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La sociologia e i processi culturali

La sociologia, come area di studio, non si occupa solo dei processi culturali, tuttavia questi, negli ultimi anni, sono diventati una componente importantissima nel discorso sociologico.

Cultura e società

Cultura < lat. colere = coltivare.

Nel lessico moderno, si usa per definire i prodotti “nobili” dell’attività umana: musica, pittura, letteratura e, nella filosofia, la morale.

Per gli scienziati sociali, cultura è l’insieme di norme, valori, credenze e simboli che incontriamo sul nostro cammino, e che ci consentono di dare un senso a ciò che ci accade.

Definizione di cultura secondo E. Burnett Tylor

E. Burnett Tylor “La cultura, o la civiltà […] è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità acquisita dall’uomo come membro di una società” (1970).

Questa definizione è utile perché permette il tentativo di differenziare società con pari dignità, a prescindere che queste siano considerate “moderne” o “primitive”. Ancora, società e cultura sono due cose differenti, perché possono esistere società animali prive di una cultura - appannaggio puramente umano - ma dal punto di vista delle scienze morali, sono due termini complementari, e nel linguaggio scientifico sono due diverse modalità di tracciare una mappa dello stesso territorio (quello umano). Attraverso queste mappe, è possibile comprendere i processi culturali ed evidenziare le prospettive storiche e dinamiche degli stessi.

L’avvento del mondo moderno ha comportato notevoli conseguenze sul piano sociale, e il mutamento culturale che ne è derivato è il principale oggetto d’indagine della prima generazione di sociologi.

Auguste Comte e l'introduzione della sociologia

Auguste Comte introduce il termine “sociologia”, sulla scia dei successi delle scienze naturali, ritiene possibile sviluppare, secondo basi scientifiche, un metodo per lo studio del nuovo assetto sociale, e quindi di una disciplina sociologica. Nonostante le premesse, Comte costituì solo una specie di filosofia della scienza sociale, ispirata al positivismo del periodo. Saranno, in seguito, Weber e Durkheim ad affermare la sociologia come campo di sapere autonomo, separato dalla filosofia e quindi fondato su una ricerca empirica (=scientifica) di fonti e su criteri metodologici innovativi. Ancora, Marx, pur operando su un diverso versante teorico, si occuperà di elaborare una particolare concezione della storia e della società che, anche se non ascrivibile alla disciplina sociologica, è pur vero che questa ha influenzato e stimolato una risposta critica da parte dei sociologi del periodo classico (a cavallo tra Ottocento e Novecento).

Restava indiscusso però che il compito scientifico che la sociologia deve assolvere era quello di fornire un’interpretazione dei cambiamenti sociali determinanti dall’avvento del mondo moderno, e fornire una risposta alle grandi domande di quest’epoca di trasformazioni.

Antony Giddens e la modernità

Antony Giddens sostiene che l’avvento del mondo moderno è la conseguenza di due grandi rivoluzioni. La prima è la rivoluzione industriale, la quale ha introdotto la produzione meccanizzata e il libero scambio di merci, ed è stata accompagnata dal fenomeno dell’urbanizzazione e dall’aumento esponenziale della popolazione. La seconda è la rivoluzione francese, che simboleggia le trasformazioni politiche. Così, il declino delle tradizioni e delle sue conseguenze sociali, e anche i conflitti politici e i disordini di quest’epoca sono un contraltare per l’idea di “progresso” che avevano i positivisti dell’epoca. Il contesto storico della nascita della sociologia è, quindi, quello di un’epoca di mutamento ma anche di disagio, caratterizzata da problemi sociali.

Karl Marx e la concezione marxiana di cultura

L’opera di Marx va suddivisa in più periodi, tra gli scritti giovanili e la maturità, e va inoltre ricordato il ruolo fondamentale di Engels, suo amico e collaboratore, nella stesura e nell’elaborazione della concezione marxiana di cultura. Per quanto Marx non fosse un vero e proprio sociologo, ha indubbiamente contribuito allo sviluppo delle scienze sociali.

