L'età neoclassica
Un'epoca di rinnovamento
'700-'800: Rivoluzione industriale – ascesa borghesia – costituzione classe operaia – Rivoluzione francese – Illuminismo. È l’epoca della luce della ragione che deve vincere sulle tenebre dell’ignoranza. Diderot e D’Alembert, Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts, et des métiers (1751); rivalutazione della gerarchia arti liberali e arti meccaniche: le prime devono riscattare le seconde.
Neoclassicismo: ritorno ai modelli antichi greci e romani; classicismo = rappresentazione che va oltre il mero fenomeno per coglierne i principi. I soggetti devono diventare exempla di moralità e virtù. Fra i primi neoclassicisti, in pittura: Raphael Mengs (1728-79) e Jacques-Louis David (1748-1825); nella scultura: Antonio Canova (1757-1822) e Bertel Thorvaldsen (1770-1844); se in Inghilterra il Neoclassicismo è caratterizzato dalla concomitanza di idealizzazione – realismo – tendenza all’immaginario, in Spagna – con Goya – esso si costruisce sulla dialettica ragione – oscurità.
Il ruolo sociale delle arti
L’attribuzione di un ruolo sociale alle arti è dato anche dalla promozione delle Accademie, le quali non sono soltanto centri di formazione, ma anche luoghi deputati alle prime esposizioni. La prima mostra regolamentata di Belle Arti è il Salon di Parigi (1667); nel 1748 viene introdotta una giuria d’ammissione, il cui compito è salvaguardare e promuovere la “grande pittura” – prevalentemente storica. Nel medesimo contesto vediamo svilupparsi anche la critica d’arte in senso moderno, a partire dai resoconti di Diderot.
La figura dell’architetto vede emergere una nuova categoria professionale: l’ingegnere civile (anche se fino al XIX sec non vi è una netta differenziazione fra le due professioni).
Le collezioni e i musei
Se all’inizio del XVIII secolo tutte le grandi collezioni di opere d’arte sono private, durante l’ancien régime prende sempre più piede una nuova concezione della funzione/fruizione del museo: alla metà del secolo numerose collezioni vengono aperte al pubblico. La Rivoluzione francese ricopre un ruolo fondamentale in questo progetto che vuole preservare il patrimonio artistico e fare sì che esso sia raggiungibile da tutti: il 10 agosto 1793 viene inaugurato, nei locali del Louvre, il Museo Nazionale, proclamato Museo della Repubblica. Da ricordare le collezioni pubbliche italiane – in primis i Musei Capitolini, i Palazzi Vaticani e la Pinacoteca di Brera; tedesche – il Kaiser Friedrich Museum di Berlino; inglesi – la National Gallery; russe – l’Ermitage di San Pietroburgo.
Il gusto per l'antico
Il gusto per l’antico viene incoraggiato anche dalle scoperte di Ercolano e Pompei, anche se i dipinti rinvenuti risultano utili per lo più come fonti per perfezionare particolari dell’abbigliamento e degli ambienti di composizioni storiche. Le scoperte archeologiche stimolano ancor più la voga del viaggio in Italia, da cui derivano peraltro i cosiddetti “ritratti-souvenir”.
È Johann Joachim Winckelmann (1717-1768) forse la figura più influente di quest’epoca storico-artistica; propugnatore dell’imitazione degli antichi e della “nobile semplicità e quieta grandezza delle statue greche”, la sua opera Storia dell’arte nell’antichità (1763) è senz’alcun dubbio una delle più rilevanti nello studio della storia dell’arte. Winckelmann distingue 4 periodi, ognuno caratterizzato da un proprio stile: primitivo/arcaico – sublime/grandioso – bello – d’imitazione.
Analisi d'opera: Roma neoclassica
A metà del ‘700 Roma è una grande fucina di cultura, porto franco per lo scambio delle idee artistiche. In tutta Europa vanno costruendosi su suo modello archi, porte e cinte daziarie atti a celebrare il potere e l’autorità civile.
