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Introduzione

La città, oggetto di studio di questo libro, viene intesa come architettura. E parlando di architetture non ci riferiamo solo all'immagine visibile della città, ma piuttosto all'architettura come costruzione. L'architettura, in senso positivo, è per sua natura collettiva. I primi uomini costruirono le loro abitazioni tendendo a realizzare ambienti più favorevoli alla loro vita ma anche estetici.

Il contrasto tra particolare e universale e tra individuale e collettivo è uno dei punti di vista con cui la città viene studiata in questo libro. Ogni area sembra essere un locus solus mentre ogni intervento sembra doversi riportare a dei criteri generali di impostazione. Negli studi urbani non daremo mai troppa importanza al lavoro monografico, alla conoscenza dei singoli fatti urbani. Ho cercato di stabilire un metodo d'analisi che si presti a una valutazione quantitativa e che possa servire a raccogliere il materiale studiato secondo un criterio unitario --> identificazione della città come manufatto, divisione della città in elementi primari e in area-residenza.

La divisione della città in sfera pubblica e sfera privata, elementi prima e area-residenza, è stata più volte indicata e proposta, ma non ha mai avuto l'importanza di primo piano che merita. L'elemento collettivo e quello privato, società e individuo, si contrappongono e si confondono nella città (diventano i segni della vita quotidiana).

Questo studio cerca di ordinare e disporre i principali problemi della scienza urbana. Il nesso di questi problemi e le loro implicazioni possono riportare la scienza urbana al complesso delle scienze umane, ma in questo quadro io credo che questa scienza abbia una sua autonomia anche se nel corso di questo studio io mi chiedo più volte quali siano le caratteristiche di autonomia e limiti di una scienza urbana. Riflessione anche sui problemi storici e sui metodi di descrizione dei fatti urbani. Per l'elaborazione di una teoria urbana ci si può riferire a diversi studi: ma dobbiamo prendere questi studi dalle parti più diverse per una costruzione della specifica teoria urbana.

Possiamo dire che esistono due grandi sistemi: quello che considera la città come prodotto di sistemi funzionali generatori della sua architettura e quindi dello spazio urbano, e quello che la considera come una struttura spaziale (nel primo la città nasce dall'analisi di sistemi politici, sociali, economici ed è trattata dal punto di vista di queste discipline, il secondo punto di vista appartiene piuttosto all'architettura e alla geografia.

Il libro è diviso in quattro parti: nella prima mi occupo di problemi di descrizione e di classificazione, quindi di problemi topologici, nella seconda della struttura della città per parti, nella terza dell'architettura della città e del locus su cui questa insiste e quindi della storia urbana, nella quarta infine accenno alle principali questioni della dinamica urbana e al problema della politica come scelta.

Capitolo primo - Struttura dei fatti urbani

Individualità dei fatti urbani

Nel descrivere una città ci occupiamo prevalentemente della sua forma. Essa si riassume nell'architettura della città ed è da questa architettura che si risale ai problemi della città. Per architettura della città si possono intendere due aspetti: nel primo caso è possibile assimilare la città a un grande manufatto, un'opera di ingegneria e di architettura, nel secondo caso possiamo riferirci a dei fatti urbani caratterizzati da una loro architettura e quindi da una loro forma. Dove comincia l'individualità di un palazzo? L'individualità dipende senz'altro dalla sua forma più che dalla sua materia, anche se questa vi ha grande parte. Alcuni valori e alcune funzioni originali sono rimaste, altre sono cambiate, di alcuni aspetti della forma abbiamo una certezza stilistica altri suggeriscono apporti lontani.

I fatti urbani come opera d'arte

Nel porci interrogativi sull'individualità e la struttura di un singolo fatto urbano si sono poste una serie di domande per rispondere alle quali dovremmo saper analizzare un'opera d'arte. Vi è quindi qualcosa nella natura dei fatti urbani che li rende molto simili a un'opera d'arte. Questa artisticità è molto legata alla loro qualità, al loro unicum, alla loro definizione. Per definire un fatto urbano dovremmo occuparci della geografia urbana, della topografia urbana, dell'architettura e di altre discipline. Ciò significa che, in maniera più generale, potremo stabilire una geografia logica della città; questa geografia dovrà applicarsi ai problemi del linguaggio, della descrizione, della classificazione.

