Il mondo magico della prima infanzia
Gli anni della prima infanzia sono considerati "magici" perché il bambino ha una concezione magica del mondo. Crede che i suoi pensieri possano creare eventi e attribuisce cause umane ai fenomeni naturali. È difficile comprendere la mente di un bambino piccolo e derivarne principi educativi, poiché il mondo dell'infanzia è ormai lontano per l'adulto. L'educazione deve tener conto dello sviluppo del bambino, delle sue capacità e dei problemi ad ogni stadio; anche i metodi devono essere diversi a seconda dell'età.
Introduzione alla salute mentale del bambino
La salute mentale del bambino non viene mantenuta cercando di evitargli paure e ansie. Non sono i mostri a creare le nevrosi; esse devono essere affrontate apertamente. È il modo in cui vengono affrontate dal bambino che determina il loro effetto sullo sviluppo della personalità: egli possiede una capacità di prevedere il pericolo e difendersi da esso, sconfiggendo le sue paure (i genitori gli insegnano ad usarla).
Cos'è la salute mentale?
È un sistema mentale che agisce in continuo sforzo per mantenere un equilibrio tra bisogni interiori e domande esteriori. La salute mentale dipende dall'equilibrio tra bisogni, esigenze umane, impulsi corporei (egocentrici) e richieste del mondo esterno, della società. È l'Io ad avere questa funzione di giudice e di mediatore perché è la parte più vicina alla realtà; l'Io si impegna a trovare una soluzione ragionevole che soddisfi entrambi le parti. Un Io sano utilizza l'energia degli impulsi proibiti per azioni costruttive; un Io non sano trova delle soluzioni nevrotiche (il conflitto rimane irrisolto e viene camuffato in sintomi nevrotici; da entrambe le parti vengono raggiunti compromessi sostitutivi al problema reale in modo da impedire conflitti, ma per fare ciò occorrono ad ogni richiesta una serie continua di compromessi, con notevole dispendio di energia per attivare le difese; togliendo tale energia, non ne rimane per gli investimenti in bisogni vitali per cui l'Io risulta impoverito; quando il conflitto minaccia di emergere nella coscienza, l'individuo prova ansia, di conseguenza vengono di nuovo attivate difese e compromessi).
La salute mentale comprende un sistema di valori solido: l'uomo deve impiegare la sua intelligenza per risolvere problemi propri e della società, deve allontanarsi da magia, bisogni egocentrici e di autogodimento.
Cos'è l'ansia?
L'ansia è una reazione istintiva alla percezione di un pericolo; quando il bambino è piccolo, si spaventa per ogni rumore forte, per ogni evento inatteso. Col tempo, la ripetizione di tali eventi porta il bambino a superare la reazione di shock, che si trasforma in un lieve spavento o sorpresa; egli impara a prevedere il pericolo e a prepararsi ad esso con l'ansia (si prepara all'evento temuto producendo anticipatamente l'ansia che lo aiuta ad affrontare l'evento stesso). Perciò l'ansia non è patologica, ma è una necessaria, utile e normale preparazione fisica e mentale al pericolo (es. il bambino prevede che la madre sta per allontanarsi da lui e piange). L'ansia può però non essere sempre utile e può diventare perciò patologica: l'incapacità di affrontare il pericolo può portare a un senso di impotenza, inadeguatezza, sintomi nevrotici, comportamenti anti-sociali.
Un protettore umano
Il bambino dipende dai genitori per soddisfare i suoi bisogni, per prevedere il pericolo e per essere liberato dalla tensione e dalla fonte di disturbo. Per il bambino, i genitori sono degli esseri magici molto potenti, in grado di indovinare i desideri segreti e soddisfarli. Quando il bambino è piccolo, il genitore gli fa poche richieste e cerca di fare tutto il possibile per soddisfarlo, ma quando cresce e acquisisce le capacità per affrontare da solo le situazioni, il genitore abbandona gradualmente la sua funzione protettiva (la capacità del bambino di tollerare la tensione e di affrontare l'ansia sarà determinata dalle esperienze dei suoi primi anni). Oltre a simboleggiare delle figure magiche (come fate, geni), i genitori sono anche rappresentati dal bambino con figure cattive (lupi mannari, streghe) in quanto interferiscono con i suoi piaceri, non esaudendo un suo desiderio o interrompendo un'attività piacevole (il genitore è costretto a farlo per poterlo far diventare un essere civile, che mette da parte la ricerca del suo piacere per richieste della coscienza e della società).
