CAPITOLO I: LE MENZOGNE DI TESPI
Vi fu un tempo in cui il teatro apparve come una grande novità. Così la definisce Plutarco, che
mette in parallelo: Era un celebre legislatore, un
giurista e un poeta ateniese, di
Solone;
• famiglia nobile.
Tespi.
•
La tradizione lo identifica come l’inventore
del genere tragico. Quando la sua compagnia
diede impulso alla creazione di tragedie, la
gente accorreva per vederle e ascoltarle.
Lo stesso Solone vi prese parte un giorno,
essendo sempre ben disposto ad imparare
cose nuove. La rappresentazione, tuttavia
non gli piacque, perché gli sembrava
INDEGNO pronunciare davanti alla gente
delle menzogne di tale portata. Tespi replicò
che lo spettacolo aveva come unico scopo il
gioco e il legislatore sostenne la convinzione
che quel gioco potesse entrare in futuro
anche nelle questioni serie.
Non vi sono allusioni o dettagli su ciò che effettivamente vide Solone quel giorno, anche se è
sostanzialmente possibile formulare tutta una serie di osservazioni:
Si coglie la paura che il teatro possa scavalcare i confini dello svago e raggiungere i
• diversi ambiti della vita reale, minacciando gli ordini della legge, religione ed etica e
sovvertendo i ruoli, i diritti e le attribuzioni.
Cogliamo l’ambivalenza tra semplice narrazione, in cui la persona e la voce del poeta
• rimangono ben distinte dai suoi personaggi e la finzione teatrale, in cui si gioca
sull’alterità dell’attore.
In questo caso, possiamo cogliere anche altri aspetti sulla base di quest’ultimo punto:
1. La lirica e l’epica avevano rappresentato le vicende degli dei e degli eroi; 1
2. Lo spettacolo di Tespi inaugura un tipo di spettacolo in cui tutto ciò che accade,
accade in quel momento: il mondo delle storie e l’esperienza del pubblico
appartengono a due realtà differenti, ma in questo scenario si fondono assieme,
scatenando dei meccanismi di identificazione e coinvolgimento.
I timori di Solone, tuttavia, trovarono riscontro nelle vicende politiche di poco successive, di
cui egli probabilmente vide gli inizi. Pisistrato, nella lotta per l’acquisizione del potere, aveva
fatto uso un personale teatro politico. Per ottenere dalla città una scorta armata,
si era ferito da solo e -‐ dopo essersi fatto
portare su un carro nell’agorà – sobillava il
popolo pretendendo di essere stato
aggredito dai suoi nemici. E ancora, per
rientrare ad Atene, aveva posto su un carro
una donna più alta e più bella della media,
facendole interpretare la parte della dea
Atena.
In questo modo, il gioco di Tespi, sarebbe
entrato anche nei meccanismi della politica.
Nonostante questo episodio, il teatro greco cercherà sempre di articolare personalmente le
categorie politiche e gli elementi connessi alla conquista di KRATÒS e ARCHÈ, ossia:
Potere;
• Signoria.
•
Quando Tespi scatenò l’indignazione di Solone, ad Atene non c’erano ancora dei concorsi
teatrali, che mettessero in gara poeti diversi. Questi concorsi vennero istituiti da Pisistrato
durante il suo governo, in cui:
un grande impulso venne dato all’attività poetica, nella cornice delle GRANDE
! DIONISIE, feste promosse tra il 535 e il 532 a.C, in cui gareggiavano poeti tragici. Tra i
vincitori si annovera lo stesso Tespi;
una politica culturale che unisce la popolazione nel nome di Dioniso, assistendo ad un
! nuovo tipo di spettacolo: il DRAMMA. Esso trova una strategia di consenso che
permette agli spettatori di identificarsi nella città e nel potere di chi governa.
Valorizzazione della figura di Dioniso, che lo accomuna all’azione di altri tiranni.
!
In questo periodo, il teatro continua a svilupparsi in linea con il nuovo assetto che il potere ha
assunto.
Si pensa che questo sia alla base del fatto che le rappresentazioni inizialmente avessero luogo
nell’AGORÀ, ossia lo spazio pubblico comune, in cui aveva luogo anche l’assemblea popolare.
