La nascita della pedagogia
La pedagogia è "lo studio dei fatti e dei processi inerenti l'educazione". Di solito si fa risalire la nascita della pedagogia alla nascita della speculazione filosofica. I filosofi che si sono occupati di problemi inerenti l'educazione sono:
Filosofi e concetti educativi
- Socrate: La maieutica socratica sostiene che il sapere si trova già dentro di noi. Di conseguenza, non è importante trasmettere nuove conoscenze, ma stimolare le conoscenze già possedute dalle persone ed aiutarle ad utilizzarle al meglio.
- Platone: Riteneva che l'educazione avesse una forte connotazione sociale e che rappresentasse, quindi, un problema di responsabilità dello Stato.
Fino al 1700, la pedagogia era un sapere che riguardava la riflessione filosofica e che si limitava ad indicare gli obiettivi dell'educazione e a fissarne i modelli, considerati invarianti e validi per chiunque.
Lo sviluppo della pedagogia come scienza autonoma
La pedagogia ha iniziato ad emanciparsi dalla filosofia quando ha cominciato a interessarsi non solo dei fini dell'educazione, ma anche dei mezzi, delle condizioni, dei processi e dei risultati dei fenomeni educativi. Dewey ha contribuito notevolmente allo sviluppo della pedagogia in quanto scienza autonoma. Nel 1929 pubblica il saggio "Le fonti di una scienza dell'educazione", nel quale afferma che nessuna scienza può descrivere in modo esaustivo il fenomeno educativo. Le scienze umane vengono definite le fonti di una scienza dell'educazione perché secondo Dewey la pedagogia usa i contributi di tali discipline e le ricostituisce nel loro complesso.
Contributi di Dewey
Secondo Dewey i processi educativi devono essere considerati come fonte della scienza dell'educazione:
- Forniscono dati di indagine e argomenti che rappresentano i "problemi";
- Sono la prova del valore da attribuire ai risultati delle ricerche.
Supporre che le ricerche scientifiche decidano il valore delle imprese educative equivarrebbe al capovolgimento del caso reale. Le attività educative mettono alla prova il valore delle conclusioni e dei risultati scientifici. La pedagogia attinge dai contenuti e dalle modalità operative di altre discipline come la psicologia e la filosofia dell'educazione.
Il ruolo delle discipline correlate
La psicologia dovrebbe occuparsi di studiare come gli alunni apprendono e le scienze sociali si dovrebbero occupare di ciò che gli allievi devono imparare. Tuttavia, non esiste una rigida distinzione tra queste discipline, così come non esiste una netta separazione tra mezzi e fini. Quando si traccia una netta distinzione tra mezzi e fini si trascura l'influenza di ciò che viene studiato ed appreso sullo sviluppo della persona, sui gusti, sugli interessi e sulle abitudini. In questo modo la spiegazione psicologica del processo di apprendimento è deformata e parziale.
I metodi che più di tutti sviluppano determinate capacità (lettura, scrittura, calcolo) non si occupano della formazione degli atteggiamenti che riguardano l'uso di tali capacità. Così, ad esempio, una persona può imparare a leggere con profitto, ma al tempo stesso può non formare il gusto per la buona lettura.
Contributi della filosofia dell'educazione
La filosofia dell'educazione offre contributi che riguardano:
- Ampiezza d'orizzonte: Porta a non considerare soltanto le questioni pratiche ed immediate, ma ad estendere il raggio d'azione e la portata del proprio pensiero, a prendere in considerazione le conseguenze delle azioni nell'otica di uno sviluppo duraturo.
- Libertà: Porta a non rimanere schiavi delle abitudini.
- Invenzione costruttiva ed interattiva: Consente di evadere dalle tradizioni, dalla monotonia, dall'unilateralità.
La filosofia dell'educazione svolge una funzione intermedia e strumentale perché ritorna sulle esperienze per trarne prove, conferme, modifiche e per la preparazione di nuovo materiale.
