L’OTTOCENTO
Lo storico inglese Eric Hobsbawn è da tutti conosciuto per la sua definizione del Novecento come “secolo breve”,
ma molti non sanno quale sia il motivo di tale definizione. Dal punto di vista del mero computo degli anni è evidente
che un secolo non possa durare né più né meno di cento anni, e allora perché questa nomenclatura?
Hobsbawn, come ormai dovrebbe essere ovvio, non intendeva con il termine secolo quel periodo di cento anni che
va dal 1901 al 2000, bensì un arco temporale (più o meno lungo) tra due eventi di profondo impatto nel corso storico.
La contrapposizione istaurata da Hobsbawn tra l’Ottocento e il Novecento ha come base proprio questa particolarità:
nessuno dei due secoli inizia nell’anno 1801 o 1901, e nessuno dei due termina con il 1900 o il 2000.
Il XIX secolo inizierebbe da quella che Hobsbawn ha etichettato come “duplice ovvero il
rivoluzione”, sovrappor-
si della Rivoluzione Industriale alla Rivoluzione Francese. E, in effetti, sono due eventi che coinvolsero e soprattutto
modificarono pesantemente il corso della storia. Seppure in campi profondamente diversi, gli effetti delle due rivolu-
zioni furono di portata talmente vasta da spingere Hobsbawn a considerare il loro scoppio quasi contemporaneo come
la fine di un secolo e l’inizio di quello che è stato definito il “lungo Ottocento”.
Per cui il XIX secolo parte dall’anno 1789, per l’esattezza dal 14 Luglio 1789. Ciò che nacque in Francia dalle ce-
neri dell’Ancien l’entrata in gioco nella vita po-
Régime, gli ideali di liberté, égalité e fraternité propugnati dal popolo,
litica di nuovi individui e di nuove idee furono alla base di un secolo di cambiamenti così vistosi che il mondo non sa-
rebbe mai più potuto tornare alla normalità, nonostante tutti i tentativi che si susseguirono uno dopo l’altro e che falli-
rono miseramente. Le idee della Rivoluzione trovarono un consenso troppo ampio perché potessero essere fermate con
decisioni prese a tavolino, sia pure dai più influenti membri delle potenze europee.
L’EUROPA DOPO LA RIVOLUZIONE FRANCESE
–
(1792 1815)
L’importanza della Rivoluzione Francese non può essere messa in discussione, nonostante le tante ombre del peri-
odo che seguì subito dopo (il famoso Terreur, il Terrore). Gli ideali illuministi avevano finalmente trovato nel popolo
francese piena espressione, ma nessuno poteva immaginare che l’Assemblée Nationale sarebbe durata così poco. Dal
1792 al 1795, la Francia è a tutti gli effetti la prima repubblica in Europa, in cui il popolo detiene veramente il potere.
La figura del generale Bonaparte, fervente sostenitore delle idee rivoluzionarie, entra in gioco proprio in questi anni
Dopo le vittoriose campagne d’Italia (1796-1797) e d’Egitto (1798), Napoleone tornò in Patria come un
repubblicani.
eroe e con il famoso colpo di stato del 18 brumaio 1799, rovesciò dapprima il Direttorio e poi si fece nominare Primo
console di Francia, di fatto accentrando nuovamente tutti i poteri dello stato nella sua persona. In pochi anni, la situa-
zione era tornata ad essere quella dello stato
pre-rivoluzionario: nel 1804, il senato francese
nominò Napoleone “Imperatore dei Francesi”
restaurando quella monarchia che la Rivoluzio-
ne aveva eliminato neanche due decenni prima.
Proprio il periodo imperiale napoleonico sarà
per l’Europa uno sconvolgimento epocale. La
l’esercito migliore d’Europa e
Francia aveva
Napoleone era un ottimo generale: in breve
l’Impero raggiunse dimensioni immense, com-
prendendo tra le altre l’Italia, la Spagna,
l’odierna Germania e svariate parti della Polonia.
Le altre potenze europee (Inghilterra, Prussia e
Austria) si sentivano chiaramente minacciate
dal colosso Francese e si coalizzarono in quella
lega che poi sarebbe stata battezzata Santa Alle-
con lo scopo di arginare l’impetuosa marea
anza
napoleonica, seppur con scarsi successi nei pri-
mi anni.
L’epopea napoleonica comincia la sua parabola discendente nel 1812: l’imperatore
solo di Francia, fino a quel
momento alleato dello Zar di Russia Alessandro I, infrange i trattati e marcia su Mosca sul finire dell’estate. Il gelo e
segnarono la fine del sogno napoleonico di dominare l’intera Europa. La
le tattiche di guerriglia dei russi Grande Ar-
mée francese si ritrovò pesantemente mutilata dalla disastrosa campagna di Russia: di 611.000 uomini che partirono,
ne tornarono in patria meno di 100.000.
