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La Controriforma – Il mondo del rinnovamento cattolico (1540-1770)

Ronnie Po-chia Hsia

Capitolo primo – Il Concilio di Trento (1545-1563)

Già prima della Riforma Protestante erano scaturite da diverse correnti del cattolicesimo esigenze di riforma della Chiesa, in molti chiedevano un rinnovamento morale e disciplinare che prevedeva la formazione di sacerdoti degni, la riduzione degli scandali e la restaurazione della disciplina. Quindi il Concilio di Trento non nacque dal nulla né fu causato dalla sola Riforma Protestante, anche se in questa si potrebbe leggere l’elemento scatenante che scosse la Chiesa, addormentata nel suo splendore umanistico e rinascimentale, e le fece prendere coscienza della propria missione.

Convocazione del concilio

Nel Cinquecento la convocazione di un concilio riformatore era stata sollecitata sia dai protestanti (e dallo stesso Lutero) per far valere le proprie argomentazioni basate sulla Scrittura; sia dai cattolici per promuovere una rigenerazione della Chiesa e cercare una riunificazione della cristianità; sia da Carlo V, imperatore di Germania, per ricomporre i dissidi religiosi e politici e per assicurare all’Impero la possibilità di garantire la pace universale.

Ostili al concilio invece erano Papa Clemente VII, che temeva un riaffiorare delle tesi conciliariste (che sostenevano la superiorità del concilio rispetto all’autorità papale), e Francesco I, re di Francia, che temeva che il concilio potesse arrecargli dei danni politici.

Durante questo periodo di incertezza la riforma luterana si andava affermando sempre più, dilagando in gran parte della Germania. Alleatisi nella Lega di Smalcalda (1531), principini protestanti e città imperiali giurarono di difendere la loro nuova fede sfidando l’imperatore e il papa. Nel tentativo di portare la concordia tra i cristiani, Carlo V fece incontrare i teologi più moderati dei due campi avversi perché dialogassero, ma il compromesso di Ratisbona del 1541 fu rifiutato sia dai protestanti che dai cattolici. Oramai la sua unica speranza stava nella convocazione di un concilio universale che riformasse la cristianità corrotta riconducendo così i protestanti tedeschi all’ovile.

Il ruolo di Papa Paolo III

Nel frattempo a Roma si ebbe una svolta decisiva con l’elezione di papa Paolo III nel 1534 (Alessandro Farnese). Egli fu il papa che con opportuni interventi sia politici che riformatori, preparò la strada al concilio:

  • Attuò una politica neutrale della Chiesa che favorirà nel 1544, con la pace di Crepy, la fine – almeno provvisoria – delle ostilità tra Carlo V e Francesco I (in lotta per la conquista dell’egemonia europea). Solo con questa pace Francesco I si dichiarò disponibile ad un concilio.
  • Rinnovò il collegio cardinalizio inserendovi persone che poi si riveleranno determinanti sia per il futuro concilio che per la riforma della Chiesa.
  • Incoraggiò la formazione e l'azione di nuovi ordini religiosi, come ad esempio i teatini, i cappuccini, le orsoline e specialmente i gesuiti che, con il loro impulso al rinnovamento dell'educazione e il fervore catechetico dell'opera missionaria, conferirono nuovo vigore alla trasmissione della dottrina cristiana.
  • Nel 1542, per difendere l'ortodossia e la coesione dottrinale arginando le tendenze eretiche che potevano sorgere all'interno della struttura ecclesiastica, riorganizzò l'Inquisizione romana (detta anche Sant’Uffizio).
  • Infine convocò nel 1542 il Concilio di Trento con lo scopo di attuare una riforma disciplinare e stroncare l’eresia. Il Concilio fu convocato a Trento perché rappresentava un compromesso: l’imperatore infatti voleva che il concilio si tenesse in Germania e il papa invece in Italia. Trento si trovava sulla principale via di comunicazione tra Italia e Germania e apparteneva al Sacro Romano Impero. Nonostante questo compromesso il Concilio risultò solo interno al cattolicesimo poiché i protestanti avevano deciso di non parteciparvi; essi non accettavano il ruolo predominante del Papa nel concilio e il fatto che potevano parteciparvi solo gli ecclesiastici, che andava contro il sacerdozio universale protestante. In queste condizioni il concilio non aveva nessuna possibilità di ottenere la riappacificazione tra i cristiani.

Il concilio tuttavia iniziò tre anni dopo (nel 1545) a causa della guerra tra Carlo V e Francesco I per il possesso del Ducato di Milano. Solo dopo la pace di Crepy poté iniziare (trattato firmato nel 1544 tra Francesco I di Francia e l’imperatore Carlo V d’Asburgo). Fu il concilio più lungo della storia, durato 18 anni (1545-1563), intervallato da lunghe interruzioni (anche di 10 anni a causa dell’ostilità verso il Concilio di papa Paolo IV) e animato talvolta da feroci confronti.