La figura dell'insegnante secondo Dewey
Dewey rivalorizza anche la figura dell'insegnante. Spesso si ritiene che i docenti non abbiano una preparazione adeguata per poter cooperare intelligentemente ed efficacemente con i ricercatori. Ma gli insegnanti sono gli unici che sono a contatto diretto con gli allievi e, quindi, rappresentano l'unico tramite mediante il quale i risultati delle ricerche scientifiche possono essere utilizzati per raggiungere gli studenti e produrre risultati positivi.
Se agli insegnanti si assegna prevalentemente la funzione di canali di ricezione e trasmissione, le conclusioni della scienza possono essere distorte. Inoltre, l'incapacità, reale o presunta, dei docenti, è da attribuire alla mancanza di opportunità e di studi, piuttosto che ad incapacità di tipo intrinseco e pertanto non superabili.
I modelli di apprendimento secondo Bruner
L'apprendimento per imitazione
Riguarda prevalentemente la conoscenza procedurale, cioè il come si fanno le cose. Per poter apprendere imitando, il bambino deve saper riconoscere gli obiettivi dell'azione compiuta dall'adulto, i mezzi usati e deve comprendere che l'azione messa in atto lo porterà a raggiungere l'obiettivo. Secondo Bruner, i bambini possiedono queste conoscenze già all'età di 2 anni.
Questa concezione dell'apprendimento si basa su alcuni principi importanti:
- Si può insegnare con la dimostrazione e si può imparare con l'imitazione;
- La proposta di modelli e l'imitazione rendono possibile anche l'accumulazione di conoscenze culturalmente rilevanti;
- La competenza consiste di talento, perizia, abilità e non di conoscenza comprensione. La competenza deriva dalla pratica.
"Se ascolto dimentico, se osservo ricordo, se faccio capisco"
L'apprendimento per esposizione didattica
Riguarda prevalentemente la conoscenza proposizionale, cioè formale. Questo modello di apprendimento è quello che più di tutti influenza la scuola. Si basa sull'idea che è importante trasmettere fatti, principi, e regole che devono essere appresi, ricordati e applicati. Tale concezione si basa sul presupposto che l'allievo non sa e che la conoscenza deve essere ascoltata e consultata.
Il soggetto che apprende non viene considerato abile quando sa fare, ma quando possiede la capacità di assumere nuove conoscenze, grazie all'aiuto delle abilità mentali. Questa concezione parte dal presupposto che la mente di chi apprende sia una tabula rasa e che l'apprendimento non può essere attivo.
L'apprendimento attraverso lo scambio intersoggettivo
Secondo la pedagogia culturale, l'apprendimento avviene attraverso l'interazione con altre persone e con gli artefatti della cultura. Il bambino è considerato un soggetto attivo e quindi l'insegnante non deve trasmettere solo conoscenze, ma deve preoccuparsi di quello che il bambino pensa e di come arriva a formulare queste idee.
Si parla di pedagogia della reciprocità per indicare che le menti umane possiedono idee e credenze e che si può arrivare ad un quadro di riferimento condiviso attraverso la discussione e l'interazione. In questo processo ogni persona deve essere stimolata ad accettare il punto di vista dell'altro ed a motivare il proprio punto di vista. Quindi il bambino non è un recipiente vuoto, ma una persona che possiede già numerose teorie ingenue sul mondo e che è in grado di costruire significati tramite l'interazione e la negoziazione.
Un punto debole di questo approccio riguarda l'eccessiva relatività attribuita alla conoscenza: non si può pensare che tutto ciò che è costruito e condiviso nella comunità sia vero perché ci sono comunque dei principi logici da tenere in considerazione.