Terminologia di Marx

  • Società capitalistica: si riferisce a quella che i primi sociologi definiscono società industriale. Alla base economica della società capitalistica, vi è il modo di produzione capitalistico.
  • Ha una visione materialistica della storia, e su questa base, il divenire della società non è altro che una successione di modi di produzione (antico, feudale, asiatico, etc.). Secondo Marx, “il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita”.
  • La struttura materiale della società è costituita dal modo di produzione, cioè l’insieme di forze produttive e rapporti sociali, subordinati all’attività produttiva. È la struttura che determina la cultura di una società, e di conseguenza, la cultura è sovrastruttura. Non esiste condizionamento reciproco, perché la sovrastruttura (cultura) è subordinata alla struttura (rapporto di produzione).

Indipendentemente dall’interpretazione sicuramente rigida di alcuni studiosi, è indubbio che nel pensiero di Marx vi sia una preminenza dei fattori economici e materiali su quelli spirituali. Conseguenza di questo è che l’ideologia dominante (quella di chi detiene la proprietà, borghesia) condiziona la coscienza della classe subalterna (proletariato).

Per Marx, l’individuo è un “insieme di rapporti sociali” e la cultura è un “riflesso” di tali rapporti. Anche nel caso della religione Marx adotta un punto di vista materialista, perché concepisce la stessa come creazione umana, come oppiaceo (“La religione è l’oppio dei popoli”), così come per le altre sfere della cultura (letteratura, musica, etc.) e pure per la politica, perché secondo Marx lo stato liberale borghese è espressione proprio di quel condizionamento e dominio di coloro che detengono il potere, perché la classe subalterna “subisce” questo inganno.

Uno degli aspetti più rilevanti del pensiero di Marx è, allora, la critica dell’ideologia. Per fare questo, Marx si riallaccia anche all’idealismo di Hegel. Secondo Hegel, il progredire della storia è un’emanazione dello Spirito, ma Marx rielabora questa idea alla luce della sua concezione “umana” e “materialistica” della spiritualità. Rimane però, in lui, il concetto di dialettica (< δια-λογος, + τέχνη = arte del dialogare. Def. relazione tra due affermazioni contrapposte, dalla cui opposizione nasce una nuova affermazione), sebbene distante da quello di Hegel, perché questi credeva che fosse lo Spirito a capovolgere, nel corso della storia, tutti i concetti, sulla base di tesi-antitesi-sintesi, mentre Marx dà alla dialettica un carattere più materiale e “fisico”, perché sostiene che vada vista nell’ottica dei rapporti di produzione. In questo senso, quindi, afferma che la storia scaturisce dalla lotta dinamica fra gli opposti, dalla lotta di classi antagoniste. Queste classi sono quelle che la società capitalistica ha sviluppato, generando un rapporto di sfruttamento (la struttura del capitalismo è, quindi, di sfruttamento) della società dominante (chi ha i mezzi di produzione) ai danni di quella subalterna (chi ha solo la propria forza lavoro da poter vendere, il proletario).

Indipendentemente dal carattere politico e “rivoluzionario” del pensiero di Marx, bisogna ammettere che questo ha messo in evidenza l’importante concetto di antagonismo tra le classi come conseguenza del capitalismo industriale, sebbene al giorno d’oggi questo conflitto di classe sia stato riassorbito dalle istituzioni, e le classi sociali si sono moltiplicare rispetto alla semplice contrapposizione borghesia-proletariato.

Per quanto riguarda l’economia politica, Marx la definisce “anatomia della società borghese”. L’organizzazione di una società si fonda, secondo lui, sul modo di produrre. Secondo Marx, inoltre, dietro l’immagine di libera concorrenza e sviluppo della libertà umana del mondo capitalistico, si nasconde una completa soppressione di ogni libertà individuale e la subordinazione dell’individualità alle condizioni sociali.

Il modo di produrre condiziona, quindi, la vita spirituale e anche quella politica: le idee che dominano, in una società, sono quelle della classe preminente e, quindi, nel caso del capitalismo, della borghesia. “Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza”.

