PEDIATRIA GENERALE E SPECIALISTICA
1 - IL BAMBINO: BENESSERE, SALUTE E MALATTIA
1.1ASSISTERE I BAMBINI
La ragione per cui il bambino viene a contatto con la struttura sanitaria è quella di star
bene o di guarire.
È definito bambino ogni essere umano avente età inferiore a 18 anni.
Per comprendere il bambino è necessario saper comprendere i messaggi che già nei
primi mesi ci comunica, quindi l’assistenza infermieristica pediatrica dovrà adattarsi
alle varie fasi evolutive del bambino, perché sono differenti le modalità di espressione
e di soddisfazione dei bisogni.
Quindi si sbaglierebbe a prendere in considerazione solo quello riferito dai genitori, ma
bisogna integrare queste informazioni con le conferme dirette che ci da il bambino.
Fino ai due anni di età, il bambino è totalmente dipendente dai genitori, quindi se
questi sapranno usare metodi per alleviare la sua sofferenza, il bambino sarà sereno
indipendentemente dalla gravità della malattia, al contrario se i genitori non sapranno
rassicurarlo, egli sarà agitatissimo anche se per una banalissima malattia.
Quindi la presenza dei genitori è fondamentale perché la separazione da essi
genererebbe apatia, ansia e paura.
Nella seconda infanzia (fino ai 5 anni) il bambino è capace di sopportare brevi
distacchi dalla madre anche se ricorda più a lungo sensazioni spiacevoli e quindi può
avere paura di alcune situazioni.
Nella terza infanzia, in caso di ricovero protratto, vengono messi in atto dei
meccanismi di difesa quali la regressione, la negazione, la proiezione e la
compensazione.
Nell’adolescenza, i bambini interagiscono meglio con il personale sanitario e riescono
a capire meglio anche la gravità della malattia.
Quindi in sintesi è molto importante saper comunicare, sia in maniera verbale che in
maniera non verbale, ma soprattutto saper ascoltare i bisogni dell’ammalato e dei
genitori.
1.2– L’OSPEDALE
Negli ultimi decenni si è assistito a delle modificazioni strutturali come ad esempio la
diminuzione dei giorni di degenza, diversificazione dei servizi offerti, possibilità i
effettuare prestazioni anche in regime di DH, ecc.
Anche se gli ospedali, oggi più che ieri, sono luoghi che spaventano molto i bambini,
soprattutto per la maggiore invasività degli esami strumentali moderni (endoscopie,
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operazioni, ecc.), quindi l’infermiere ha il compito di supportare bambino e genitori nel
contrastare le paure e i bisogni del bambino.
Quindi un’accurata spiegazione che ,attraverso il gioco, illustri e anticipi l’esperienza
che il bambino dovrà subire, riduce la tensione e lo renderà più partecipe.
1.3– LA PREVENZIONE
La prevenzione rappresenta un intervento ottimale per l’individuo e vantaggioso per la
società.
Infatti la prevenzione predilige quegli interventi che da un alto sono diretti a prevenire
il danno maggiormente grave e frequente, e dall’altro comportano il minor costo
possibile.
Tra i fattori di rischio su cui è possibile intervenire con la prevenzione ci sono i fattori
genetici, i fattori perinatali e i fattori socioculturali e comportamentali.
Tra i fattori genetici conosciamo malattie trattabili (condizioni congenite trasmesse
attraverso ereditarietà autosomica recessiva, come ad esempio l’ipotiroidismo, il cui
trattamento istituito precocemente, ha un effetto risolutivo), le malattie non trattabili
(a questo gruppo appartengono le malattie che provocano errori metabolici congeniti,
come ad esempio la talassemia, e l’unico intervento possibile per la loro prevenzione
consiste in un’approfondita consulenza genetica delle persone a maggiore rischio) e
malattie evitabili (sulle quali è possibili una diagnosi nel corso della vita intrauterina,
come ad esempio la trisomia 21, in alcuni casi è possibile effettuare l’interruzione di
gravidanza).
I fattori perinatali comprendono gli eventi patologici compresi dall’inizio della
gravidanza al parto.
Qui l’intervento di prevenzione si differenzia in: gravidanza (periodo particolarmente
suscettibile ad agenti nocivi esterni come radiazioni, infezioni, farmaci, ecc. e la
prevenzione si attua sorvegliando la gravidanza, valutando gli interventi terapeutici,
effettuando una profilassi con le immunoglobuline contro le infezioni, informando sui
rischi e sull’igiene nella gravidanza, ecc.), parto (il parto in ambiente ospedaliero deve
assicurare tutte le modalità di una corretta assistenza) e il periodo neonatale (il
neonato riconosciuto a rischio, ad esempio pretermine, con cardiopatie, di basso peso,
ecc., deve avvalersi di un’assistenza specializzata, con la presenza di una terapia
intensiva neonatale).
