Schemi del programma di archeologia anno accademico 2012/2013
Professor Giandomenico De Tommaso, Università di Firenze, Facoltà di Storia e Tutela dei Beni Artistici
- Lezione 1: Il VII secolo fra Eubea, Calcide ed Ischia
La Grecia arcaica: Creta e Micene - di sicuro sono le prime civiltà con cui dobbiamo confrontarci per analizzare la storia della Grecia. La cultura Minoica (nome dato dall'archeologo Evans in ricordo del mitico re Minosse), fiorita intorno al 2000 a.C, presentava un'economia basata sull'agricoltura e l'allevamento, il commercio marittimo e l'artigianato. L'urbanistica era incentrata sui palazzi (più piccoli di quelli orientali, con stanze in "disordine" messe attorno a un cortile, privi di mura). Nel 1350 a.C. Creta viene invasa e conquistata dai micenei, la cui politica era basata sul principato indipendente e su una casta di aristocratici guerrieri. Essi, però, si dedicavano anche alla pirateria e al saccheggio, il più famoso senza dubbio è quello di Troia (1273 a.C.). Il palazzo miceneo è fortificato, ed il centro non è più il cortile, bensì il megaron, e le sepolture nobili vengono eseguite secondo il modello del tholos. Le arti che si sviluppano di più sono l'oreficeria e la ceramica. Una delle conquiste della civiltà micenea è la scrittura, la lineare B, che sta al Greco del V secolo come il Volgare all'Italiano attuale.
Il medioevo ellenico: nel XII secolo a.C. i palazzi micenei vengono distrutti e si verifica un arretramento della cultura: sparisce la scrittura (lineare B), l'economia diventa di sussistenza; tuttavia si riscontrano cambiamenti culturali importanti: è infatti un periodo di transizione fra cultura del basileus e cultura della polis. La Grecia sviluppa l'arte della ceramica: vediamo quindi la nascita dello stile protogeometrico (1050/850), che evidenzia l'attaccamento del popolo greco all'idea di kosmos. Nell'850 c'è una rinascita economica e quindi culturale: gli agglomerati urbani presentano l'acropolis dove ci sono il palazzo del re e il santuario della divinità protettrice della città (si passa dal venerare gli dèi all'aperto a riservare degli spazi sacri solo a loro, si comincia a rappresentarli con statuette di terracotta) mentre il popolo vive nell'"astu", la zona residenziale fortificata, le case non sono più capanne ellittiche, ma rettangolari; nasce lo stile geometrico, caratterizzato dalla decorazione a meandro (una doppia linea riempita con tratteggi e che si avvolge su se stessa). Al tempo dei micenei, però, nasce un pilastro della cultura greca: l'èpos. È grazie a quello che i Greci si riconoscono come tali, non alla paideia o all'agorazein (racconto di Erodoto sul re sciita Scile), e ci sono alcuni miti che esprimono questo periodo. Quale è, però, il discrimine fra protogreco e greco? Possiamo individuarlo non in un contesto geografico o linguistico, bensì politico: il passaggio dalla civiltà palazziale alla città-stato. Il passaggio da un modello all'altro (1273/1100 a.C) è presente già nei poemi e nei miti: nell'Odissea Odisseo al suo ritorno trova una struttura politica che non è più monarchia, e già il mito di Clitennestra porta in scena la caduta della monarchia e della serie di vendette private, per fare spazio al tribunale cittadino.
L'Eubea e Lefkandi: penisola situata a destra dell'Attica, è, nei secoli fra il X e il VII regione fiorente con le città di Calcide ed Eretria, il cui popolo è composto principalmente da navigatori e colonizzatori. Là è stata rinvenuta una necropoli. Come vediamo dall'immagine, l'edificio ha una pianta complessa: si apre con un porticato, seguito da una camera che introduce la camera mortuaria, ed è absidato. Molto probabilmente era un edificio composto da mattoni crudi, sostegni di legno e tetto di paglia, sebbene le fondamenta, l'unico elemento rimastoci, siano in pietra. Anche se i materiali sono poveri, l'edificio aveva funzione monumentale. La sua lunghezza, 39 metri, testimonia che era la tomba di una persona importante: avendo trovato lo scheletro di quattro cavalli e un urna cineraria contenente monili femminili, immaginiamo che fosse la sepoltura di un eroe, il cui corpo è sepolto là, e che con lui abbia voluto portare nell'oltretomba tutte le sue "proprietà": gioielli, cavalli e moglie. Nel corredo funebre sono stati trovati sia vasi di diverso uso (puxidai, udriai, lexitoi, skifoi), di produzione locale, ateniese e cicladica, i quali presentano decorazione protogeometrica a meandro. Sono stati trovati anche crateri, testimonianza che la cultura del simposio e dell'epos esisteva già. Vi sono anche statuette, fra cui quella di un centauro di terracotta (fine IX secolo), creatura che affascinava i Greci per la convivenza di natura ferina e umana; spesso sono intesi dal mito come violenti (centauromachia delle nozze di Piritoo) oppure come creature dall'intelligenza sottile e cultura elevata (Chirone). La ferita sulla coscia che presenta è interpretata da alcuni come un difetto di cottura, da altri come la ferita inferta al centauro Nesso da Eracle: ciò dimostrerebbe che la mitologia era già vivissima.