La gestione della conoscenza obiettiva
È un modello di apprendimento che sottolinea l'importanza della conoscenza che ci è stata tramandata dalla famiglia o dalla società in generale. Non tutte le credenze sono ugualmente accettabili, ma devono essere giustificate adeguatamente. Inoltre, la scuola deve insegnare ai bambini la differenza tra conoscenze personali e conoscenze che la cultura considera acquisite. Queste 4 concezioni si devono fondere in un'unica unità coerente che consente di catturare aspetti diversi ma ugualmente importanti dell'apprendimento.
Le teorie educative connesse
Le 4 concezioni sono connesse a teorie molto più ampie e famose:
L'approccio comportamentista
Si ritiene che l'apprendimento avvenga attraverso una serie di stimoli forniti all'individuo dall'ambiente e attraverso l'associazione tra stimoli e risposte. Un esempio di applicazione di questi principi all'ambito scolastico riguarda la tecnica dell'istruzione programmata, ideata da Skinner a partire dagli anni '50. Si basa sulla segmentazione delle cose da imparare in tante attività molto specifiche delle quali occorre verificare l'apprendimento, quando l'apprendimento si verifica, c'è il rinforzo, in questo caso rappresentato dal poter andare avanti con l'attività più generale. Questa tecnica, quindi, si propone di controllare l'apprendimento attraverso il rinforzo delle risposte desiderabili.
Questa concezione presenta il difetto di considerare l'allievo come un contenitore vuoto da riempire di informazioni, senza lasciare nessuno spazio alla sua iniziativa personale.
Il cognitivismo
Si diffonde a partire dagli anni '50 e analizza in modo minuzioso la mente ed i suoi processi. Si occupa, quindi, di comprendere e di spiegare il modo in cui l'uomo elabora le informazioni, paragonando il funzionamento della mente umana ad un computer. Il cognitivismo ha contribuito all'analisi sistematica dei processi implicati in attività didattiche come ad esempio la lettura, analizzata in termini di decodifica e comprensione del testo.
I ricercatori cognitivisti, inoltre, hanno contribuito alla costruzione di modelli per la soluzione dei problemi matematici ed hanno studiato gli stili cognitivi, ossia le differenze individuali relative al modo di elaborare le informazioni. Questi studi hanno consentito di suggerire agli insegnanti l'utilizzo di approcci diversi a seconda delle caratteristiche degli studenti.
Il costruttivismo di Piaget
Secondo Piaget la mente del bambino costruisce le strutture cognitive che consentono di agire sulla realtà in modo efficace. Di conseguenza, il bambino svolge un ruolo attivo ed intenzionale nei processi di costruzione della conoscenza. Le idee di Piaget, quindi, si basano su una concezione attiva dell'apprendimento e sull'idea che il bambino debba manipolare gli oggetti e sperimentare autonomamente l'ambiente per risolvere i problemi e per conoscere ciò che lo circonda.
I concetti, inoltre, possono essere acquisiti solo quando si sono sviluppate le strutture cognitive che ne permettono l'assimilazione effettiva. L'insegnamento, quindi, deve adeguarsi al livello di sviluppo raggiunto dal bambino. Nel costruttivismo di Piaget i processi di costruzione della conoscenza sono individuali.
Il costruttivismo socio-culturale
Mette in evidenza il ruolo attivo del soggetto nell'apprendimento, ma all'interno di un insieme di relazioni con altre persone e con gli oggetti concreti e simbolici (come il linguaggio) della propria cultura di appartenenza. Si impara ad interagire con gli altri attraverso la mediazione di simboli (il linguaggio stesso è un insieme di simboli) e degli artefatti culturali.
Anche l'insegnante partecipa a questa interazione, è un mediatore culturale ed opera in quella che Vygotskij definisce zona di sviluppo prossimale. In quest'ottica, quindi, l'insegnante non deve adeguarsi allo sviluppo come sostenuto da Piaget, ma lo deve precedere. L'unico apprendimento valido viene considerato quello che precede lo sviluppo biologico naturale situandosi nella zona di sviluppo prossimale.
