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La Francia durante il 1600

Durante il 1600 nacquero nell'Europa occidentale due modelli di stato: quello francese, fondato sull'assolutismo monarchico, e quello inglese, basato sulla monarchia costituzionale. L'assolutismo era un regime che riconosceva al monarca un potere ereditario per volontà divina e si basava sulla ragion di stato, ossia sulla convinzione che tutto ciò che era utile per la nazione lo era anche per l'intera società. Il re era responsabile del suo operato solo davanti a Dio e quindi non poteva essere contestato da nessuno.

In Francia, per evitare ogni dissenso, gli Stati generali, composti dai rappresentanti dei tre ordini (nobiltà, clero, borghesia), non vennero più convocati. Per governare la Francia il re si avvaleva del primo ministro e di ministri che eseguivano i suoi ordini. Poi a capo di ogni provincia fu posto un intendente, che vigilava sull'operato dei giudici, sul mantenimento dell'ordine e sulla riscossione delle imposte. I più alti gradi dell'amministrazione pubblica erano quasi tutti occupati da funzionari di origine borghese, che formavano la cosiddetta nobiltà di toga, alla quale si contrapponeva la nobiltà di spada, costituita dai discendenti dell'antica aristocrazia feudale.

La guerra dei Trent'anni

Il merito della vittoria francese nella guerra dei Trent'anni fu di due grandi primi ministri, entrambi cardinali: Richelieu e Mazarino. In politica interna Richelieu sconfisse la forza politica e militare degli ugonotti, smantellando le loro piazzeforti, tra cui La Rochelle, ma garantendo loro la libertà religiosa e l'accesso agli uffici pubblici, dopodiché consolidò l'assolutismo regio stroncando definitivamente il potere della nobiltà. In politica estera lui perseguì un programma decisamente antiasburgico: finanziò gli avversari dell'Austria durante la guerra dei Trent'anni e partecipò direttamente al conflitto nella sua ultima fase. Inoltre, promosse una fortunata politica coloniale che arricchì la Francia.

Scomparsi quasi contemporaneamente Richelieu e Luigi XIII, la Francia si ritrovò con un re di cinque anni, Luigi XIV, e con la reggenza della madre Anna d'Austria che affidò il governo al cardinale Mazarino, assecondandone sempre la politica volta a consolidare l'assolutismo monarchico. Il periodo della reggenza fu turbato da violente agitazioni, le cosiddette guerre della fronda, che opposero prima l'aristocrazia, poi il popolo minuto e la borghesia alla monarchia. Dopo aver spinto alla rivolta il popolo di Parigi, la fronda costrinse la corte a fuggire dalla capitale, ma nel 1652 essa rientrò a Parigi, seguita poco dopo da Mazarino, che nel volgere di un anno ripristinò il potere della monarchia e portò a termine con successo la guerra con la Spagna.

Il regno di Luigi XIV

Alla morte di Mazarino assunse personalmente il potere Luigi XIV, convinto assertore dell'assolutismo e della monarchia di diritto divino, che concentrò su di sé tutti i poteri. Di qui il soprannome di "Re Sole", a indicare la sua centralità nel sistema politico francese. Luigi XIV, per evitare di essere esposto a nuove sommosse a Parigi, ma anche per meglio dimostrare la sua superiorità, si trasferì stabilmente nella grandiosa reggia di Versailles, dove accolse la grande aristocrazia francese trasformandola in nobiltà di corte, legata a lui da pensioni, favori, cariche e onori.

L'assolutismo di Luigi XIV si manifestò anche in campo religioso, con provvedimenti volti a sopprimere tutte le dissidenze religiose, in particolare quella calvinista. La persecuzione contro gli ugonotti iniziò nel 1675 e divenne sempre più pesante: i calvinisti furono esclusi dagli uffici pubblici e sottoposti a conversioni forzate al cattolicesimo; tutto ciò prima della revoca dell'Editto di Nantes (1685), che garantiva ai protestanti la libertà di culto. Circa 200.000 ugonotti scelsero la via dell'esilio verso i paesi vicini. Da allora il protestantesimo non ebbe più spazio in Francia, ma la repressione della dissidenza religiosa si rivelò, oltre che un gravissimo atto di intolleranza, fortemente dannosa per l'economia francese poiché gli esiliati rappresentavano la parte più viva del paese.

Contributo di Colbert

In campo economico Luigi XIV trovò un grande collaboratore in Colbert, controllore generale delle finanze, che attuò una politica mercantilista, caratterizzata da una serie di provvedimenti per accrescere la ricchezza dello stato. Colbert infatti frenò le importazioni attraverso l'imposizione di alte tasse doganali sulle merci straniere; favorì l'aumento della produzione industriale concedendo finanziamenti e privilegi agli imprenditori e creando manifatture regie, inoltre stimolò lo sviluppo della marina.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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