I reperti di Ischia: Una necropoli assai simile la troviamo ad Ischia (in greco Pitekousa, 770 a.C.), prima colonia (apoikia=lontano da casa) greca secondo Strabone, seconda a Cuma (750 a.C.) per quanto racconta Tucidide. Forse Ischia era solo un fondaco commerciale, di Eretria e Calcide, mentre Cuma era di Eretria e Cuma (l'omonima città greca). Si potrebbe supporre che la colonizzazione di Ischia sia anteriore alla guerra fra Eretria e Calcide per la piana di Lelmantina, Cuma posteriore. Anche gli edifici di Ischia erano simili, con tetto di paglia e mattoni d'argilla. Il fatto che troviamo sia vasi di fattura locale che corinzia, e che troviamo monili e fibulae di diverse tradizioni, pure egizia (730) ci fa supporre che la tomba fosse di una donna indigena, e non greca. Negli scavi archeologici sono state trovate tracce di un villaggio, con case ai lati della strada e fognature, ma l'edificio più grande non è un palazzo o un tempio, bensì l'officina di un orafo: esso è absidato. Abbiamo trovato diversi vasi: kotulai, lexitoi, ariballoi.
I vasi greci: La lavorazione seguiva diverse fasi: innanzitutto il vasaio lavorava al tornio il vaso e lo sottoponeva a una prima cottura. Poi o lo stesso vasaio, o il pittore decorava il vaso con stilo e vernice nera, ottenuta dal lavaggio dell'argilla. Si sottoponeva il vaso a una seconda cottura in un forno chiuso, dal momento che la mancanza d'ossigeno faceva ossidare la vernice, poi con la tecnica del graffito si rifiniva. Il vaso è composto da: orlo, bocca, spalle, ventre, ansa e piede. A seconda dell'utilizzo i vasi hanno altezza e consistenza diversa: il lechitos, l'ariballos e l'alabastron sono piccoli, per unguenti, la pixis ha un coperchio, contiene gioielli o cosmetici, l'hydria serve per prendere l'acqua, il cratere, per mescolare il vino, l'anfora per trasportare liquidi e cereali, l'olpe, lo skiphos, il kylix e l'oenoè per bere vino.
Protogeometrico:
- 1000/900 (nero a fregi bianchi)
- Protogeometrico Antico: 900/850 (bianco a fregi neri)
- Protogeometrico Medio: 850/700 (nero con fregi rossi)
- Protogeometrico Tardo: 770/710 torna lo sfondo chiaro
- Lezione due: Il geometrico
Il cratere del Dipylon (750-ad opera del Maestro del Dipylon): Quest'anfora fu commissionata al vasaio come ornamento, e tratto distintivo, un "sema", della tomba di un'aristocratica ateniese, sepolta nel cimitero del Dipylon. Attraverso il piede, forato, le libagioni a lei offerte giungevano sottoterra, alla sua urna cineraria. Il pittore ha rappresentato la scena del funerale della donna, nel momento in cui il corpo viene mostrato per l'ultima volta prima della cremazione: vediamo la defunta distesa sul klinè, il letto funebre, con gli uomini che sollevano il velo che coprirà il corpo mentre viene bruciato. I parenti piangono la defunta, una figura più piccola, forse il/la figlio/a, accarezza la gamba del letto. Il resto del vaso, in proporzione 1:2, è decorato a meandri. Vaso molto alto (1.55 metri), presenta una scansione ritmica particolarmente raffinata, dove la decorazione geometrica segue un crescendo fino al punto di massima estensione del ventre, in cui è raffigurato il compianto funebre. È interessante notare anche la presenza di animali sul vaso.
Aryballos con animali: è un vaso particolare, dal momento che le spalle sono occupate da una scena di naufragio (?): sotto sono presenti fasce con motivi geometrici e due teorie di animali: dei cerbiatti e dei fenicotteri.
Particolare di vaso: teoria di aurighi - forse una processione di eroi oppure una scena di gara sportiva. Inserti geometrici fra le figure come motivi d'ornato.