Legame tra ideologia e dominazione sociale

L’ideologia borghese dominante fornisce una rappresentazione distorta della realtà sociale perché cerca di giustificare l’ordine sociale esistente occultando, con la sua retorica, le reali disuguaglianze tra le classi. Questa rappresentazione distorta, o falsa coscienza, è presente nella classe operaia, che quindi crederà in un falso senso dei propri interessi, fintanto che subirà passivamente questa ideologia dominante. Solo attraverso la rivoluzione della realtà sociale è possibile un cambiamento nell’ideologia.

Ancora, il pensiero dominante porta all’alienazione economica: il lavoratore si estranea dal prodotto del proprio lavoro, e crede che esso sia qualcosa di estraneo rispetto a lui, perché non si riconosce più in esso. Lo scopo della critica di Marx è proprio “smascherare” questo stato di cose, e prendere - e far prendere - coscienza che alienazione e falsa coscienza sono due aspetti dell’ideologia capitalistica. La teoria di Marx, finalizzata alla dottrina politica e a rami diversi di studio, è interessante dal punto di vista sociologico perché pone per primo l’accento sulla questione del condizionamento sociale del pensiero, che risulterà centrale per chi, successivamente, cercherà di criticare il punto di vista marxiano.

Già Weber elabora una spiegazione delle origini del capitalismo, e poi anche Mannheim, che individuerà elementi a loro volta ideologici all’interno del punto di vista di Marx.

Max Weber e il capitalismo

A partire dalle insufficienti spiegazioni di Marx sull’origine del capitalismo, Max Weber ne elabora delle spiegazioni. Secondo Weber, è grossolano pensare che le idee siano riflessi o sovrastrutture di situazioni economiche. Analizza il moderno imprenditore capitalista sulla base delle sue motivazioni etiche e religiose; questo non significa che Weber voglia fornire una spiegazione in chiave religiosa del fenomeno economico, anzi.

Weber prende in analisi il protestantesimo (e il calvinismo in particolare) e sostiene che la sua diffusione è una condizione necessaria alla formazione del capitalismo, ma non è assolutamente sufficiente. A differenza di Marx, non crede in una rigidità di leggi e regole nell’agire sociale, e quindi non nega l’importanza di fattori materiali, e anzi li mette in relazione il moderno capitalismo con le diverse religioni.

Per Weber lo “spirito del capitalismo” è quell’atteggiamento tipico dell’imprenditore che reputa la propria attività economica come una vocazione spirituale (< lat. vocare, chiamare). Dai suoi studi, comprende che la maggiore diffusione del capitalismo coincide con la maggiore presenza del protestantesimo, mentre nei paesi a maggioranza cattolica, questo non si è sviluppato allo stesso modo.

Alla base del capitalismo c’è razionalismo economico, “quella coscienza che tende professionalmente a un guadagno sistematico e razionalmente legittimo”. Un principio come questo si scontrava con i presupposti della chiesa cattolica medievale, la quale era convinta che la salvezza si potesse ottenere solo in una condotta ascetica lontana da beni e ricchezze, e trova invece appoggio in quella riformata, perché questa propone un nuovo modello di ascesi (< ἀσκέω = esercitare, si intende per la condotta e l’impegno del credente nel rispetto dei precetti divini), un modello in cui l’individuo può realizzare la propria vocazione nella vita terrena.

Il protestantesimo, quindi, introduce un apprezzamento per la vita professionale terrena, che genera un modello di ascesi mondana. Da questo punto di vista, l’imprenditore capitalista assume un atteggiamento metodico che lo conduce a perseguire in maniera razionale e sistematica il profitto per reinvestirlo, rinunciando a godere dei guadagni. In particolari modo, la dottrina calvinista ha accentuato questa caratteristica, in quanto basata sul fatto che non esiste salvezza, né perdono. L’uomo non può che attenersi a quello che Dio ha già deciso che farà, ognuno è predestinato. Di fronte a questa incertezza profonda, la realizzazione individuale assume un valore diverso, perché rappresenta l’unico modo possibile per avere sicurezza, il successo economico è come un segno di Dio di predestinazione, e rende più sopportabile l’incertezza. Inoltre, favorisce lo sviluppo di un atteggiamento razionale. Questa inclinazione fa parte, per Weber, di un più grande processo, di “razionalizzazione”, che pervade tutti gli aspetti della vita sociale.

