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CAPITOLO 1

2 definizioni di ECONOMIA POLITICA:

DEFINIZIONE FORMALE: l’economia studia il comportamento umano come relazione tra fini e mezzi

1- scarsi e soggetti ad usi alternativi, in pratica il comportamento economico è un problema di massimo

vincolato; questa definizione è alla base della microeconomia e l’economia politica è vista come una

scienza deduttiva;

2- DEFINIZIONE SOSTANZIALE: l’economia studia la produzione , lo scambio e la distribuzione dei beni che

concorrono al benessere materiale, in pratica l’economia spiega come funziona un sistema economico

storicamente dato; secondo questa definizione l’economia si basa sull’osservazione della realtà e sulla

individuazione di leggi generali ricavabili dall’osservazione della storia, prevalentemente usata nella

macroeconomia.

Entrambe le definizioni hanno dei limiti:

1 tutti massimizzano sotto vincolo?

2 regolarità empiriche basate sul passato, sono adatte a descrivere il comportamento futuro del sistema

economico? (critica di Lucas: visto che il mondo cambia visto che il mondo cambia solo conclusioni

microfondate sono affidabili, mentre le regolarità empiriche, ricavate dal passato, possono rivelarsi fuorvianti

per l’interpretazione del presente e del futuro.

La MACROECONOMIA è quella branca dell’economia che studia i fenomeni e i problemi economici come entità

globali o aggregate riferite generalmente ad un Paese o ad un gruppo di paesi. Si occupa del comportamento

dei principali aggregati economici come il reddito e il prodotto nazionale, l’occupazione, il consumo, il

risparmio e l’investimento, il livello generale dei prezzi, la bilancia dei pagamenti, i tassi di cambio, il bilancio

dello Stato e delle relative politiche. Mentre la microeconomia si occupa delle unità elementari della vita

economica: famiglie, imprese, PA, intermediari finanziari…

La macroeconomia si compone di 3 branche:

1- CONTABILITA’ NAZIONALE: ha per oggetto la rappresentazione, in termini quantitativi, del risultato

dell’attività economica di un paese, in un determinato arco di tempo. Analogamente alla contabilità

aziendale si basa su un insieme di regole che consentono di rilevare i fatti relativi all’attività degli

operatori economici del paese;

2- ANALISI TEORICA: si basa su rappresentazioni semplificate del mondo reale che consentono di fornire

un’interpretazione della situazione economica del paese, di formulare previsioni e di avanzare

proposte di politica economica sui 3 principali oggetti di studio della macroeconomia: crescita

economica, inflazione e disoccupazione;

3- POLITICA ECONOMICA: nell’economia di mercato il coordinamento delle decisioni individuali è basato

sul meccanismo dei prezzi e la domanda e l’offerta di beni sono lasciate all’iniziativa di famiglie,

imprese ed intermediari finanziari. L’economia politica, in capo allo Stato, ha il compito di creare un

contesto legale e istituzionale adeguato e di sopperire alle lacune del mercato ed enfatizzare gli effetti

benefici dello stesso con strumenti appropriati.

sono la piena occupazione dei fattori produttivi e lo sviluppo

Gli obiettivi della politica economica

economico, inteso in senso stretto come processo di incremento costante della capacità produttiva del

sistema con conseguente ampliamento sia delle quantità sia delle varietà dei beni prodotti (crescita

economica), e in senso lato come miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

sono la stabilità monetaria interna ed esterna data dalla stabilità dei

I vincoli della pol economica

prezzi, l’equilibrio del bilancio della pubblica amministrazione, il pareggio della bilancia dei pagamenti;

altri vincolo sono l’equa distribuzione del reddito, l’equilibrio ambientale ecc.

Gli strumenti della pol economica sono il controllo della domanda, attraverso la politica fiscale e

monetaria, e le politiche dell’offerta attraverso le politiche dei redditi e/o di incentivazione.

La macroeconomia nasce negli anni ’30 fondamentalmente per dare la spiegazione e le soluzioni in termini di

pol economica, ovvero di azione dei governi, di una serie di difficoltà che lo sviluppo economico reale dei

principali paesi incontra nella sua storia. Si possono riconoscere 4 periodi per sintetizzare il rapporto tra

macroeconomia e problemi dell’economia reale:

La nascita della Macroeconomia è una risposta alla grande crisi del 1929 e al diffondersi della

1- disoccupazione negli anni ’30. Keynes critica le posizioni neoclassiche, allora prevalenti, affermando

l’instabilità del sistema del mercato e il ruolo stabilizzatore della pol economica. Dopo il 1929 grazie

alla teoria macroeconomica keynesiana si pensa di aver capito le cause della instabilità e di aver

individuato la pol economica adeguata;