- Lezione tre: I doni dei templi
Un motivo preponderante della cultura greca è il rapporto con la divinità, particolarmente sentito dai Greci, che, a partire dall'età delle poleis, iniziano a costruire santuari specifici in luoghi sacri, i grandi santuari panellenici (Delfi - Apollo e Artemide, Samo - Hera, Dodona - Zeus, Eleusi - Demetra e Kore). Con l'emergere delle polis inizia a risplendere Atene, che è il centro del concetto di grecità, sebbene non sia sempre stata il centro culturale preponderante (Alessandria nell'Ellenismo e Costantinopoli nel Medioevo). È una città che non ha subito le invasioni dei Dori, stanziatisi nel Peloponneso, né incursioni, bensì mescolanza di popoli. I resti dell'acropoli e dell'area vicina ad essa (da cui sono emerse preziose testimonianze con la costruzione della metropolitana in piazza Syntagma). Si è a lungo pensato che sull'Acropoli ci fosse un palazzo miceneo, invece ciò che è stato trovato sono le vestigia di un tempio di fine VII secolo, mentre alla fine del XIX secolo abbiamo trovato una fonte frequentata in età micenea, dove sono emersi molti frammenti di vasi. Fuori dalle mura si trovava invece una necropoli (il luogo della vita deve essere separato dalla casa dei morti), come il Dipylon, da cui sono emersi altri reperti. È interessante il fatto che si passi dal venerare la divinità all'aperto, e considerare la sua casa i boschi, le sacre fonti eccetera a portarla in un contesto casalingo, fabbricando dei tempietti domestici.
Modello di tempio dall'Heraion di Argo (725/700): il tempietto è a pianta rettangolare, alto 28 cm, e presenta un piccolo pronao e una cella. La decorazione segna la fine del geometrico con motivi naturali come palme e girali, ma l'uso delle linee è ancora molto forte. Interessante è il meandro a scala, e decorazioni orientalizzanti.
Statua bronzea di Zeus come oplita (770/710): due statue identiche, rappresentanti Zeus che brandisce una lancia, penetrando lo spazio intorno a lui. Notiamo che l'anatomia del corpo è molto approfondita rispetto al volto, reso sommariamente. La cintura a fasce stretta in vita aumenta la pressione sull'addome, i cui muscoli sono ben segnalati, come quelli delle cosce.
Gruppo con Zeus e Titano (VIII sec a.C): l'interpretazione attuale è stata suggerita da Buschor, dal momento che prima l'esegesi dell'opera era un incontro fra eroe e centauro. Essenzialità strutturale di fondo, proveniente da Olimpia.
Statua di divinità auriga (VIII sec a.C): probabilmente Zeus, il carro è un attributo generale per le divinità, che vi vengono rappresentate con in mano le redini, le gambe divaricate per garantirsi stabilità e l'elmo, crestato in questo caso.
Frammento di Argo: proveniente da un vaso argivo, rappresenta l'accecamento del ciclope Polifemo da parte di Odisseo e i suoi compagni. Vediamo la lunga lancia che viene conficcata nell'occhio del nemico, e la decorazione a semicerchio che cerca di rendere la roccia.
Cratere di Tebe (700 a.C): rappresenta la fuga di Elena insieme a Paride: lei ha una corona in mano, che poi diventerà attributo di Ariadne, c'è una nave a 50 rematori sullo sfondo, le silhouettes sono piene, c'è la volontà di narrare.
Statua votiva di uomo: i volumi sono accentuati, i capelli sono "a gemme", la vita, segnata da una cinta, rappresenta una cesura nella figura. Il committente, Mantikos, chiede al Dio Apollo una buone sorte. Sul capo porta una corona decorata a meandri.
Tempio di Apollo a Dreros (seconda metà dell'VIII secolo): è un piccolo edificio con cella quadrangolare e colonne, il cui tetto è coperto da tegole, con un cuspide triangolare. L'edificio fu ricostruito nel 1930 dagli archeologi, che ne scoprirono la funzione cultuale. È chiamato anche oikos, per la somiglianza più vicina alla casa che al tempio. All'interno c'era una consolle dove erano posti gli Epireilatà, le statuette votive, nel nostro caso di Apollo, Artemide e Leto. Le statue rappresentanti le due Dee sono inferiori in statura, con le mani che si annullano nella veste. Eseguite con la tecnica arcaica della lamina di bronzo battuta su modello ligneo, hanno un senso d'incompletezza. La statua di Apollo è essenziale per quello che riguarda il volto, ma le braccia hanno un vigore particolare. All'interno era presente anche una èteca con ossa e corna di cervo, mitologicamente ucciso da Artemide. Adiacente al muro ovest dell’oikos un vano triangolare con un annesso dotato di vestibolo che conservava contenitori di derrate alimentari, terrecotte figurate e oggetti di bronzo.
