EDUCARE LE MENTI
Prospettive formative e indirizzi didattici nei testi scolastici
CAP. I Architetture mentali e struttura del testo nello studio dei libri scolastici.
1.1. L’approccio interdisciplinare nello studio dei testi scolastici: tra pedagogia, psicologia e
linguistica .
La scienza cognitiva, nata sul finire degli anni 70, fonda la sua disciplina sulla propria tesi, cioè che l’attività
cognitiva umana debba essere descritta nei termini di simboli, di schemi, di immagini, di idee e di altre forme
di rappresentazione mentale. Vi è anche da dire che la scienza cognitiva, riprende le idee-chiave degli studi
dell’intelligenza artificiale, integrandone però nuovi sviluppi, ad esempio, non si tratta più ,come
nell’intelligenza artificiale di simulare i processi cognitivi dell’uomo attraverso la macchina e di riprodurne
la stessa intelligenza,la scienza cognitiva studia i processi cognitivi per individuare e riprodurre
artificialmente “l’architettura interna”. Un simile progetto necessita però ( per lo studio della mente e dei
suoi processi) degli apporti dell’informatica e dell’intelligenza artificiale, ma anche della linguistica,
filosofia, psicologia, antropologia e le neuroscienze. Il fine ultimo della scienza cognitiva è quello di fornire
una spiegazione scientifica di come l’uomo “riesca a concepire i suoi prodotti simbolici”: come perveniamo
a comporre sinfonie, a scrivere poesie, ad inventare macchine o a costruire teorie. L’ondata cognitiva che si
afferma negli anni 80 investe l’ambito dell’educazione linguistica, cercando in questo senso di come la
mente lavori linguisticamente. Imparare una lingua, leggere e comprendere un testo, costituiscono l’esito di
una interiorizzazione di modelli; “ conoscere qualcosa e sapere il suo significato e saperselo rappresentare in
qualche modo nella mente. Nascono così le nozioni di schema o rappresentazione di eventi ( Rumelhart), di
frame o rappresentazione di oggetti ( Minsky), e di script o rappresentazione di sequenze di azioni ( Schank).
La scienza cognitiva usa i termini “ schema, frame, script” per indicare le attività della mente di
categorizzazione. Gli schemi sono blocchi che si costituiscono tramite le conoscenze. Quando, di fronte a
situazioni nuove, uno schema preesistente si rivela inadeguato, avverrà la creazione di nuovi schemi o per
strutturazione o ristrutturazione. Quindi la capacità dell’intelligenza umana ha facoltà di procedere a
revisioni, apprendendo e sfruttando gli errori per rivederne gli schemi. Nozioni come quelle di schema ,
frame , script diventano strumenti preziosi per un’educazione linguistica. Usare una lingua non è solo
produrre testi, ma è soprattutto riceverli e capirli, la comprensione costituisce quindi l’interazione del testo e
le sue caratteristiche con le capacità di comprendere del lettore. “ Fin dagli anni 70, la collaborazione tra
linguistica e la psicologia ha fornito spunti nello studio della dimensione testuale del linguaggio e a sua volta
per l’analisi del processo di comprensione della lettura”. La collaborazione tra linguistica testuale e
psicologia, ha contribuito a considerare elementi importanti “il testo e il lettore”, fornendo spunti e modelli
per la comprensione dei testi scolastici. I temi di rielaborazione del testo, rivestono notevole rilevanza nel
piano psicopedagogico, dal momento che la gran parte dei materiali, che l’allievo apprende a scuola è
costituita da libri di testo.
