G. Dragonetti e il contesto politico del Settecento
G. Dragonetti ha avuto scarsa fortuna nelle vicende che cambiarono la politica dell'Italia nella seconda metà del 700. Ma nelle sue opere non mancano idee nuove e costruttive. È immerso nel pensiero di Antonio Genovesi e contribuirà a fornire aiuto ai riformatori, in particolare, a Bernando Tanucci, che promosse una stagione di riforme culturali e scolastiche illuminate.
Il contributo di Dragonetti alle riforme
Dragonetti contribuisce al cambiamento dapprima con il trattato Della virtù e dei premi, poi con proposte specifiche per organizzare un curricolo scolastico all'atto della riforma tanucciana. L'uomo nasce buono ed è la società che lo diseduca e lo spinge a pensare al proprio tornaconto anziché al bene pubblico, un pensiero rousseauiano che riprende Dragonetti e approfondisce dicendo che è colpa dello Stato che "non ha pensato di premiare chi persegue il bene comune e la virtù, valorizzando gli uomini".
Il concetto di premio e virtù
Il premio per chi è virtuoso diventa indispensabile perché tiene conto dell'apertura verso gli altri e cancella il ricordo di ciò che sacrifichiamo per il bene universale. Deve essere compito della società (cosa pubblica) farsi carico delle virtù e dei premi, per contribuire a costruire un modello di "pedagogia dell'esempio", che si basi su cittadinanza attiva e responsabile e sul significato dell'impegno e della partecipazione sociale.
Riforma scolastica e pedagogica
Perché si abbiano cittadini nuovi e impegnati, bisogna rinnovare la scuola e la didattica, con particolare attenzione al curricolo e al modo di insegnare. Le scuole per il popolo hanno bisogno di durare di più (tempo pieno) per aiutare i bambini ad apprendere, capire e motivarsi.
Il contesto napoletano e l'influenza di Genovesi
Dragonetti svolge a Napoli la professione di docente morale e di magistrato, nel periodo del "Rinascimento" napoletano (ricco di fermenti filosofici, politici, economici di ispirazione lockiana) e delle riforme tanucciane. Napoli era considerata fucina di studi, di progetti e cambiamenti epocali. Gli anni dal 1740 al 1760 vedono la diffusione della riflessione di Antonio Genovesi (alla metà degli anni '40 era divenuto la grande speranza intellettuale italiana, nella Logica per i giovinetti egli afferma che le scuole devono servire per fare teste per la Repubblica, ossia soggetti che possono operare per la comunità civile), si era alla ricerca di una nuova formazione culturale, umana e sociale. Una delle vie per raggiungere le nuove mete non poteva che essere la cura delle generazioni attraverso l'istituzione di scuole, la riforma dell'insegnamento, dei programmi e dei metodi.
Il nuovo curricolo di studi
Un punto comune sia a Dragonetti che a Genovesi è proprio la "costruzione di un nuovo curricolo di studi (contenuti e metodi) e l'avvio di una riforma della scuola e dell'educazione popolare" (particolare attenzione vi era in loro per la didattica, non solo quella generale, ma di tutte le discipline). Avevano inoltre l'interesse dal punto di vista culturale di rivendicare la libertà del filosofare e aprirsi a nuove idee per comprendere il mondo di Dio, degli uomini e della loro economia, in particolare la funzione dell'agricoltura e la possibilità di modificare il volto del commercio, attività che costituiscono fonte di prosperità o di difficoltà per i popoli che mal gestiti creano disparità sociali.
Critica al sistema fiscale e sostegno ai poveri
Pensiero di Dragonetti e di Genovesi era risolvere questo problema e si creavano il problema di applicare un adeguato sistema di premi da distribuire ai cittadini in base al valore delle loro virtù e dei servizi resi alla comunità. (Tra le utopie del 700 vi era quella della creazione di una città/comunità naturale, incontaminata all'interno della quale gli uomini fossero liberi, secondo il pensiero rousseauiano, dalla costrizione delle gerarchie sociali e potessero vivere felici).
La situazione economica di Napoli
A Napoli le condizioni civili ed economiche non erano buone, la corruzione dilagava, Dragonetti e Genovesi si schierano dalla parte dei contadini e dei poveri, attaccano un sistema perverso di tasse e gabelle che gravavano sui cittadini e scansavano gli ecclesiastici e i nobili.
La proposta di Carlantonio Broggia
Carlantonio Broggia propose, criticando il sistema del catasto, di non tassare i beni mobili, i capitali e i redditi provenienti dall'industria del commercio ma di tassare i beni immobili, le proprietà terriere in possesso della nobiltà. Dragonetti affronterà questo tema in un saggio di stampo pedagogico su come affrontare il problema del rapporto tra virtù e premi.
Dragonetti sulla politica e la virtù
Giacinto Dragonetti nella sua opera sottolinea che gli uomini della politica non tengono nel dovuto conto le buone virtù dei cittadini; gli uomini hanno fatto leggi per punire i delitti, ma non ne hanno fatte per premiare le virtù.
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