2
486 a.C: la commedia entra a far parte degli agoni delle GRANDI DIONISIE, creando una
contrapposizione con gli stilemi tragici.
Dopo Tespi si ha un sostanziale mutamento dell’idea di teatro e in merito abbiamo le
affermazioni di due importanti personaggi:
1. Plutarco, che lo identifica come uno spettacolo mirabile a vedere e da udire;
2. Gorgia, che sostiene come l’effetto ottenuto dalla tragedia era da attribuire al fatto che
essa creasse un potente inganno; per cui il miglior poeta era colui che meglio riusciva
ad ingannare e lo spettatore, colui che meglio si lasciava ingannare.
Lo spettatore vuole essere commosso e spaventato fino alle lacrime dalla tragedia.
Un diverso inganno è quello creato dalla COMMEDIA, in cui il poeta comico crea dei
personaggi che incarnano desideri, fantasie, pulsioni del pubblico ateniese.
Il cambiamento dell’approccio verso le storie tradizionali finisce per mettere in discussione il
sistema dei valori e dei contenuti, con il risultato di porre gli eroi in contrapposizione con:
Dei;
! Mito stesso;
!
che con gli antichi cantori ne avevano determinato il destino. Tutto ciò condurrà alla
percezione di divinità e miti come LETTERATURA, una finzione da usare con disincanto o
sentimentale nostalgia. Il compito dei drammaturghi allora, è quello di:
Dilettare;
! Istruire il pubblico.
!
Una tipologia di compiti tradizionalmente affidati al poeta. Aristofane , nelle “Rane”, sostiene
1
che ai bambini insegna il maestro di scuola, ai giovani il poeta. I giovani vengono educati dalla
città al teatro: quegli EFEBI, i ragazzi che ricevevano le armi per difendere la propria terra e
giuravano fedeltà alle sue leggi, avrebbero trovato nel teatro di Dioniso un’ulteriore
accrescimento della loro formazione.
Platone è molto critico nei confronti del teatro ateniese; infatti, egli sottolinea come questo
metodo tenda ad inserire nella mente dei giovani dei modelli negativi che alimentino le forze
irrazionali della psychè. Il vero problema, per il filosofo, era la possibilità che i confini naturali
tra realtà e finzione potessero assottigliarsi sempre più, creando la conflittualità e il disordine
che regnava in scena.
L’autore è inserito in un panorama culturale che attribuiva i maggiori meriti ad Orfeo, Esiodo
1
e Omero.
La gente possiede il testo e riesce spesso a comprendere quali sono le abilità del poeta.
2
3
In età arcaica, la concezione poetica era dipendente e controllata dai contesti e dalle occasioni
in cui essa veniva prodotta:
1. Aedo si esibiva a palazzo;
2. Poeta canta per un simposio;
3. Coro si esibisce durante un rito;
e da questi dati possiamo estrapolarne anche i rapporti di committenza. Il soggetto della
poesia, che poteva essere anche lo stesso, andava adattato alle esigenze del pubblico. Se vi è
questo controllo da parte della città, il teatro darà spazio a voci molto eterogenee, in quanto in
uno stesso anno, si potevano sentire orizzonti culturali molto differenti, come accade nel
periodo di:
Sofocle;
! Euripide.
!
Il drammaturgo può sperare che gli spettatori siano disposti ad accettare le idee proposte da
nuovi spunti o mantengano le idee originali.
Il tutto viene chiaramente affidato alla memoria individuale, perché il tetro greco aveva la
caratteristica di essere proposto una sola volta.
Il teatro partecipava alla cultura aurale, in cui la scrittura è utilizzata, ma il regime vigente è
l’oralità. È interessante in questo contesto andare a mettere in rilievo il rapporto tra oralità e
scrittura.
La diffusione dei testi scritti rimane modesta in età classica, ma la progressiva affermazione
della scrittura condurrà alla diversificazione delle modalità di organizzazione del linguaggio.
Questo tipo di fenomeno è evidente in Euripide , soprattutto nelle modalità di
2
drammatizzazione dei drammi e di dialogo tra i personaggi. Molto dif
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