1.2. L’apporto della linguistica testuale
Una delle condizioni che rendono il libro scolastico un “buon” materiale d’apprendimento è rappresentata
dal modo in cui è scritto,quindi, un buon libro per la scuola che sia in grado di offrire:1) “ dati,
informazioni; che presenti chiarificazioni,interpretazioni, che sia capace di condurre ad ulteriori indagini, che
tenga viva l’attenzione e l’interesse del lettore”.2) Inoltre, un libro rivolto alla scuola deve possedere un altro
requisito: “la comprensibilità da parte dell’utente, di conseguenza, l’uso di un linguaggio calibrato da parte
dello scrittore”. La linguistica del testo e gli studi psicologici hanno contribuito a precisare la leggibilità dei
libri scolastici, ossia “il rapporto tra un enunciato e il suo essere recepito correttamente dagli individui, al
fine della comprensibilità del testo. La linguistica testuale, studia i connettivi interfrasali, così, i concetti di
coesione e di coerenza diventano utili ai fini dell’analisi del testo. Inoltre consente, di mettere in luce il
percorso che l’autore ha seguito nel costruire il testo in funzione dei destinatari e finalità che intende
raggiungere.
I termini e le parole
“ I termini, sono le parole di un linguaggio specifico di una disciplina”, essi sono ben definiti e chiari, privi
di sinonimia, univoci. Tuttavia i termini sono soggetti al cambiamento in relazione al tempo storico, ma altri
rimangono ancorati, assumendo il significato del tempo a cui si riferiscono (ad es. atomo per gli antichi e per
i moderni; colonia per i greci e gli europei). Essi inoltre, sono soggetti al fenomeno della connotazione (ad
es. società capitalista). Infine i termini possono cadere in disuso, morire o possono nascerne dei nuovi
(neologismi) legati al tempo ed ai bisogni dell’uomo. Le parole sono gli elementi che ci occorrono per
esprimere i nostri pensieri; si dividono i 9 categorie : nomi, articoli, aggettivi, pronomi, verbi, avverbi,
preposizioni, congiunzioni, interiezioni (indica un’espressione spontanea con la quale si manifesta un
sentimento, ad es. “ahimè”) . Le prime 5 sono variabili, poiché il nome, l’articolo, l’aggettivo ,il pronome
hanno il genere maschile e femminile, il numero singolare e plurale, ed il verbo muta secondo il modo, il
tempo, il numero e la persona; le altre 4 sono invariabili. Un elemento di difficoltà potrebbe pervenire dal
ricorso a sinonimi o a parole-sintesi. Nel caso di un sinonimo, infatti, lo studente non potrebbe cogliere il
rapporto di sinonimia, soprattutto qualora si chiamino in causa conoscenze extralinguistiche che il lettore
potrebbe non avere, come il caso del termine “ex attore” usato per indicare il presidente degli Stati Uniti
Ronald Regan. Le parole-sintesi, sono parole di carattere generale, in pratica, parole tratte dal linguaggio
comune che trovano una certa frequenza nell’utilizzo del riassumere di volta in volta ciò che si è detto o si
dirà poi “definite anafore o catafore semantiche”: ( fenomeno, processo, sistema, evento, situazione,
condizione, oggetto, fatto, cosa ,ecc.). Queste , poiché riuniscono in una sola parola una serie di informazioni
date precedentemente o che si daranno, pongono una doppia difficoltà al lettore: 1) quella di far
corrispondere il nuovo termine con l’informazione data prima o che si darà, 2) E di recuperare l’
informazione principale al fine della comprensione per poter progredire nel discorso.
Tullio De Mauro,in tal senso, ha avviato fin dagli anni 80 e aggiornato successivamente, “il vocabolario di
base della lingua italiana” che è una lista di 7.000 parole scelte sulla base dell’uso frequente. Il floppy disk
che compare nell’edizione aggiornata del lavoro di De Mauro, contiene oltre alle 7.000 parole del
vocabolario di base, anche il “vocabolario fondamentale”, (si tratta delle parole di massima frequenza nel
parlare e nello scrivere ). Prendendo in considerazione il vocabolario elaborato da De Mauro, è possibile
condurre un controllo sul lessico dei testi scolastici, per favorire l’accessibilità e la comprensibilità.
