La nascita dell'Europa
Economia e società nell'alto Medioevo
Il paesaggio e l'ambiente
Occidente, VI-VIII sec.: decadenza dell’urbanesimo antico, processo involutivo, paesaggio abbandonato e degradato. Scomparsa città totale o parziale (abitata solo la parte difendibile). Fenomeno a diversa densità da un luogo all’altro. Spostamento abitanti verso città vicine, più facilmente difendibili. Scomparsa villaggi nei pressi dei grandi assi di traffico: rete viaria antica non solo deteriorata, ma anche distrutta, fatta di fango e polvere, dovuto al venire meno degli scambi e della vita di relazione, che il più delle volte trova nuovi punti di aggregazione, abbandonando antichi percorsi e creandone di nuovi. Regresso nell’organizzazione del territorio, peggioramento condizioni ambientali: si cessa la manutenzione degli argini dei fiumi, la canalizzazione delle acque, la sistemazione dei pendii. Aumentano le terre incolte.
Il bosco tra realtà e rappresentazione mentale
Dilatazione foreste, a intensità diversa: zone a clima secco, popolamento e sfruttamento suolo intensi, non si assiste al fenomeno; regioni al di là del Reno, intaccate solo in parte le zone boschive dall’agricoltura; oltre a Elba e Danubio, steppe asiatiche dell’Europa orientale, intervallate da foreste e paludi. Foreste come regno delle meraviglie e del mistero, popolato da streghe, diavoletti, mostri, briganti, eremiti e santi, molto in voga nei racconti popolari. Caccia: abbondanza di animali, scarsità di cacciatori, parte importante dell’alimentazione contadina. Agricoltura: raccolta frutti spontanei, bacche, legna per riscaldamento e costruzione (uso raro della pietra, ricavata spesso dalle costruzioni romane, trasformate in vere e proprie cave di pietra e marmo); importanza castagno e faggio, sia per i frutti che per le costruzioni. Allevamento: porci.
Il calo demografico
Spopolamento città e campagne: declino iniziato tra II-III sec.; tentativo di ripopolamento tramite inserimento popolazioni germaniche; guerre e devastazioni, epidemie, malaria, peste, vaiolo, tubercolosi, debilitazione generale della popolazione, abbassamento indice di natalità, contagi frequenti. Italia: guerra greco-gotica, peste, dal 568 devastazioni longobarde; 2 milioni di abitanti su 7 del I secolo.
La centralità della campagna
Calo demografico: diminuzione terre coltivate e scambi (che fungevano da collegamento tra città e campagna). Livello basso della produttività, diminuzione capacità gestionale dei proprietari terrieri (si dedicano alle armi), crisi città, crisi artigianato, scarsa disponibilità di denaro dei contadini, tendenza all’autoconsumo e alla diversificazione della produzione (famiglia coltiva una serie di appezzamenti in zone a diversa vocazione agricola – orto, vigna, cereali).
Nuovo modello organizzativo: esistenza intorno al villaggio di tre zone concentriche caratterizzate da una produttività che diminuisce mano a mano che ci si allontana dal centro.
- Terre intensamente coltivate a orto e vigneto (uso concime animale, buona produttività);
- Ampia zona coltivata a cereali (dove dopo il raccolto pascolavano gli animali, rendita di due-tre volte la quantità seminata e solo poca con cereali minori quali orzo, segale; minore capacità produttiva;
- Fascia dell’incolto, dei boschi, dei prati in generale (accessibile a tutti per pesca, caccia, raccolta frutti spontanei e legna); schema usato tuttavia poco in maniera completa.
Integrazione con caccia e pesca necessaria perché parte dei frutti dell’agricoltura andavano conservati per la semina seguente, mentre un’altra parte andava versata al proprietario terriero. Integrazione non facile nell’area mediterranea, dove l’agricoltura non è agevole a causa dell’aridità del terreno che non consentiva un’aratura profonda che avrebbe ridotto la già poca umidità del terreno, mentre la scarsa disponibilità di animali da lavoro non permetteva l’uso di aratri grandi; la bassa produttività impediva di procurarsi i mezzi necessari; allevamento di pecore, capre e maiali, ma non fornivano concime perché allo stato brado. Scarsità concime animale compensata con tecniche alternative: sovescio (interramento di parte delle piante), debbio (incendio delle stoppie), maggese (riposo dopo ogni raccolto). In area mediterranea, rotazione biennale: un anno a maggese con il pascolo del bestiame, un anno coltivazioni; divisioni terreno in sole due parti contribuiva a tenere basso il reddito familiare.
L'organizzazione delle curtis
Necessità uomini: tendenza ad accasare gli schiavi, dotandoli di un pezzo di terra e di una casa (manso), permettendogli di mantenersi la famiglia. Al padrone erano tenuti a corrisponde una parte del raccolto e certe giornate lavorative (corvées) in determinati periodi dell’anno, oltre a prestazioni in natura (uova, oggetti di artigianato domestico) a Natale e Pasqua con valore simbolico.