Vygotskij e la costruzione sociale della conoscenza
Vygotskij è il fondatore della scuola storico-culturale. Tra i principali concetti introdotti da Vygotskij troviamo: la mediazione culturale, la relazione tra pensiero e linguaggio, l'origine sociale dei processi mentali superiori, l'importanza dei processi di socializzazione, la zona di sviluppo prossimale.
La mediazione culturale
La mediazione culturale è la relazione che si instaura tra la persona ed il suo ambiente e che è mediata dalla cultura e dagli strumenti prodotti dalla cultura stessa. Vygotskij fa una distinzione tra strumenti tecnici che servono per modificare l'ambiente esterno (qualsiasi oggetto) e strumenti psicologici che, invece, sono prodotti sociali chiamati segni e sono, ad esempio, il linguaggio, il calcolo, la scrittura, le opere d'arte che sono orientati all'esterno e che aiutano la persona a organizzare le proprie attività mentali. I segni sono prodotti sociali, prodotti dalla cultura e sono usati in contesti di interazione sociale. Gli esseri umani, quindi, vivono in un ambiente che viene costantemente modificato dagli strumenti tecnici e psicologici prodotti dalle generazioni precedenti.
La relazione tra pensiero e linguaggio
Secondo Vygotskij, il linguaggio è uno strumento sociale che nasce per interagire con altre persone e che svolge un ruolo fondamentale nel contribuire allo sviluppo del pensiero. Pensiero e linguaggio inizialmente si sviluppano in modo indipendente l'uno dall'altro, seguendo linee di sviluppo totalmente diverse. In questa fase, il linguaggio è inter-psichico, cioè strumento di comunicazione con gli altri, mentre il pensiero è preverbale, cioè si esprime in immagini. Ad un certo punto, intorno ai 2 anni di età, le 2 linee si intersecano e successivamente il pensiero diventa verbale ed il linguaggio diventa intellettivo. A questo punto comincia a svilupparsi il linguaggio interno, che è fondamentale per lo sviluppo del pensiero.
L'origine sociale dei processi mentali superiori
Lo sviluppo cognitivo ha due matrici fondamentali:
- I processi cognitivi elementari che sono la percezione e la memoria naturale e che si sviluppano attraverso la maturazione organica.
- Le funzioni cognitive superiori, che sono l'attenzione volontaria, la memoria logica, la formazione dei concetti, e che hanno uno sviluppo culturale, cioè si sviluppano nell'interazione con le altre persone e con il mondo fisico e culturale. Queste funzioni, quindi, si sviluppano sul piano interpsicologico, nel rapporto con gli altri, per entrare, poi, nel piano intrapsicologico, cioè essere elaborate a livello mentale ed essere interiorizzate.
L'importanza dei processi di socializzazione
L'interazione sociale viene considerata all'origine dei processi mentali superiori. Le relazioni sociali, quindi, sono fondamentali per l'apprendimento perché è dalla loro interiorizzazione che si sviluppano capacità e competenze necessarie per lo sviluppo di alcuni processi mentali. Mentre secondo Piaget lo sviluppo biologico assume il primato sull'apprendimento, per Vygotskij, apprendimento e sviluppo sono in costante interazione tra loro. La principale implicazione educativa di questo principio riguarda l'importanza del lavoro di gruppo in ambito scolastico.
La zona di sviluppo prossimale
Secondo Vygotskij, l'apprendimento non deve adeguarsi allo sviluppo biologico, ma lo deve precedere. L'unico apprendimento utile è quello che precede lo sviluppo. Il livello di sviluppo attuale del bambino è quello che lui sa fare senza nessun tipo di aiuto esterno; ma l'area di sviluppo prossimale può essere potenziata e arricchita; le possibilità di sviluppo del bambino possono essere stimolate e ampliate attraverso l'interazione con gli adulti, ma anche con i coetanei. In questo modo il bambino impara.
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