Dipendenza da sostanze o da comportamenti specifici come particolare
coinvolgimento in un’abitudine ripetuta e persistente – attitudine obbligatoria – che
non tiene conto delle conseguenze e che sviluppa una tolleranza.
Può presentarsi nel corso dello sviluppo psicologico come risposta a specifici fattori
evolutivi.
Lo scopo dell’addiction è cambiare la percezione di sé e dell’ambiente circostante, in
modo da modificare lo stato di coscienza ordinario il cui disagio e la cui sofferenza non
possono essere regolati altrimenti. →
● Ricerca di uno stato di trance autoindotto, di un rifugio mentale, allo scopo di
costruirsi una realtà parallela psicosensoriale diversa, ritirandosi da ogni contatto e
dissociando le sensazioni, le emozioni, le immagini conflittuali non rappresentabili sul
piano cosciente.
● Desiderio di fuga e incapacità di tollerare il dolore che porta a rinunciare all’uso del
pensiero a favore di una scarica emozionale messa in atto con modalità compulsive.
● Problemi nella regolazione affettiva, un processo attivo che coinvolge le dimensioni
neurofisiologica, comportamentale e cognitivo-esperienziale, la cui interazione
dipende dalle precoci relazioni dell’infanzia. al posto delle rappresentazioni dei
→
propri stati interiori e dell’esistenza di pensieri e sentimenti in se stessi e negli altri, i
soggetti dipendenti sperimentano un senso di vuoto esistenziale che dipende dall’aver
vissuto in modo aggressivo la scoperta della separazione e del distacco nelle prime
fasi dello sviluppo, di conseguenza sono afflitti da un sentimento di impotenza.
● Problematiche della separazione e del distacco, fantasmi persecutori di
svuotamento e frammentazione di sé.
Gli oggetti della dipendenza hanno delle similarità con l’oggetto transizionale: sono
non umani, hanno qualità tattili, sono investiti libidicamente, devono essere
costantemente disponibili e prevedibili; tuttavia l’oggetto transizionale perde di
importanza man mano che l’angoscia di separazione viene integrata nel Sé, cosa che
non accade invece per gli oggetti di dipendenza.
NEUROBIOLOGIA DELLE DIPENDENZE
Gli effetti comportamentali delle sostanze d’abuso psicotrope sono la conseguenza
delle loro interazioni con i recettori di diversi sistemi neurotrasmettitoriali che
costiutiscono i circuiti cerebrali di gratificazione.
DOPAMINA: neurotramettitore e neuromodulatore dei neuroni di diverse regioni del
cervello, importanti nei comportamenti finalizzati in risposta a stimoli incentivanti.
I neuroni dopaminergici rispondono a 2 diversi tipi di stimoli motivazionali: - i neuroni
dopaminergici della via mesocorticale sono attivati sia da stimoli appetitivi, cioè quelli
che attraggono il soggetto verso la ricompensa al fine di ottenerla, sia da stimoli
consumatori, quelli che mantengono il soggetto in contatto con la sostanza per trarne
le proprietà biologiche necessarie al sostentamento dell’organismo; - i neuroni
dopaminergici della via mesolimbica
sono attivati solo da stimoli consumatori.
► Sistema dopaminergico mesolimbico, via finale comune di rinforzo e gratificazione:
le sostanze psicotrope d’abuso, stimolando specifici recettori sul neurone
dopaminergico, aumentano la quantità di dopamina nello spazio sinaptico, dando una
gratificazione molto intensa e veloce. (oltre che dalle sostanze psicotrope questa via è
attivata anche da stimoli ambientali, ascolto di una musica gradevole, visione di un
panorama, cibi gustosi, ecc.). - Apprendimento motivazionale: uno stimolo neutro, se
costantemente associato a una ricompensa, acquista la capacità di evocare risposte
comportamentali motivate (es, etichetta di una certa marca di birra che diventa uno
stimolo motivazionale intenso perché fa aumentare il rilascio di dopamina a livello del
nucleo accumbens).
L’insieme dei meccanismi che caratterizzano la gratificazione è responsabile
dell’instaurarsi della dipendenza.