Coloni liberi: privi di terra, il grande proprietario concedeva loro terre in cambio di una minore quantità di raccolto e un numero basso di giornate lavorative; mancando la protezione dello stato, si trattava di piccoli proprietari che cercavano i grandi per essere protetti o creavano piccole residenze fortificate; preferiscono vendere o donare le proprie terre a grandi proprietari e diventare loro coloni, riprendendo in affitto le terre cedute, gravandosi del pagamento di un canone (in natura, in denaro o misto), ma si legavano a un potente e ne ottenevano la protezione. In Italia non sparì mai la piccola proprietà terriera.
Grandi proprietà terriere: articolate in terre date in concessione a coloni liberi o in condizione servile (massaricio) e terre gestite dal proprietario attraverso amministratori fidati (riserva padronale); frequentemente formavano un blocco compatto: l’insieme delle due parti era chiamato curtis o villa (inizialmente residenza del proprietario e complesso edifici indispensabili per funzionamento azienda, poi indicò tutto l’insieme dei beni). Esistenza di una terza parte (boschi, prati, stagni, terre incolte) su cui i coloni avevano diritti d’uso legati al manso che tenevano in concessione.
Il ruolo delle prestazioni d'opera
Polittici: inventari dei beni dei grandi monasteri; il più antico è quello di Irminone, abate presso il monastero di Saint-Germain-des-Prés, che possedeva 25 ville, redatto tra 811-829, e fornitrici di 50.000 giornate lavorative all’anno. Rapporto tra parte coltivata della riserva e quella formata dai mansi, quasi interamente coperti da arativi: proprietà monasteri meglio organizzata, ma si tentava di dare equilibrio tra terre in affitto e terre a conduzione diretta, nel senso che l’estensione di queste ultime era in rapporto al numero di prestazioni d’opera su cui era possibile fare affidamento. L’estensione della curtis era soggetta a continue variazioni: nel caso degli enti ecclesiastici, a causa di donazioni di terre, nel caso di patrimoni laici, a causa delle divisioni ereditarie. Economia curtense: integrazione tra riserva e massaricio, resa possibile dalle prestazioni d’opera dei contadini dipendenti. I prodotti dell’agricoltura e dell’artigianato non venivano consumati sul posto, ma venivano trasportati alla residenza del padrone: organizzazione trasporti, legato anche alle differenti zone di produzione delle varie curtis. Divisione delle terre derivante dall’età romana, ma il collegamento tra le due parti sembra essere avvenuto in area franca e da qui diffusosi dalla fine del VIII sec, ma non coprì mai l’intero territorio franco, in quanto vi coesistevano forme di produzione della piccola proprietà contadina e perché non ci fu ovunque uno stretto collegamento tra riserva e massaricio.
Le origini dei poteri signorili
Proprietario-signore ha pieni poteri sui suoi servi prebendari e su quelli casati; miglioramento condizione schiavi grazie a Cristianesimo, ma chiesa non denuncia la pratica. Coloni diversi da schiavi, ma col tempo il padrone esercita il suo potere di giustizia e di comando anche su di loro. VIII sec documenti relativi all’uso di riconoscere per iscritto l’autorità del signore in cambio della sua promessa di protezione e aiuto sia nel reperimento dei mezzi di sussistenza sia nei confronti di pericoli esterni: pratica della commendatio (=affidarsi a qualcuno, per averne protezione). Pratica derivante dal mundio delle popolazioni germaniche, ovvero la protezione su donne e bambini, e su tutte le categorie bisognose. Le stesse prestazioni d’opera si configuravano come un segno di soggezione, per cui appena possibile si tentava di riscattarle con canoni in denaro.
Economia naturale ed economia monetaria
Economia monetaria ≠ economia naturale: economia priva di commerci a circolazione monetaria assai limitata, presente nell’Europa altomedievale. VI-VIII impoverimento, ma documentata presenza scambi, fiere, mercati locali nei quali i contadini vendevano le loro eccedenze per procurarsi il denaro necessario per pagare il canone al padrone; molte volte gli abitanti delle curtis vivevano vicini. Città ospitavano artigiani, molti erano i motivi per recarsi lì: contratti agrari prevedevano che i coloni portassero in città direttamente dalla casa del padrone i prodotti che gli dovevano; bisognava recarsi alla chiesa cattedrale per ricevere battesimo e cresima. Commercio di pochi tipi di beni e di valore modesto, uso monete d’argento coniate anche da piccole zecche; monete d’oro ottenute dalla fusione di oggetti preziosi venivano usate per commerci con oriente per acquistare oggetti di lusso. Europa esportava in oriente: legno, metallo, pelli, schiavi provenienti dai popoli slavi; traffici a lunga distanza lungo Adriatico e Reno, Rodano e Volga -> nessuno stimolo all’economia locale. Caso particolare le zone collegate con l’oriente bizantino e arabo: Italia meridionale, Ravenna, lagune venete da Grado a Chioggia + inizia la crescita di Venezia, la cui flotta commerciale aveva raggiunto dimensioni di un certo rilievo già nel IX sec.