Tigre ridente
Molti bambini hanno paura delle bestie feroci che disturbano il loro sonno, essi si sentono impotenti di fronte al pericolo e aumentano il loro attaccamento verso i genitori per farsi proteggere da essi. Un luogo dove poter affrontare queste bestie feroci e uscirne vittoriosi, senza sentirsi impotenti, è l'immaginazione. Tigre ridente è una tigre immaginaria che viene sottomessa dal bambino, che obbedisce a lui (è una figura risultante dal processo di civilizzazione cui il bambino è sottoposto: le qualità della tigre feroce, impulsiva, incontrollabile sono le stesse del bambino prima della trasformazione in essere civile). Il bambino affronta la tigre immaginaria con l'immaginazione (finto combattimento con una finta tigre). La tigre permette di padroneggiare la paura, di controllare su un pericolo che fino a prima provocava ansia e impotenza: essa contribuisce a far scomparire la paura del bambino per i veri animali.
Nel rapporto col figlio, il genitore deve sempre cercare di non farlo sentire in pericolo, non deve mai mostrare feroce ira, minacciarlo o attaccarlo fisicamente (sculacciate) in quanto il bambino si formerà l'idea che il genitore è pericoloso e può fargli del male: il genitore temuto è più difficile da affrontare nel mondo dell'immaginazione in quanto egli rappresenta una paura reale. In alcuni bambini la paura e il senso di pericolo domina la loro vita e la difesa diventa parte della loro personalità: essi si sentono costantemente in pericolo di essere attaccati e attaccano per primi per difendersi, interpretano i gesti più innocui come ostili e si comportano in modo aggressivo. Il gioco immaginativo serve alla salute mentale del bambino (è più facile tollerare le frustrazioni del mondo reale se ogni tanto è possibile esaudire i desideri nel mondo dell'immaginazione): il bambino che usa l'immaginazione e le creature immaginarie per risolvere i suoi problemi sta lavorando per la sua salute mentale (egli mantiene intanto un contatto con la realtà e i legami umani); un bambino che abbandona il mondo reale e non riesce a formare relazioni con le persone umane, ma preferisce il suo mondo immaginario fa un uso nevrotico dell'immaginazione.
Un bambino scienziato
Il bambino è un investigatore, vuole scoprire come funzionano le cose, smontarle e rimontarle, vuole sapere le cause degli eventi, ricercare; le attività creative non solo provocano piacere ma servono anche ad aiutare il bambino a controllare l'ansia e la paura, superare i problemi dell'infanzia. Freud parla di "costi della civiltà": la nevrosi è il prezzo che l'uomo paga per la civiltà (reprime gli istinti e l'aggressività); l'uomo biologico e l'uomo morale sono in conflitto e tale conflitto può provocare una nevrosi. Attraverso la terapia analitica, il soggetto parla dei suoi impulsi proibiti e pericolosi fino a riportarli sotto il controllo della coscienza e della ragione, rafforzando la sua moralità.
