Giacomo Leopardi
Quando si parla di giacomo leopardi si tende ad identificare la sua figura come un
uomo singolare, deforme, infelice respinto dalle donne e rifiutato dalla società.
Effettivamente si trattava di un uomo con gravi problemi di salute ma non per questo
da deridere. È infatti il poeta del coraggio, animato da un contrastato amore per la
vita.
La vita
Giacomo Leopardi nasce nel 1978 a Recanati (piccolo centro dello stato pontificio) in
una famiglia di nobili origini di cui il padre era il Conte Monaldo. Egli però trascorre una
vita infelice, prigioniero di un ambiente chiuso, conservatore, tradizionalista e figlio di
un padre bigotto, religioso, devoto al potere del papa. L’unico suo svago era
rappresentato dalla cultura e dalla sete di sapere; usufruisce infatti della biblioteca
molto fornita del padre, grazie alla quale riesce a compiere studi letterari. Ben presto
però il Conte Monaldo si rivela un cattivo amministratore dei beni di famiglia tanto che
delega al suo posto la moglie Adelaide Antici.
La difficoltà economica in cui riversava la famiglia Leopardi ebbe un grave effetto
anche sui rapporti familiari. La famiglia leopardi avvia infatti una gestione familiare
caratterizzata dalla parsimonia non solo per quanto riguarda l’aspetto economico ma
anche per quanto riguarda rapporto genitori-figli che fu sempre caratterizzato da
freddezza, formalità, bigottismo e moderazione.
Anche i contatti sociali si rivelarono rari; Leopardi approfittò dello studio per evadere
dalla realtà. Ben presto infatti si emancipò da ------------e insegnanti scegliendo di
studiare da autodidatta il greco e l’ebraico.
Nel frattempo compone saggi eruditi, traduce e legge i grandi autori greci e compone
opere poetiche di stampo classicista. Definisce questo periodo come “sette anni di
studio matto e disperatissimo”. Intanto avendo scarse possibilità di stabilire rapporti
d’amicizia, avvia scambi epistolari con uomini di cultura. Emblematica è l’amicizia
epistolare che avvia con Pietro Giordani, grande esponente della cultura classicista del
tempo, che dal punto di vista poetico si rivelò laico e liberale. In questo carteggio
emerge la malinconia di leopardi che esprime il desiderio di abbandonare Recanati per
emergere e sottrarsi alla sua famiglia.
In seguito a questi anni di studio egli ha visto aggravarsi i problemi fisici tra cui
l’abbassamento della vista e la scogliosi che gli deformò schiena e petto.
Nel 1818 pubblica due canzoni civili: “All’Italia” e “Sopra il monumento di Dante”. I
patrioti italiani, i carbonari, accolgono i componimenti con favore pensando siano
dedicati a loro, ma in realtà leopardi vuole criticare l’attività risorgimentale. Egli infatti
cogli l’occasione per esaltare le virtù italiche.
Nel frattempo Il Conte Monaldo rimane preoccupato perché Leopardi rischia di
incorrere nelle persecuzioni della polizia pontificia. Pertanto quando nel 1819 Leopardi
raggiunta la maggiore età richiede segretamente il rilascio di un passaporto e progetta
di scappare, il padre sventa il suo tentativo di fuga facendo cadere il figlio in una
profonda disperazione che lo porta a valutare il suicidio come strumento di evasione. Il
padre pertanto comincia a esercitare un controllo su di lui.
La tristezza si accompagna alla produzione letteraria; in questi anni compone
“L’Infinito”, “La sera del di di festa”, “Bruto minore” e l’ “L’ultimo canto di Saffo”. Da
anche inizio alla sua riflessione sull’infelicità umana che vede come una scostante
dell’esperienza umana: la vita degli uomini è divisa tra la grandezza delle aspirazioni
umane e i limiti della realtà.
Nel 1822 il Conte Monaldo decide di permettere a Giacomo di lasciare Recanati;
Giacomo viene inviato a Roma presso lo zio dove egli spera di trovare un ambiente
aperto al dibattito culturale; l’atmosfera però non si mostra diversa da quella di
Recanati e si rivela una grande delusione. Leopardi torna a Recanati e qui alimenta le
sue riflessioni e avvia la stesura delle “Operette morali” che completa nel 1827 a
Firenze.