1.2.4. Il contesto comunicativo
Il testo scritto, può essere compreso in modo adeguato da parte del lettore, se, recepisce “lo scopo”, il capire
perché si dicono certe cose, qual è il fine e la chiave più adatta per decifrare i contenuti proposti. Si deve
inoltre considerare che il testo viene realizzato in una cornice “il contesto”. Il lettore , nell’interpretare un
testo, dovrebbe infatti chiedersi chi l’ha scritto,in quale situazione e per quali destinatari,in modo tale che
egli possa riconoscere le circostanze sociali,storiche. Non vanno trascurati, inoltre , 3 aspetti attraverso i
quali il testo si determina e si trasmette fisicamente : il medium, il canale specifico, la direzione d’uso. Il
medium “nel nostro caso il linguaggio scritto del libro di testo”, produce conoscenze e rappresentazioni
differenziate del mondo, la sua comunicazione è articolata in ( argomenti, obbiettivi, conoscenze condivise).
Il canale specifico, inteso come elaborazione e trasmissione : “lettera , giornale, libro, manifesto, ecc.”, ogni
specifico canale impone determinate regole alle quali il testo deve attenersi. Infine la direzione d’uso,
riguarda la funzione del testo legata al ricevente; generalmente i testi scritti sono destinati ad essere letti
individualmente, ma si hanno anche situazioni diverse :ad es. “quando il testo è destinato alla lettura ad alta
voce, come avviene per le notizie o i comunicati diffusi via radio o Tv”. Oppure la lettura dei copioni
teatrali, che hanno un tono comunicativo diverso rispetto alla notizia o comunicato.
Scheda n.2 La lingua dei libri di testo. Un’analisi degli anni 60 sui sussidiari e sui sillabari della scuola elementare
Nel 1964 Carlo Bascetta conduce un’analisi critico-semantica della lingua dei libri di testo (pur se limitata alla storia ed
alle scienze)dei sussidiari di terza classe . Ciò che emerge dall’analisi, che i libri di testo adottano un linguaggio non
opportunamente tarato sulle capacità degli alunni ai quali sono destinati . Il lessico da questi sussidiari è assolutamente
casuale non presentando coerenza stilistica, e dall’esame invece di 8 sillabari emerge che il numero dei vocaboli
impiegati è oscillante tra 930 e 1250, un numero decisamente basso se si considera che i bambini tra i 6 e i 7 anni
posseggono un vocabolario di circa 3000 parole. Inoltre, molti termini usati sono spesso ignorati dall’alunno, perché
troppo tecnici. Inoltre vi sono incertezze ortografiche, improprietà lessicali, e per quanto riguardo i libri di testo di
scienze, sono ricchi di illustrazioni anziché di esperimenti che chiarificano ed approfondiscano i percorsi e i
procedimenti. Scheda n.3 Come “funzionano” i libri di testo : i segnali testuali
Valter Deon individua alcune possibilità di lavoro per i testi della scuola media, partendo dall’analisi dell’indice del
primo capitolo di un libro di matematica per la scuola media.
INDICE: Capitolo 1 “ Da osservazioni sul mondo fisico alla geometria”
1.1 Osserviamo un oggetto; 1.2 Studiamo la retta; 1.3 Torniamo al piano; 1.4 Restiamo nel piano e parliamo di
figure; 1.5 Convessità e concavità. 34 Schede; 38 Ricerche; 39 Letture ; 41 Esercizi (1-131); 46 Giochi e curiosità.
L’Indice, oltre a dare l’idea d’indicatore di pagina, è anche un piano di lavoro e di sintesi di un libro, da l’idea di unità
testuali che si realizzano e si ritrovano a diversi livelli. “ Da osservazioni sul mondo fisico alla geometria” è l’itinerario
informativo del capitolo, poi composto e puntualizzato dai titoli dei 5 paragrafi. I numeri in neretto indicano in quante
parti è diviso il capitolo (si considera anche la somma dei paragrafi = 1 “5+1 = 6” . I 5 titoli (schede, ricerche,letture,
ecc.), non contengono titoli informativi, ma offrono notizie sull’organizzazione complessiva del manuale. Inoltre :
introduzione al libro, premesse e note iniziali, sono ulteriori istruzioni per l’uso del manuale. Se si prende in
considerazione una qualsiasi antologia, i singoli testi , sono inseriti in questa in macrounità, e sono preceduti da brevi
presentazioni che spiegano o perché quel testo è stato messo in quella sezione o ne anticipano i contenuti. Fra le
macrounità e i singoli testi si trovano a loro volta una serie di microtesti introdotti da titoli, sottotitoli,presentazioni più
o meno brevi.
