Introduzione
L'idea di Medioevo nasce tra IV e XV secolo, durante il quale l'umanesimo individua tre fasi della civiltà: l'antichità classica, quella di imbarbarimento e decadenza e quella attuale di rinascita di valori. La polemica sul medioevo porta a due risultati: il delineamento del carattere profondamente religioso della società medievale e i progressi della filologia e della metodologia storica.
Opere sul medioevo
- Acta Sanctorum (AA.SS.) (1643) Charles du Fresne
- Glossarium ad Scriptores Mediae et Infimae Latinitatis (Du Cange, 1687)
- Glossarium Mediae et Infimae Grecitatis (Du Cange, 1688)
Giambattista Vico (1688-1744) nella Scienza Nuova individua il medioevo come l'età degli eroi e come caratterizzato da mentalità e istituzioni particolari; Ludovico Antonio Muratori (1672-1750) coglie l'unità della tradizione culturale dell'Italia in un'opera pubblicata in 25 volumi tra il 1723 e il 1751, Rerum Italicarum Scriptores. François-Marie Arouet Voltaire (1694-1778) in Essai sur les moeurs et l'esprit des nations propone una visione completamente laica della storia; William Robertson (1721-1793) nel suo The Progresses of the European Society from the Fall of the Roman Empire to the Beginnings of the XVIth Century coglie le grandi trasformazioni della società europea dopo il Mille. Johann Gottfried Herder (1744-1803) con le Idee sulla filosofia della storia dell'umanità stimola la ricerca sui caratteri originali del diritto e dell'organizzazione economica tedesche, mentre gli illuministi tedeschi ricercano nel medioevo la formazione dell'identità culturale e morale del proprio popolo.
Niccolò Machiavelli, Pietro Giannone e i cosiddetti neo-ghibellini (Antonio Ranieri, Giambattista Niccolini) vedono nel papato la figura che ha impedito l'unificazione italiana, mentre i cosiddetti neo-guelfi (Alessandro Manzoni, Carlo Troya, Gino Capponi, Cesare Balbo, Francesco Schupfer) riconoscono al papato il merito di aver ereditato e custodito il patrimonio di Roma, il genio latino contro i Germani, e di aver operato per la libertà e l'indipendenza dell'Italia.
Il medioevo viene rivalutato in Germania, Italia, Francia e Inghilterra, dove viene visto come età del sentimento, dell'irrazionale, della fede religiosa. L'800 viene detto "secolo della storia": nell'era del Positivismo, grazie ai progressi sul piano metodologico, la storia diventa materia di specialisti, non più solo per letterati e pensatori.
Prospettive storiografiche
Leopold Ranke (1795-1886) rivendica il carattere oggettivo del lavoro dello storico, che dovrebbe ricostruire i fatti con obiettività, e sostiene che una fonte è tanto più attendibile quanto più vicina agli eventi. Lo storico deve applicare il metodo induttivo, reperendo nuove fonti e vagliandole criticamente; pur essendo concezioni ampiamente superate, le teorie positivistiche hanno il merito di dare grande impulso alla ricerca. Contemporaneamente in Germania si sviluppano anche le ricerche nell'ambito della storia del diritto e dell'economia.
Karl Marx (1818-1883) teorizza il materialismo storico; per Marx esistono quattro modi fondamentali di produzione dei beni economici (asiatico, schiavistico, feudale, capitalistico-borghese) cui corrispondono altri tipi di rapporti tra le classi sociali; il passaggio da un modo di produzione all'altro avviene attraverso i conflitti sociali che si generano al loro interno, determinandone il crollo. Le teorie marxiane, divulgate in Italia da Antonio Labriola (1843-1904) coi Saggi intorno alla concezione materialistica della storia, affascinano gli storici più giovani per il modo unitario coerente e concreto con cui intendono la storia e perché concentrano l'attenzione sul mondo dei rapporti economici e sociali. Benedetto Croce (1866-1952) in un primo tempo assimila i concetti di stampo positivistico e il materialismo storico, per poi rigettarli in quanto inconciliabili con la sua concezione della libertà dello spirito. Gli storici che assimilano le teorie marxiane in modo più o meno completo vengono detti dal Croce "scuola economico-giuridica" per il loro preesistente interesse per i problemi della storia delle istituzioni (feudalesimo, Comuni). Già Pasquale Villari (1827-1917) ricerca la genesi dei cambiamenti politici nei conflitti sociali.