- Antichità romane, Giovan Battista Piranesi (1756): 4 volumi di incisioni (Veduta del Tempio di Giove Tonante – Piramide di Caio Cestio...) che propongono un’idea dell’antichità classica diversa rispetto a Winckelmann, esaltando la magnificenza invece che la quieta grandezza e semplicità: Piranesi interpreta le rovine come testimonianze ancora vive della gloria mundi dell’antica Roma. Prospettive oblique, giochi di luce, proporzioni ciclopiche.
L'Inghilterra
Paese dell’illuminismo reale, percorso da un vento di ottimismo e rinnovamento culturale. Vivacissima da questo punto di vista è la città di Londra, ricca di nuovi quartieri. Dopo un periodo di crisi dovuto all’avversione di re Giorgio II di Hannover nei confronti delle arti, esse rifioriscono grazie a re Giorgio III.
- La carriera del libertino, William Hogarth (1733-35)/John Soane’s Museum – Londra: Hogarth non pensa che l’arte antica debba essere la suprema fonte d’ispirazione per pittori e scultori: bisogna al contrario osservare la realtà. Su tale presupposto egli imposta le sue “storie morali contemporanee”. La Carriera del libertino racconta la storia di Tom Rakewell, lascivo figlio di un avaro reso folle da dissolutezza e prodigalità, rappresentato come un uomo senza cuore e valori. L’opera di Hogarth può essere interpretata come un sermone figurato, un insegnamento morale da un’ottica borghese laica. Riscontrabili delle affinità con la tradizione pittorica olandese, in particolare di Jan Steen.
- Esperimento con una pompa ad aria, Joseph Wright of Derby (1768)/ National Gallery – Londra: rappresentata la realizzazione di un esperimento; atmosfera pervasa da un senso di oscurità e morte. I personaggi, che rimandano alle varie età dell’uomo, reagiscono ognuno in maniera differente. La luce della candela (che richiama i dipinti di Caravaggio), oltre a simboleggiare la luce del sapere, conferisce alla rappresentazione un carattere religioso. L’impostazione della scena è fortemente classicista (piramide centrale + linea ellittica).
- L’incubo, Johann Heincrich Füssli (1781)/Institute of Art – Detroit: va sempre più affermandosi un’arte fantastica e visionaria, che per certi versi prelude all’esperienza romantica. L’opera è ambientata in un interno moderno e raffigura una donna addormentata; la scena allude a impulsi inconsci di natura erotica, associati alla violenza carnale (il cavallo), ma potrebbe anche essere espressione del desiderio represso dell’autore, vittima di una passione infelice.
La Francia
Il pensiero illuminista orienta la Francia in un senso razionalista che modifica altamente la produzione artistica. Sia in ambito pittorico che architettonico si assiste ad un utilizzo dei modelli e delle rovine classiche per dare vita a un nuovo ordine geometrico-razionale.
- Il giuramento degli Orazi, Jacques-Louis David (1784-85)/Museo del Louvre – Parigi: manifesto del Neoclassicismo, l’opera viene esposta al Salon del 1785. Per il soggetto David si ispira all’Horace di Corneille e alle vicende degli Orazi narrate da Tito Livio, pur scegliendo un momento che non trova riscontro nelle fonti. Punto focale è la mano sinistra del padre, che alza tre spade, il cui sguardo si incontra con quello dei figli (nei cui abiti ricorre il tricolore francese) sulle impugnature unite delle spade, verso cui tendono le braccia tese dei tre giovani = unione simbolica delle tre volontà. Al loro coraggio si contrappongono i gesti compassionevoli delle tre donne sulla destra; a distinguere i due gruppi non è soltanto l’atteggiamento, ma anche lo stile del disegno: contorni netti e pose rigide nel primo caso, pennellate morbide nel secondo. La scena è impostata su una geometria precisissima: ad ogni gruppo di figure (Orazi – padre – donne) corrisponde uno degli archi sullo sfondo; la disposizione delle figure segue un andamento orizzontale che rimanda ai bassorilievi antichi; la luce, limpida e fredda, definisce con massima plasticità i personaggi.