► Dipendenza: stato di disagio prodotto dall’acuta sottrazione di una sostanza chimica
ad un individuo cronicamente esposto ad essa, che può essere alleviata riprendendo
l’introduzione della stessa sostanza d’abuso o di un’altra con caratteristiche simili;
incoercibile desiderio di assumere la sostanza. 2 fattori contribuiscono a creare la
dipendenza:
- rinforzo: uno stimolo incondizionato come la sostanza d’abuso o uno stimolo
condizionato, come i luoghi di consumo della sostanza o gli strumenti utilizzati,
determinano una condizione di euforia, favorendo un’ulteriore consumo della sostanza
rinforzo positivo condizionato; al contrario, l’esposizione a stimoli ambientali
→
presenti durante l’astinenza può scatenare sintomi tipici della sindrome di astinenza →
rinforzo condizionato negativo; affinché la dipendenza si mantenga nel tempo è
necessaria la compresenza di questi 2 tipi di rinforzo.
- neuroadattamento: tramite il processo di adattamento il neurone tende a
normalizzare il suo livello di eccitabilità, modificato dall’assunzione cronica della
sostanza: ripetute esposizioni alla sostanza d’abuso possono sia potenziare gli effetti –
sensibilizzazione- sia attenuarli – controadattamento.
La dipendenza fisica si manifesta con la sindrome d’astinenza quando l’introduzione
della sostanza d’abuso viene bruscamente interrotta; un’altra manifestazione della
dipendenza è il craving, attrazione per le sostanze psicotrope d’abuso che induce il
soggetto a pensare unicamente a tali sostanze e ai mezzi per procurarsele; il craving è
la principale causa di ricaduta del tossicodipendente.
2 tipi di craving: uno indotto da farmaci psicotropi che attivano i neuroni
dopaminergici mesolimbici e un altro stimolato da fattori ambientali (es,, oggetti usati
per assumere la sostanza, luoghi associati alla stessa, ecc.). questi 2 tipi di craving
→
risvegliano i circuiti neurali nei quali sono immagazzinate le memorie degli schemi
comportamentali prodotti dalle sostanze d’abuso.
● Tolleranza: progressiva riduzione degli effetti di una sostanza d’abuso a seguito di
una ripetuta esposizione alla stessa dose della sostanza; l’effetto iniziale può essere
ripristinato aumentando la dose o sospendendo l’introduzione della sostanza per un
breve periodo di tempo.
PSICODINAMICA DELLE DIPENDENZE
La ricerca di sostanze o comportamenti che rendano più efficaci le prestazioni
individuali si inseriscono in un normale percorso evolutivo come il sogno dell’uomo di
realizzare il superamento dei limiti; tuttavia alcune persone diventano dipendenti da
questo tipo di ricerca fino al punto di perdere la capacità di badare a se stesse e di non
avere più una normale interazione con la realtà con il ricorso a modalità compulsive e
patologiche.
Dipendenza patologica: forma morbosa determinata dall’uso distorto di una sostanza,
di un oggetto o di un comportamento, un’esperienza caratterizzata da un sentimento
di incoercibilità e dal bisogno coatto di essere ripetuta con modalità compulsive, una
condizione invasiva in cui sono presenti fenomeni quali il craving, l’assuefazione,
l’astinenza in relazione a un’abitudine incontrollabile e irrefrenabile che il soggetto non
può allontanare da sé.
Le droghe e i comportamenti di dipendenza (intesi come lo shopping compulsivo, la
dipendenza dal cibo, la ricerca di esperienze sentimentali, il lavoro eccessivo →
tossicomania oggettuale) provocano stati soggettivi di piacere e euforia che
alimentano la dipendenza stessa.
Craving: attrazione forte verso alcune sostanze o esperienze appetibili che comporta
la perdita del controllo e una serie di azioni obbligatorie tese alla soddisfazione del
desiderio, anche in presenza di pericoli o ostacoli.
Francese toxicomanie vs. inglese addiction: l’accezione francese suggerisce il
desiderio di nuocere a se stessi, mentre nell’inglese c’è l’idea di schiavitù, unica
soluzione nel tentativo di affrontare la sofferenza psichica.
- I fenomeni della dipendenza si situano lungo un continuum dal normale al patologico
(dagli stati di dipendenza morbosa e incoercibile fino al desiderio di fumare una
sigaretta dopo il pasto o giocare per ore al videogioco dopo una giornata di lavoro).
Dipendenza e DISSOCIAZIONE
Il nucleo comune alle varie forme di dipendenza è la ricerca di sostanze o esperienza
appetibili capaci di alterare lo stato di coscienza.
Dissociazione: meccanismo di difesa che genera la separazione di un gruppo di
informazioni o processi mentali dal resto della coscienza.