Scuola economico-giuridica
Si può ricondurre la scuola economico-giuridica a tre filoni principali:
- Quello fiorentino, il più influenzato dal materialismo storico e dallo schematismo sociologico, rappresentato principalmente da Gaetano Salvemini (1873-1957), che in Magnati e popolani in Firenze dal 1280 al 1295 individua per la prima volta nella lotta tra proprietari terrieri e consumatori il filo conduttore dei grovigli politici in Firenze alla fine del '200;
- Quello pisano, più ostile a schematizzazioni, che vede nei processi storici l'interazione di fattori diversi (economici, sociali, giuridici, culturali); massimo rappresentante è Gioacchino Volpe (1876-1971) che nei suoi studi innovativi sul Comune e sulle eresie collega queste ultime al moto sociale complessivo dei secoli XI-XII piuttosto che ridurle alla dimensione prettamente religiosa;
- Quello cattolico rappresentato da Niccolò Rodolico (1873-1969), che ne Il popolo minuto. Note di storia fiorentina riconduce l'interesse marxista per i ceti più umili a una sua sensibilità di origine cattolica.
Benedetto Croce è colui che tenta per primo una valutazione complessiva di una delle correnti più innovative della medievistica italiana: nella sua Storia della storiografia italiana nel secolo decimonono apprezza la scuola economico-giuridica per la ricchezza delle rappresentazioni storiche e la partecipazione emotiva agli eventi pur mantenendo una certa precisione filologica e un certo realismo. In Intorno alle condizioni presenti della storiografia in Italia accentua gli elementi negativi dell'applicazione materialistica. Superata la concezione positivistica della storia come successione di eventi interpretabili con i modelli delle scienze naturali, rivendica allo storico il compito di rappresentare le realtà storiche sulla base di intuizioni, in modo analogo a quello dell'artista. Vede la storia come forma particolare di conoscenza, invertendo il rapporto tra filosofia e storia: non il processo storico è governato e orientato da alcun valore, ma i valori ne sono il risultato.
Mentre in precedenza ritiene che tutte le storie abbiano uguale dignità, ora sostiene che l'unica vera storia è quella etico-politica, cioè la storia della vita morale dei popoli, di cui sono protagonisti i ceti dirigenti e gli uomini politici. Opera tipicamente crociana è La Santa Romana Repubblica (Napoli, 1942), in cui esprime l'esigenza di un rinnovamento dell'unità spirituale e culturale in Europa su base cristiana e romana, trattata con un senso vivo della positività della storia. Croce critica Medioevo del Volpe per la sua mancanza di un reale svolgimento spirituale, considerato infatti in ritardo rispetto alla storiografia europea, pur mantenendo un certo fascino per l'energia vitale che emana.
Indirizzi di ricerca storiografica in Europa
Diversi sono nel frattempo gli indirizzi di ricerca storiografica espressi nel resto dell'Europa. La Kulturgeschichte, di matrice tedesca, parte dal presupposto di un'unità organica tra le diverse manifestazioni della vita di un popolo; esponenti di rilievo ne furono Karl Lamprecht (1856-1915) e Jacob Burckhardt (1818-1897). L'irrazionalismo esprime la crisi di valori che caratterizza la cultura europea dopo la prima guerra mondiale: Johan Huizinga (1872-1945) ne L'autunno del Medioevo descrive una civiltà al tramonto in cui gli uomini si rifugiano nei riti, nelle cerimonie e nei giochi cavallereschi; Ernst Kantorowicz (1895-1963) scrive il Federico II. La sintesi più originale e stimolante per la medievistica viene da Henri Pirenne (1862-1935) che collega la fine del mondo antico e la nascita dell'Europa con l'espansione islamica e la conseguente rottura dell'unità del Mediterraneo.
Un altro settore di studio è la Geistergeschichte, che privilegia lo studio delle manifestazioni spontanee di spiritualità rispetto alla tradizionale storia delle istituzioni ecclesiastiche e della teologia; Herbert Grundmann (1902-1970) coglie gli elementi che accomunano le esperienze religiose dei secoli XII-XIII.