Il resto è ben noto: l’esilio di Napoleone all’Elba, il suo ritorno in Francia, la definitiva sconfitta a Waterloo da par-
te delle forze della coalizione e il suo definitivo esilio a Sant’Elena sono gli ultimi eventi dell’Impero napoleonico. A
questo punto, eliminato Napoleone, non restava che raccogliere i pezzi di un’Europa distrutta dalla guerra. E quale
modo migliore di farlo che ripristinare lo status quo ante-rivoluzione: il Congresso di Vienna servirà proprio a questo
scopo. – L’EQUILIBRIO
IL CONGRESSO DI VIENNA RIPRISTINARE
(1815) napoleoniche, era evidente che l’Europa neces-
Dopo lo sconvolgimento della Rivoluzione Francese e le campagne
sitasse di una regolamentazione che scongiurasse il sorgere di nuove minacce.
Nel Congresso di Vienna si confrontarono due linee politiche contrapposte: coloro che volevano un puro e sempli-
con la storia trascorsa; “conservare
ce ritorno al passato e quelli che sostenevano la necessità di un compromesso pro-
gredendo” era la loro parola d'ordine. Questo contrapposto modo di pensare l'azione politica nasceva paradossalmente
da un unico punto di origine ideale.
Nell'età della Restaurazione avanzava, infat-
ti, una nuova concezione della storia che smen-
tiva quella illuminista basata sulla capacità degli
uomini di costruire e guidare la storia con la ra-
gione. Le vicende della Rivoluzione francese e
il periodo napoleonico avevano dimostrato che
gli uomini si propongono di perseguire alti e
nobili fini che s'infrangono dinanzi alla realtà
storica. Il secolo dei lumi era infatti tramontato
nelle stragi del Regime del Terrore e il sogno di
libertà nella tirannide napoleonica che, mirando
alla realizzazione di un’Europa al di sopra delle
singole nazioni, aveva determinato invece la ri-
bellione dei singoli popoli proprio in nome del
loro sentimento di nazionalità.
Ciò che si decise con il Congresso di Vienna
fu il ripristino degli assetti territoriali
dell’Europa prima della Rivoluzione Francese (e
di Napoleone). L’impero francese fu ovviamente smembrato, con la perdita di tutti quei territori occupati tra il 1795 e
il 1810: il regno si ridusse alla sola Francia (con poche colonie transoceaniche, dato che la maggior parte di esse pas-
sarono all’Inghilterra). Il Granducato di Polonia, possedimento francese sotto Napoleone, ebbe vita travagliata: si de-
cise alla fine per la sua spartizione tra Russia (parte meridionale) e Prussia (parte settentrionale). I quasi trecento stati
dell’antico Sacro Romano Impero (sciolto ufficialmente nel 1809) furono ridotti a trentanove, che andarono quindi a
formare una blanda Confederazione tedesca sotto il controllo congiunto di Austria e Prussia.
prima sotto il controllo diretto di Napoleone, fu nuovamente divisa in diversi stati: il
L’Italia, Regno di Sardegna
riottenne il controllo sul Piemonte e la Savoia; il Sud Italia venne ceduto ai Borbone che vi istaurarono il celebre Re-
gno delle Due Sicilie (che durerà fino a Garibaldi); i territori del centro Italia torneranno nelle mani del Papa (alleato
con l’Impero Austriaco), con l’eccezione della Toscana dove verrà ripristinato il Granducato sotto il controllo della
famiglia austriaca Lorena, e a nord si avrà la confederazione del Lombardo-Veneto sotto il controllo Austriaco.
“NUOVA ANNI”
LA PACE DEI CENTO
(1815-1914) l’Europa è nuovamente in pace e questa volta
Con il Congresso di Vienna si torna quindi allo stato pre-rivoluzione:
la pace durerà per quasi un secolo (novantanove anni per la precisione). E in effetti, non vi saranno guerre di scala eu-
ropea fino allo scoppio della Grande Guerra.
È questo il periodo dei grandi moti rivoluzionari in Europa:
Nel 1820-1821 si hanno le prime richieste di statuti alle monarchie (come nel caso del Regno delle Due Sicilie
e del Regno di Sardegna);
partono in Francia nuovi moti (poi estesi a tutta l’Europa) che vedranno la sostituzione al re Carlo X
Nel 1830
di Luigi Filippo d’Orléans, che si considerava re non per diritto divino ma per scelta del suo popolo, istituendo
in Francia una monarchia costituzionale;
Nel 1848 assistiamo a quella che è passata alla storia come la Primavera dei Popoli e che è la manifestazione
di quel nazionalismo libertario propugnato dai sostenitori della rivoluzione francese. L’ingresso in campo del-
le masse a seguito della Rivoluzione Industriale (e di quella Francese) aveva avuto come effetto la realizza-
zione dell’anacronismo delle istituzioni del Congresso di Vienna. La Primavera dei Popoli fu senza dubbio un
enorme fallimento, almeno in molti stati. Le uniche eccezioni sono rappresentate dall’Ungheria (che ricevette
l’indipendenza), il Regno di Sardegna (che concesse lo Statuto Albertino), la Prussia e l’Austria (dove venne
abolito il feudalesimo) e la Francia che diviene nel 1848 una vera e propria repubblica (la Seconda Repubbli-
ca francese) a seguito di moti popolari piuttosto violenti.
