in accordo con la concezione generale. Difatti la condizione generale di giustizia richeide solo che sia migliorata la condizione di ciascuno. Ma se noi rinunciassimo a dei diritti politici x maggiori vantaggi econimici, questo scambio, nn verebbe accettato da parte dei 2 principi prima elencati, eccetto casi limite. Lasciamo da parte il principio generale della giustizia x occuparci dei 2 principi serialmente ordinati. Questa procedura riconosce il tema della priorotà e fa uno sforzo x trovare principi adeguati al suo trattamento. È necessario trattare linee fondamentali di una ragionevole concezione della giustizia e i 2 principi nel loro ordinamento possono servire a questo scopo. Conseguenze dell'applicazione dei 2 pincipi alle istituzioni: diritti e doveri a cui si ispirano i 2 principi sono quelli stabiliti dalle istituzioni, sono tali diritti e doveri a determinare se una persona è libera o no. Le libertà presenti nel I principio consentano la + ampia libertà, la quale può essere limitata solo se possono scaturire conflitti tra loro. I principi si riferiscono a persone rappresentative di tutte le classi sociali, quindi il II principio quando parla di aspettative si riferisce
alle prospettive di vita vista dalle singole posizioni sociali. Ciò nn tolie che le diverse aspettative possono essere connesse tra loro, e al migliorare di una possa miliorare anche l'altra. Nessuno dei 2 principi si applica a beni particolari o ad individui particolari. I principi devono servire « Comprimi