Ma questa concezione della città e dei fatti urbani come opera d'arte ha precorso lo studio della città stessa. Questa questione però è stata esposta esplicitamente in modo scientifico soprattutto attraverso la concezione della natura dei fatti collettivi. Tutte le grandi manifestazioni della vita sociale hanno in comune con l'opera d'arte il fatto di nascere dalla vita incosciente. Levi-Strauss ha notato come la città, più delle altre opere d'arte, sta tra l'elemento naturale e l'artificiale, oggetto di natura e soggetto di cultura. Carlo Cattaneo invece indica come ci sia una stretta connessione tra città e campagna in quanto tutto l'insieme dei luoghi abitati è opera dell'uomo. La città è nella sua storia. Quindi il rapporto tra il luogo e gli uomini ci indica che l'opera d'arte è fondamentale, il fatto ultimo, che testimonia un'evoluzione secondo finalità estetica.

Riprendendo l'ipotesi della città come manufatto, come opera di architettura, citiamo le considerazioni di Camillo Sitte. Egli afferma: "Noi oggi abbiamo tre sistemi principali di costruire la città: il sistema ortogonale, il sistema radiale e il sistema triangolare. Tutti questi sistemi hanno un valore artistico nullo, il loro scopo è la regolazione della rete stradale. Uno scopo puramente tecnico, lontano dall'arte". Ma d'altra parte la lezione di Sitte contiene un grosso equivoco; che la città come opera d'arte sia riducibile a qualche episodio artistico e non alla sua esperienza concreta. Noi crediamo al contrario che tutto sia più importante delle singole parti. Il fatto urbano va considerato nella sua totalità. Dobbiamo esaminare questa architettura totale, partendo da una classificazione.

Questioni tipologiche

Gli uomini dall'età del bronzo adattarono il paesaggio alle necessità sociali costruendo isole artificiali, pozzi, canali di scolo, corsi d'acqua. Antica quanto l'uomo è dunque la patria artificiale. Nel senso stesso di queste trasformazioni, si costituiscono le prime forme e i primi tipi d'abitazione; e i templi e gli edifici più complessi. Il tipo si va costruendo secondo delle necessità e delle aspirazioni di bellezza. È quindi logico che il concetto di tipo si costituisca a fondamento dell'architettura e ritorni nella pratica come nei trattati. Negli antichi trattati ritroviamo il concetto di tipo non come un modello fisico architettonico da imitare ma piuttosto come l'idea di un elemento che deve egli stesso servire di regola al modello (il modello è inteso come esecuzione pratica d'arte, il tipo è un oggetto secondo il quale ognuno può concepire delle opere, che non si rassomiglieranno punto fra loro. Tutto nel "tipo" è più vago). Il tipo è la regola, quindi il modo costruttivo dell'architettura. Sono propenso a credere che i tipi della casa d'abitazione non siano cambiati dall'antichità, anche se sono cambiati i modi di vivere.

Infine, potremmo dire che il tipo è l'idea stessa dell'architettura, ciò che sta più vicino alla sua essenza.

Critica al funzionalismo ingenuo

Penso che la spiegazione dei fatti urbani mediante la loro funzione sia da respingere in quanto spesso essa cambierà o, spesso, una funzione specifica non esiste. Ridurre tutto al funzionalismo ingenuo, vuol dire non conoscere il mondo dell'architettura secondo le sue vere leggi. Il funzionalismo nasce dal fatto che è logico immaginare come, accettata una classificazione per funzioni, la funzione commerciale si presenti come quella più convincente a spiegare la molteplicità dei fatti urbani (riflessione di Max Weber). Bisogna aggiungere che se i fatti urbani sono un mero problema di organizzazione essi non possono presentare...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher danidams di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi della comunicazione visiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Leonardi Paolo.
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