Sessioni del concilio

Il Concilio di Trento, scandito da 25 sessioni, può essere suddiviso in tre periodi:

  • Prima fase 1545-1548
  • Seconda fase 1551-1552
  • Terza fase 1562-1563

Prima fase (1545-1548)

Già dall’inizio si incontrarono le prime difficoltà. I partecipanti infatti si divisero in due “fazioni”: la prima voleva che il concilio affrontasse soprattutto gli aspetti disciplinari, la seconda invece desiderava che si ponesse maggior attenzione alle questioni dogmatiche e teologiche. Per evitare che ci fossero discussioni e dissidi si decise di portare avanti tutte e due le discussioni.

I problemi dottrinari affrontati nella prima fase furono quelli concernenti la Sacra Scrittura, il peccato originale, i sacramenti e la giustificazione:

  • Per quanto riguarda la Bibbia venne stabilita l’autorità della Vulgata di San Girolamo (anche se alcuni rappresentanti si pronunciarono a favore delle traduzioni in volgare della Bibbia).
  • Circa il peccato originale, si affermò che il battesimo lo cancellava.
  • I sacramenti furono riproposti nel numero di sette, e si ribadì che la loro efficacia dipendeva dal fatto stesso di essere somministrati (quindi furono condannate le tesi protestanti su questo argomento).
  • Il dibattito più importante riguardò la dottrina della giustificazione. Esso ripresentava la questione della giustificazione per sola fede (sola fide), con l’esclusione delle opere: il decreto ripropose la giustificazione attraverso la fede e le opere (attraverso le opere e la fede l’uomo poteva redimersi dai peccati).

Quanto agli aspetti disciplinari spiccavano soprattutto i doveri dei vescovi:

  • Obbligo di residenza nella diocesi. L’obiettivo era quello di elevare il livello della cura d’anime ma tale questione veniva ad intaccare la potestà papale: la non residenza, infatti, era autorizzata proprio dal Papa, dal quale i vescovi ottenevano dispense dall’obbligo della residenza, spesso perché impegnati in incarichi curiali. Quindi le riforme in questo senso andavano ad intaccare le prerogative romane: il sistema del patronage della curia papale si fondava proprio sull’accumulo di benefici e sulla non residenza.
  • Visita periodica alle chiese;
  • Controllo disciplinare del clero;
  • Divieto del cumulo dei benefici ecclesiastici;
  • Inoltre furono regolamentati l’insegnamento e la predicazione della Sacra Scrittura.

Nel frattempo Carlo V, convinto che i protestanti non avrebbero mai accettato il Concilio, decise di risolvere il problema della scisma religioso con le armi. Nel 1546 dichiarò la lega di Smalcalda ribelle all’imperatore e mobilitò l’esercito.

Nel 1547, contro il parere dei vescovi imperiali, la maggioranza decise il trasferimento del Concilio a Bologna, con la scusa della diffusione di una pestilenza. Il vero motivo però era quello di sottrarsi all’ingerenza dell’imperatore, che aveva riportato un’importante vittoria contro la lega di Smalcalda a Mühlberg (Germania) e quindi ora poteva imporsi non solo sui protestanti ma anche sulla Chiesa. Si decise così di trasferire il Concilio al di fuori dell’impero, in territorio pontificio. Questa soluzione era osteggiata dal partito filo imperiale (vescovi spagnoli e napoletani) e sostenuta dal partito papale (vescovi italiani che costituivano la maggioranza). Con l’abbandono di Trento per Bologna terminò la prima fase del Concilio (anche se si tenne una breve sessione a Bologna dal ’47 al ’48).

Risultati della prima fase del Concilio:

  • Quattro decreti concernenti i dogmi = decreto sulla Bibbia [autorità della Vulgata]; decreto sul peccato originale; decreto sulla giustificazione; decreto sui sacramenti [fissati a sette e poneva particolare attenzione sul battesimo e la cresima].
  • Quattro decreti di riforma.

Sessione a Bologna

La sessione bolognese durò un solo anno. Tra le questioni dottrinali dibattute in questa fase vi furono l’eucarestia, la confessione, l’estrema unzione, la consacrazione sacerdotale, le indulgenze e il purgatorio. Tra le questioni disciplinari e di riforma della Chiesa furono discussi i problemi del cumulo dei benefici, della scarsa preparazione dei confessori e dei molti abusi del clero. Fu discussa anche la questione dei matrimoni clandestini contratti dai giovani al di fuori del controllo ecclesiastico.