Altra corrente storiografica è quella delle Annales: prende il nome dalla rivista fondata nel 1929 da Marc Bloch (1886-1944) e Lucien Febvre (1878-1956), di formazione parigina, che ha lo scopo di promuovere un rinnovamento della ricerca storica attraverso la collaborazione coi cultori di altre scienze umane (economisti, sociologi, geografi, antropologi, psicologi). Bloch nel 1924 ha già pubblicato I re taumaturghi, secondo cui i re avevano il potere di curare le affezioni del viso e degli occhi mediante il tocco rituale del malato: nonostante il tocco non producesse alcun effetto, la fede nel miracolo da parte del popolo restava intatta. Nel 1931 pubblica I caratteri originali della storia rurale francese, dimostrando che l'esistenza di diversi sistemi agrari dipende tanto dalle diverse condizioni ambientali quanto dalle consuetudini rurali e da altri fattori sociali e culturali.
Tre sono le novità storiografiche principali apportate da Bloch: l'adozione di un periodo lungo (secc. XI-XVIII), la comparazione tra due realtà (quella francese e quella inglese) e l'utilizzo del metodo regressivo. Nel 1939-40 pubblica anche Società feudale, in cui, riprendendo il concetto di "coesione sociale" di Durkheim, delinea un quadro globale della società francese mostrando che i vincoli di dipendenza personale rispondono ai bisogni di un particolare ambiente sociale e sono collegati con le sue raffigurazioni mentali. Nel 1947 appare Il problema dell'incredulità nel secolo XVI. La religione di Rabelais in cui Febvre mostra quanto pesantemente la civiltà concepita strutturalisticamente influenzi l'individuo e la società.
Nel 1949 Fernand Braudel (1902-1985) scrive Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II, divisa in tre parti e in cui si distinguono tre diversi tipi di tempi: quello geografico (lentissimo, del rapporto tra l'uomo e l'ambiente), quello sociale (meno lento, relativo alle strutture economiche, sociali e politiche) e il tempo degli eventi (più veloce e più superficiale). Nel 1977 Emmanuel Le Roy Ladurie (n. 1929) pubblica Storia di un paese: Montaillou, in cui ricostruisce dinamiche sociali, abitudini di vita e credenze religiose della popolazione tramite gli interrogatori condotti in un villaggio da un vescovo che lotta contro l'eresia.
Tendenze contemporanee
Oggi il movimento delle Annales si dirama sostanzialmente in tre filoni: la storia della mentalità e dell'ideologia, quella religiosa e della cultura e quella politico-militare. Lo storico ormai si occupa del comportamento umano e di gruppi sociali cui in passato non si prestava attenzione.
Alcuni studiosi tendono a considerare l'antichità perdurante fino all'epoca carolingia: tesi insostenibile in quanto già nel VII secolo i mutamenti rispetto al passato in materia di cultura, circolazione delle merci, struttura e distribuzione degli insediamenti, organizzazione dei regni e delle chiese sono assolutamente evidenti. L'età carolingia è il tentativo promosso dai sovrani franchi e sostenuto dalla Chiesa di dare un assetto più definitivo all'Europa uscita dall'arrivo dei popoli barbarici e dal crollo delle istituzioni politiche romane: fallito perché la società europea non è ancora in grado di fornire le energie materiali e culturali necessarie.
Periodi del medioevo
Quattro i periodi individuabili tra la fine dell'Impero romano d'Occidente e l'inizio della Modernità:
- Tarda antichità o autunno del mondo antico (IV-VII secolo). Si pone l'accento sull'esaurimento delle componenti caratteristiche del mondo romano: unità politica e integrazione economica tra le diverse regioni che si affacciano sul Mediterraneo, importanza delle città, buon livello culturale dei ceti dirigenti. In Italia non ci sono grossi sconvolgimenti fino all'arrivo dei Longobardi nel 568, in quanto gli Eruli e gli Sciri di Odoacre e gli Ostrogoti di Teodorico non alterano sostanzialmente l'ordinamento politico-amministrativo e sociale. In Gallia e in Spagna Franchi e Visigoti realizzano una piena collaborazione tra le nuove monarchie germaniche e il ceto dirigente romano. I Balcani, invece, vengono sconvolti dalle devastazioni di Unni, Visigoti, Avari, Bulgari e infine Slavi, che cancellano ogni traccia della civiltà romana. È anche il periodo in cui il Cristianesimo si definisce sul piano dottrinale e organizzativo, tramite i concili ecumenici (universali) di Nicea (325), Efeso (431) e Calcedonia (451), che fissano i principali dogmi.
- Alto medioevo (secoli VIII-X). In seguito alle incursioni di Normanni, Ungari e Saraceni la vita si fa ancora più precaria, la popolazione diventa dipendente dall'ambiente naturale, nascono i rapporti feudali e si tenta di operare una sintesi tra tradizioni germaniche, romane e cristiane.