- La morte di Marat, Jacques-Louis David (1793)/Musées royaux des Beaux-Arts – Bruxelles: santificazione laica di un martire della Rivoluzione, assassinato a tradimento. David si avvale degli schemi iconografici cristiano, riducendo ogni particolare al minimo, seppur con straordinaria efficacia e pregnanza di significato. Traduzione in un moderno contesto dell’opera giovanile Dolore di Andromaca / “pietà giacobina” (Pietà di Enguerrand Quarton, Pietà di Michelangelo, Cristo deposto di Caravaggio). L’oscura parete di fondo suggerisce un silenzio soprannaturale e opprimente. Il colore si manifesta con intensità solo nei dettagli, mentre a prevalere sulla figura protagonista sono i valori plastici. Gli oggetti che circondano il corpo di Marat assumono il valore di sante reliquie. La cassa da imballaggio – metafora povera della pietra tombale – reca una dedica di David a Marat, considerato dal pittore un nobile esempio di giustezza morale.
- Le Sabine, Jacques-Louis David (1794-99)/Museo del Louvre – Parigi: con la caduta dei giacobini il potere passa alla componente più facoltosa della classe media, estranea agli ideali repubblicani. Questo cambiamento influenza molto la pittura di David: nelle Sabine egli manifesta il sentimento di riconciliazione nazionale (rappresentato è infatti l’epilogo della vicenda, non il ratto). Sebbene la scena sia colma di personaggi l’attenzione verte intorno all’episodio in primo piano: Ersilia che spalanca le braccia per dividere Romolo e Tazio (la cui posa trae spunto da Poussin, Adorazione del vitello d’oro, e Ingres, Martirio di San Sinforiano). In opposizione ai modelli compositivi precedenti, la semplicità e concentrazione dello stile è sostituita da linee eleganti e morbide.
Roma napoleonica
Sotto il governo francese la città viene ripensata come città moderna; tali lavori rispondono sia a criteri di pubblica utilità sia a esigenze celebrative e simboliche. A ciò si aggiungono l’interesse per gli scavi e la sistemazione delle aree archeologiche. Nel 1802 Antonio Canova viene nominato ispettore generale delle antichità e belle arti.
- Il monumento funebre a Maria Cristina d’Austria, Antonio Canova (1798-1805)/Augustinekirche – Vienna: Quatremère de Quincy ritiene che con questo monumento – commissionato dall’arciduca Albert di Sachsen-Teschen – più funerario che monumentale, Canova abbia creato un nuovo modello di tomba, nel quale centrale è il motivo sulla silenziosa riflessione sulla morte. Gli elementi della composizione sono collocati all’interno di uno schema piramidale, i personaggi posti ognuno su un gradino diverso: sul più alto la Pietà ed una coppia di bambine, sul gradino intermedio la Carità, alla quale si appoggia il vecchio cieco situato sul gradino più basso. L’impostazione trae spunto dal monumento a Tiziano – progetto mai portato a termine – presso la chiesa dei Frari a Venezia; il vecchio è già presente nel rilievo Dar da mangiare agli affamati, mentre il Genio della morte con il leone sulla destra (= aspirazione alla perfetta pace dell’eternità) compare nel Monumento funebre di Clemente XIII.
- Paolina Bonaparte Borghese come Venere Vincitrice, Antonio Canova (1804-07)/Galleria Borghese – Roma: appartenente alla tradizione iconografica del ritratto divinizzato, la scultura vuole celebrare la bellezza e la nobiltà di una donna il cui marito – come vogliono le fantasiose tradizioni familiari – sarebbe discendente della stirpe di Enea e dunque di Venere. Canova si ispira ai classici antichi, ricava spunti dalle collezioni archeologiche, trae il modello dalla tradizione pittorica di Giorgione e Correggio. L’opera diviene immediatamente oggetto di culto causa l’insolito abbinamento nudo – donna altolocata; la figura femminile è costruita su linee morbide e sinuose. Paolina giace su un’agrippina di legno che, stuccato e dipinto, finge di essere marmo cipollino e drappeggi. A colpire è in particolare il meccanismo che Canova applica alla scultura consentendone un moto di completa rotazione.
