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Esame di sociologia della famiglia e politiche sociali

Libro adottato Naldini-Saraceno.

Premessa

Questa terza edizione, rispetto alla precedente, è del tutto aggiornata nei dati, nella letteratura di riferimento, riguardo le più recenti trasformazioni nei modi di fare e intendere la famiglia, a livello dei comportamenti, delle norme e delle politiche sociali. Questi aggiornamenti rispecchiano il dinamismo che attraversa le vicende demografiche coeve: dinamismo demografico, culturale, nelle forme di regolazione pubblica, a livello micro dei comportamenti individuali, nei rapporti di genere e generazione, nei comportamenti delle istituzioni locali, nazionali e sopranazionali. In questo dinamismo si possono leggere le persistenze di lunga durata e l’incessante lavoro di interpretazione, trasformazione, ridefinizione attraverso cui “la famiglia” viene costruita e sperimentata a livello micro degli individui e a livello macro della società.

Entro questi complessi mutamenti vanno segnalati quattro processi, che hanno un ruolo importante nella definizione e ridefinizione coeva della famiglia e nel marcare differenze tra Paesi. Il primo riguarda i rapporti e le identità di genere. Il modo in cui oggi viene definita la “normalità” maschile e soprattutto femminile e le aspettative nei confronti degli uomini e delle donne sono molto cambiati rispetto pure a soli 50 anni fa, provocando mutamenti nell’organizzazione quotidiana delle famiglie e nei rapporti tra uomini e donne. Ma questo cambiamento non è avvenuto nello stesso modo e nello stesso tempo in tutti i Paesi, neppure in tutti i Paesi occidentali sviluppati. Ne sono indizio i diversi tassi di partecipazione al mercato del lavoro delle donne con responsabilità familiari e i diversi tassi di instabilità coniugale.

Il secondo mutamento riguarda i rapporti tra le generazioni. Il mutato contesto demografico, in cui le generazioni oggi si incontrano nei Paesi sviluppati, è segnato da due fenomeni responsabili dell’invecchiamento della popolazione: a fronte di una fecondità molto contenuta che ha ridotto drasticamente il numero dei figli per famiglia, si vive di più. Si hanno perciò meno fratelli e sorelle, ma più nonni (ed è più facile essere nonni a lungo). Ma sono anche mutati i rapporti di potere e di autorità tra generazioni: oggi si sa che i bambini sono soggetti di diritti a pieno titolo.

Il terzo fenomeno riguarda il duplice movimento di convergenza per determinati aspetti, di divergenza in altri, nei modi in cui i Paesi occidentali e in particolare quelli europei integrano a livello normativo la pluralizzazione dei modi di fare e intendere la famiglia.

Il quarto fenomeno riguarda la crescente centralità che la famiglia ha assunto nel dibattito e intervento pubblico. La famiglia non è mai stata una questione solo privata, naturalmente. Ma l’epoca attuale è una di quelle in cui il dibattito e l’intervento pubblico sulla famiglia – che si tratti di norme giuridiche o di politiche sociali – appare più esplicitamente, motivato da interessi e preoccupazioni che vanno dal campo demografico a quello dell’investimento nel capitale umano, dal riconoscimento di diritti di libertà a preoccupazioni per la stabilità e la coesione sociale.

Non si tratta di fenomeni lineari e di significato univoco. Le direzioni prese dai vari Paesi possono differire, talvolta pure notevolmente. In uno stesso Paese possono esserci disomogeneità e contraddizioni tra norme e circostanze obiettive e pure tra insiemi di norme, o di politiche sociali, sviluppati in diversi settori. Infine si sono moltiplicate le sedi normative e gli attori che elaborano una propria visione della famiglia e competono per farla valere pure sul piano normativo, oltre che valoriale. La globalizzazione dell’informazione e i fenomeni migratori, poi, hanno reso accessibile al di fuori della ristretta cerchia degli studiosi l’esperienza dei diversi modi sociali, istituzionali e individuali, di definire la famiglia e i rapporti tra i sessi e le generazioni. Forse mai prima d’ora che cosa sia la famiglia è stato oggetto di così ampio dibattito pubblico, interrogando pure l’ovvietà del dato per scontato in cui ciascuno fa e vive la propria famiglia. Questo testo ha l’ambizione non di dare una risposta univoca e scolpita nella pietra: piuttosto vuole fornire una mappa di navigazione, per districarsi tra diversi discorsi sulla famiglia e per imparare a leggerla come fatto sociale.