- Pieno medioevo (secc. XI-XIII). La civiltà medievale si esprime pienamente nella vita sociale, politica e religiosa, nella letteratura, nella filosofia e nell'arte: è il medioevo della Divina Commedia.
- Tardo medioevo (secc. XIV-XV). Si manifesta una crisi demografica ed economica, si diffondono nuovi modelli culturali e nuovi valori religiosi e tramontano definitivamente l'ideale dell'impero universale e le ambizioni di egemonia politica del papato.
Caratteristiche della società medievale
Il medioevo è un'età profondamente religiosa: il messaggio di Cristo porta alla diffusione di sentimenti di solidarietà, alla nascita di istituzioni finalizzate all'esercizio e alla compenetrazione tra autorità politica e autorità religiosa, concezione già delineata nel pensiero di Sant'Agostino (354-430) e di papa Gelasio I (492-496) ma compiutamente elaborata in età carolingia (IX secolo) quando si traduce anche in pratica effettiva di governo e in provvedimenti legislativi finalizzati a una stretta collaborazione tra vescovi e funzionari pubblici. Viene messa in discussione solo agli inizi del XIV secolo da Marsilio da Padova nel suo Defensor Pacis.
L'influenza del messaggio cristiano sulle istituzioni politiche e sociali è rafforzata anche dallo spirito comunitario delle società germaniche: non conoscendo le rigide gerarchie sociali dei Romani e la proprietà fondiaria, quando si insediano all'interno dell'Impero il loro originario spirito comunitario si affievolisce ma non scompare del tutto. In ambiente urbano le comunità cittadine mantengono una loro coesione interna, ritrovandosi, nei momenti cruciali, strette intorno al vescovo e al santo patrono.
Ai livelli intermedi dell'organizzazione sociale lo spirito solidaristico si esprime attraverso diverse istituzioni quali quella del quartiere, che rappresenta il luogo della solidarietà di vicinato in quanto costituisce la base dell'imposizione fiscale e del reclutamento militare. La parrocchia contribuisce fortemente a rafforzare la coesione: i fedeli hanno parte attiva anche nella scelta del parroco o curato. All'interno di parrocchia e quartiere operano confraternite e clan familiari che hanno rispettivamente finalità religiose, di mutuo soccorso, di carità e di mantenere viva la coesione familiare.
Le arti o corporazioni invece riuniscono tutti coloro che svolgono lo stesso mestiere regolamentando la produzione, sviluppando forme di solidarietà tra i propri membri anche tramite momenti di vita comunitaria quali funzioni liturgiche e manifestazioni religiose e civili. Anche segni esteriori contribuiscono ad alimentare lo spirito di appartenenza: bandiere, gonfaloni, stemmi, divise, ma anche cattedrali, cui si affiancano palazzo pubblico e piazza antistante, luoghi privilegiati delle lotte politiche, delle manifestazioni pubbliche e delle rappresentazioni del potere.
L'uomo medievale vede dappertutto l'impronta della mano di Dio, negli elementi naturali come nelle cose create da se stesso. Una chiesa a pianta rotonda simboleggia la perfezione; a pianta a forma di croce è la croce di Cristo ed è orientata ad est, cioè verso Gerusalemme che rappresenta la Chiesa di Cristo e la vita futura; le colonne sono gli apostoli, il calice è il sepolcro di Cristo.
Il medioevo è un mondo essenzialmente rurale, in cui la stragrande maggioranza della popolazione trae dalla terra i mezzi di sostentamento. Nelle campagne la nobiltà detiene la base del proprio potere e dalla fine del XIII secolo trova espressione completa e originale nel feudalesimo. I feudatari in origine sono cavalieri che prestano al sovrano un servizio militare altamente qualificato, per cui si diffonde la consuetudine di concedere loro dei feudi, ma col tempo diventano signori degli uomini e delle terre avute in feudo e di quelle vicine.
L'elemento che meglio caratterizza il medioevo è la scarsa incidenza dello Stato nella vita della società, anche se i fenomeni di patrimonializzazione delle cariche pubbliche e il restringimento dello spazio del potere non comportano affatto la perdita della nozione di ordinamento pubblico ma piuttosto forme peculiari del suo funzionamento. La società medievale è in grado di funzionare anche senza un intervento significativo dello Stato, che assicura alla società servizi minimi chiedendo corrispettivi minimi.
Tutti questi elementi costituiscono un vero e proprio "cosmo", combinandosi in modo vario e dando vita a equilibri sempre dinamici.
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