I primi 18 mesi
Il neonato
Il neonato è l'individuo più difficile da analizzare dai ricercatori e dagli psicologi in quanto non è collaborativo. Durante le prime settimane il neonato agisce in base ai suoi bisogni e secondo i suoi istinti (es. cerca il seno quando è affamato), non ha ancora una memoria (non sa conservare le immagini e riprodurle) per cui non sa riconoscere né gli oggetti né i visi umani, non sa che la madre esiste al di fuori di se stesso. Attraverso il contatto fisico con la madre, il bambino si crea molte impressioni fino a formare un'immagine di essa (la madre viene associata al piacere, alla soddisfazione, alla protezione). In particolare per quanto riguarda la protezione, il bambino che sente un rumore molto forte reagisce con minor allarme se è a contatto con i genitori (anche il dolore fisico è più tollerato se il bambino è in contatto fisico con i genitori); infatti i bambini privati delle cure materne sono più irritabili e più facilmente spaventati (la reazione di fronte a forti stimoli dipende quindi dal rapporto con la madre e dal senso di protezione che ella conferisce).
Perché il bambino sorride
Durante le prime settimane il neonato mostra un sorriso istintivo che dimostra soddisfazione durante la nutrizione; attraverso la ripetizione dell'esperienza dell'allattamento, il neonato ha l'occasione di osservare a lungo il viso della madre ed esso viene poi associato alla nutrizione (prime tracce di memoria) per cui la vista del viso materno evoca al neonato il ricordo del piacere e della soddisfazione; inizialmente il neonato sorride a qualunque viso umano gli si presenti davanti, mentre verso gli 8 mesi egli comincia a distinguere il viso della madre da quello di altri (es. piange quando una persona che non è la madre lo alimenta); questo dimostra anche che la nutrizione non è più solo un piacere biologico e di soddisfazione ma è anche legato alla figura della madre (collega il viso della madre alla soddisfazione dei suoi bisogni, vuole che sia la madre a nutrirlo perché la sua presenza è già in sé un piacere, la considera come la fonte della soddisfazione). Comincia ad amare la madre in quanto persona al di fuori di sé.
Il mondo, rompicapo a incastri
Durante i primi mesi non distingue il suo corpo da quello degli altri (gradualmente però scopre questa distinzione attraverso la ripetizione di sensazioni, es. la sensazione che si prova toccandosi le proprie mani è diversa da quella che si prova toccando oggetti esterni al suo corpo), non distingue tra l'immagine mentale e l'oggetto reale (con la ripetizione il bambino scopre che un'immagine mentale del suo pasto o del seno non porta soddisfazione come invece un seno reale); il bambino compie anche esperimenti di tipo sensoriale (es. scopre che il sapore della sua mano è diverso da quello del giocattolo o del capezzolo). A 6 mesi il bambino comincia a distinguere sé dal mondo esterno, scoprendo l'Io (riconosce persone esterne a sé stesso).
Diventare una persona
Attraverso l'attaccamento alla madre, il bambino scopre se stesso e il mondo esterno (la madre rappresenta il mondo): la continua visione del viso materno e il piacere associato ad esso permettono il riconoscimento della madre e la distinzione dalle altre persone; il contatto col corpo della madre fa nascere un primo io e fa sperimentare la distinzione delle sensazioni; la distinzione tra immagine mentale della madre e percezione della madre fa nascere il concetto di realtà. I bambini che non hanno ricevuto cure materne (o di un sostituto) non fanno tali scoperte e le loro acquisizioni mentali risultano ritardate (il mondo esterno non ha nessun rappresentante a cui associare il piacere, la protezione per cui non risulta attraente). La madre è diventata per il bambino così importante, l'attaccamento verso di essa è caratterizzato da un amore esclusivo e possessivo, la sua presenza porta soddisfazione e la sua assenza ansietà, senso di perdita (il bambino non sa che se la madre sparisce poi tornerà di nuovo; essa rappresenta il suo legame col mondo e perdendo lei, egli si sente disorientato, perde il contatto col mondo che risulta privo di significato).
