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Gabriele D'Annunzio

Altro grande esponente della cultura italiana della fine dell'800 e inizio '900, contemporaneo a Giovanni Pascoli, è Gabriele D'Annunzio. È una figura estremamente singolare, un poeta originale e un autore eclettico. Come i grandi autori come Petrarca hanno coniato nuovi vocaboli come ad esempio il petrarchismo (imitazione del modello di Petrarca), anche D'Annunzio conierà un vocabolo; infatti, dopo la sua produzione poetica e il suo impegno letterario si parla di “dannunzianesimo” – espressione con cui si intende fenomeno di costume e un particolare stile di vita (quello dannunziano che può piacere o no ma è originale).

Biografia

Egli nasce a Pescara nel 1863, è figlio di un ricco agricoltore ma anche un grande donnaiolo, quindi dilapiderà il suo patrimonio con le donne. D'Annunzio compirà i suoi studi in un collegio a Prato, dove si rivelò uno studente eccezionale, una personalità ambiziosa e indocile (poco obbediente). Il suo talento letterario è dunque precocissimo; nel 1879, a soli 16 anni, pubblica una prima raccolta di poesia “Primo Vere” a spese del padre e ottiene successo tanto che questa prima edizione si esaurisce e l'anno dopo verrà pubblicata da un editore.

Egli per incentivare la vendita di questa seconda edizione della sua raccolta, ricorre a un piccolo espediente, fa giungere cioè ai giornali la notizia che il giovane autore è morto cadendo da cavallo per poi subito smentire questa notizia. Nel 1881 completa i suoi studi liceali e si trasferisce a Roma. Inizialmente questo trasferimento nasce dall'idea di proseguire gli studi e di frequentare la facoltà di lettere. Egli però non prosegue gli studi ma si lascia influenzare dalla vita della capitale per cui si dedica alla vita mondana ma anche alla produzione letteraria e si afferma come giornalista e collabora sia alla “cronaca Bizantina” (rivista letteraria che si proponeva l'obiettivo di divulgare le nuove posizioni letterarie) e con la “Tribuna” (uno dei quotidiani più importanti della capitale).

Nel frattempo compone poesie e novelle, suscitando però molte chiacchiere soprattutto per il contenuto eroico dei suoi componimenti tanto che lo definirono “poeta porcellone e inverecondo (svergognato)”. Nel 1889 D'Annunzio pubblicherà “Il Piacere”, il suo capolavoro. Nel frattempo intrattiene diverse relazioni sentimentali e sessuali con dame sposate e non dell'alta società romana; egli non è un bell'uomo ma è molto affascinante. Una delle sue amanti, la ballerina americana, Isadora Duncan lo definirà “l'amante più meraviglioso del tempo”.

Questa sua prerogativa di amante eccezionale durerà per tutta la sua vita. Nel 1883 si sposa con una nobildonna, Maria Arduen, però neanche questo matrimonio cambierà la sua condotta, per cui la tradisce ripetutamente, intrattiene relazioni, storie, la moglie quindi è profondamente ferita e infine lo abbandona. Nel frattempo però sono nati tre figli e altri due nasceranno poi da una successiva relazione. La sua vita è caratterizzata da amori, spese folli, desiderio di vivere nel lusso circondandosi di oggetti belli e costosi che lo porteranno a contrarre vari debiti. Addirittura criticato da un editore, egli dirà “il superfluo mi è necessario come il respiro”.

Nel 1890 egli diventa un politico e esprime le sue posizioni in chiave antidemocratica, e si presenta come un militarista e un nazionalista. Esprime le sue idee politiche nel 1895 quando redige il proemio (introduzione) della rivista “Il Convito”. Nel 1897 egli si candida come deputato nel collegio elettorale di Ortona che comprendeva anche Pescara (sua città natale); così D'Annunzio venne eletto deputato ma egli non si distinguerà particolarmente se non per un estremo gesto nel 1900: quando la sinistra si oppone con l'ostruzionismo alle limitazioni delle libertà proposte dal governo, egli passerà dall'estrema destra all'estrema sinistra. Dopo pochi mesi la camera venne sciolta ed egli non verrà più ricandidato.

Attività teatrale e amorosa

La passione dell'attività politica coincide con l'inizio della sua attività teatrale. Egli si accosta al teatro, soprattutto alla tragedia e vuole rinnovare il tono elevato e tragico del teatro italiano. A questa passione per il dramma e la tragedia contribuisce l'incontro nel 1895 con l'attrice Eleonora Duse. Ella è una persona singolare, di grande personalità, più anziana del poeta. Non è una delle tante donnine che il poeta ha avuto fino ad ora. Lui era diventato quasi un creatore, nel momento in cui si interessava a una donna la metteva sotto le luci della ribalta, la rendeva famosa, e quando la lasciava ella ritornava nell'oblio; quindi egli creava e distruggeva le donne grazie alla sua attenzione.

Invece con Eleonora Duse, è diverso, e forse, quella con lei fu la storia d'amore più importante per D'Annunzio. Ella è affascinante, bella, famosa, che non diventa famosa solo perché è amante di Gabriele D'Annunzio e anche quando la loro storia finirà, lei rimarrà comunque famosa quindi è l'unica donna che lui non crea e non distrugge. Questa storia d'amore accresce il successo di entrambi gli idoli. D'Annunzio compone una decina di drammi di cui Eleonora Duse sarà la protagonista. Pubblica anche sei romanzi dopo “Il Piacere” e nel 1903 pubblica i primi tre volumi delle “Laudi” (cinque volumi in versi tra cui spicca in particolare Alcyone).

