20/11/2009
Forme di Stato e Forme di Governo
Sono due concetti fondamentali perché offrono uno strumento molto utile per procedere
alla comprensione delle realtà politiche, istituzionali e costituzionali dal punto di vista
giuspubblicistico.
L’elaborazione concettuale di forma di stato e forma di governo, e la classificazione delle
singole forme di stato e di governo è funzionale all’elaborazione di modelli e di griglie
nelle quali andare a sistemare i dati che ci provengono dall’osservazione
concettuali delle
singole esperienze costituzionali.
Se forma di stato e forma di governo sono due concetti funzionali all’elaborazione di
modelli, concetti che hanno una loro portata di carattere logico e dogmatico si propone un
problema di carattere metodologico: fino a che punto il comparatista rimane ostaggio del
modello e fino a che punto il comparatista è chiamato a mettere il modello, la griglia, lo
strumento che gli consente di procedere nell’indagine delle realtà costituzionali in
relazione continuamente con la diversità storico culturale delle realtà che è chiamato ad
analizzare.
Quindi forma di stato e forma di governo sono degli strumenti necessari per chi fa
comparazione, ma allo stesso tempo costituiscono un banco di prova non indifferente dal
punto di vista del metodo.
Per definire la forma di stato e la forma di governo il punto di partenza tradizionale è la
tripartizione degli elementi costitutivi dello stato:
- Popolo
- Territorio
- Governo
Si dice che i concetti di forme di stato e forme di governo mirano alla definizione delle
relazioni tra i tre elementi costitutivi dello stato.
Il concetto di forma di stato ha ad oggetto in prima battuta la definizione delle relazioni tra
popolo e governo; è la decisone fondamentale sul rapporto originario tra libertà e
autorità. invece attiene alle relazioni interne all’elemento governo;
Il concetto di forma di governo
descrive le relazioni tra i supremi organi dello stato in funzione dell’elaborazione
dell’indirizzo politico.
Rimane fuori dalla definizione l’elemento territorio.
Sorgono però diversi problemi.
Il primo problema da affrontare è quello riguardante il perché l’elemento territorio è rimasto
fuori (è rimasta fuori quindi la questione riguardante lo stato federale, lo stato unitario,
stato regionale, stato composto).
Il territorio è un elemento che è in relazione sia con il popolo che con il governo.
Questo perché il popolo si situa sul territorio secondo le tradizioni e ha una relazione
particolare con il territorio stesso, ma d’altro canto il territorio è l’elemento oggettivo dello
stato e l’ambito oggettivo è l’ambito di realtà oggettiva su cui si esplica il potere autoritativo
dello stato.
Quindi la ripartizione territoriale del potere è un elemento fondamentale che definisce la
relazione tra territorio e governo.
Però la ripartizione territoriale del potere ha a che fare anche con la relazione tra governo
e popolo.
Per questo si dice che il profilo della ripartizione territoriale del potere attiene tanto alla
forma di stato, così come alla forma di governo.
chi ha elaborato accanto alle categorie di forma di stato e forma di governo la
C’è
categoria del tipo di stato , che ha a che fare esclusivamente con la ripartizione territoriale
del potere (Mortati).
Quindi:
1. forma di stato = relazione fondamentale tra popolo e governo e decisione originaria
sul rapporto della libertà e l’autorità;
forma di governo = relazioni interne all’elemento governo.
2.
Oltre al problema del territorio, anche gli elementi popolo e governo presentano una
sull’elaborazione dei due concetti.
complessità che finisce per incidere
Occupandosi del concetto di forma di stato ci sono due modi principali per classificare le
forme di stato.
Vi è chi classifica le forme di stato secondo la loro successione nel tempo: considera le
forma stato (e quindi c’è chi parla di
forme di stato riferendosi allo sviluppo storico della
ordinamento feudale, di stato assoluto, stato liberale, stato sociale, stato pluralista).
E poi c’è chi (De Vergottini) definisce forma di stato andando ad indagare la componente
per così dire finalistica nella gestione della relazione tra popolo e governo, tra libertà e
autorità: e quindi andando ad effettuare una considerazione finalistica si tende a dare un
certo rilievo all’ideologia di fondo. Ad esempio De Vergottini ci parla di Stati di derivazione
liberale, stati autoritari ecc.