Nel 1825 riceve una proposta di lavoro da parte dell’editore milanese Stella affinché
fosse il curatore di un edizione completa delle opere di Cicerone. Egli accetta
immediatamente e si trasferisce a Milano. Negli anni 1825-1828 fa numerosi viaggi a
--------------- mentre porta a termine il suo incarico.
Traspare il suo carattere irrequieto, affannato dagli interrogativi esistenziali; conosce
ed intrattiene cordiali rapporti con intellettuali romantici e liberali del tempo (Capponi,
Tommaseo e Colletta ), ma non condivide le loro posizioni perché è consapevole della
completa condizione esistenziale dell’ uomo: non ci sono forze che migliorano la
situazione italiana. Si oppone all’idea di una letteratura socialmente utile perché
l’infelicità dell’uomo dipende solo dalla condizione umana. Esalta la poesia come unico
strumento di consolazione dell’uomo: è infatti un diletto per l’animo umano.
Nel 1828 ritorna a Recanati sia per le condizioni di salute sia perché ha terminato il
suo incarico. Termina la composizione dei ------------------------chiamati
anche “Ciclo Pesaro - recanatesi” perché iniziò la stesura a Pisa e la completa a
Recanati. È però assalito dalle antiche ansie e dagli antichi tormenti.
Nel 1830 consapevole della triste condizione in cui versa Giacomo Leopardi, i suoi
amici fiorentini decidono di offrirgli un affitto mensile per permettergli di allontanarsi
da Recanati. Giacomo accetta a malincuore pur sapendo di non potere restituire i soldi.
Si trasferisce cosi a Firenze. Nel 1831 si innamora di Fannì Taggioni Tolzetti. L’amore
non ricambiato lo ispira alla produzione del “Ciclo di Aspasia”. E’ infatti travolto da una
grande passione. Nello stesso anno il padre compone
dei dialoghetti, critica ai moti insurrezionali dello stato pontificio. Alcuni critici del
tempo individuano Giacomo come autore dell’opera perché questa viene pubblicata
anonima, non sapendo che questi la reputa orribile e infame. Ne rimane pertanto
offeso.
A Napoli incontra il principe Antonio Ranieri esule napoletano che si era trasferito a
Firenze. Quando le condizioni di giacomo peggiorano questo lo porta con se per
cercare di guarirlo . Nel 1833 si trasferiscono a Napoli in una villa vicino al Vesuvio.
Qui compone “la Ginestra” opera in cui esalta il pensiero materialistico e
regionalistico, base su cui fondare………………., cura inoltre un edizione completa dei
canti e delle operette morali. Muore a Napoli nel 1837.
Lo zibaldone
Leopardi è profondamente colpito dall’idea dell’infelicità che lui non ritiene soggettiva
ma collettiva in quanto dato costante dell’esistenza umana. Questa convinzione
scaturisce dalle sue osservazioni sulla vita e sulla realtà. Dal 1817 al 1832 riporta per
iscritto pensieri e riflessioni. Tiene dunque un diario che prende il nome di Zibaldone
dei pensieri. Testimonianza del nascere e dello svilupparsi delle sue idee. Si tratta di 7
quaderni di 4500 pagine in cui egli scrive tutto in maniera confusionale perché non era
destinato alla pubblicazione. È però utilissimo per noi per capire la sua poetica.
La parola Zibaldone secondo alcuni deriva da Zabaglione, secondo altri da Sabbana o
Zibalda, si tratta comique di cibi preparati con vari ingredienti. Si può dunque dedurre
che il significato intrinseco sia “ mescolanza senza criterio”.
Proprio attraverso la lettura dello Zibaldone si può osservare lo svilupparsi del
pensiero dell’infelicità. Elabora la teoria del piacere e si interroga sul motivo per il
quale gli uomini sono infelici: egli si basa sulle teorie………. Pertanto sostiene che
l’uomo è per natura stimolato da un continuo desiderio di piacere, pensiero incessante
e istinto urgente che può essere appagato solo con un piacere illimitato, infinito e
pertanto irreale. L’uomo tende quindi a desiderare sempre di più ma rimane ogni volta
insoddisfatto. L’infelicità deriva dall’insuperabile distanza tra infinità del desiderio e la
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