Madrid
Almeno fino alla metà del ‘700 la sensibilità generale rimane legata alle forme dell’ultimo Barocco. Nel 1752 viene fondata l’Accademia reale di San Fernando, che pone le basi di un rinnovamento artistico e che consente la diffusione di un insegnamento basato sulla tradizione del classicismo romano (favorita anche dall’arrivo a Madrid di Mengs). Da qui in poi la pittura spagnola si dividerà fra classicismo internazionale e la tendenza controcorrente di Goya, caratterizzata da stilemi anticlassici e da una carica distruttiva.
- 3 maggio 1808: fucilazione alla Montaña del Principe Pio, Francisco Goya (1814)/Museo del Prado – Madrid: il 18 marzo la sommossa di Aranjuez provoca l’incarcerazione del primo ministro Godoy, l’abdicazione di Carlo IV e la salita al trono di Ferdinando VII; quattro giorni dopo il generale Murat entra a Madrid e il 2 maggio i madrileni danno il via alla rivolta; la notte del 3 maggio il generale Grouchy ordina per rappresaglia alcune fucilazioni; il 5 maggio Carlo IV cede alla Francia la corona spagnola, che viene affidata da Giuseppe Bonaparte. La Fucilazione viene identificato come primo quadro di guerra moderno, spogliato di ogni mitizzazione e eroismo, ed anzi rappresentante gli orrori del conflitto. Il fuoco dell’immagine è costituito dall’uomo inginocchiato e a braccia aperte, di fronte a lui il plotone esecutivo. L’impressione è di trovarsi di fronte ad un flash fotografico, capace di fissare in un’immagine il fuggevole istante che separa la vita dalla morte. Progressione temporale: il prima (gli uomini che attendono disperatamente di essere giustiziati), l’adesso (la figura centrale), il dopo (i morti a terra). All’interno dell’opera ricorrono motivi iconografici propri della tradizione cristiana, tuttavia essi sono spogliati della propria carica positiva per lasciare spazio alla disillusione e all’impotenza della fede davanti a tali orrori: la chiesa in lontananza ormai non può più proteggere il proprio popolo. La tecnica pittorica prevede pennellate dense e larghe, le quali vanno a definire i personaggi in maniera sommaria ma fortemente espressiva.
Il romanticismo
Il mestiere dell'artista
Per Romanticismo si intende quell’esperienza culturale e artistica che si contrappone al classicismo, puntando sulla riscoperta della fantasia e dell’irrazionalità, del sentimento e dell’ingenuità, in un’intima compenetrazione fra uomo e natura. È possibile distinguere due linee di tendenza: una va a privilegiare il disegno, l’altra il colore. Hegel evidenzia la doppia inclinazione dell’individualismo romantico: da un lato l’esaltazione dei valori della singolarità, dall’altro la forza dello spirito collettivo. Sono pertanto assai svariate le tematiche trattate dagli artisti romantici: la patria, gli affetti famigliari, il vagheggiamento dell’amore, la ribellione ai vincoli imposti dalla società, il senso di malinconia… Per l’estetica romantica l’arte ha la funzione di infrangere le regole e di evolversi senza che alcuna definizione prestabilita possa fungere da limite. L’Accademia inizia ad assumere un’accezione negativa: alla tesi illuministica dell’utilità anche economica dell’arte si contrappone il principio dell’art pour l’art. L’Accademia andrebbe diretta da un autentico “genio”: viene istituita la Meisterklasse e l’ordinamento scolastico viene diviso in 3 livelli: base – preparatorio – finale (al termine del quinto anno gli allievi più talentuosi potranno accedere alla Meisterklasse).
Il pittoresco e il sublime
Giorgio Vasari utilizzava il termine “pittoresco” per indicare la particolare libertà nell’uso del pennello.
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