“CANCELLIERE
IL DI FERRO” E IL NUOVO EQUILIBRIO EUROPEO
–
(1870 1890)
Lo scossone all’equilibrio europeo giunge nel 1870, con la guerra franco-prussiana. La Francia di Napoleone III,
dopo il rovesciamento della breve repubblica nel 1851, mirava a riprendersi quel ruolo di centralità che il Congresso di
Vienna le aveva strappato. Tuttavia, si trovava di fronte ad un vecchio nemico divenuto molto più influente dal loro
Quest’ultimo mirava ad un’unificazione definitiva di Prussia e Confederazione
ultimo incontro: il regno di Prussia.
Tedesca, ma il processo sarebbe stato possibile solo dopo aver scongiurato la possibilità di formazione di una coali-
zione franco-tedesca.
Le abili macchinazioni del ministro Otto von
Bismarck (che falsificò la risposta
dell’imperatore Guglielmo I a Napoleone III,
rendendola oltraggiosa) fecero precipitare gli
eventi in maniera molto rapida. La dichiarazione
di guerra di Napoleone fu immediata. La Francia
credeva di poter contare sull’appoggio di Au-
stria e Italia, ma nessuna delle due potenze (for-
se anche su sollecitazione della Russia zarista)
rispose alle richieste di alleanza.
Le sconfitte francesi si susseguivano ineso-
rabili e la guerra culminò il 1° Settembre 1870
l’esercito prussiano,
con la battaglia di Sedan:
meglio addestrato di quello francese, ebbe rapi-
damente la meglio sul nemico e a Napoleone III
non restò che firmare una resa senza condizioni.
Il 4 Settembre viene proclamata nuovamente la
Repubblica a Parigi (la Terza Repubblica fran-
cese) e la Francia si vede privata dei due territori
sorta dall’unione della Prussia e
di Alsazia e Lorena che passarono nelle mani della neo-formata Germania Unita,
della Confederazione Tedesca.
Da questo momento, Bismarck si fece il garante della pace europea, promuovendo l’instaurazione di una fitta e so-
lida rete di alleanze tra i vari stati europei al fine di evitare una nuova campagna napoleonica. Il cancelliere si impegnò
nella stipulazione di una salda alleanza con Italia e Austria, dando il via a quella che fu definita Triplice Alleanza e
che resisterà fino alle soglie della Prima Guerra Mondiale. Saranno i disaccordi con il nuovo Kaiser di Germania Gu-
glielmo II a porre fine alla gloriosa carriera di Bismarck: il cancelliere si dimetterà nel 1890, lasciando la Germania
nelle mani dell’inetto Leo von Caprivi.
IMPERIALISMO E SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
–
(1880 1890)
Con la pace in Europa è normale che l’attenzione dei vari stati si sposti sugli altri continenti. Nel decennio 1880-
è l’Inghilterra a possedere il più grande impero coloniale
1890 (che comprendeva tra India e paesi confinanti, Austra-
lia, Canada e Sudafrica). È quindi normale che lo stato insulare non vedesse di buon occhio la politica imperialista av-
viata dalla Germania di Bismarck: il dominio sui mari spettava alla sola Gran Bretagna e nessuno avrebbe dovuto
frapporsi. Ma come è ovvio, non si poteva impedire l’espansione di uno stato a tutti gli effetti alleato, e che comunque
non minacciava in maniera diretta i possedimenti britannici. Pertanto, gli Inglese dovettero rassegnarsi e lasciare che
la Germania espandesse i suoi possedimenti in Africa. Tuttavia, questo ritardo nella politica coloniale non permise alla
Germania di stabilire delle colonie ravvicinate come unicum territoriale, e questo fu la debolezza principale
dell’impero coloniale tedesco.
Nello stesso periodo si assisteva nel mondo alla Seconda Rivoluzione Industriale, una nuova fase di invenzioni e
scoperte che contribuirono alla presentazione delle nuove Esposizioni Universali. Le grandi fiere annuali, che ogni
in diverse città d’Europa, erano un modo per i vari stati di esporre le loro conquiste tecnologiche e
anni si tenevano
scientifiche, e mettersi così in gara con i rivali senza dover ricorrere alle guerre, che erano da sempre state il metodo
principale per misurare la maggiore forza di uno stato rispetto ad un altro.