Nel 1549 morì Paolo III e gli successe Giulio III, nepotista senza zelo per la riforma che ebbe come unico merito quello di aver riaperto il Concilio. Irritato per il trasferimento del Concilio, Carlo V fece pressione sul nuovo papa affinché fosse riportato a Trento e convinse tre arcivescovi tedeschi e protestanti a prendervi parte.

Seconda fase (1551-1552)

La seconda fase del Concilio di Trento segnò la rottura definitiva tra cattolicesimo e protestantesimo. I protestanti avanzarono delle condizioni (libertà dal giuramento di fedeltà al papa, annullamento dei decreti già approvati, ripresa dei lavori dall’inizio) che però furono respinte, allontanando così le possibilità di una riunificazione.

Durante la seconda fase del Concilio si discusse unicamente di problemi dottrinali, quindi dell’Eucarestia, della Penitenza e dell’Estrema Unzione:

  • Quanto all’Eucarestia, i padri conciliari emanarono un canone che affermava la dottrina della transustanziazione, cioè la trasformazione del pane e del vino durante la messa nel corpo e nel sangue di Cristo. Sconfessando così le posizioni protestanti e rendendo ancora più difficili le possibilità di una riconciliazione.
  • Quanto alla Penitenza, venne stabilito che essa ci libera da tutti i peccati, in particolare quelli mortali, riconciliandoci nella grazia di Dio. La Penitenza doveva avvenire attraverso la confessione verbale al sacerdote.
  • Quanto all’Estrema Unzione, fu riconosciuta come sacramento.

Nella primavera del 1552 il Concilio venne nuovamente sospeso per le difficoltà incontrate dall’Imperatore in Germania, dove era scoppiata una ribellione dei principi tedeschi, e per un nuovo conflitto contro la Francia (dove nel 1547 era divenuto re Enrico II, figlio di Francesco). Il Concilio rimarrà sospeso per ben 10 anni (1552-1562).

La seconda fase del Concilio vide il netto predominio dell’imperatore: Carlo V accentuò le pressioni sul pontefice e Giulio III assecondava il volere dell’imperatore, tra le proteste della Francia. Nella seconda fase del Concilio si formò inoltre una maggioranza di vescovi filoimperiali (tedeschi e spagnoli) che premeva per la riforma della Chiesa, mentre il partito filopapale (composto da vescovi italiani) si trovò in minoranza.

Nel 1552 divenne chiaro che la riconciliazione tra cattolici e protestanti era ormai impossibile. Tre anni più tardi infatti, nel 1553, con la Pace di Augusta l’imperatore ammise la propria sconfitta in Germania e riconobbe legalmente la confessione luterana nell’impero.

Il 1555 segnò anche una svolta per il papato: morì infatti Giulio III, prima di morire mise a punto una bolla con un vasto programma di riforme per la curia, ma non fu mai pubblicata. Dopo la breve parentesi di Marcello II venne eletto nuovo papa Gian Pietro Carafa, che prese il nome di Paolo IV (1555-1559).

Discendente di una famiglia dell’alta feudalità napoletana, Paolo IV Carafa era infiammato dalla dedizione alla causa delle riforme e dall’odio per l’asservimento della sua terra natale al dominio spagnolo. Carafa aveva iniziato presto a occuparsi del rinnovamento della Chiesa: nel 1524, insieme a Gaetano Thiene, aveva fondato la Congregazione dei Teatini, un ordine religioso dedito alla povertà e al ritorno a un modo di vita evangelico.

Dopo l’elezione al pontificato mosse guerra agli Asburgo e si alleò con la Francia (questo perché l’Imperatore aveva firmato la Pace di Augusta) ma questo provocò l’invasione dei territori papali da parte delle truppe imperiali nel 1557.

Sotto Paolo III era stata istituita l’Inquisizione romana per combattere l’eresia (guidata dal cardinale Carafa). Paolo IV – animato da zelo anticlericale – inaugurò un periodo di repressione ancora più duro:

  • Sostenne vigorosamente l’Inquisizione (che in Spagna divenne addirittura uno strumento politico della corona, Filippo II in effetti se ne servì per assicurare l’ortodossia nel paese ed eliminare contemporaneamente l’opposizione politica e religiosa).
  • Emanò il Primo Indice dei Libri Proibiti nel 1559, dove furono censurati soprattutto libri protestanti ma anche i testi della cultura umanistica.
  • Imprigionò il clero sospettato di eresia luterana.
  • Confinò gli ebrei nei ghetti e li obbligò a indossare segni distintivi.