L'Impero carolingio e le origini del feudalesimo
L'ascesa dei Pipinidi
VII sec lotta per egemonia tra Neustria (+Borgogna) e Austrasia; maestri di palazzo effettivi detentori del potere. Austrasia -> seconda metà VII sec, ascesa Pipinidi, discendenti di Pipino di Landen, con Pipino II di Heristal, supremazia da 687 a 741. Successore: Carlo Martello, opera di ricostruzione politico territoriale, rinsalda potere in tutti i 3 regni, riprende Aquitania, respingendo Arabi (vittoria a Poitiers 732) si guadagna titolo di difensore della cristianità; alla morte del re merovingio Teodorico IV nel 737, trono vacante, si comporta da re fino alla propria morte nel 741; divisione regno tra i figli: Carlomanno con Austrasia, Alemannia e Turingia, Pipino il Breve con Neustria, Borgogna e Provenza. L’aristocrazia preme per l’elezione del re fantasma Chielderico III e la restaurazione della monarchia merovingia.
Attività missionaria del monaco anglosassone Bonifacio in accordo con papa Zaccaria, mandato a predicare il Vangelo a Frisoni e Sassoni, consente l’acquisizione dei territori da parte di chiesa romana e monarchia franca; diede salde basi organizzative alla sua opera di evangelizzazione creando distretti ecclesiastici, poi sedi vescovili. Stesso zelo verso chiesa franca, scossa da profonda crisi: tre concili tra 742-744: riordinamento complessivo della Chiesa franca: sostituzione prelati indegni, nomina titolari sedi vacanti, ripristino disciplina ecclesiastica. 747 abdicazione Carlomanno, Pipino decide di sanzionare per iscritto il suo potere. 751 Pipino si fa acclamare re da un’assemblea di grandi a Soissons. Ruolo inteso diversamente dai merovingi: approvazione pontificia e unzione di Bonifacio danno al suo potere fondamento sacro, facendolo discendere direttamente da Dio e ponendo le basi per la nascita di una monarchia di diritto divino.
Le basi della potenza dei Pipinidi e le origini del Feudalesimo
Capacità politiche: merito di aver intuito le enormi potenzialità politiche e militari insite nell’istituto della clientela armata. VII sec: nuove tecniche militari provenienti dal mondo delle steppe asiatiche (combattimento d’urto a cavallo, introduzione staffa); guerrieri giovani facenti parte del seguito armato dei sovrani (trustis) e di esponenti della nobiltà, che non potendo essere ben ricompensati del frutto delle scorrerie venivano ricompensati dai capi che li accasavano mediante la donazione di terre: in cambio essi si impegnavano mediante giuramento a prestare servizio militare in determinate circostanze. Simile alla corvée, ma differente per qualità: vile nel primo caso, prestigioso nel caso del guerriero. L’ingaggio del guerriero veniva formalizzato con una cerimonia, detta omaggio, e sancito con un giuramento di fedeltà; per indicare la ricompensa della fedeltà e del servizio si usa il termine feudo (originariamente indicava bestiame, poi bene mobile in generale, infine bene fondiario, essendo il vassallo retribuito con concessione di terre). Diffusione rapporti vassallatico-beneficiari, ruolo preminente nuclei vassallatici, grazie al loro più efficace armamento, non più alla portata di un uomo libero, anche perché dotato di beni. I Pipinidi erano quelli che più di tutti possedevano di tali seguiti armati. Carlo Martello intraprese un vasto reclutamento tra esponenti stessi dell’aristocrazia, già dotati di seguito armato, creando attorno alla sua famiglia un vasto seguito di clientele militari e politiche.
La ripresa dell'espansionismo franco e la conquista dell'Italia
Pipino il Breve, nuova fase di espansione in Europa dei Franchi: sconfitta Longobardi di re Astolfo (749-756). Papa Stefano II in Francia nel 754 per rinnovare unzione olio santo a Pipino e figli e gli conferisce il titolo di patrizio dei romani e protettore della Chiesa romana; leva per chiedergli aiuto contro Astolfo in Italia. Spedizione nel 755, conquista Ravenna e territori sottratti ai bizantini. Lasciata Roma, Astolfo riprende attacchi; 756 nuova spedizione con sconfitta definitiva di Astolfo e sua cessione di tutti i territori conquistati sulla costa romagnola. Gli succede il re Desiderio, che voleva intrattenere.
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