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L'età antica e moderna

L'autocoscienza di Israele, del suo essere popolo, trova il suo fondamento originale nella Bibbia. La Bibbia resta la fonte dell'appassionata identità di Israele e della sua aspirazione a essere un popolo santo, una condizione esistenziale, sin dai tempi, severa, utopica, terribile. Le discussioni tra Mosè e il faraone sono il confronto tra due sistemi religiosi (Esodo). Nel Libro di Ester, Israele viene definito per la prima volta come un popolo disperso in tutte le province di Persia ma inassimilabile, e viene anche minacciato di sterminio. È la prima testimonianza diretta delle conseguenze di una originalità religiosa che non viene accettata dagli altri.

A Elefantina e Alessandria nel 38 d.C. scoppiarono tumulti che culminarono in gravi disordini e saccheggi contro gli ebrei, esplosioni forse prodotte da contrasti tra una visione pagana e una ebraica. Un centinaio di autori diversi parlano da punti di vista diversi degli ebrei, dei loro costumi, dei loro riti. Gli ebrei vengono descritti come coloni agricoli, di estrazione moderata, artigiani e operai, l'austerità del loro culto suscitava sentimenti contraddittori: incomprensioni ma anche simpatie:

  • La fedeltà al Dio unico, gli ebrei non solo restavano fedeli al loro Dio nazionale, ma negavano l'esistenza di ogni altra divinità.
  • Il riposo del sabato poteva creare non poche complicazioni con i vicini nei rapporti sociali e politici.
  • La circoncisione considerata segno di elezione e dell'alleanza con Dio, fu vista con irritazione da alcuni scrittori latini.

I riti degli ebrei apparivano a molti immorali; che rifiutassero la carne suina pareva originalità senza senso, l'osservanza delle norme alimentari non permetteva loro di mangiare insieme agli altri. Tacito li accusò di libidine e fu lo stesso a dire che il loro Dio doveva essere un asino dato che non lo si poteva vedere. La fedeltà rigorosa li metteva in una condizione di isolamento sia religioso che sociale. Quintiliano ne biasimava la superstizione; Cicerone non ne apprezzava la tendenza all'isolamento; Giuseppe Flavio in Contro Apione, riportava le testimonianze di diversi autori contro gli ebrei. Apione considerava gli ebrei degli atei e li accusò di compiere sacrifici umani. L'idea dell'omicidio rituale e quella della congiura mostruosa erano due topoi diffusi.

Gli ebrei godettero per lunghi periodi di veri privilegi giuridici a Roma, la loro religione veniva rispettata grazie alla libertà di culto. Gli ebrei a Roma ebbero persecuzioni e privilegi: tutto dipendeva da chi sedeva sulla poltrona del regno. Gli ebrei hanno sempre negato la resurrezione di Cristo: se molti avessero capito che Gesù era un ebreo probabilmente ne avrebbero colto il significato. Di solito si paragona Chiesa e Sinagoga. In molte chiese troviamo la statua che rappresenta la chiesa con la statua che rappresenta la sinagoga bendata per la cecità che ebbero gli ebrei nel non riconoscere la resurrezione. Almeno semanticamente non c'è contrasto tra chiesa e sinagoga, entrambi i significati derivano da assemblea, casa di riunione.

Tra giudaismo e cristianesimo vi sono assonanze profonde, come l'etica dell'amore verso il prossimo, comune sia al rabbino Hillel che a Gesù. Nei vangeli è possibile ritrovare la forte identità ebraica di Gesù, ma devono sforzarsi di trasformare il messia ebreo in un messia accettabile ai gentili e la narrazione rivolta ai cittadini romani e greci deve prendere le distanze dagli ebrei sconfitti e cancellare l'etichetta di setta ebraica attribuita ai primi cristiani. Gli ebrei erano considerati i perdenti, i cristiani restavano vitali e continuavano ad attirare fedeli, non potevano farsi vedere eredi dell'entità ebraica perché ciò avrebbe destato sospetto.

Accusare i giudei della morte di Gesù e non i romani era il minore dei mali. Occorreva interpretare i fatti in modo diverso così da non creare conflitti, così Ponzio Pilato si lava le mani davanti alla condanna di Gesù, sono gli ebrei a volerlo uccidere. Nel vangelo di Marco quando Gesù parla del tributo dovuto a Cesare, si tende a sottolineare la lealtà di Gesù nei confronti di Roma. Gesù aveva respinto il suo popolo così come la sua famiglia: ebrei e Gesù si respinsero a vicenda. Il velo del tempio di Gerusalemme si squarcia dall'alto in basso per indicare che una religione nuova prende il posto del giudaismo. Romani e cristiani, dalla stessa parte, devono difendersi dalla malvagità ebraica. Nonostante la violenza verbale degli apologeti, cristiani ed ebrei vissero a lungo in tranquillità in molte zone dell'impero.

