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Il bambino in età prescolare e l'importanza della lettura

Il bambino in età prescolare è naturalmente propenso ad ascoltare le storie raccontate dai grandi, perché in tal modo entra in contatto e si impossessa del mondo degli adulti, dando concretezza alle sue emozioni. La lettura, sia ad alta voce che il racconto orale, contribuisce notevolmente allo sviluppo psico-fisico del bambino, lo coadiuva nella costruzione di una propria personalità, arricchisce il suo lessico e favorisce il successo scolastico.

L’atto della lettura non è spontaneo, va incentivato, perché si basa su una disposizione volontaria del bambino, dovuta alla motivazione e all’interesse. Pertanto, gli adulti devono sostenere il bambino nel suo percorso di acquisizione del piacere e del bisogno di leggere. Ovviamente le imposizioni sono dannose; come sostiene Rodari, il docente deve utilizzare strategie motivanti, accattivanti, semplici ma non banali, per creare il clima pedagogico idoneo a favorire l’incontro con la lettura non meramente strumentale.

Scegliere il libro giusto, valutare la qualità di un testo, la bellezza e la funzionalità delle illustrazioni, proporre un libro nel modo corretto, incoraggiare a leggere senza prevaricare il bambino, sono competenze non scontate. Formare giovani lettori motivati significa prevenire l’esclusione e il disagio sociale, l’analfabetismo di ritorno, contribuire allo sviluppo culturale ed economico di un paese.

Educare alla lettura

Una storia per crescere

La narrazione di storie è il modo più antico della conoscenza umana. Il racconto costituisce ancora per il bambino il primo strumento di interpretazione e di modellizzazione dell’esperienza quotidiana, di se stesso, degli altri. Bruner parla di pensiero narrativo, basato sulla tendenza umana a costruire narrativamente la realtà, a comunicare i significati che noi cogliamo nell’esperienza, ad interagire con gli altri e con l’ambiente in base a criteri culturalmente condivisi, elaborando l’esperienza sotto forma di storia.

La cultura è una dialettica, piena di narrazioni alternative di ciò che è o potrebbe essere. Le narrazioni, già nella primissima infanzia, assumono valore in quanto ci spingono ad assorbire precocemente alcuni copioni, che influenzano il nostro modo di leggere la realtà.

Leggere: esperienza della mente e avventura del cuore

Saper leggere con facilità presuppone l’acquisizione di abilità adeguate, cognitive e culturali, il cui risultato è la costruzione di una rete semantica gerarchicamente ordinata. È necessario predisporre attività che facilitino l’acquisizione di una competenza narrativa: l’ascolto, la conversazione, la costruzione e scomposizione di storie, la lettura ad alta voce dell’educatore.

Calvino disse che “scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto”. Ma la peculiarità della fruizione è la non univocità dell’interpretazione, nella possibilità offerta ad ognuno di ricostruire il testo. Qualsiasi emozione della vita reale può essere rappresentata dalla lettura, sia pure in forma simbolica e mediata.

La lettura in quanto processo costruttivo e non solo di passiva ricezione, consente di collocare le emozioni negative in un contesto critico, di metterle in relazione ad altri sentimenti e ad altre idee, perché esse possano essere comprese ed elaborate. Quando il lettore avverte una somiglianza con le vicende di un personaggio, il coinvolgimento lo proietta completamente nella storia, lo fa vivere virtualmente, agendo in modo vicario attraverso le azioni dei protagonisti. Si instaura un rispecchiamento del lettore nelle circostanze vissute dal personaggio, e una proiezione sul personaggio dei propri personali vissuti. Ci si commisura e ci si identifica con il modello.

L’alfabeto dei sentimenti

La lettura è un processo sia cognitivo che emotivo. Le emozioni provate nel processo di lettura, favoriscono lo sviluppo dell’intelligenza personale: intrapersonale e interpersonale. La lettura favorisce la costruzione della competenza emotiva, cioè stimola l’impegno ad essere consapevole delle nostre emozioni. Perciò è importante che non solo i contenuti, ma anche la grafica, la carta, le illustrazioni, la composizione tipografica derivino da scelte raffinate, consapevoli e non banali.

