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RIASSUNTI ARCHITETTURA

L’architettura romanica si sviluppa lungo l’XI e il XII secolo, in alcune zone dell’Europa persiste fino all’inizio

del XIII secolo. Come suggerisce il nome questa fase si rifà all’architettura romana, in particolare con

l’utilizzo di elementi architettonici quali l’arco, il pilastro e la volta. Si manifesta maggiormente nella

costruzione di edifici religiosi, soprattutto come simbolo dell’istituzione della chiesa, detentrice della

cultura dell’epoca e centro della vita di comunità. Le chiese si fanno più robuste e maestose grazie

all’utilizzo della pietra. Proprio per questo motivo vengono abbandonate le capriate in legno a favore della

volta a crociera, vera e propria rivoluzione dell’epoca. La volta a crociera è una copertura in muratura

derivata dall’intersezione di due archi posti diagonalmente, che scaricano il proprio peso su quattro pilastri

posti ai vertici, delimitando così un perimetro detto campata. La rivoluzione dell’utilizzo di questa strutta,

dal momento che non scarica più il suo peso lungo tutto il punto d’imposta ma solo qui quattro pilastri,

permette di alleggerire la struttura e di svilupparla in altezza, dando così anche la possibilità di aprire delle

forme nella parte superiore della navata dalla quale far filtrare la luce, che nell’architettura romanica è

piuttosto rarefatta per creare intimità all’interno della chiesa, ma che darà successivamente un input nella

ricerca della luce dell’architettura gotica; tale apertura è detta cleristorio. La pianta è generalmente a croce

latina, quindi sviluppa longitudinalmente con una navata centrale affiancata a due navate laterali più

piccole; generalmente ad una campata della navata centrale corrispondono due campate della navata

laterale. La navata si interseca a sua volta, intorno ad un quarto della sua lunghezza, al transetto,

separandola dal presbiterio, la zona dedicata alle funzioni religiose, che nell’architettura romanica viene

allargata in modo tale da contenere un maggior numero di fedeli. Inoltre la pianta si sviluppa su tre livelli:

quello della navata, quello del presbiterio, posto più in alto ed accessibile da una serie di scalini, e quello

sottostante della cripta che, ospitando reliquie di santi, era motivo di pellegrinaggio da parte di fedeli. Le

navate laterali erano anch’esse con copertura a volta a crociera posta su colonne con capitello decorato

con forme geometriche o figure vegetali e sormontata da un matroneo. Le nuove tecniche di costruzione

permisero anche un salto di qualità nella costruzione di opere civili e militari. In particolare si aprono nuovi

orizzonti nella costruzione di castelli e borghi fortificati. Durante lo stesso periodo vi è infatti quello che gli

storici chiamano incastellamento, ovvero una capillare diffusione su tutto il territorio di castelli a fini

difensivi. Il castello è un complesso architettonico che prevede uno più edifici circondati da mura sviluppati

durante il Medioevo. La parola castello deriva dal latino castellum, che a sua volta deriva da castrum,

riferito ad un insediamento militari. Con il termine castrum si indica tutto il territorio cinto dalle mura, che

comprende un numero più o meno alto di abitanti e abitazione, e che è controllato economicamente e

giuridicamente da un signore, che manifesta la sua posizione occupando il

castello, generalmente posto su un’altura. Oltre ad essere circondato da mura

il castello è a sua volta circondato da un fossato, spesso riempito d’acqua, che

aveva il compito di terne lontani ma a portata di frecce i nemici, e di impedire

loro di attaccare le mura alle fondamenta. I castelli più datati erano soliti

svilupparsi in altezza con la costruzione delle torri, strutture a base quadrata o

rettangolare che fungevano sia da punto di osservazione sia da simbolo per la

potenza del signore. Più era alta più era alta l’influenza del castellano sul

territorio. Inoltre la torre più alta e imponente era adibita a scopi residenziali

ed era detta mastio. Altra caratteristica dei castelli sono le merlature, ovvero

l’alternanza di spazi vuoti e chiusi sulla cima delle mura, costruite al fine di

difendere i soldati. A loro volta le merlature erano caratterizzate da una botola

della caditoio, utilizzata per colpire i nemici alla base delle mura con pietre o

olio bollente. E’ possibile distinguere i castelli di epoca romani o gotica dalle

merlature, che sono rispettivamente a forma regolare, dette guelfe, e a forma

di coda di rondine, dette ghibelline. Con il passare degli anni i castelli si sono

evoluti in funzione dell’avanzare delle tecnologie militari, in particolare con

l’utilizzo della armi da fuoco, modificando il loro aspetto fino ad essere

definitivamente abbandonati con l’arrivo delle fortezze alla moderna e della

cittadella. I cambiamenti della struttura si sono concretizzati in particolar

modo con la modifica della forma della torre. Da base quadrata o rettangolare e slanciata, che permetteva

pochi punti di tiro per difendere le mura lasciando degli angoli ciechi, si è pian piano ridimensionata, prima

con una pianta ottagonale, fino ad arrivare ad assumere una forma tonda ed essere pari all’altezza della

cortina, detta bastione. Le torri quadrate infatti erano più deboli e rischiavano di crollare facilmente se

ripetutamente percosse sugli spigoli, al contrario di quelle di forma tonda, e inoltre offrivano poca visuale, a

differenza delle successive che offrono innumerevoli punti ti tiro. Il castello è perdurato così fino al VXI

secolo, dove ha abbandonato il suo ruolo difensivo a favore di una funzione esclusivamente residenziale.