Narra la leggenda che nella sua faticosa salita verso il calvario Gesù si fermò per un momento a bere e un ebreo gli disse: Vattene da qui. E Gesù rispose: io me ne vado ma tu dovrai aspettarmi finché non ritornerò. Da qui l'errare eterno, simbolo di una dannazione eterna. Da questo episodio scaturì la leggenda dell'ebreo errante, escluso da tutte le comunità umane, indistruttibile perché immortale, ma sempre inquieto, andrà per le terre del mondo in cerca della salvezza che la sua mancanza di pietà gli ha fatto perdere per sempre. In questa prima versione l'ebreo errante torna ogni 100 anni nel luogo dell'incontro con Gesù, ma non lo trova e allora riprende a errare in attesa di una occasione di riscatto.

Nel XVI secolo Riforma e Controriforma si trovano d'accordo sul considerare l'ebreo il nemico comune e l'immagine dell'odiato anticristo. Fu il romanticismo a trasformare la figura leggendaria dell'ebreo errante in un simbolo collettivo, dapprima il ribelle contro la tirannia, poi dell'umanità sofferente del peccatore che cerca la redenzione. Verso la metà dell'800 il destino dell'ebreo errante cominciò a diventare il simbolo di tutto il suo popolo, quindi non più circoscritto a un solo uomo. Negli ultimi decenni dell'800 in Germania l'eterno ebreo prese connotati negativi e assunse le sembianze di colui che non è legato a nessuna patria. Il sionismo nascente vide l'ebreo errante come il simbolo di un popolo costretto a essere disperso in tutto il mondo e che vuole tornare nella sua terra, a Gerusalemme. La propaganda nazista si servì di questa figura leggendaria per sottolineare quanto l'ebreo fosse estraneo alla Germania e per ricordare il suo destino di sradicato e di maledetto da Dio.

Pregiudizi e storia

Praejudicium è una parola latina che significa un giudizio che precede l'esperienza, nuove valenze. Capita spesso che i pregiudizi rimangano a uno stadio potenziale e inespresso, che non si concretizzino in azione; ma può capitare anche che quando il pregiudizio è forte si cerca di tenere alla larga il portatore del pregiudizio oppure si inizia con le pratiche discriminatorie. Come si è potuto trasformare da pregiudizio a odio contro gli ebrei? Si pensò prima che gli ebrei avessero ucciso Cristo, e poi che un diavolo uccise Dio. Le idee ricche di elementi mitologici hanno maggiori probabilità di essere accettate senza mediazioni perché sono legate all'emozione, riescono a penetrare con intensità perché fanno breccia in quella parte dell'uomo che è irrazionale e non ha molta importanza che non reggano alla prova dei fatti. Non c'è dubbio che il rifugio nella sicurezza interiore sia una grande consolazione e perciò il pregiudizio svolge egregiamente il ruolo di difensore della tranquillità dell'anima.

È possibile passare dal pregiudizio al genocidio? Questa ipotesi appare incredibile, eppure un'adeguata propaganda può renderla non solo verosimile, ma vera. Il primo momento è fatto di giudizi sommari e negativi, poi sospetto e biasimo diventano abitudini inveterate, fanno parte dei pensieri di tutti i giorni. Finiscono così per affermarsi le leggi della discriminazione che non danno scandalo, rispondono anzi ad esigenze comuni. In situazioni di potenziali tensione, basta che ci sia un piccolo incidente per scatenare le molle represse: ciò accadde ad Orléans. Iniziarono a sparire molte donne, delle quali non si ebbe più traccia. In pochi giorni si diffuse la diceria che in un negozio, che poi divennero due e poi sei, si stavano organizzando delle vere e proprie tratte delle bianche: le donne venivano drogate e poi inviate nei paesi esotici. I negozi erano di ebrei.

Un gruppo di ricercatori capeggiati da Morin si recarono nel luogo per svolgere le indagini e si resero conto che la cabina come luogo di insidia si rintracciava in molta letteratura. Nella cittadina francese l'esplosione delle dicerie durò un mese. Il negozio di una coppia di ebrei venne additato come il centro di smistamento delle ragazze, la stampa taceva e i due commercianti restavano in libertà. Il mito cominciò a gonfiarsi, diversi commercianti venivano guardati con sospetto, anche se gli ebrei che risiedevano ad Orléans da più tempo e quindi ben integrati nella società, non furono toccati. Gli insegnanti iniziarono a raccomandare prudenza alle ragazze. Tutti si domandavano perché gli ebrei non venissero arrestati, i commercianti iniziavano a sentire su di loro il peso di una colpa che non gli apparteneva. Davanti ai negozi iniziarono le minacce. Lo scandalo fu chiuso a metà giugno, i commercianti pubblicamente discolpati non erano riusciti a togliersi di dosso gli ultimi residui di sospetti, alcune parole d'ordine erano rimaste terribilmente persistenti: ci nascondono qualcosa, non c'è fumo senza arrosto.