Fra i fattori socio culturali troviamo una situazione economica disagiata, ragazze
madri, vedovanza, assenza di controlli in gravidanza, ecc.
Questi aspetti richiedono un’attenta valutazione al fine di fornire alle donne un
supporto adeguato.
1.4– CONSULENZA GENETICA
La prevenzione delle malattie genetiche è un bisogno di salute ormai sempre più
sentito nella popolazione. 2
Innanzitutto è importante raccogliere ed interpretare tutta la documentazione medica
e la storia riproduttiva in ambito familiare, determinando il modello e il rischio di
trasmissione di malattie genetiche e malformazioni fetali.
La consulenza genetica rappresenta una condizione di base nella quale è
indispensabile garantire una comunicazione efficace e presuppone la presenza di
personale qualificato che fornisca un’informazione completa, e che presti attenzione
alla qualità del messaggio, offrendo inoltre un supporto psicologico.
1.5– LO SCREENING
Il termine screening significa identificare una malattia o un difetto non riconosciuto per
mezzo di esami, test o altre tecniche che possono essere applicate rapidamente.
Lo screening permette di distinguere le persone sane che probabilmente sono colpite
da una determinata malattia, da quelle che invece con ogni probabilità ne sono esenti.
Lo screening non ha scopo diagnostico, infatti le persone risultate positive devono
essere reinviate al centro di riferimento per una conferma diagnostica e per
un’eventuale cura.
Lo scopo primario è quello di evitare danni irreversibili al bambino, identificando e
correggendo malattie ereditarie, dal momento che una diagnosi precocissima può
modificare radicalmente la prognosi della malattia (come nel caso dell’ipotiroidismo o
della fenilchetonuria).
I requisiti fondamentali dello screening sono la semplicità, il basso costo, la ridotta
invasività e il basso costo (quest’ultima è determinata dalla sensibilità dello screening,
ovvero dalla scarsa incidenza di falsi negativi, e dalla specificità, cioè scarsa incidenza
di falsi positivi).
L’attività di screening è diversa dl programma di screening, infatti l’attività è la
semplice esecuzione di un test, mentre il programma comprende la formulazione della
diagnosi e l’eventuale cura.
1.6– SCREENING NEONATALI
Attualmente in Italia si effettuano programmi di screening neonatali per la
fenilchetonuria e per l’ipotiroidismo congenito (in Liguria se ne effettua uno per la
fibrosi cistica).
Il prelievo di sangue dal tallone va effettuato nella 3° o 4° giornata di vita, si imbevono
dei cartoncini assorbenti (test di Guthrie) col sangue e si mandano ad analizzare
insieme ai dosaggi di fenilalanina e TSH.
La fenilchetonuria è una malattia del metabolismo degli aminoacidi, dovuta al deficit
dell’enzima fenilalanina idrossilasi che trasforma la fenilalanina in tirosina.
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Nel 90% dei casi il bambino ha pelle chiara, occhi azzurri e capelli biondi (ridotta
sintesi di melanina), con un odore particolare, irritabilità ed eczema.
Se non trattata si avranno come conseguenze un ritardo mentale grave,
comportamenti autistici, spasticità e convulsioni.
Se trattata, il paziente ha ottime possibilità di svolgere una vita normalissima.
La terapia è esclusivamente dietetica che si effettua fino all’età adolescenziale.
1.7– I CONSIGLI DEGLI ESPERTI: PREVENZIONE SI, PREVENZIONE NO
I motivi che spingono i genitori a richiedere una visita medica possono essere di due
tipi: motivi apparenti e motivi reali.
I motivi apparenti sono spesso tosse, vomito, febbre, scarso appetito, ecc.
Questi sintomi spesso sono alla base di un’ansia insopportabile da parte della famiglia
spesso sproporzionata all’entità del disturbo.
Un caso ricorrente è la fobia della febbre, infatti nei primi mesi di vita ogni bambino
compie le sue esperienze immunologiche e quindi va incontro a febbre ricorrente, ma i
genitori vivono questo sintomo con un’eccessiva apprensione, creando le cosiddette
non-malattie.
La non-malattia si realizza nel momento in cui un’affezione è sospettata ma in seguito
non confermata, le più frequenti sono il non-nanismo, non-rachitismo, non-allergia,
non-scoliosi, non-anemia, ecc.