Dalla seconda Guerra Mondiale alla fine degli anni ’60 dominano le teorie keynesiane e il periodo è

2- caratterizzato da crescita stabile e inflazione ridotta, è l’età dell’oro per le economie occidentali; si

registra un lungo periodo di crescita nel quale il ciclo residuo consiste solo in accelerazioni o

decelerazioni della crescita, con pochi casi di riduzione del PIL. È il periodo di massimo successo della

macroeconomia keynesiana;

Durante gli anni ’70 e ’80 i paesi occidentali sperimentano un periodo di stagnazione e di inflazione

3- (stagflazione), i fenomeni incompatibili nelle teorie keynesiane, la cui riformulazione consente di

acquisire maggiore consapevolezza degli effetti sul sistema economico dell’azione dei governi.

il problema si affaccia nei primi anni ’70 con la fine dell’accordo di

L’inflazione del periodo ’70 – ’80:

Bretton Woods, fino a quel momento grosse ondate inflazionistiche si erano verificate solo in

corrispondenza della seconda guerra mondiale o negli anni immediatamente successivi, ed erano state

giustificate con la guerra. Le teorie keynesiane non sono in grado di dare spiegazione a questo

fenomeno, progressivamente i modelli macroeconomici ampliano il loro campo di analisi sia rispetto

alle variabili prese in esame sia in riferimento all’intervallo temporale considerato. Negli anni ’90

l’inflazione è sconfitta temporaneamente;

4- L’ultimo periodo è di nuovo caratterizzato da crescita senza inflazione, anche se tale risultato tende ad

essere attribuito più al meccanismo spontaneo del mercato che alle politiche del governo. Nel 2008 ci

troviamo di fronte ad una nuova crisi finanziaria mondiale.

DOMANDA AGGREGATA: quantità complessiva di beni e servizi richiesti per il consumo, per effettuare nuovi

investimenti, per la necessità del settore pubblico e per le esportazioni nette.

OFFERTA AGGREGATA: quantità di beni e servizi che il sistema economico è in grado di produrre, date le risorse

e la tecnologia che ha a disposizione.

Lo studio della macroeconomia si fonda su 3 modelli:

1 BREVE PERIODO: nel BP la capacità produttiva del sistema economico è data perché c’è bisogno di tempo per

aumentarla e i prezzi sono fissi perché per modificarli ci vuole tempo e

AS non c’è convenienza nel rivederli continuamente. La curva di offerta

aggregata (AS) è orizzontale fino al livello di piena occupazione, poi è

AD verticale. La produzione effettiva e, quindi, l’occupazione dipendono dal

livello della domanda aggregata rappresentata da una curva inclinata

negativamente (AD). Se la dom aggregata è inferiore al prodotto di piena

P occupazione (prodotto potenziale= y’) si avrà disoccupazione. In generale

uno spostamento della curva di dom aggregata provoca una variazione

del prodotto senza effetti sul livello dei prezzi, a meno che AD salga fino

ad incontrare il tratto verticale di AS (inflazione da domanda). GAP DI

Y0 Y ’ PRODUZIONE = Y’-Y0.

2 MEDIO PERIODO: nel MP la capacità produttiva del sistema economico è data, invece i prezzi e i salari sono

flessibili. La curva AS è crescente fino al livello di piena occupazione, poi è

AS verticale. La produzione effettiva, e il livello dei prezzi dipendono dalla dom

AD aggregata: se la dom aggregata supera il livello di piena occupazione si avrà

inflazione da domanda; se la dom aggregata è inferiore al livello di piena occupazione i prezzi e i salari

dovrebbero cedere.

3 LUNGO PERIODO: Nel LP i periodi di espansione e recessione si compensano e le fluttuazioni della dom

aggregata non influenzano il prodotto di equilibrio. Fermi restando i livelli di

AS disoccupazione fisiologici tutti i fattori produttivi sono pienamente impiegati e

AD la produzione è sempre al suo livello potenziale (Y’). La AS è sempre verticale,

ma si sposta nel tempo. Y’ è variabile. La teoria della crescita studia i fattori che

aumentano il prodotto potenziale nel LP come accumulazione del capitale, il

capitale umano, il progresso tecnologico ecc.

Y’

CURVA DI OFFERTA AGGREGATA AS: indica la quantità di prodotto che le imprese sono disposte ad offrire in

corrispondenza di ciascun livello dei prezzi; la sua posizione dipende dalla capacità produttiva del sistema

economico.

CURVA DI DOMANDA AGGREGATA AD: indica, per ciascun livello dei prezzi, il livello di produzione in

corrispondenza del quale i mercati dei beni e i mercati monetari sono simultaneamente in equilibrio. La sua

posizione dipende dalla pol monetaria e fiscale e dal livello di fiducia dei consumatori.