VILLAE NOVAE:

Le villae novae sono il modello ideale della città Medioevale, e nascono intorno al XIII secolo dalla volontà

di organizzare lo spazio extraurbano, determinante nella vita della comunità, sotto il controllo di un ente

centrale, il comune. Vengono edificate aree abitabili in zone rurali senza la protezione di un perimetro

murato. Spesso i cittadini veniva obbligati a trasferirsi nei nuovi insediamenti, talvolta a seguito di un

incentivo monetario. Le Villae Novae sono organizzate su una pianta geometrica e si differenziano fra due

differenti tipi: impianto a lisca di pesce o doppio pettine, e impianto decumanico.

Nel primo caso l’insediamento è organizzato intorno ad un’esse maggiore principale, intersecato

perpendicolarmente da assi di minore misure. Sulla via principale si svolgevano le attività principali e si

affaccino le attività commerciali e le botteghe, spesso situate sotto un porticato in legno. In questa fase il

porticato non ha ancora la funzione che gli viene attribuita oggigiorno, ma era un semplice prolungamento

dell’abitazione privata del commerciante. Gli edifici erano orientati verso la strada principale sul lato

minore, che era lungo circa sei metri, ovvero la lunghezza massima delle travi lignee che era possibili

ricavare in natura; tale misura era detta luce. Inoltre le abitazioni erano organizzate con la camera da letto

rivolta verso l’interno, quindi verso il cortile. L’altra tipologia di villae novae basate su un impianto

decumanico si organizza intorno a due assi che si intersecano perpendicolarmente mentre le altre vie si

sviluppano a scacchiera intorno ad esse. All’intersezione delle due vie principali si volgeva la vita

comunitaria, quindi il mercato. Viene modificato anche l’orientamento degli edifici, che non affacciano più

sulle vie principali sul lato corto, ma sul lato lungo, quindi vi è un differente utilizzo dello spazio a

disposizione rispetto al pieno sfruttamento dello stesso negli insediamenti ad impianto a doppio pettine.

Inoltre anche i portici cambiano il proprio aspetto, anche se continuano ad essere episodici e non

continuativi; tuttavia vengono costruiti in muratura e viene abbandona l’uso del legno a causa della sua

scarsa resistenza. Spesso le villae novae vengono confuse con i Ricetti, delle costruzioni sorte intorno al

1200 ma che venivano organizzate all’interno di mura difensive, a contrario delle villae novae. Inizialmente

hanno una funzione militare, in seguito, a causa delle sue piccole dimensioni, vengono utilizzate come

deposito e per salvaguardare i beni primari da eventuali invasioni straniere.

CLUNIACENSI E CISTERCENSI:

Sono due ordini derivanti dall’ ordine benedettino, basato sinteticamente sul motto ora et labora, e sorte

rispettivamente negli ultimi anni del X e dell’XII secolo. I caratteri principali dell’architettura cistercense si

basano sull’utilizzo razionale degli spazi basato su una suddivisione degli ambienti a quadrato. Tutta la

struttura abbaziale si articola intorno al chiostro; è generalmente quadrato, secondo la tradizione della villa

romana, ed è il punto di riferimento di tutto il complesso abbaziale. Organizzato secondo un'idea

distributiva, esso è circondato da un peristilio perimetrale ed è nucleo centrale dal quali si sviluppano gli

edifici rettilinei disposti ai quattro lati. E' considerato cuore del

monastero perché esso è il centro della vita di monaci così come

lo è della disposizione dei vari ambienti dell'abbazia stessa. Lo

schema tipo di un'Abbazia cistercense risulta così composto:

chiesa con pianta a croce latina con abside orientata a est posta

sul fianco della struttura; lato settentrionale costituito da un

quadrato di edifici che racchiudono al proprio interno un

chiostro; adiacenti l'ala sud del transetto sono di regola:la

sacrestia,la sala Capitolare,il parlatorio al di sopra dei quali si

trova il dormitorio dei monaci; quindi sull'altro lato,che chiude il

chiostro,si trovano gli ambienti per i conversi (quel membro del monastero che conduceva una vita pia, ma

senza assumere tutti gli impegni della professione monastica), analoghi e opposti a quelli dei monaci. La