La creazione di un’esperienza dissociativa transitoria permette al soggetto di uscire
temporaneamente dalla sua realtà quando questa è causa di tensioni e angosce che
non possono essere elaborate in uno stato di coscienza ordinario; il soggetto riesce
così ad accrescere la sua autostima e a sentirsi più sicuro nelle interazioni sociali.
In alcuni casi la dissociazione è adattiva (es. bambino esposto ad un trauma), in altri
può diventare una modalità patologica di distacco dalla realtà.
▪ Steiner, rifugi della mente: luoghi mentali ma anche comportamenti ripetitivi in cui
ci si ritira quando si vuole sfuggire ad una realtà angosciosa, insostenibile; servono a
neutralizzare, controllare ed elaborare l’angoscia di morte e l’aggressività di tipo
primitivo, rifugio dell’Io che si sente in pericolo o danneggiato. Particolare tipo di
relazione con la realtà che non viene né del tutto accettata né ripudiata. Il rifugio
tuttavia può diventare uno stile di vita devoluto alla dipendenza patologica, e il
soggetto può finire per abitare in un mondo onirico e fantastico alternativo a quello
reale.
▪ Ogden, comportamenti autistici e sostituzione della madre-ambiente con la propria
sensorialità, sensazione autogenerata: i comportamenti autistici non sono sempre da
associarsi a gravi patologie, es il bambino che succhia il pollice crea una forma
autistica tramite la quale genera un senso di sé come superficie sensoriale di
protezione autogenerata e rappresenta una pausa necessaria, un rifugio da cui trarre
sollievo, ciò non ha nulla di patologico, ma lo può diventare qualora il ritiro tenda alla
reiterazione e alla dipendenza con il rischio di una coazione all’isolamento e alla
distorsione del senso di sé e delle relazioni con gli altri fino alla perdita di contatto con
la realtà.
▪ Tustin, oggetti-sensazione: qualora il bambino sperimenti una rottura catastrofica
della normale fase autistica o simbiotica può ricorrere ad uno uso persistente e rigido
di oggetti/sensazione; poiché il bambino non ha ancora raggiunto una
rappresentazione dell’oggetto, sperimenta la prematura separatezza corporea della
madre come la perdita di una parte del proprio corpo ( e non come perdita della madre
o del seno); il bambino cerca così di tamponare questa ferita pre-verbale e
pre-concettuale tramite appunto l’uso patologico di oggetti autistici, nel tentativo di
ripristinare le perdute sensazioni di conforto. Questi oggetti perciò non evolvono in
oggetti transizionali e di conseguenza ci saranno interferenze nella capacità di
pensare, sentire, giocare, immaginare, nonché un’impossibilità di accedere alla
regolazione psichica : infatti non è possibile l’introiezione di immagini interne capaci di
funzionare come regolatori psichici nelle situazioni di tensione produzione di un
→
difetto psichico strutturale con relativi tentativi di risoluzione attraverso sintomi
somatici, rigida dipendenza da un oggetto o persona che fungono da stabilizzatori
psichici.
▪ Goldberg, diniego: di fronte ad una realtà insopportabile si possono determinare due
manovre psichiche che spiegano i fenomeni di dipendenza: il diniego e un’attività che
reca sollievo; il diniego è uno stato mentale in cui un’idea viene del tutto ignorata,
disconosciuta dall’individuo, che agisce come se quell’aspetto non lo riguardasse,
oscillare tra due opinioni contrapposte; sono mini esperienze di scissione di tipo
verticale, divisione a livello cosciente (mentre nella rimozione la scissione è
orizzontale, i contenuti non sono accessibili all’Io), stati di coscienza contrastanti che
possono alternarsi. In questi soggetti sembra essere assente la capacità di trattare
simbolicamente i conflitti, ecco perché gli elementi conflittuali vengono scissi con un
temporaneo sollievo; tuttavia il ripetuto uso del diniego come meccanismo didifesa
genera una personalità vuota, fragile, incapace di tollerare la frustrazione; ne deriva la
tendenza compulsiva a ricercare continuamente sensazioni e alla dipendenza
patologica.
Es. paziente borderline che frequenta prostitute ed esce transitoriamente dal suo stato
di coscienza ordinario in modo da cancellare uno stato di ansia diffusa e persistente,
mentre trae piacere dall’atto sessuale, riuscendo così ad avere un’immagine migliore
di se stesso, almeno per qualche momento.
