Le varietà dell'italiano
Nella recente linguistica italiana si è soliti attribuire il primo tentativo di modellizzazione dell'articolazione in varietà dell'italiano contemporaneo a Pellegrini. Egli riconosce nel repertorio verbale di un parlante italiano medio 4 registri espressivi fondamentali: dialetto, koinè dialettale, italiano regionale, italiano standard.
Con italiano regionale si intende l'ampia gamma di fenomeni compresa fra l'italiano della tradizione letteraria e il dialetto. In Italia la prima fonte di diversificazione degli usi linguistici è quella legata alla distribuzione geografica lungo l'asse diatopico. Anche la dimensione diafasica, relativa a diverse varietà di lingua a disposizione dello stesso parlante, è utilizzata a seconda delle circostanze situazionali.
Sempre sull'asse dei registri compresenti in diafasia, Mioni aggiunge un'entità tripartendo lo schema in italiano aulico, italiano parlato formale e italiano colloquiale-informale, che costituirebbero la sezione italiana del repertorio verbale totale di una regione italiana media.
Mioni mette poi in relazione queste varietà con la stratificazione sociale dei parlanti, assumendo che un “borghese” padroneggi tutte e 3 le varietà, un piccolo borghese padroneggi solo la 2 e la 3, e un contadino solo la terza. Mioni introduce la dimensione geografica e quella sociale, riconoscendo nella sezione italiana di un repertorio massimo da cui ciascun parlante sceglierebbe secondo le regole sociali della comunità e secondo la sua competenze personale: italiano comune, italiano comune regionale, italiano regionale e italiano regionale popolare, varietà distinte tra loro solo in base a differenze strutturali.
Migliore la terminologia impiegata da Mioni dove le 4 varietà sono: standard formale, standard colloquiale informale, italiano regionale, italiano popolare regionale.
Un tentativo di cogliere la poliedricità della situazione attraverso la moltiplicazione delle varietà è costituito dal modello di Sanga che enumera 8 varietà fondamentali per la sezione italiana di un repertorio che voglia cogliere la realtà sociolinguistica odierna: italiano anglicizzato, italiano letterario (standard), italiano regionale, italiano colloquiale, italiano burocratico, italiano popolare (unitario), italiano dialettale e italiano-dialetto. Il modello di Sanga è molto interessante ma pone parecchi problemi.
Una novità nella tipologia dei repertori introdotta da Trumper con la distinzione fra uso orale e uso scritto, propone due sottorepertori diversi per l'uno e per l'altro comprendenti: italiano standard, italiano sub-standard, italiano interferito sub-standard, italiano regionale formale, italiano regionale informale, italiano regionale trascurato fortemente interferito.
Nel modello di Trumper spicca l'assenza dell'italiano standard in senso stretto del repertorio orale che tiene conto del fatto che è un'eccezione il trovare parlanti anche molto colti la cui pronuncia sia del tutto priva di coloriture regionali più o meno sensibili.
La proposta più recente in merito alla classificazione delle varietà dell'italiano contemporaneo è quella di Sabatini, che si segnala per introdurre accanto allo standard un'entità a cui sinora non era stato dato specifico riconoscimento, l'italiano dell'uso medio. La lista di Sabatini: italiano standard, italiano dell'uso medio, italiano regionale delle classi istruite, italiano regionale delle classi popolari (italiano popolare).
Una suddivisione del continuum obbediente a criteri diversi rispetto a quelle sin qui considerate si trova in Sobrero-Romanello che distinguono due sole entità, l'italiano comune e l'italiano regionale, ripartendo però ciascuna in due fasce ulteriori, alta e bassa.