Separazione tra ebrei e cristiani

In tutte le piccole e grandi città del Mediterraneo, ebrei, cristiani e pagani finirono per trovarsi fianco a fianco, ma anche a confronto nella vita quotidiana, nella preghiera, nei templi pagani o nelle sinagoghe. Per separare ebrei e cristiani ci volle l'impegno concorde delle fazioni più ortodosse di entrambe le parti. Due date sono importanti:

  • 70, Gerusalemme cade; sancisce il taglio delle radici e libera i cristiani dalla dipendenza della Chiesa giudeocristiana di Gerusalemme.
  • 135, la sconfitta ebraica; conferma del verdetto divino e delle profezie.

Occorreva reinterpretare le scritture, dimostrare che il cristianesimo era già presente in esse, che le sue radici erano sicuramente preesistenti, così che i fedeli potessero sentirsi più consolati, più saldi nella fede. Occorreva dimostrare che gli ebrei erano nell'errore, che le loro interpretazioni delle scritture erano state inadeguate e miopi, che con l'arrivo del Cristo il Verus Israel era la Chiesa nascente. Nell'epistola di Barnaba gli ebrei non avevano capito il senso delle parole bibliche: Dio non gradiva digiuni, sacrifici, circoncisione che doveva essere sostituita con il battesimo, così come il sabato con la domenica. Da quel momento il giudaismo da problema interno alla chiesa, divenne un problema esterno.

Negli anni della guerra conclusa nel 135 fu scritto il Dialogo con Trifone di Giustino, che riprende e sviluppa le tesi di Barnaba, usando lo stesso metodo interpretativo detto avventuale che prende in considerazione le predizioni relative alla prima venuta del Cristo. I pagani devono apprendere la verità, i giudei devono solo comprenderla. Il confronto è vivace. Le accuse di Giustino contro gli ebrei sono molto violente:

  • Non hanno amore
  • Perversi
  • Ingannatori
  • Assassini, tant'è che la circoncisione gli è stata imposta da Cristo per segnarli a vita
  • Il sabato serve a mantenere il ricordo di Dio perché hanno la memoria labile
  • Il tempio è stato eletto perché altrimenti sarebbero caduti nell'idolatria
  • I veri ebrei condotti da Cristo sono i cristiani
  • Gli ebrei non capiscono le scritture perché si fermano alla scrittura senza cogliere lo spirito
  • Interpretano i testi solo carnalmente

Giustino vuole provare che il cristianesimo e Cristo sono presenti in ogni rigo della Scrittura, che le profezie messianiche sulla venuta di Gesù sono numerose e facilmente comprensibili grazie alla corretta interpretazione del testo.

A Barnaba e a Giustino si oppose Marcione: la chiesa era inquinata dai giudei e i cristiani dovevano sbarazzarsi dell'Antico Testamento. Il Dio dell'AT era un Dio violento, la legge non aveva più senso e solo la fede portava alla salvezza. Ogni attività sessuale venne considerata peccato. Numerosi apologeti si legarono a Barnaba e Giustino. Tra questi Origene che interpretò la dispersione di Israele come un castigo divino, accusò gli ebrei di proselitismo e di eccesso di zelo nei confronti di una legge che non capivano.

Tertulliano fece un passo avanti: sostenne che il cristianesimo non era affatto una nuova religione, ma che le sue origini si appoggiavano sugli antichi libri dei giudei, gli ebrei non meritavano più di essere i depositari delle Sacre Scritture poiché avevano respinto Cristo; Pilato era stato fermamente cristiano e aveva persino mandato a Roma un rapporto segreto in cui aveva sostenuto la divinità di Cristo. Gli ebrei vennero assimilati a un diavolo immondo scacciato per breve tempo dalla Toràh e ora ricomparso dopo il rifiuto della divinità.

Eusebio di Cesarea nelle sue argomentazioni spiega che i primi ebrei non erano ebrei, ma cristiani, e che gli ebrei arrivati dopo, detti giudei, sono coloro che vanno combattuti, più che da disprezzare sono da trascurare. Gregorio di Nissa li accusò di essere pieni di odio verso Dio, di oltraggiare la legge e di resistere alla Grazia; strumenti del diavolo, calunniatori, duri di comprendonio, nemici di ogni cosa bella. Giovanni di Crisostomo dice che gli ebrei uccidono con le mani la loro prole per adorare i demoni e peggio ancora hanno ucciso Dio, sanno solo ingozzarsi e ubriacarsi.