Introduzione. Discorsi di famiglia

1. Famiglia come costruzione sociale

Spazio fisico, relazionale e simbolico apparentemente più noto e comune, al punto da essere usato come metafora per tutte quelle situazioni che hanno a che fare con la spontaneità, con la naturalezza, con la riconoscibilità senza bisogno di mediazioni, la famiglia si rivela uno dei luoghi privilegiati di costruzione sociale della realtà, a partire dalla costruzione sociale degli eventi e rapporti apparentemente più naturali. È entro i rapporti familiari infatti, così come sono socialmente definiti e normati, che gli stessi eventi della vita individuale che più sembrano appartenere alla natura ricevono il proprio significato e tramite questo vengono consegnati all’esperienza individuale: il nascere e il morire, il crescere, l’invecchiare, la sessualità, la procreazione.

Il linguaggio con cui si nominano le trasformazioni nei modi di fare famiglia, i nuovi processi di costruzione della realtà, implicitamente conferma la forza normativa della codificazione familiare. Si parla infatti di “relazioni extra-preconiugali”, per nominare i rapporti sessuali e affettivi fra persone non legate da vincoli matrimoniali, di “nascite naturali” per distinguerle da quelle che continuano a essere definite “legittime” perché avvengono entro un matrimonio, di “famiglie di fatto” per quelle che non chiedono, o non hanno, sanzione legale, di “famiglia incompleta-spezzata” quando sono famiglie con un solo genitore, con ciò alludendo a un preciso criterio, oltre che immagine di “interezza”. Si parla di “famiglie ricostituite” per designare quelle che si formano tramite un’unione in cui uno o entrambi i coniugi sono divorziati o vedovi.

Pure in una stessa società ed epoca possono convivere modi di definire la famiglia diversi non solo per motivi di valore, ma per esigenze burocratiche, amministrative, di politiche sociali. Così come gli individui possono a seconda dei casi identificare diversamente i confini della famiglia – a seconda che parlino di coloro con cui vivono o della famiglia da cui provengono – pure a livello normativo la famiglia anagrafica non coincide necessariamente con quella definita dal Codice Civile e questa con quella definita a fini fiscali o di politiche sociali.

Proprio questo statuto incerto delle definizioni e del “vocabolario” familiare è un indicatore della variabilità storica e sociale in cui si è fatta e si fa famiglia, della molteplicità di discorsi che definiscono che cosa è una famiglia: discorsi religiosi, morali, legali, delle tradizioni culturali, delle politiche sociali, dei regolamenti amministrativi. Essi individuano relazioni e producono norme familiari tra loro più o meno diverse e talvolta pure incoerenti, differenti da un Paese all’altro. Ciò deve essere tenuto presente come oggetto d’analisi quando si effettuano confronti intertemporali, cioè di tipo storico, e quando si effettuano analisi di tipo comparativo.

2. Immagini contraddittorie

Proprio perché riguarda rapporti e vicende che toccano le dimensioni più profonde, e più apparentemente “universali”, della vicenda umana, la famiglia costituisce il materiale privilegiato di cui sono costruiti gli archetipi sociali e i miti.

Non si tratta sempre di archetipi e miti positivi. Accanto alla “sacra famiglia” della tradizione cristiana vi sono le visioni utopiche di un passato, e più spesso di un futuro, felice perché senza famiglia – dalla Repubblica di Platone, alle utopie sociali di Fourier, alle storicamente ricorrenti utopie comunitarie. Del resto, lo stesso cristianesimo delle origini era ambivalente nei confronti della famiglia, intesa negativamente come vincolo, come parzialità.

Analogamente, accanto alle immagini pure coeve della famiglia-rifugio, della famiglia luogo dell’intimità e dell’affettività, spazio dell’autenticità, archetipo della solidarietà, della privatezza, stanno le immagini della famiglia come luogo dell’inautenticità, dell’oppressione, dell’obbligo, dell’egoismo esclusivo; la famiglia come generatrice di mostri, di violenza, “la famiglia che uccide”. Si possono rintracciare queste diverse immagini, che convivono, spesso negli stessi individui, nelle conversazioni quotidiane, nell’immaginario che sottende la legislazione e le politiche sociali: in questi ambiti sociali si parla di “recuperare i valori familiari”, di “incoraggiare la solidarietà familiare”, o viceversa si parla di una famiglia che “espelle” i propri membri malati o bisognosi.