Per Weber, il compito del sociologo è quello di cogliere i significati attribuiti dagli individui a quello che fanno, e che solo dopo sarà possibile parlare di cause ed effetti di queste azioni. Parla di “senso soggettivamente intenzionato”. Non si può interpretare l’agire sociale senza però comprenderlo, per cui, nel caso dell’imprenditore calvinista, bisogna comprendere cosa rappresenta per lui la condotta economica alla luce del suo concetto di predestinazione. La sociologia, quindi, deve essere comprendente, e il suo compito è quindi quello di analizzare la ragnatela di significati che avvolge la vita sociale degli uomini e delle loro azioni. Non procede come le classiche scienze naturali perché, secondo Weber, la cultura non è qualcosa di “esterno” rispetto a noi, ma noi stessi siamo esseri culturali, dotati di capacità e volontà di assumete posizione nei confronti del mondo, per cui non è possibile attuare uno studio di tipo “classico”.

Ovviamente, non esiste una realtà che sia comprensibile e spiegabile nella sua totalità, ma si possono cogliere solo alcuni aspetti di essa, come la cultura. Nonostante la teoria sulla genesi del capitalismo a sfondo religioso di Weber, egli stesso ammette che l’agire economico tende a riprodursi svuotandosi del suo contenuto etico, e che l’unica cosa che trionfa, nel mondo moderno, è la razionalità. Non soltanto in campo economico, ma anche musica, scienza, e altre sfere della vita sociale, sono pervase da un processo di razionalizzazione tipico della modernità. La religione stessa è stata vittima di questo processo, spianando la strada al disincanto del mondo. La razionalizzazione implica che la coscienza o la fede in ogni cosa può essere dominata dalla ragione, e ciò porta al disincanto. Un prodotto di questa razionalizzazione è visibile nella burocrazia (organizzazione di persone destinate alla realizzazione di un fine collettivo), di cui il mondo moderno ha bisogno, e che è l’apparato amministrativo razionale ed efficiente per eccellenza, perché in grado di operare in maniera imparziale applicando i principi della razionalità formale: carattere anonimo, impersonalità, universalità e calcolabilità.

Weber, quando parla di razionalizzazione, si riferisce chiaramente alla superiorità tecnica del tipo ideale di burocrazia rispetto ad altre forme di amministrazione. Per “tipo ideale” è intesa una costruzione a tavolino dello studioso, per spiegare le linee di principio di alcuni fenomeni sociali. Weber stesso si rese conto di come la stessa razionalizzazione può portare a effetti irrazionali e controproducenti, come nel caso delle grandi burocrazie moderne che hanno finito col fagocitare i membri di una società, divenendo irrazionali e, da soluzione, un problema a loro volta.

Georg Simmel e il denaro

Amico di Weber, Georg Simmel pone l’attenzione sulle caratteristiche impersonali dei rapporti sociali, e sulla crescente intellettualizzazione della vita, dovuta al prevalere di una particolare forma di relazione sociale: lo scambio monetario. Secondo Simmel, il denaro è il simbolo delle relazioni moderne, diventando un rappresentante simbolico del rapporto che c’è non solo tra individuo e cosa, ma anche tra individuo e individuo. Secondo Simmel, tutto viene ricondotto a una cifra, e avviene la quantificazione in termini monetari. Questa forma sociale riduce la qualità, ovvero la sostanza individuale di cose e persone, alla quantità, il denaro. Dato che il denaro misura tutte le cose, questo provoca una pressione nell’individuo e un crescente condizionamento della sua vita.

Per Simmel, “vita” non è detto in senso generico. Secondo lui, l’esperienza individuale è possibile solo nel momento in cui questa si esprime in una forma (l’arte, la scienza, la musica). Quando la forma si distacca (quando un’opera viene creata), questa diventa l’oggettivazione dello spirito.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher americanflawless di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della cultura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Biuso Alberto Giovanni.
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