Sant'Agostino disse che da quando Cristo fu rifiutato gli ebrei non erano più il popolo eletto, erano diventati il popolo di Satana, se gli ebrei erano ancora vivi era per volontà divina perché fossero testimoni tra le genti della verità cristiana. L'idea del popolo testimone piacque molto. Gli ebrei portavano a uno dei cristiani le sacre Scritture. Agostino li paragona a Caino e dice che sono stati marcati con la circoncisione da Dio perché nessuno li uccida e permanga la testimonianza del loro crimine.

Principali eventi storici

Ci sono una serie di date che possono esserci utili a capire questo quadro:

  • 313, Costantino riconosce la chiesa
  • 380, il cristianesimo è unica religione di stato
  • 306, il Concilio di Elvira interdice i matrimoni misti
  • 315, Costantino emana il primo provvedimento legislativo contro gli ebrei (poco dopo fu promessa la pena di morte agli ebrei che avrebbero minacciato altri ebrei pronti alla conversione cristiana)
  • Il concilio di Antiochia proibisce ai cristiani di celebrare la Pasqua con gli ebrei, di partecipare a pasti comuni e di ricevere in dono pane azzimo
  • 350, concilio di Laodicea, proibì di osservare il sabato e la costruzione di sinagoghe così come la restaurazione
  • 388, a Callinicum viene distrutta una sinagoga per ordine di un vescovo, il fatto fu criticato dall'impero e fu stabilita la ricostruzione a spese del vescovo (primo segno di cambiamento)
  • 438, Teodosio I limita i diritti agli ebrei e inizia l'influenza della chiesa sulla politica
  • V sec., gli ebrei sono esclusi dalle cariche dell'amministrazione e della corte imperiale

L'alto Medioevo tra la morte di sant'Agostino nel 430 e l'inizio delle crociate nel 1096, fu teatro di cambiamenti continui e profondi. Da Costantino (IV sec) a Giustiniano (VI sec) la politica degli imperatori rimase sempre quasi coerente con le leggi discriminatorie già emanate. Giustiniano emanò un codice di leggi:

  • Metà delle norme di Teodosio furono abrogate
  • Sparì la dichiarazione del giudaismo come religio licita
  • I rabbini non godettero più degli stessi diritti dei vescovi
  • Fu soppressa la prerogativa che solo giudici ebrei potessero giudicare gli ebrei
  • Numerose sinagoghe in Africa furono confiscate
  • Non fu toccato il diritto di rispettare il sabato e fu autorizzato il libero utilizzo della sinagoga
  • La liturgia doveva svolgersi in una lingua comprensibile a tutti
  • C'era la scomunica per chi avesse negato l'esistenza degli angeli, la resurrezione dei morti e il giudizio universale

Diversa fu la situazione in Spagna dove gli ebrei per non essere accusati di deicidio dissero di discendere dalla famiglia di Davide e di essere arrivati prima dell'arrivo di Gesù, così risultarono essere molto integrati all'interno della società. Dopo il concilio di Toledo Recaredo impedì i matrimoni misti e il possesso degli schiavi; Sisebuto promise la cacciata a chi non si sarebbe battezzato; Swintila permise a coloro che erano stati cacciati di tornare e di riprendere le vecchie abitudini; Sisinando aggravò la situazione. Isidoro vescovo di Siviglia sostenne che gli ebrei non dovevano essere convertiti con la forza ma con la persuasione e che tuttavia i convertiti non avrebbero potuto più abbandonare la fede cristiana e che i loro figli sarebbero stati allevati in conventi, altrimenti li avrebbero ridotti in schiavitù e ceduti a famiglie cristiane. Nel 655 il Concilio di Toledo approvava un documento ancora più severo: i convertiti dovevano trascorrere le feste ebraiche e cristiane alla presenza dei vescovi che avrebbero controllato il loro comportamento.

Conversioni formali e ripetute cacciate a pochi anni di distanza svilupparono il fenomeno giudaizzante. Nel Sacro Romano Impero Carlo Magno attuò una politica molto generosa nei confronti dei sudditi ebrei. Agobardo vescovo di Lione disse che per quanto gli venissero concessi privilegi, gli ebrei non avrebbero mai abbracciato la fede cristiana. Le sue lamentele crebbero quando uno schiavo si convertì all'ebraismo, così il vescovo reagì ordinando che non si comprasse più dagli ebrei.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vanity_90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Papadia Elena.
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