Concludendo la macroeconomia ha come oggetto lo studio della crescita e delle fluttuazioni del prodotto reale;

si avvale di modelli per facilitare l’analisi di problemi come la crescita, l’inflazione e la disoccupazione in diversi

orizzonti temporali.

PRODOTTO REALE E INDICE DEI PREZZI

La macroeconomia si preoccupa delle variazioni del prodotto aggregato e verificare se tale variazione è dovuta

al movimento delle quantità o a quello dei prezzi. Il PRODOTTO AGGREGATO è la somma dei valori dei beni

finali prodotti in un sistema economico in un certo periodo:

Z0 = Q1,0P1,0 + Q2,0P2,0 +…+Qn,0Pn,0 è il prodotto aggregato del periodo 0.

Z1 = Q1,1P1,1 + Q2,1P2,1 +…+Qn,1Pn,1 è il prodotto aggregato del periodo 1.

Esiste un modo semplice per distinguere l’effetto delle due componenti prezzo e quantità: basta ricalcolare il

prodotto aggregato del periodo 1 moltiplicando le nuove quantità non per i prezzi correnti, ma per i prezzi del

periodo precedente 0; così si ottiene un nuovo aggregato che non è influenzato dalla variazione dei prezzi:

Y1 = Q1,1P1,o + Q2,1P2,0 +…+ Qn,1Pn,0 dove Y1 è detto PRODOTTO A PREZZI COSTANTI O PRODOTTO REALE e

PRODOTTO A PREZZI CORRENTI O PRODOTTO NOMINALE la variabile Z1.

Ovviamente nell’anno 0 Y0=Z0 cioè il prodotto reale e quello nominale coincidono.

Si può scindere la variazione del prodotto nominale in 2 componenti:

∆Y=Y1-Y0 che è dovuta alla variazione delle sole quantità;

a- ∆P=Z1-Y1 che rappresenta la parte residuale della variazione di Z ed è quindi dovuta esclusivamente

b- alla variazione dei prezzi.

Indicatore della crescita economica è il tasso di variazione percentuale del prodotto reale: ∆Y/Y0=(Y1-Y0)/Y0

Indicatore dell’inflazione è: ∆P/P0=(Z1-Y1)/Y1=Z1/Y1-1 dove Z1/Y1 rappresenta il DEFLATORE del prodotto

aggregato o INDICE IMPLICITO DEI PREZZI.

TREND E CICLO ECONOMICO: si definisce ciclo economico l’alternarsi di fasi di espansione e di contrazione del

prodotto reale rispetto alla sua tendenza di crescita (trend) di lungo periodo. In prossimità del punto massimo

di un ciclo la domanda di beni è particolarmente elevata rispetto all’offerta potenziale e di conseguenza stimola

l’inflazione, mentre in prossimità del punto minimo la domanda è bassa e genera inflazione.

GAP DI PRODUZIONE: è la differenza tra la produzione corrispondente al pieno impiego delle risorse disponibili,

detta anche produzione potenziale, e la produzione effettiva; ci offre una misura dell’entità delle deviazioni

cicliche del prodotto interno dal suo valore di trend o prodotto potenziale. Un gap negativo implica che nel

sistema economico esiste sovraoccupazione, si sta facendo ricorso agli straordinari e il tasso di utilizzazione

degli impianti è superiore alla norma. L’andamento dell’inflazione è inversamente proporzionale ai gap di

produzione.

INDICE DEI PREZZI AL CONSUMO (IPC): è dato dal costo di un determinato paniere di beni che rappresenta i

consumi tipici del cittadino medio.

CAPITOLO 2

CONTABILITA' NAZIONALE

La CONTABILITA’ NAZIONALE è un insieme di rilevazioni contabili-statistiche introdotta nei paesi occidentali

dopo la seconda Guerra Mondiale. In Italia è predisposta dall’ISTAT; serve a definire i concetti e le misure che

descrivono l’economia di un paese, inoltre fornisce un quadro concettuale-sistematico all’interno del quale

sono collocate le diverse grandezze economiche (prodotto, reddito, spesa) e chiarisce le relazioni contabili tra

le diverse variabili.