–
LA SITUAZIONE ITALIANA IL RISORGIMENTO
–
(1820 1871)
Abbiamo visto come l’Italia, dopo il Congresso di Vienna, fosse stata nuovamente divisa in svariati regni indipen-
l’uno con l’altro. Il Regno Sabaudo (costituito da Sardegna, Piemonte, Savoia e Li-
denti che nulla avevano a che fare
guria) si fece portavoce di quelle istanze nazionaliste che volevano un’Italia unita e libera dall’oppressore straniero.
L’Italia era stata toccata, come tutti gli stati in Europa, dai moti rivoluzionari della prima metà dell’Ottocento, con
Le idee mazziniane furono d’ispirazione per quegli uomini che si
la nascita di movimenti celebri come la Carboneria.
sentivano “italiani” e che sognavano un’Italia finalmente unita sotto un’unica bandiera. Ma le idee di Giuseppe Maz-
convinto, non potevano essere tollerate dai Re di Sardegna, e il pensatore fu costretto all’esilio. I
zini, repubblicano
moti mazziniani che ebbero luogo in tutta Italia fallirono miseramente, anche a causa della mancanza di comunicazio-
ne tra i gruppi.
Il biennio 1846-1848 portò a significative riforme in campo giudiziario e politico, e il Re Carlo Alberto riunisce i
regni da lui controllati sotto l’unica bandiera del Regno di Sardegna, imponendo quindi le medesime leggi e il mede-
simo governo a tutti i territori.
Il primo tentativo per avere un’Italia Prima guerra d’indipendenza.
unita ci fu il 1848, con lo scoppio della La
guerra intrapresa da Carlo Alberto si risolse in una clamorosa sconfitta (Custoza e Novara sono le città simbolo di tale
portò all’abdicazione del re in favore del figlio Vittorio
fallimento), Emanuele, e si concluse in definitiva con un nulla
di fatto. L’alleanza del regno sabaudo con Napoleone III
Decisivi furono invece gli anni 1859-1860. garantiva al regno ita-
liano un potente alleato contro l’Austria. Gli prevedevano l’annessione al Regno di Sardegna
Accordi di Plombières
dell’intero Lombardo Veneto, e così sarebbe stato se non vi fossero state pressioni da parte di Emilia e Toscana per
a far parte del regno sabaudo. Napoleone III concesse ai Savoia l’annessione delle due regioni a patto che essi
entrare con cui l’Italia si
rinunciassero al Veneto. Napoleone riportò alla luce anche le clausole del trattato segreto del 1859
impegnava a cedere alla Francia la Savoia e il Nizzardo in cambio del centro Italia.
Sempre nel 1860 dobbiamo ricordare l’eroica Spedizione dei Mille Garibaldini verso il Regno delle Due Sicilie.
Sbarcati a Marsala, in poco tempo le giubbe rosse riportarono tutto il Sud Italia sotto il controllo del Re di Savoia, a
cui vennero concesse durante il celebre Incontro di Teano.
Regno d’Italia,
Il 18 Febbraio 1861 venne proclamato il nuovo che mantenne attivo lo Statuto Albertino, e venne
riconosciuto nel 1862 da Inghilterra e Francia, nel 1866 da Austria e Russia.
Mancava solo Roma e il territorio che corrisponde all’odierno Lazio e tuttavia, il regno Sabaudo non si mosse per
quasi dieci anni. Perché tanta esitazione? Che cosa tratteneva il Regno d’Italia dal conquistare Roma? La risposta si
trova oltre le Alpi, in Francia. Napoleone III si era impegnato a difendere lo Stato Pontificio contro qualunque minac-
cia esterna, e il regno d’Italia non poteva permettersi di inimicarsi la Francia. L’occasione perfetta si presentò con la
sconfitta di Napoleone a Sedan, che lasciava sguarnito il papato.
Il 20 Settembre 1870 i bersaglieri del Regno d’Italia entrano a Roma tramite la breccia di Porta Pia e conquistano
la città in nome del Re. L’Italia è finalmente unita, con l’eccezione di Trento e Trieste. Nel 1871 Roma diviene la ca-
pitale del neonato Regno d’Italia.
L’EUROPA –
DEL PRIMO NOVECENTO IL NAZIONALISMO VIOLENTO
–
(1890 1914)
Con le dimissioni di Bismarck cominciano ad incrinarsi i rapporti tra le varie potenze europee e le cause sono mol-
teplici: l’imperialismo e il nazionalismo esasperato sono le due principali.
La questione che emerge fin dai primi anni del Novecento è quella della cosiddetta Polveriera Balcanica. Per
comprendere la situazione bisogna innanzitutto considerare le ragioni che
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