Nel 1898 l'autore si stabilisce a Firenze nella villa “La Capponcina”, un'abitazione presso Firenze che doveva essere espressione di sfarzo. Egli si circonda di oggetti raffinati, di ogni lusso, alleva cavalli e chiaramente si indebita e per evitare di affrontare i creditori, nel 1909 fa un viaggio a Parigi dove si fermerà a lungo. Si inserisce subito negli ambienti letterari e lavora come sceneggiatore per il cinema muto e come corrispondente per il “Corriere della Sera”. Scrive prose, articoli che poi raccoglierà in un'unica opera dal titolo “Le faville del Maglio”.

Interventismo e ultime imprese

Ritornerà in Italia nel 1915 per sostenere l'interventismo. Il suo spirito nazionalista nel 1912 lo aveva già espresso nelle “Canzoni delle gesta d'oltremare” in cui aveva celebrato la guerra di Libia. Una volta scoppiata la guerra egli chiederà di combattere, però non è più giovane, ha più di 50 anni quindi non sarebbe obbligato al servizio di leva. Egli è un abile aviatore e si distinguerà in diverse imprese. Compie un volo breve su Vienna e in quest'occasione lancia dei volantini in cui esalta la grandezza dell'Italia, dei nemici dell'Austria. Nel 1916 rimane ferito alla testa e perde la vista da un occhio; è costretto a una convalescenza di due mesi al buio a Venezia. Qui compone “Il Notturno” un libro di ricordi, di divagazioni, in cui per la prima volta tira fuori le sue passioni intime, i suoi sentimenti e non vive solo per ciò che lo deve far apparire un uomo eccezionale.

Nel 1918 compie un altro gesto eccezionale che passa alla storia col nome di “Beffa di Buccari” (una città in Croazia) - a bordo di una corazzata dell'esercito italiano, si avvicina a Buccari (dove si trovavano gran parte delle navi austriache) e lancia un messaggio in una bottiglia in cui esalta la grandezza e la forza degli italiani e sostiene che gli italiani sono pronti ad “osare l'inosabile”. In D'Annunzio si concretizza il binomio arte – vita (la corrispondenza tra arte e vita, la vita è un'opera d'arte come l'opera d'arte è specchio di una vita eccezionale).

Nel 1919, colpito dalla “vittoria mutilata” dell'Italia, D'Annunzio si pone a capo di alcuni volontari e marcia su Fiume e ne assume il controllo creando un vero e proprio incidente diplomatico a livello mondiale. (A Vittorio Emanuele Orlando si rimprovera l'incapacità di poter annettere almeno la città di Fiume abitata in prevalenza da italiani...ma tranquilli, ci pensa D'Annunzio!!). Nel 1921 con il trattato di Rapallo, Giolitti si impegna a liberare la città e nel gennaio nel 1922 D'Annunzio è costretto a tornare in Italia e quando torna si rende conto che tutto è cambiato.

Nel 1922 Benito Mussolini rappresenta la figura politica più importante del paese, assume la guida della marcia su Roma, del Governo e lo stesso Mussolini guarda con perplessità il ritorno di D'Annunzio perché teme di essere offuscato da questo. Nel 1923, Mussolini fa sì che il governo compri una villa, “Il Vittoriale” a Gardone Riviera, sul lago di Garda, e la offre come residenza a D'Annunzio quasi come ricompensa; è qui che vivrà dal 1923 al 1938 – anno in cui muore. Questo però fu un periodo di decadenza sia fisica che letteraria.

Poetica

D'Annunzio esordisce come scrittore in giovane età. Nella sua produzione si ispira per i versi a Carducci e per la prosa a Verga. Si impegna nella composizione di molte raccolte in versi. Nel 1881 pubblica “Canto Nuovo” in cui riprende le odi barbare di Carducci rifiutando però i temi del maestro. In questa raccolta celebra la natura come una natura solare, traboccante di vita fino a giungere a una sensualità erotica che egli rappresenta attraverso una sensualità paesaggistica.

Nel 1883 pubblica “Intermezzo” una raccolta in versi in cui riprende i metri tradizionali. Il tema fondamentale è l'erotismo morboso che sfocia nella spossatezza sessuale. Nel 1886 pubblica “Isotteo e La Chimera”, un'altra raccolta in versi. Riprende le forme metriche preferite dai poeti fiorentini del 1400 riproponendo la canzone arcadica. Descrive figure femminili e situazioni amorose stilizzate. Tra il 1887 e il 1891 compone “Elegie Romane”, raccolta in cui utilizza i versi barbari. Il tema è quello dell'amore sullo sfondo del paesaggio romano.

Nel 1892 pubblica “Terra Vergine”, la sua prima raccolta di novelle il cui titolo viene dalla novella che caratterizza la raccolta. Tutto è ambientato in Abruzzo (terra natia) tra i popolani (perché risente del verismo di Verga). Sebbene si ispiri a Vita dei Campi (Verga), D'Annunzio inserisce un nuovo tipo di prosa: alterna allo stile verista una prosa sontuosa. Successivamente realizza un'altra raccolta di novelle, “Novelle della Pescara” raccolta in cui confluirà “Terra Vergine” ambientata in Abruzzo. Egli fa una scelta stilistica che rispecchia i canoni del verismo però i personaggi presentano tratti animaleschi, violenti e lontani dalla cultura verista. Descrive scene di violenza, malattia e morte ed è affascinato dalla carne in disfacimento.

Nel 1889 pubblica "Il Piacere" in cui abbandona la maniera...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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