Ciò che accomuna queste diverse immagini, pur contraddittorie, è la loro astoricità ed il fatto che sembrano considerare la famiglia come una realtà a tutto tondo, omogenea al proprio interno e rinvenibile come tale in ogni contesto sociale e storico – appunto “la famiglia”.

3. Spazio di differenze

Gli studi di storia sociale si sono incaricati di mostrare la varietà di esperienze familiari nel passato, indicando contemporaneamente l’impossibilità di ricostruire una vicenda unitaria di trasformazioni, nella quale rintracciare il filo unitario della “famiglia”. Si sono così aggiunti agli studi antropologici ed etnologici che mostrano la varietà di forme familiari nelle società umane. Da questa prospettiva, la storia umana presenta un inesauribile repertorio di modi di organizzare e attribuire significato alla generazione e alla sessualità, all’alleanza tra gruppi ed individui – di costruire, appunto, famiglie.

Per questo, d’altra parte, lo studio delle diverse forme familiari è un passaggio importante per la comprensione di come una società e un gruppo sociale, mentre organizzano materialmente la propria vita quotidiana e stabiliscono legami e alleanze, attribuiscono significati al proprio essere nel mondo, alla propria collocazione nel tempo e nello spazio, nei rapporti sociali. L’esperienza familiare, seppur sembri la più comune nel tempo e nello spazio, differenzia perciò più o meno a fondo le varie culture e i vari gruppi, ciascuno dei quali, quindi, è pure toccato diversamente dalle trasformazioni sociali. L’industrializzazione, ad esempio, non ha avuto lo stesso effetto sulla famiglia giapponese e inglese. Non ha avuto neanche lo stesso effetto sulla famiglia artigianale e aristocratica, su quella rurale e quella borghese, in Italia o in altri Paesi europei.

Gli importanti studi comparativi di Goode [1982] e Therborn [2004] indicano come culture e modelli organizzativi familiari di partenza diversi elaborino in modo del tutto specifico il cambiamento. Con ciò danno elementi per sostenere che la famiglia non è un semplice terminale passivo del mutamento sociale, ma uno degli attori sociali che contribuiscono a definire i modi e i sensi del mutamento sociale stesso, seppur con gradi di libertà diversi a seconda delle circostanze. La famiglia differenzia pure l’esperienza di coloro da cui è costituita: dei sessi e delle generazioni. Unità dei diversi in misura forse maggiore a qualsiasi altra istituzione sociale, la famiglia è pure il luogo sociale e simbolico in cui le differenze di sesso e generazione sono assunte come fondanti e contemporaneamente costruite come tali.

Non si tratta solo della necessità fisiologica della riproduzione o della necessità di legittimare la sessualità. Piuttosto, nella famiglia il riconoscimento che l’umanità ha due sessi diviene principio organizzativo sociale complessivo, struttura simbolica che ordina i rapporti sociali e i destini individuali. Luogo in cui i due sessi si incontrano e convivono, la famiglia è infatti pure lo spazio storico e simbolico nel quale, e a partire dal quale, si dispiega la divisione del lavoro, degli spazi, delle competenze, dei valori, dei destini personali di uomini e donne, anche se ciò assume forme diverse nelle varie società. È innanzitutto a livello della famiglia che l’appartenenza sessuale diviene un destino sociale, implicitamente o esplicitamente normato, e che viene collocata entro una gerarchia di valori, potere, responsabilità.

Pure le generazioni costituiscono un elemento di differenziazione interna alla famiglia, seppur in modi e per motivi diversi: se i rapporti tra le generazioni e il loro succedersi costituiscono infatti lo strumento per la continuità nel tempo, costituiscono perciò stesso pure l’elemento per una differenziazione delle esperienze, degli interessi, per una rottura o ridefinizione dei confini. Sono i figli infatti, con la loro nascita, crescita, con il loro allontanamento, matrimonio ecc. a scompigliare continuamente la struttura della famiglia, a punteggiarne le varie fasi del ciclo di vita, a modificarne i confini. E sono i figli, quando ce n’è più d’uno, a rendere problematica l’individuazione di una compatta unità familiare e della sua continuità nel tempo. Chi continua quale famiglia? Ancora, pure tra i figli la differenza sessuale produce diversi modelli di appartenenza e continuità: innanzitutto perché le figlie, al livello simbolico definito dall’identificazione e trasmissione di un cognome, non hanno accesso a nessuna continuità genealogica.