chiesa era costruita sulla parte più elevata del terreno generalmente in forma di croce latina ed era il centro

della vita di un monastero. La Chiesa comunica con il chiostro attraverso una porta situata in asse con il

transetto, quasi costituendo una linea continua con il lato orientale del transetto stesso. Un'altra porta si

trovava in corrispondenza della navata centrale, circa nella prima campata, e costituiva l'ingresso dei

fratelli conversi. Dal lato opposto a quello di accesso al chiostro, tramite 'la porta dei morti', si accede al

cimitero dei monaci. La chiesa di un'abbazia era costruita generalmente su rapporti geometrici basati sul

numero tre e sul quattro. La forma base è il modulo 'ad quadratum' che viene usato piccolo nella crociera

delle navate laterali e nelle cappelle del transetto e grande nella navata centrale, nel coro e nell'incrocio

della navata con il transetto. Per quanto riguarda l’ornamento e l’estetica l’architettura cistercense è scarna

e priva di frivoli abbellimenti; è basata sull’utilizzo di linee rette a sottolineare il rigore assoluto dell’ordine

benedettino come civica dei. Una delle principali attività all’interno nelle abbazie cistercensi era l’attività

manuale e agraria.

RINASCIMENTO:

L’architettura rinascimentale si sviluppa lungo il XV e XVI secolo a Firenze, in particolare grazie alle opere di

due architetti ed intellettuali del tempo, Brunelleschi e Alberti, e si basa, come suggerisce il termine, sulla

rinascita, quindi la riscoperta dell’architettura antica, adattata alla modernità del tempo. A partire dal XV

secolo troviamo una ripresa degli ordini classici e delle proporzioni, oltre all’utilizzo di piante centrali baste

su forme geometriche semplici. Venne inoltre privilegiato l’impiego di volte a vela su pianta quadrata, come

nello Spedale degli innocenti di Brunelleschi e di volte a botte come accade nella copertura della basilica di

Sant’Andre a Mantova di Alberti. Il vero punto di svolta che da inizio al rinascimento è la mastodontica

copertura a cupola del duomo di Firenze ad opera di Brunelleschi, anche se non si può leggere tale opere in

un ottica rinascimentale poiché si basa su teorie e tecniche costruttive del secolo precedente. Anche per

quando riguarda l’architettura civica si verificano diverse trasformazioni. I complessi abitativi prevedono un

palazzo che si organizza intorno ad una corte centrale e chiuso all’esterno, piccole aperture al pian terreno

e finestre lungo il perimetro superiore. Sostanzialmente vi è la volontà di isolarsi dall’esterno e dedicarsi

maggiormente alle forme e al gusto architettonico verso l’interno, quindi la corte. Per il rivestimento

parietale viene utilizzato il bugnato, ovvero dei blocchi di pietra che rimangono in rilievo rispetto alla parete

e con i giunti orizzontali e verticali arretrati rispetto alla superficie della pietra. Un’ulteriore evoluzione è

data da Palazzo Farnese di Roma adopera di Michelangelo, che prevede una facciata senza bugnato e liscia

percorsa da elementi orizzontali su cui si stagliano finestre a edicola con timpano alternato triangolare e

curvilineo. Nel pieno rinascimento si sviluppa invece una nuova attenzione verso la simmetria, sia per

quanto riguarda le facciate esterne, sia la corte e la planimetria. Per quanto riguarda gli edifici a carattere

religioso invece si preferisce l’utilizzo di forme geometriche semplici e quindi di chiese edificate su una

pianta centrale. Le facciate invece riscoprono elementi dell’antichità come frontoni, pronai e ancora archi.

Per quanto riguarda l’urbanistica, durante il rinascimento si cerca di trovare un compromesso in modo tale

da unificare le esigenze umane, quelle estetiche, difensive e simboliche

al centralismo signorile tipico del Medioevo. Una testimonianza di città

ideali rinascimentale ci arriva dalla città di Sforzinda di Filare. Sforzinda

è organizzata all’interno di un fossato circolare e difesa da un perimetro

murario a forma di stella con otto punte, ognuna delle quali con un

bastione difensivo e nel punto mediano tra un bastione e l’altro un

apertura che dava accesso alla città. La città è organizzata

gerarchicamente a partire dal centro, destinato alla vita pubblica e

commerciale e abitato dai più ricchi, verso le mura, distinguendo così i

vari ceti sociali all’interno delle mura. Dal centro partono sedici vie che

si uniscono da un anello viario posto nella zona intermedia, mentre il

centro dell’insediamento è ancora progettato su modelli medioevali,

quindi con il castello e la chiesa che si fronteggiano in uno spazio

rettangolare. In realtà sono state poche gli insediamenti edificati sul

modello di sforzinda, da ricordare in pa

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mtt_sold di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e degli itinerari turistici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Lusso Enrico.
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