I due concetti sono abbastanza collegati tra loro: mentre nella considerazione di carattere
l’elemento strutturale su quello finalistico,
storico è prevalente mentre nella considerazione
funzionale prevale l’orientamento ideale della convivenza.
di carattere finalistico
Ci si dovrebbe chiedere se ha senso parlare riferirsi allo stato assoluto o quello feudale
facendo delle considerazioni di carattere finalistico perché in realtà l’idea della
razionale dei fini dello stato, e quindi dell’orientamento della convivenza, è
elaborazione
una considerazione che sorge solo in un momento ben preciso dell’evoluzione della forma
stato: cioè nel momento in cui si inizia a parlare di stato costituzionale.
elemento problematico: cioè quello dell’inicidenza del rapporto tra stato e
Sorge un nuovo
costituzione sulla definizione di forma di stato.
Perché nel momento in cui la costituzione passa da essere norma fondamentale dello
utlizzano per definire l’orientamento della
stato ad essere uno strumento che i consociati
propria convivenza e quindi per definire le finalità dello stato; quando lo stato da fonte
della costituzione passa ad essere oggetto della costituzione è il momento in cui si pone
con più forza la qualificazione finalistica della forma di stato.
Nel momento in cui c’è una costituzione che promana dalla comunità politica stessa, che
sceglie attraverso un processo di carattere costituzionale di elaborare le differenze e le
scissioni che la percorrono e di farle confluire attorno ad un progetto comune di
convivenza è chiaro che a quel punto lo stato diventa uno strumento per la realizzazione di
fini condivisi dalla collettività politica, che confluiscono nella costituzione; costituzione che
va ad influenzare lo stesso concetto di forma di stato.
Per riflettere sulla forma di stato è necessario interrogarsi su quale stato abbiamo a che
fare. allo stato liberale dell’800 o allo stato
Quindi se parleremo di forma di stato in relazione
assoluto o addirittura allo stato feudale (anche se è difficile parlare di stato in relazione allo
stato feudale perché siamo in una fase anteriore alla formazione degli stati nazionali) ci
relazioneremo con un concetto di stato. della convivenza civile
Se parliamo invece dello stato costituzionale, quindi dell’esperienza
all’interno dello stato del XX secolo il concetto di forma di stato di cui ci dobbiamo servire è
inevitabilmente un altro.
Parlare di finalità dello stato o di orientamento dell’esercizio del pubblico potere per realtà
come lo stato assoluto non ha molto senso, perché non si era arrivati ad uno stato di
consapevolezza del senso della convivenza civile tale da poter formulare degli
orientamenti della convivenza civile attorno a formule di convivenza.
dei fini è centrale nell’analisi dello stato costituzionale del
Mentre invece la considerazione
900, perché c’è un ribaltamento completo del rapporto tra lo stato e il popolo e tra governo
e popolo: da sudditi si passa ad essere cittadini e di pari passo con l’affermazione reale
della sovranità del popolo si ribalta la forma della relazione tra cittadini e potere politico e
lo stato diviene uno strumento per la realizzazione di quella formula di convivenza che la
comunità politica sceglie di darsi nel processo costituente.
Da questa tripartizione rimangono fuori alcuni aspetti come per esempio il profilo
dell’apertura dello stato sul piano delle relazioni internazionali, la partecipazione dello stato
ad esperienze di integrazione soprannazionale.
Questi sono dei carattere che vanno ad incidere certamente sulla definizione di forma di
stato.
La tripartizione non ci aiuta molto in quanto bisognerebbe passare dall’espressione popolo
a quella di popoli, da quella di territorio a quella di territori e da quella di governo a quella
di governi.
Perché nelle esperienze di relazioni internazionale prima e di integrazione
soprannazionale poi è chiaro che c’è una relazione tra popoli, territori e governi.
esempio le aperture dello stato all’esterno sono un elemento tipico degli ultimi
Per 60 anni
che ha inciso profondamente sull’elaborazione del concetto di forma di stato.
Tant’è che c’è stato chi ha teorizzato nell’ambito della forma di stato costituzionale la
sottocategoria dello stato costituzionale aperto o chiuso.
Un altro elemento che solo in parte emerge dalla tripartizione è quello del pluralismo
interno alla comunità politica.
Cosa si intende per pluralismo interno alla comunità politica?
Finchè s’intende come pluralismo territoriale, cioè articolazione della componente
personale su una pluralità di territori ciascuno caratterizzato da una sua identità culturale,
politica, linguistica (Spagna) in parte siamo aiutati dalla tradizionale tripartizione.
Pensiamo invece a tutte quelle scissioni che creano un tessuto pluralistico dal punto di
vista delle visioni del m
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