In conclusione un quadro esatto delle varietà di lingua dell'italiano contemporaneo è difficile da comprimere in uno schema per forza di cose bidimensionale. In generale gli autori concordano sugli estremi del continuum e nonostante tutto in base ai caratteri della situazione italiana sono del parere che la differenziazione diatopica debba esser tenuta in conto per prima come più basilare e che quindi in qualsivoglia schema dobbiamo riconoscere anzitutto la presenza dell'italiano regionale. La differenziazione diafasica deve esser tenuta separata da quella socio-geografica in quanto concerne il singolo individuo parlante e taglia le dimensioni geografica e sociale: ogni varietà socio-geografica ha la sua propria variazione diafasica in linea di principio.
È improponibile uno schema esaustivo che tenga conto assieme di tutte le dimensioni pertinenti e che dovrebbero invece essere elaborati schemi parziali per le singole classi principali di varietà e infondo per ogni regione italiana corrispondente alle suddivisioni dialettali.
L'architettura dell'italiano contemporaneo
Anche se è a priori impossibile rappresentare in uno schema la gamma di varietà dell'italiano contemporaneo, ciò che proponiamo vuole essere un tentativo di descrivere quella che si chiamerebbe l'architettura dell'italiano, vale a dire una sintesi del tipo e della collocazione reciproca delle varietà la cui somma costituisce la lingua contemporanea.
Il modello si fonda su 3 premesse. La prima è che occorra evitare di mescolare le dimensioni di variazione e in secondo luogo che almeno nell'uso orale la differenziazione geografica abbia un ruolo primitivo a parte, infine accanto alle 3 tradizionali categorie di diatopia, diastratia e diafasia considerare anche la variazione in diamesia.
Nel modello si distingue poi fra un centro ove sono raccolti i fatti unitari standardizzanti normativi e normalizzati che costituiscono il nocciolo unitario della lingua e una periferia che raccoglie i fatti tendenzialmente non unitari denormalizzanti o devianti dalla norma accettata che costituiscono un'area più instabile, la sezione non standard e sub-standard delle varietà dell'italiano.
La categoria di non standard copre comunque tutti quei tratti non standardizzanti marcati in qualche modo rispetto allo standard: sub-standard ne è una sotto-categoria che copre quei tratti non standard marcati verso il basso dall'asse sociale o diafasico. Le nuove varietà che abbiamo isolato non vanno considerate sullo stesso piano di importanza.
Due varietà importanti nella dinamica sociolinguistica attuale sono l'italiano parlato colloquiale e l'italiano popolare regionale. Il registro informale più basso e trascurato è quello in cui agiscono in massima misura fattori di rilassatezza e improvvisazione. Di italiano gergale possiamo invece raggruppare le varietà colloquiali-espressive proprie di categorie o gruppi particolari di utenti che ai tratti dell'informale trascurato aggiungono un lessico peculiare valido sia per affermare e rinforzare il senso di appartenenza al gruppo, sia per manifestare una sorta di contro-cultura o anti-cultura polemica, contestatrice, sia nei casi più forti, per impedire la partecipazione alla comunicazione ai membri estranei al gruppo o alla categoria. Un esempio tipico ne possono essere il linguaggio giovanile, io gerghi studenteschi, i gerghi della vita militare.
Natura del continuum
Come vanno intesi i rapporti fra le varietà che abbiamo isolato nel modello di architettura proposto? Una situazione di continuum è stata utilizzata da più di un autore anche in riferimento alla situazione italiana. Per continuum si intende di solito un insieme di varietà tale che vi siano 2 varietà estreme facilmente identificabili tra cui esista tutta la gamma di varietà intermedie che sfumano dall'una all'altra di esse.
Fra le diverse varietà identificabili non esistono confini netti, che separino rigorosamente una varietà da quelle vicine; bensì vi è un'area di sovrapposizione tra le varietà e uno sfumare dell'una nell'altra con un passaggio graduale che fa sì che la differenza sia minima tra varietà contigue e aumenti proporzionalmente procedendo verso gli estremi opposti del continuum. Un continuum di varietà italiane non è lineare ma multidimensionale. Si potrebbero distinguere:
- Un continuum generico costituito da un insieme di varietà non discrete non orientato
- Un continuum con polarizzazioni costituito da un insieme di varietà non discrete orientato
- Un continuum con addensamenti, vale a dire costituito da un insieme di varietà non discrete orientato ma non polarizzato in cui le diverse varietà coincidono con addensamenti dei fasci di tratti lungo il continuum, in maniera che gli addensamenti principali possono trovarsi anche non agli estremi del continuum
- Infine un gradatum, costituito da varietà almeno in parte discretizzabili.