Questo succede proprio perché un valore di un esame al di fuori della norma viene
spesso considerato patologico, senza considerare la variabilità biologica e l’età del
soggetto.
1.8– BAMBINI ADOTTATI, IMMIGRATI, ZINGARI, MALTRATTATI, FIGLI DI GENITORI
SEPARATI: ALCUNE RIFLESSIONI
Il personale sanitario si trova sempre più spesso a contatto con popolazioni diverse, da
qui aumenta la possibilità di incomunicabilità, tanto da creare una vera e propria
barriera.
I bambini figli di immigrati nati in Italia di solito sono ben inseriti e forniti di assistenza
sanitaria.
I problemi derivano quando i bambini sono adottati o dati in affidamento, o ancora nati
all’estero che seguono i familiari in Italia, perché arrivano alla nostra attenzione
spesso in stato di denutrizione, con malattie esotiche, in precarie condizioni igieniche,
ecc.
I principali deficit nutrizionali sono la carenza di ferro, iodio, vitamina A e D, inoltre
essendo la maggior parte clandestini, sono sprovvisti di assistenza sanitaria.
Molto importante in questi casi è non assumere comportamenti stereotipati, ma
valutare caso per caso il paziente e il suo contesto familiare.
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Ad esempio in alcune comunità è vietato ad una donna di parlare di argomenti sessuali
davanti ad un uomo e così via.
Inoltre l’infermiere dovrà essere bravo a capire i segni di malnutrizione, ritardo della
crescita, affezioni cutanee nei bambini di colore, ecc.
I bambini zingari ad esempio vivono in campi senza acqua corrente, energia elettrica e
servizi igienici, e frequenti sono anche i maltrattamenti e gli incidenti.
Questo gruppo etnico è caratterizzato ad esempio dal fatto che la malattia è avvertita
in base alla gravità dei sintomi, quindi anche una patologia è grave ma con scarsi
sintomi, non viene curata.
Occorre ancora, prestare particolare attenzione all’individuazione di segni o sintomi
che possono indurre il sospetto di maltrattamenti, avvalendosi del cosiddetto decalogo
di Saint-Vincent.
I bambini figli di separati invece, presentano segni di irrequietezza, tristezza, ostilità e
chiusura e il quadro peggiora se uno dei genitori si risposa, o se addirittura porta a
vivere con se i figli del nuovo partner (la cosiddetta famiglia allargata).
Quindi l’operatore sanitario ha un ruolo di fondamentale importanza nel fornire
sostegno al bambino e alle famiglie separate, anche perché a volte la malattia dei figli
può essere usata per accusarsi di negligenza l’uno con l’altro.
– GLI ESTREMI DELL’ETA’ PEDIATRICA: NEONATO ED
2 ADOLESCENTE
2.1– NEONATOLOGIA: MALATTIE PRENATALI
Le malattie prenatali sono affezioni che interessano il prodotto di concepimento, dalla
fecondazione alla nascita, e determinano diversi effetti a seconda del periodo in cui
contagiano il prodotto di concepimento:
• Periodo dello zigote: dalla fecondazione alla 2° settimana, possono provocare
aborto spontaneo precoce
• Periodo embrionale: dalla 3° settimana alla 12° settimana, possono provocare la
morte dell’embrione oppure causare malformazioni (embriopatie)
• Periodo fetale: dalla 13° settimana al parto, determinano malattie molto simili a
quelle riscontrabili in età postnatale
Le modalità di infezione sono principalmente due, la transplacentare e per contiguità
(infezione vaginale ascendente o discendente dalle tube).
Le prove dell’infezione fetale possono essere dirette (esame al microscopio e prove
colturali) e indirette (reazioni immunitarie e sierologiche, come le IgM specifiche. Le
IgM dal momento che non sono in grado di attraversare la barriera placentare, se si
trovano nel sangue del bambino, vuol dire che sono state prodotte dal bambino
stesso). 5
Alcune malattie sono causate da infezioni prenatali e sono state raggruppate sotto
l’acronimo TORCH (Toxoplasmosi, Others, Rosolia, Citomegalovirus e Herpes Virus), tali
agenti infettivi sono causa, se contratti dalla madre, di difetti congeniti.
La Toxoplasmosi può manifestarsi con corionretinite, forme neurologiche, sepsi, ecc.,
fonte di infezione sono la carne cruda, verdura mal lavata, contatti con felini infetti,
manipolazione di terra, ecc.
I segni clinici sono tanto più gravi quanto più precoce è l’infezione e possono scaturire
nell’aborto, morte fetale, idrocefalo, lesioni encefaliche, microcefalia, ecc.