Sotto il termine unitario, e alludente a una forte unità, “famiglia”, si celano perciò destini, ma pure interessi, diversi, e modelli di gerarchia, rapporti di potere, processi di negoziazione.

4. I fili di un discorso

Data la molteplicità dei significati e delle esperienze incluse in ciò che è detta famiglia, nessun discorso su questo tema può pretendere di essere esaustivo. In questo libro sono state privilegiate alcune chiavi di lettura, scelte perché sembrano quelle che consentono maggiormente di prendere le distanze dall’ovvietà familiare e dai diversi discorsi ideologici che l’accompagnano nell’esperienza di ciascuno.

Innanzitutto è stata adottata una prospettiva storica e comparativa. Questa infatti aiuta a collocare la vicenda familiare nello spazio e nel tempo, a individuarne i nessi, le interdipendenze con la particolare società in cui si trova e con le circostanze dei diversi gruppi sociali. Come ha osservato pure Segalen [1981], la dimensione storica aiuta a essere più modesti, meno totalizzanti, nelle interpretazioni della famiglia, a cogliere la varietà dei modi in cui gli esseri umani hanno organizzato la propria sopravvivenza e riproduzione, a ridimensionare fenomeni che sembrano assolutamente nuovi e peculiari dell’epoca coeva. Per questo stesso scopo si ricorrerà pure a confronti di tipo antropologo ed etnologico, anche se lo spazio geografico e culturale di riferimento prevalente è limitato all’Occidente europeo e nordamericano. Si presterà particolare attenzione allo spazio politico e geografico dell’Unione europea, dato che questo è l’ambito geopolitico in cui e rispetto a cui oggi si snoda la vicenda italiana. Proprio l’analisi comparata della famiglia entro questo spazio, per altro, può contribuire al ricco dibattito sull’esistenza o meno di una comune cultura e di un modello sociale europeo, che distinguerebbe questo spazio geopolitico da altri. Si vedrà che la risposta non può essere univoca. Nel passato e nel presente i modi di fare famiglia sono stati e sono pure molto diversi, malgrado la comune adesione a un modello monogamico di matrimonio e nonostante vi sia stato nell’ultimo secolo un lento processo di avvicinamento dei rapporti tra uomini e donne e tra le generazioni [Therborn 2004]. Adesso, inoltre, si assiste a una diversificazione non solo nei modi di fare famiglia, ma nei modi di regolarla e riconoscerla da parte dei sistemi giuridici nazionali.

Il tempo entrerà ancora in un altro modo nelle analisi presentate nel libro: come tempo di vita, dei cicli o corsi di vita familiari e individuali. Fenomeno eminentemente storico, la famiglia infatti ha pure una propria storia interna, che continuamente trasforma le regole e i modi dei rapporti tra i sessi e le generazioni, i rapporti e gli interscambi tra famiglia e società. L’interscambio tra famiglia e società è un’altra chiave di lettura usata in questo volume, che perciò non considera la famiglia come sistema chiuso in se stesso, ma come attore sociale complesso, immerso in molteplici processi interattivi con la società in cui è inserita: né puramente passiva, né totalmente autonoma.

Da ciò deriva pure un’attenzione per “le” famiglie, e non per “la” famiglia, pure in una particolare società ed epoca. Famiglie italiane, statunitensi o svedesi, famiglie urbane o rurali, che vivono al Sud o al Nord, di classe operaia o borghesi, famiglie legali o di fatto. Le ricerche disponibili non sono sempre così ricche come sarebbe desiderabile sulla differenziazione delle famiglie, ma l’attenzione per questa dimensione è un’indicazione metodologica imprescindibile. Infine, si farà attenzione alla differenziazione int

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher miservonoriassunti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della famiglia e politiche sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Mancarella Maria.
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