Il tipo c sembra quello corrispondente alla sezione italiana del repertorio linguistico del nostro paese. I tratti variabili tendono a disporsi lungo un asse in maniera molto distribuita ma con addensamenti in punti corrispondenti alle varietà principali della gamma.
La gamma di varietà dell'italiano sarebbe quindi definibile come un continuum non lineare ad addensamenti (nella prima ipotesi) oppure come un continuum almeno tridimensionale di continua.
In conclusione l'interazione delle variabili considerate se esplicitata in tutti i suoi dettagli, genera molte più formulazioni di quelle che abbiamo trattato come punti di riferimento nel continuum. Per di più un certo numero di queste altre formulazioni alternative non è graduabile, nel senso che tende a disporsi sullo stesso gradino a lato di una delle realizzazioni 1-11 senza che si possa dire che rappresenti propriamente una formulazione più alta (o più bassa) nel continuum.
Riassumendo le osservazioni che abbiamo fatto circa il frammento di continuum che abbiamo provato ad esemplificare possiamo situare le 11 formulazioni di riferimento nella varietà che rappresentano anche se una collocazione precisa e discreta è difficile.
Nemmeno per quello che riguarda l'eventuale analisi attraverso scale di implicazione di un frammento di continuum multidimensionale di varietà dell'italiano, la situazione italiana è effettivamente paragonabile ai continua trattati in creolistica. Sembra che nel continuum dell'italiano non esistano isoletti, vale a dire grammatiche di una varietà ben determinata formate da un insieme di regole compatibili l'una con l'altra, ma che escludono ogni alternativa. Uno stesso tratto può essere implicato in più di una dimensione di variazione, e l'isolarlo su una singola dimensione rischia di far torto allo status di quel tratto nel complesso del repertorio.
Una terza possibilità per rendere più facilmente analizzabile il continuum, sta nell'isolare una dimensione come la più significativa, fondamentale, centrale, azzerando le altre, e trattando quindi la gamma di varietà nei termini propri di un continuum con addensamenti.
Per finire il discorso sulla natura del continuum delle varietà dell'italiano, converrà un cenno sui rapporti fra le varietà e i parlanti. È ovvio che i parlanti membri di una comunità linguistica hanno accesso e possiedono in maniera differenziata la gamma di varietà. I fattori che intervengono sono molteplici, ma i principali sono ovviamente da ricondurre alla stratificazione sociale, e in primo luogo al grado di istruzione, al tipo di occupazione, e alle aspirazioni sociali, e anche il reddito è un fattore importante.
È già dubbio se esistano parlanti che padroneggino attivamente tutta la gamma dei registri. Il repertorio dell'individuo è sempre una sottosezione del repertorio della comunità, a volte molto ridotta. La conseguenza di ciò è che la collocazione dei registri può variare molto da parlante a parlante: quello che per un parlante con una gamma più ristretta di varietà è il registro più alto a disposizione, per un parlante con una gamma più ampia sarà non più che un registro medio. Il profilo della variazione di stile contestuale nella situazione italiana sembra però sostanzialmente diverso da quello esemplarmente studiato in situazioni angloamericane. Ogni parlante, insomma, ha la sua varietà, che spazia fra i tratti del continuum globale anche indipendentemente dall'addensamento di questi in varietà determinate. Altro problema: i confini tra le varietà del continuum non sono netti nemmeno riguardo ai tipi di parlanti con cui corrispondono.
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