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La luna e i falò

L'opera di Cesare Pavese viene scritta durante il secondo dopoguerra. Pubblica il libro nel 1950, anno in cui si toglie la vita. La vicenda narrata in prima persona è quella di Anguilla, un trovatello che, allevato in casa di poveri contadini in cambio di un assegno dall’ospedale di Alessandria, in giovane età lascia le terre di origine per conoscere il mondo e far fortuna.

Quarantenne ricco, ma malinconico, Anguilla fa ritorno dall’America ai paesi in cui ha trascorso la sua infanzia. Dimora all’albergo dell’Angelo. Ha raggiunto quella rispettabilità e quell’agio borghesi sognato da ragazzo, ma non è felice. Tutto il romanzo è un ripercorrere con la memoria le vicende della propria infanzia.

Il ritorno e l'incontro con Nuto

Fa guida ad Anguilla, Nuto, un vecchio amico che dalle colline non si è mai spostato; un falegname dedito al lavoro e ai ragionamenti filosofici, che in gioventù suonava il clarino in una banda e faceva musica nei paesi a feste e matrimoni. Nuto è convinto della profonda ingiustizia del mondo e della necessità di un riscatto.

Anguilla parla della famiglia adottiva, del sor Matteo, proprietario della grande fattoria della Mora, presso cui deve lavorare una volta che Padrino non può tenerlo più, delle sue belle figlie Irene, Silvia e Santina, che il ragazzo, data la diversa estrazione sociale, si limita a guardare da lontano.

La Gaminella e Cinto

Nelle sue visite alla Gaminella, al vecchio casolare un tempo abitato dai contadini che l'avevano adottato, Anguilla stringe amicizia con un bambino di dieci anni, Cinto, nel quale il protagonista rivede se stesso. Il bambino è zoppo e rachitico, ma pieno di curiosità e di ansia di vivere. La sua è una famiglia disgraziata, poverissima. Suo padre, il Valino, è un mezzadro vessato dai padroni, che sfoga la propria rabbia e la propria amarezza in una violenza insensata, picchiando il figlio, le donne di casa e il cane senza motivo.

Un giorno il Valino, disperato, uccide Rosina, la sua convivente, brucia la casa e si impicca. Cinto riesce a scampare alla rabbia omicida del padre e raggiunge Nuto e Anguilla. Mosso a compassione, Anguilla decide di farsi carico dell'educazione del bambino, affidandolo perché impari un mestiere, alla tutela di Nuto.

Il destino delle figlie di sor Matteo

Negli ultimi capitoli del romanzo Anguilla e Nuto rievocano le vicende essenziali delle tre belle figlie di sor Matteo. Nonostante il fascino e le possibilità economiche, tutte e tre le ragazze fanno una tragica fine: la bionda Irene, finisce con sposare un uomo dedito al gioco e che la picchia; Silvia, rimasta incinta di un dongiovanni di provincia, muore in seguito a un aborto procuratole da una levatrice, compiuto nel tentativo di sbarazzarsi di una gravidanza.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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