Il problema dell'oggetto che svanisce
Tra i 6 e i 7 mesi, il bambino vede dove viene nascosto un oggetto ma una volta sparito dalla sua vista, perde l'interesse e non lo cerca più (non sa che l'oggetto esiste anche quando scompare dalla sua vista, per lui esso cessa di esistere in quanto non ha un'esistenza indipendente). A 9 mesi, apprende che un oggetto esiste anche quando è nascosto alla sua vista e lo cerca attivamente; se l'adulto nasconde un oggetto in due posti diversi, il bambino tenderà a cercarli nel primo posto dove li ha visti nascondere; poi scopre che gli oggetti possono essere spostati da un luogo all'altro. Verso i 14 mesi il bambino è bravo nel seguire lo spostamento di un oggetto a due diversi nascondigli ma solo se vede con i suoi occhi le mosse fatte (se non vede i movimenti non è in grado di capire che l'oggetto può esistere in qualche luogo); infine verso i 20 mesi comprende che un oggetto esiste indipendentemente dalla percezione che ha di esso (quando il bambino comprende che i genitori esistono anche quando non li vede, allora la loro temporanea assenza può essere affrontata con minor ansia da parte sua).
Il moto e le prospettive
La scoperta del mondo esterno è permessa anche dallo sviluppo della motilità. Il bambino scopre la prospettiva (scopre che un oggetto ha diversi profili, facce), scopre le proprietà degli oggetti mediante la sperimentazione con tutti i suoi sensi (suono, superficie, rottura); l'energia viene utilizzata per scoprire il mondo. I bambini privati delle cure materne non manifestano interesse per gli oggetti del mondo esterno e le scoperte (gli umani non hanno dato loro piacere per cui non vi è alcun piacere al di fuori del proprio corpo; al centro della loro attenzione c'è il proprio corpo e i bisogni); il passaggio quindi dall'attenzione per il proprio corpo a quella per il mondo oggettuale è data anche dalla famiglia e dai suoi legami d'amore.
La locomozione e l'Io solitario
Con l'inizio della locomozione, il bambino riduce il legame con il corpo materno. Egli vuole esplorare anche a costo di farsi male, andando incontro a pericoli e ostacoli (cadute, bernoccoli), nessuno deve fermarlo nella sua ricerca altrimenti protesta. Questa è una spinta biologica e non deriva da influenze ambientali in quanto anche i bambini in istituti imparano a stare in posizione eretta, a camminare alla stessa età di quelli cresciuti in famiglia. Quando il bambino acquisisce la posizione eretta, diventa difficile stenderlo per cambiarlo in quanto cerca di rialzarsi, divincolarsi e girarsi: egli non riesce più come prima a tollerare di essere passivo e disteso; il bambino in questo periodo odia perciò il momento di andare a letto in quanto esso significa staccarsi dalle persone amate e dai piaceri del mondo appena scoperto (anche assonnato e stanco cerca di sollevarsi in piedi). Per la deambulazione, egli utilizza all'inizio dei sostegni (mobili o la mano di un adulto), ma risulta difficile una volta che cammina da solo, liberarsi del sostegno della mano umana che rappresenta per lui il contatto simbolico col corpo materno (infatti camminando da solo conserva il contatto simbolico con la madre stringendo le sue mani o un oggetto tra le mani); con i suoi primi passi da solo, il bambino sperimenta la sensazione di isolamento del suo corpo da quello degli altri, la sua unicità e scopre l'Io solitario.
Arrivano i missionari
I missionari sono i genitori che introducono la cultura al figlio e lo conducono verso la civilizzazione (gli fanno fare il sonnellino, gli impediscono di esplorare altezze, arrampicarsi); il bambino vede questo come un'interferenza. Tuttavia, questo processo è fondamentale per lo sviluppo del bambino.
-
Riassunto esame Pedagogia Generale, prof. Bondioli, libro consigliato Psicoanalisi e Educazione, Freud, Burlingham
-
Riassunto esame pedagogia generale, prof Barone, libro consigliato Gli Anni Stretti
-
Riassunto esame Pedagogia generale, Prof. Barone Pierangelo, libro consigliato Gli anni stretti, Pierangelo Barone
-
Riassunto esame Pedagogia generale, prof. Tramma, libro consigliato L'educatore imperfetto