- Lezione quattro: Arte fra Gortyna e Olimpia
Timpano dal Monte Ida: datazione ed attribuzione incerta, dovrebbe essere stato creato verso la fine dell'età geometrica. Zeus è rappresentato come pòtnios e accanto a lui ci sono due figure alate, forse i coribanti che, con la loro musica, coprivano i vagiti del bambino appena nato, per non far scoprire la sua esistenza al padre Saturno. Si notano gli influssi orientali nell'ornato, non più geometrico, nella raffinatezza delle vesti e nell'abbandono del rigore formale. Ha grande importanza nel periodo Creta, che ha un ruolo centrale per quanto riguarda i commerci con l'oriente, e la sua fioritura sta fra i secoli XI e VIII. Un porto importante è quello di Gortyna, dove gli archeologi hanno trovato un palazzo. Ci sono scambi con molte civiltà, ma soprattutto coi Fenici, per i quali costruiscono un tempio a Cormos, dedicato a una loro divinità. Fondamentale per la scoperta dell'arte cretese sono stati gli scavi di Federico Halberr, nato nella metà del 1800, il quale studiò archeologia alla scuola di studi superiori fiorentina, sotto l'egida di Comparetti, che gli suggerisce di iniziare i suoi scavi proprio a Creta. Là rinviene diversi dischi, simili a quello di Zeus appena visto, ma soprattutto tripodi. Scelse di scavare a Gortyna perché aveva trovato delle iscrizioni molto antiche, ma il villaggio sotto l'impero ottomano non era nulla di più che un agglomerato di case contadine.
Tripode bronzeo: il tripode è molto importante all'interno dei rituali pagani, contiene incenso, fuochi sacri eccetera. La bocca è spesso ornata da sporgenze che ricordano animali fantastici o meno.
Grifone bronzeo (metà del VII secolo): ritrovato a Olimpia, ma di sicura fattura argiva. Notiamo qua lo sforzo per sottoporre la figura demoniaca a leggi organiche.
Oinochoe cicladica (metà del VII secolo a.C): l'oinochoe presenta la parte superiore a forma di testa di grifo, dal cui becco veniva versato il liquido. Ha motivi tardo-geometrici nell'ornato, con andamenti angolari e rettilinei, sulla pancia del vaso notiamo un leone che divora un cervo e, dalla parte opposta, due cervi che pascolano. La peculiarità del vaso è l'alternanza di colore pieno, vuoto e picchiettato.
Lastra bronzea con Cassandra e Clitemnestra (metà del VII secolo): probabilmente apparteneva a un tripode, è una rappresentazione molto vivida dell'omicidio perpetuato da Clitemnestra (in basso, per collocazione morale) che afferra Cassandra (più grande e nobile) per i capelli, tirandole indietro la testa come un agnello sacrificale e trafiggendola.
Epistema di scudo: rappresenta un grifone, era la parte centrale di uno scudo bronzeo.
Piatto di Braysios: proveniente da scavi secondari, rappresenta un uomo che cerca di abbracciare un mostro dipinto di bianco (colore con cui vengono rappresentate le donne): è Peleo che insegue Teti. Ella, contesa fra Zeus e Poseidone, andò per intuizione di Dioniso in sposa a Peleo, ma era riluttante a sposare un mortale. C'è una ricerca generale della gravità, la tecnica prevede la linea di contorno.
Pynax di Gortina: L'uccisione di Agamennone (metà VII secolo) vediamo Agamennone nel centro della scena, con una gamba che tradisce la sua reazione all'azione della moglie, che si inclina, come se stesse parlandogli dolcemente mentre lo uccide. Alle sue spalle Egisto, complice del delitto, ed entrambi tengono un lembo del mantello sulla testa di Agamennone, come per tenerlo fermo. Notare il panneggio sulla gonna di Clitemnestra.
Rilievo con Potnios da Gortyna (seconda metà del VII secolo): proveniente dal santuario di Atena, abbiamo la raffigurazione di un Signore delle bestie protettivo, che tiene una mano sulla testa dei suoi animali, grifi con corpi di levrieri e teste di cigni. Le gambe, lunghissime, sono scattanti.
Rilievo con Potnios da Argo (650 a.C): influenzato dai modelli cretesi. È alato, in mano tiene dei tralci.
Pinax con sfingi da Gortyna (650/625): molto raffinata, presenta due sfingi simmetriche a un'infiorescenza. I volti sono molto femminili, il rilievo è delicatissimo, si dà rilievo a particolarità del volto e del corpo, snello e allungato.
Corazza da Olimpia (terzo quarto del VII secolo): raffinatissima, rappresenta la liberazione di...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Lezioni complete Archeologia pubblica
-
Lezioni, Archeologia romana
-
Archeologia greca - lezioni
-
Lezioni, Archeologia romana