In sintesi la dissociazione si oppone all’Io e ai suoi processi di crescita: l’individuo è
→
tutti gli
elementi dissociati (perché non vengono rimossi); viene meno la capacità sintetica e
integrativa dell’Io che non può più stabilire relazioni tra le parti scisse che non possono
più essere rappresentate simbolicamente, ma solo messe in mostra. Nella
dissociazione non esiste conflitto, ma solo antagonismo, il soggetto non può percepire
entrambi gli “affetti”, perché questi vengono legati in un’unica rappresentazione
simbolica; il relativo affetto dominante sarà la vergogna o angoscia sociale, infatti in
molti comportamenti di dipendenza patologica si trovano sforzi disperati per evitare di
essere scoperti e smascherati nella falsità dell’immagine di sé ideale.
Il problema dell’IDEALE
▫ Super-Io: erede del complesso di Edipo, esito dell’angoscia di castrazione; tende a
promuovere la realtà e a separare il bambino dalla madre;
▪ Ideale dell’Io: erede del narcisismo primario, costituisce un tentativo di recupero
dell’onnipotenza perduta, tende quindi a restaurare l’illusione di fusione con la madre.
L’Ideale dell’Io si pone perciò come il sostituto della perfezione narcisistica primaria,
ma viene separato dall’Io da una lacerazione alla quale gli individui possono reagire in
modo diverso:
a) l’Io accetta il lutto originario e tende a colmare lo scarto proiettando temporalmente
l’ideale dell’Io davanti a sé, dimensione progettuale e di speranza, stimolo a progredire
nel tentativo (mai completamente riuscito) di colmare lo scarto;
b) l’Io nega il lutto originario e finge in modo illusorio che la separazione non sia mai
avvenuta, sforzandosi di mantenere l’unità onnipotente; spazio e tempo e la reale
consapevolezza dell’altro rimangono al di fuori con la risultante di un Io fragile,
incapace di tollerare le frustrazioni. Il tentativo di negare ogni forma di dipendenza e
l’esistenza dell’altro conduce in realtà alla tendenza alla dipendenza patologica,
all’assunzione cioè di una sostanza allo scopo di ripristinare in modo magico e
immediato l’unione primitiva tra Io e ideale dell’Io: sensazione onnipotente di badare a
se stesso. Es. tipica situazione delle dipendenze da Internet in cui vengono abolite le
coordinate spazio-temporali e l’altro perde ogni reale consistenza come altro da sé,
piuttosto come un’estensione del sé.
Solo profonde alterazioni dello sviluppo producono gli effetti del secondo caso, in
particolare si parla di seduzione materna, narcisistica la madre illude il figlio che lui,
→
con la sua sessualità infantile può essere un partner perfetto che non ha nulla da
invidiare al padre, arrestando così il normale processo di evoluzione: il bambino non ha
motivo di idealizzare il genitore dello stesso sesso se è già convinto di essere un
oggetto erotico adeguato per la madre.
Madre che non possiede una propria “vettorizzazione”, cioè un’idea di temporalità nel
proprio apparato psichico; cioè una madre che dopo il parto non ha la capacità di
tornare a vivere bene il proprio presente e regredisce a un’idea di completa fusione e
completezza; al bambino così viene trasmesso il desiderio di un contatto mantenuto
all’infinito, perfetto e che non ha bisogno di elementi esterni; non c’è alcuno spazio
per l’intenzionalità e la temporalità, viene abolita ogni differenza relativa al sesso e
alle generazioni e il bambino vivrà nell’illusione di non dover mai acquisire la maturità
genitale perché sostituita da quella pregenitale; relativo tentativo di negare la finitezza
umana e i limiti, i confini (tendenza similare a quella del perverso; vedi dipendenza da
Internet come esempio massimo di superamento dei confini).
Inoltre il protrarsi della seduzione narcisistica non permette che si crei, proprio a
partire dalle prime assenze dell’oggetto, una rappresentazione interna dell’oggetto
stesso: così di fronte a situazioni frustranti o angosciose il soggetto non potrà usare la
rappresentazione interna per calmarsi e quindi dovrà ricorrere ad altre modalità, come
la ricerca compulsiva di cibo, droghe, sesso, gioco d’azzardo che diventano oggetti e
comportamenti in grado, almeno temporaneamente, di alleviare lo stress psichico e
svolgere quella funzione materna mancante.
Quindi questi oggetti-dipendenze prendono il posto degli oggetti transazionali
dell’infanzia, essi però sono destinati a fallire e a doversi reiterare in maniera
compulsiva poiché sono tentativi som
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