Il «De magia» di Apuleio e la tradizione oratoria a Roma, tradotto e commentato

Il documento costituisce una preziosa risorsa per la traduzione del «De magia» di Apuleio. Il mio lavoro infatti non si limita a tradurre meccanicamente il testo, ma propone tra parentesi la traduzione delle parole meno conosciute al fine di facilitare lo studio: in altri termini, solleva quasi del tutto lo studente dal compito gravoso di cercare ogni singola parola sul vocabolario, perché questo lavoro è quasi sempre già stato fatto.
Inoltre, il lavoro offre anche una panoramica sulla tradizione oratoria della Roma del tempo di Apuleio, con incursioni anche nella cultura greca: il testo è dunque utile tanto a chi voglia solamente tradurre l’opera quanto a chi necessiti anche di un suo commento letterario.
Il documento che pubblico misura pp. 123 senza interlinea, ed è organizzato in modo da porre in parallelo il testo latino con quello italiano, in modo da rendere il più agevole possibile lo studio e la consultazione. I 103 paragrafi del «De magia» non sono stati tutti tradotti ma, come si evince dalla mole del lavoro, comunque la maggior parte.

Su Apuleio ho pubblicato a parte anche una traduzione dei libri IX, XVIII e XX dei «Florida». Per chi inoltre avesse bisogno di entrambi i lavori, ho pubblicato anche un documento unico che li comprende tutti e due. Su Apuleio ho infine pubblicato anche il libro III delle «Metamorfosi».

Di seguito propongo un estratto di traduzione, tratto dal par. 4 del «De magia»:

Capillus ipse, quem isti aperto mendacio ad lenocinium decoris promissum dixere, vides quam sit amoenus ac delicatus, horrore implexus atque impeditus, stuppeo tomento adsimilis et inaequaliter hirtus et globosus et congestus, prorsum inenodabilis diutina incuria non modo comendi, sed saltem expediendi et discriminandi: satis ut puto crinium crimen, quod illi quasi capitale intenderunt, refutatur.

La (mia) stessa capigliatura, che costoro con aperta menzogna dissero essere tenuti lunghi (promissum) per essere seducente con la bellezza (“per lenocinio della bellezza”), vedi (giudice) quanto sia bello ed elegante, aggrovigliato ed impedito per il suo stato ispido (horrore), simile ad un’imbottitura di stoppa e irto in modo ineguale e tutto annodato e gonfio, quasi del tutto impossibile da pettinare (inenodabilis) per la lunga trascuratezza (diutina incuria) non solo nell’acconciarli (comendi), ma addirittura nello spartirli: è stata confutata a sufficienza, mi sembra, l’accusa riguardante i capelli (crinium crimen) che loro mi hanno intentato come se fosse capitale (quasi capitale).

  • Esame di Lingua latina docente Prof. G. Moretti
  • Università: Trento - Unitn
  • CdL: Corso di laurea magistrale in filologia e critica letteraria
  • SSD:
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  • 16-12-2013
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