Educare alla parola favorisce la catarsi delle proprie emozioni e previene il disagio giovanile. Identificarsi con il protagonista del libro aiuta molto in ciò. La letteratura per l’infanzia chiama in causa toni, rispondenze, proiezioni, identificazioni che richiamano la vita interiore del bambino e i suoi schemi mentali. Ciò è evidenziato nell’opera di Donatella Ziliotto e Bianca Pitzorno, artefici di una nuova caratterizzazione delle figure femminili, dell’apertura al diverso, alle storie di paura, ai temi fantastici. Temi stimolanti per il lettore bambino.

Gli ultimi due decenni della letteratura per ragazzi sono stati connotati dal fantastico, declinato in horror e fantasy. Strumenti per capire meglio il mondo in cui viviamo. La magia può essere una metafora adattissima a rappresentare il senso di smarrimento del nostro tempo. Ad esempio, in Strega come me di Giusi Quarenghi, in cui la storia del ritrovamento del diario della sua nonnastra si intreccia al racconto fantastico dell’esperienza di formazione di una strega quasi per bene, in un collegio del tutto speciale.

Da una parte la storia si snoda attraverso l’invenzione di un mondo parallelo estremamente vivace, divertente, dall’altra c’è la riflessione continua, sottesa, umanissima, sul rapporto tra normalità, conformismo e trasgressività, che è alla base dello scontro con un certo tipo di insegnamento cui non si riesce ad aderire. Il conflitto viene espresso dalla faccia mutante della strega madre. Al centro c’è la difficoltà di crescere, la paura di cambiare e di perdersi, il bisogno di rimanere se stessi crescendo.

Alla fine del suo percorso, Guia comprende che non è importante trasformare il mondo e le cose, e che la vera magia consiste nel trasformare se stessi, vivendo la vita pienamente, trovando il coraggio di affrontare rischi e solitudini, colmando con la propria forza interiore le inadeguatezze del reale. Fiabe contemporanee volte non già a rassicurare, ma a specchiarsi in creature la cui identità è incerta quanto la sua, e che mostrano di possedere impulsi crudeli che spesso gli viene chiesto di reprimere.

Come nei racconti di Dahl, la capacità di rappresentare la realtà nella sua crudezza e sofferenza, ma anche il coraggio e la speranza necessari per affrontarla. Le vittorie dei suoi personaggi non sono mai piene, ma venate di una struggente malinconia, che fa della stessa amarezza un punto di forza. Ridley ha introdotto nei suoi libri uno stile cinematografico, un ritmo narrativo concitato, dinamico, mentre il registro è spesso surreale e grottesco, deforma la realtà trasformando il mondo adulto in caricatura, inadeguato e indifferente, e la lingua è spesso trasgressiva, gergale, irriverente, sempre funzionale alla caratterizzazione dei personaggi e alla descrizione dell’ambiente. Una scrittura che troviamo in Italia anche in Rodari, Pitzorno, Piumini.

Le tinte forti sono un topos nella moderna letteratura giovanile, come ad esempio l’uso del gotico orientato verso la paura per ridere, la parodia, l’ironica sdrammatizzazione, con la conseguente riduzione delle figure tradizionali del terrore a divertenti caricature e grottesche macchiette, o verso la produzione seriale e stereotipata, proposta da collane come Piccoli brividi, improntate sulla prevedibilità dell’intreccio e sull’immedesimazione immediata da parte del lettore.