La suddivisione del prodotto interno dal lato della produzione in redditi percepiti dai fattori produttivi lavoro e

capitale (salari, interessi…) fornisce una traccia per lo studio della crescita e dell’offerta aggregata. La

suddivisione del prodotto interno dal lato della domanda , in consumi, in investimenti ecc aiuta nello studio

della domanda aggregata. Le due contabilità dovranno essere uguali, in condizioni di equilibrio. La misura

fondamentale della produzione in un sistema economico è il PIL, che è il valore di tutti i beni e servizi finali

prodotti da un paese in un certo periodo di tempo. PIL sta per prodotto interno lordo dove lordo si riferisce al

fatto che nel corso del processo produttivo il capitale fisso subisce un’usura fisica e un invecchiamento

tecnologico, quindi una quota del prodotto, l’ammortamento, deve essere destinata al ripristino della capacità

produttiva del capitale. Se dal PIL si detrae l’ammortamento si ottiene il PIN, prodotto interno netto. Il

prodotto nazionale lordo (PNL) misura il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti dai fattori produttivi

residenti in una nazione in un certo periodo di tempo PNL=PIL + RNE(redditi netti dall’estero: redditi ottenuti

all’estero da cittadini e imprese residenti in Italia meno redditi ottenuti in Italia da cittadini e imprese residenti

all’estero).

LA PRODUZIONE E LA REMUNERAZIONE DEI FATTORI PRODUTTIVI

Il lavoro e il capitale sono definiti fattori produttivi e i redditi percepiti da tali fattori, i salari e gli interessi,

vengono definiti remunerazione dei fattori produttivi. La remunerazione del lavoro è pari al salario unitario (w)

moltiplicato per la quantità di lavoro impiegato (n); la remunerazione del capitale è pari al tasso d’int (i)

moltiplicato per la quantità di capitale preso a prestito (k).

I PRINCIPALI SOGGETTI ECONOMICI sono:

LE FAMIGLIE: offrono forza lavoro; ricevono in cambio salari e stipendi (redditi da lavoro); domandano

1- beni e servizi finali (consumano);

2- LE IMPRESE: producono beni e servizi utilizzando beni intermedi e fattori di produzione o produttivi:

lavoro, capitale e risorse naturali;

LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI: le principali funzioni che svolgono sono di produzione (beni pubblici,

3- infrastrutture ecc), di redistribuzione e di regolazione; le principali entrate sono: le imposte dirette che

colpiscono la capacità contributiva dei soggetti, le imposte indirette che colpiscono la produzione e le

importazioni, i contributi sociali; le principali uscite sono: la spesa per consumi finali, i trasferimenti, gli

interessi, gli investimenti, contributi alla produzione;

4- LA BANCA CENTRALE;

LE BANCHE E ALTRI INTERMEDIARI FINANZIARI;

5- IL SETTORE ESTERO.

6-

Il flusso circolare del reddito mette in evidenza che il risultato economico di un Paese, in un certo anno, può

essere rappresentato da tre aggregati principali: prodotto, reddito e spesa. Questi aggregati rappresentano

aspetti diversi della stessa realtà economica e sono quindi tra loro strettamente interdipendenti.

I flussi vengono rilevati dall’istat e presentati in una struttura coerente di conti economici del Paese. Ogni conto

rappresenta un particolare circuito economico. La registrazione dei flussi avviene secondo le regole della

partita doppia: ciascun flusso viene registrato una volta in uscita in un conto e una volta in entrata in un altro

conto. I vari conto sono:

- Conto delle risorse e degli impieghi: rappresenta il mercato dei servizi e dei beni finali mettendo in

evidenza l’offerta aggregata (le risorse=PIL+importazioni) e la dom agg(gli

impieghi=consumi+investimenti lordi+esportazioni);

Conto della distribuzione del PIL: mette in evidenza come il PIL si trasformi in redditi dei fattori

- produttivi che hanno contribuito a realizzarlo; il PIL al costo dei fattori coincide con i redditi da lavoro

dipendente + il risultato lordo di gestione = PILpdm+contributi dalle PA e UE – imposte indirette alle PA

e UE;

Conto del reddito: mette in evidenza il reddito nazionale lordo disponibile come somma dei redditi

- delle famiglie che hanno il centro dei propri interessi nel Paese e delle entrate della PA nazionali;

Conto dell’utilizzazione del reddito: mette in evidenza come il Paese utilizza il reddito nazionale lordo

- disponibile; innanzitutto bisogna decidere quanta parte del reddito nazionale destinare al consumo e

quanta al risparmio;

Conto della formazione del capitale: mette in evidenza come vengono finanziati gli investimenti; fra le

- entrate ci sono: le fonti di finanziamento degli investimenti e fra le uscite: le spese sostenute per la

formazione del capitale e gli investimenti; se gli investimenti sono superiori ai risparmi il Paese si è

finanziato indebitandosi all’estero, altrimenti si regista un accreditamento verso l’estero;

Conto delle transazioni internazionali: riepiloga le transazioni tra economia nazionale e il resto del

- mondo; &e

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilariapb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Politecnica delle Marche - Ancona o del prof Papi Luca.
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