Se la madre contrae la rosolia nel primo trimestre di gravidanza, si può avere un
quadro clinico con sordità, cardiopatie, lesioni oculari, anomalie neuropsichiche, ecc.,
mentre se l’infezione è avvenuta dopo il primo trimestre si possono avere anemia,
piastrinopenia, ittero, epatosplenomegalia, ecc.
La prevenzione si effettua con la vaccinazione, preferibilmente prima della gravidanza.
Il Citomegalovirus di solito provoca infezioni inapparenti, mentre in gravidanza
determina un quadro clinico grave (microcefalia, ritardo psicomotorio, sordità,
corionretinite, piastrinopenia, ecc.).
L’infezione da Herpes Virus simplex può avvenire in utero o durante il parto (acquisita
per contiguità in caso di infezione vaginale).
Nelle forme intrauterine è frequente la morte intrauterina o può provocare ritardo
mentale, convulsioni, corionretinite, microcefalia, ecc.
2.2– FISIOLOGIA DELL’ADATTAMENTO ALLA VITA EXTRAUTERINA
Molte funzioni biologiche indispensabili per l’adattamento alla vita extrauterina
vengono attivate nelle ultime fasi della gravidanza (suzione e deglutizione), altre
avvengono dopo ore (chiusura del dotto di Botallo), giorni (sintesi dell’emoglobina),
mesi (competenza del sistema immunitario) dalla nascita.
Nel feto la funzione respiratoria si svolge attraverso la placenta perché le vie aeree
sono piene di liquido, invece favoriscono il primo atto respiratorio la compressione del
torace (nel passaggio del canale del parto), la decompressione con l’aspirazione di
aria, la stimolazione del centro respiratorio e la presenza di surfactante.
2.3– ASSISTENZA ALLA NASCITA
Le prime operazioni necessarie sono:
• Raccogliere le informazioni sul nascituro
• Predisporre tutto il necessario per una rianimazione urgente
• Prevenire le infezioni con la cura dell’antisepsi
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Subito dopo il parto il neonato va immediatamente valutato e si considera a basso
rischio il neonato a termine, che piange o respira, co un buon tono muscolare, roseo e
non sporco di meconio.
Il neonato verrà asciugato con panni asciutti e caldi, verrà aspirato e posto sotto una
fonte di calore o dato in braccio alla madre.
Al 1° e al 5° minuto verrà attribuito l’indice di Apgar (indice che valuta FC, attività
respiratoria, tono muscolare, reattività e colorito, e assegna un punteggio per ogni
voce da 2 a 0, con un massimo di 10).
Vanno immediatamente valutate respirazione, colorito e FC, se non respira si ventila
per 30 secondi con pressione positiva, se la FC è < 60 si esegue il massaggio cardiaco,
se dopo non aumenta ancora si somministra adrenalina e si continuano le manovre di
rianimazione, trasferendolo in un centro di terapia intensiva.
2.4– CLASSIFICAZIONE DEL NEONATO
I neonati vengono classificati in base all’età gestazionale (calcolata dal primo giorno
dell’ultima mestruazione ed indicata in settimane e in giorni, ad esempio 39,5) e in
base al peso.
Con l’età gestazionale possiamo distinguere i neonati in 3 gruppi: pretermine (<37
settimane), a termine (dalla 37° alla 41,6° settimane) e post termine (oltre la 42°
settimana).
In base al peso invece il bambino viene classificato in relazione alla settimana di
gestazione e alla popolazione di riferimento, grazie a varie griglie (griglia di Denver),
in questo modo ogni neonato risulterà di basso peso, normale peso ed elevato peso.
Il ritardo di crescita intrauterino (IUGR) consiste in un accrescimento ridotto del peso,
o persino un calo.
Il neonato piccolo per l’età gestazionale deve il basso peso ad un ritardo precoce
(danni embrionali) o un ritardo tardivo (insufficienza placentare, malattie materne,
ecc.).
Alcune patologie che possono determinare danni al bambino sono:
• Ipotermia: ridotta termogenesi per la scarsità di glicogeno e grasso bruno, e
aumentata termodispersione per la scarsità di tessuto sottocutaneo
• Ipoglicemia: valori <35 mg/dl, è sempre temibile perché il cervello soffre di
carenze di glucosio e può portare a danni permanenti.
Va curata subito con glucosata per via orale o endovenosa.
• Ipocalcemia: valori <8 mg/dl, è legata all’interruzione dell’apporto di calcio per
via placentare
• Policitemia: è conseguenza dell’ipossia cronica, soprattutto nei
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Medicina materno infantile
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Infermieristica applicata alla medicina specialistica: oncologia, gastroenterologia, ematologia, cardiologia, pedia…
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