Il gotico classico sopravvive nella letteratura per adolescenti, che dietro una convincente e realistica rappresentazione della vita di tutti i giorni, introducono una spiazzante rivelazione che niente è come sembra, e che molti aspetti sulla reale natura degli adulti sono giustificati. Leggere significa anche imparare a decentrarsi, confrontarsi con molte realtà diverse dalla nostra, anche terribili e crudeli. La complessità del mondo produce libri complessi, che mettono in campo conflitti inevitabili, e l’instabilità diventa un modus vivendi e non consente di coltivare certezze.

Anche i racconti di guerra diventano spaccati di storia sociale che copre tre aree, spesso interrelate: la letteratura per l’infanzia, il racconto di attualità e il romanzo storico. La letteratura per ragazzi non è solo uno specchio dell’interiorità di questi, ma rappresenta anche una palestra di vita dove, senza alcuna imposizione, si crea una maggiore disponibilità empatica verso l’altro, che funga da scuola di comprensione umana.

La letteratura per l’infanzia oggi: un’identità complessa

La letteratura per l’infanzia include varie dimensioni: è letteratura di educazione, un corpus di testi scritti dagli adulti per i giovani, con intento più o meno velatamente educativo; è letteratura di elezione, composta da libri letti dai più giovani per libera scelta; è produzione letteraria giovanile, vi sono opere scritte dai ragazzi per un destinatario giovane e complice.

La letteratura per l’infanzia, nonostante il grande successo, è ancorata ancora a pregiudizi che la relegano a letteratura di serie B. Anche Croce nel 1905 sosteneva che la letteratura per un pubblico “bambinesco” non è letteratura vera. Antonio Faeti, invece, nel suo volume del 1977 “Letteratura per l’infanzia”, che definisce la letteratura per l’infanzia come qualcosa di diverso e di più della letteratura tradizionale: testi per eccellenza polisemici, articolati, scomponibili, a più livelli di significazione, aperti alla collaborazione attiva del lettore, alle sue interpretazioni, ai suoi tradimenti. Un territorio di frontiera sempre aperto a qualunque novità e variazione, come afferma Boero. Come ribadisce Beseghi, la letteratura per l’infanzia è dal punto di vista epistemologico un’interrelazione di strumenti, linguaggi, discipline: “il contesto è storico, l’ambito è letterario, le fondamenti sono filosofiche, la specificità del destinatario è pedagogica, i rimandi sono iconografici, i prolungamenti sono massmediologici”.

Le istanze epistemologiche della pedagogia e quelle della letteratura cooperano per la definizione di un campo in cui il termine giovanile perde la sua dimensione scolastica, per vedere riconosciuta la sua importanza categoriale, connotata dall’intenzionalità educativa, che costituisce tutto il percorso educativo dell’uomo.

Educare allo sguardo: i libri illustrati come risorsa formativa

L’illustratore per l’infanzia è sempre in bilico, oggi, tra le spinte innovative sperimentali dell’arte e la forza delle leggi di mercato. Raccontare per immagini in modo non scontato, ma complesso, problematico rappresenta un momento fortemente educativo, che stimola a crescere e a migliorare. L’illustrazione riveste una specifica funzione motivazionale, sia verso il libro come oggetto che verso la lettura vera e propria. In questo senso, le illustrazioni attivano il coinvolgimento emotivo, perché il piacere del testo si prolunga nel piacere della figura.

Nella Storia di Erika, illustrata da Roberto Innocenti, la particolare scelta cromatica, l’uso prevalente del bianco e del nero, in tonalità di grigio caldo e freddo, potenziano il senso del dramma evocato da una storia sull’Olocausto. Secondo Sendak, compito dell’illustratore è quello di espandere, collaborare, illuminare, tradurre le parole in immagini.

Il potere conoscitivo ed ermeneutico (interpretativo) dell’alchimia di parole e immagini. L’illustrazione di qualità favorisce un’interpretazione testuale non superficiale: illustrare vuol dire commentare visivamente, l’artista diventa co-autore del testo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/04 Pedagogia sperimentale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lola878 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura per l'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Filograsso Ilaria.
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