CAP III La produzione di testi leggibili - Le prime ricerche e l’indice di Flesch
Il tema della leggibilità nasce e si sviluppa nel 900 e a partire dagli anni 20, nei paesi di cultura
anglosassone, prima, e poi, di cultura francese, viene posto il problema della limpidezza e della chiarezza,
come valore supremo dell’arte di scrivere e di parlare. Questa difficoltà della comprensione ha portato al
determinarsi dell’esigenza di rivedere le modalità di produzione dei testi in base alla loro destinazione e
finalità. In questa direzione, grazie allo sviluppo della linguistica quantitativa o matematica, ci si muove con
l’elaborazione di liste di frequenza che consentono di misurare il vocabolario d’uso. Diversi i lavori , da
quelli di Odgen e Richards che sviluppano nel 1923 il progetto di selezione di 850 parole inglesi di base, utili
a soddisfare le esigenze di comunicazione quotidiana, allo studio sempre negli anni 20 delle frequenze
lessicali e gli studi sulla misurazione della facilità della lettura. Negli anni 30 vengono elaborate le prime
formule di leggibilità da Lively e Pressey a Gray e Leary. Dopo la seconda guerra mondiale i lavori di
Guiraud fanno emergere che con poche centinaia di parole, si riesca a coprire oltre la metà e con poche
migliaia il 97,5% di qualsiasi tipo di testo, inoltre le parole più brevi tendono ad avere una frequenza
maggiore delle parole più lunghe. Thorndike e Lorge, affermano che i testi che contengono parole meno
comuni e parole più lunghe risultano più difficili. I ricercatori che seguivano dopo, hanno finito per
concentrare la loro attenzione su 2 sole componenti principali del testo: la difficoltà semantica e la difficoltà
sintattica, e per i ricercatori sono risultate misurabili e correlabili. La variabile lessicale “ relativa alla
lunghezza delle parole misurate in sillabe”; la variabile sintattica “ relativa alla lunghezza delle frasi misurata
in parole”. In sostanza emerge, per ciò che riguarda la variabile lessicale, che le parole frequenti sono quelle
familiari, e che queste parole frequenti e familiari risultano brevi, e che queste parole frequenti , familiari e
brevi hanno pochi affissi ( in linguistica ogni morfema (*) adoperato per la costruzione delle parole, distinto
secondo la posizione che assume in queste :“prefisso , infisso , suffisso”)e lo scrittore che usi parole
frequenti familiari brevi però senza affissi presenta un basso rapporto tipo-replica. Già lo studio di Vogel e
Washburne aveva individuato nel rapporto tipo-replica un buon indice di misurazione della leggibilità.
Invece, relativi alla variabile sintattica, i testi che risultano difficili per i lettori, sono caratterizzati “dal punto
di vista linguistico” da un gran numero di proposizioni subordinate ( la proposizione è l’elemento essenziale
del discorso, costituita dal soggetto, predicato e facoltativamente da complementi. Le congiunzioni possono
coordinare 2 unità sintattiche (proposizioni) simmetriche “ attraverso complementi o proposizioni”, senza
dar rilievo più all’una che all’altra, esempio: Cielo e terra; Pochi ma buoni, ecc. Oppure possono
subordinare(**) una proposizione “ detta dipendente ad una reggente”, esempio: “Egli parte per Roma,
perché deve partecipare ad un congresso”; La proposizione “Egli parte per Roma” ha senso compiuto in se
stessa e non dipende da altra proposizione, ed è pertanto una proposizione principale. Invece la proposizione
“ perché deve partecipare ad un congresso”, il suo senso rimane sospeso e serve ad integrare il pensiero
espresso nella proposizione principale, pertanto è una proposizione subordinata. Oltre alle proposizioni
principali e subordinate, possiamo usufruire per il nostro discorso di proposizioni incidentali, cioè
proposizioni che inseriamo nel periodo per esprimere un’osservazione o per aggiungere un chiarimento; in
genere le poniamo t
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