Quando morì nel 1559 esplose la felicità del popolo. Lo stesso anno venne eletto nuovo papa Pio IV (1559-1565). Egli allentò il rigore dell’Inquisizione romana e dell’Indice. Allarmato dal rapido diffondersi delle dottrine di Giovanni Calvino in Francia, Pio IV decise di riconvocare il Concilio di Trento su consiglio del nipote, Carlo Borromeo.

Quando venne eletto Pio IV la situazione in Europa era molto cambiata. Quattro potenze avrebbero giocato un ruolo chiave durante la terza e conclusiva fase del concilio: Francia, Spagna, Sacro Romano Impero e papato (quindi non più solo l’Impero e il papato). Carlo V era morto nel 1558 e gli erano succeduti il figlio Filippo II, re di Spagna (Sicilia e dei domini spagnoli), e il fratello Ferdinando, imperatore. Anche in Francia era cambiata la situazione politica: Francesco I di Valois era morto già da tempo (nel 1547, stesso anno della morte di Enrico VIII d’Inghilterra) e sul trono sedeva ora il figlio, Enrico II (alla sua scomparsa, nel 1559, gli succedettero i tre figli, con l’ultimo dei quali terminò la dinastia Valois).

Gli Asburgo e i Valois conclusero nel 1559 il Trattato di Cateau-Cambresis, ristabilendo la pace nella cristianità. Questo accordo pose fine alle guerre d'Italia e al conflitto tra gli Asburgo e la Francia. Furono firmati due trattati: uno tra Elisabetta I d'Inghilterra e Enrico II di Francia e uno tra Enrico e Filippo II di Spagna. La Francia e gli Asburgo (che si erano da poco divisi in due linee dinastiche: Spagnola e Austriaca) – che si erano combattuti quasi continuamente negli ultimi 65 anni – cessarono così ogni ostilità per il predominio dell’Europa spostando la propria attenzione sull’Atlantico.

Dal punto di vista religioso il luteranesimo, diffuso soprattutto in Germania, aveva conseguito il riconoscimento ufficiale (Pace di Augusta), ma un nuovo movimento protestante – ispirato all’insegnamento del francese Giovanni Calvino – stava rapidamente raccogliendo sostegno in tutta Europa, in particolare in Francia. Pio IV e Filippo II temevano che la monarchia francese, per comporre i contrasti, avrebbe convocato un concilio nazionale gallicano, al fine di evitare questo Pio IV nel 1560 convocò il Concilio di Trento.

Per il pontefice e per il suo principale sostenitore politico, il re di Spagna, il concilio rappresentava il proseguimento delle precedenti sessioni. Per la monarchia e la Chiesa francese – che non vi aveva mai partecipato ufficialmente prima di allora – si trattava invece di un nuovo concilio i cui decreti avrebbero sostituito quelli delle sessioni precedenti.

Terza fase (1562-1563)

La terza fase del Concilio, iniziata nel 1562, fu dominata quindi dalla crisi religiosa in Francia e dalla minaccia del calvinismo. Al Concilio presero parte soprattutto i vescovi italiani, francesi e spagnoli, i vescovi tedeschi in minor numero perché temevano che la loro partecipazione potesse provocare i protestanti e sconvolgere la pace religiosa del 1555 (Pace di Augusta, con cui venne riconosciuta la confessione luterana nell’Impero). L’Inghilterra e la Scozia invece decisero di non partecipare.

Nella terza fase del Concilio (in materia dottrinale) furono discusse le questioni concernenti la comunione, la messa, il Purgatorio, il sacramento del matrimonio e il sacramento dell’ordine:

  • Si discusse nuovamente della comunione sotto le due specie (con il pane e il vino).
  • Fu riconosciuto alla messa il carattere di sacrificio reale, nel senso che si ripeteva la passione e la morte di Cristo (condannando le tesi luterane e calviniste che attribuivano alla messa solo un carattere di “ricordo” dell’Ultima Cena e del Sacrificio di Cristo).
  • Fu ribadita la dottrina cattolica sul Purgatorio e sul culto dei santi, delle reliquie e delle immagini sacre; venne approvata quindi la pratica delle indulgenze.
  • Fu riaffermata l’indissolubilità del matrimonio e fu stabilito che doveva essere celebrato con minimo tre testimoni, pena la nullità (stabilito dal Decreto Tametsi), per scongiurare così i matrimoni clandestini.
  • Si riaffermò il valore del sacramento dell'ordine, considerato istituito da Gesù, e la legittimità della struttura gerarchica della Chiesa, costituita in primo luogo dal pontefice romano, successore di Pietro, e dai vescovi, successori degli apostoli.

In materia di riforma della Chiesa:

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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