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Capitolo 1 - L'età del bronzo nell'Egeo

Parlando di questo periodo è difficile dare una datazione precisa, di solito cerchiamo di rifarci al periodo in cui le popolazioni elleniche giunsero nelle loro sedi storiche, ipotesi che lasciano ampio margine a divergenze e diatribe. Iniziamo dalla situazione fra il III ed il II millennio a.C nell'Egeo, corrispondente all'inizio dell'età del bronzo, dove si registra un incremento delle innovazioni tecnologiche, dovute alla produzione di utensili, che portò a una trasformazione degli insediamenti.

Aree dinamiche sono quella delle Cicladi, dove appaiono addirittura insediamenti fortificati e Creta, che presenta strutture architettoniche complesse, ma si mostra come una civiltà pacifica. Entrambi gli artigianati fioriscono, presentando manufatti di oreficeria e idoli di marmo. In Grecia continentale gli insediamenti sono fatti su basse colline e ci sono le mura, oltre a recipienti di ceramica, atti a contenere vino ed olio e tracce di sigilli, che servivano a contrassegnare le derrate alimentari.

Le nuove possibilità di accumulo dei frutti dell'agricoltura permette lo sviluppo dell'artigianato, affidato a specialisti, che se ne occupano a tempo pieno. Si inizia ad usare armi metalliche e a costruire edifici grandi e fortificati come sede dell'aristocrazia, indice di un'avvenuta stratificazione sociale. Rimane però un particolarismo regionale, legato sia alla varietà degli stili ceramici che alle tradizioni funebri: in tutta l'area egea la tecnica preferita è l'inumazione, ma mentre a Creta si seppellisce in grotte, nelle Cicladi le tombe sono a trapezio e rivestite di lastre in pietra, oppure nel resto della penisola ci sono casi di sepolture in fosse semplici o in vasi, in caso di bambini.

Degli studiosi ipotizzano che, verso la fine dell'età del bronzo, siano arrivate ondate di invasori di lingua indoeuropea (gli Achei?), che portano innovazioni nella ceramica, ma riconducibili alle tipologie già esistenti in area euboica. A Creta, già nella tarda fase dell'età del bronzo, si registrano i primi palazzi, costruiti in complessi ed ampi spazi, conformati alla configurazione del terreno. Potremmo pensare che il centro del palazzo miceneo fosse il cortile centrale, tuttavia le facciate presentano sporgenze e rientranze, a scopo difensivo e tutte le sale sono disposte in senso centrifugo.

Ci sono somiglianze coi palazzi del vicino oriente, ma la principale particolarità del palazzo minoico è la presenza di grandi magazzini, in cui veniva stipata gran parte della produzione agricola, e là aveva sede l'amministrazione del territorio (tavolette d'argilla in lineare A con conti sui tributi in natura). Intorno al palazzo si creano apposite officine artigiane, la cui principale committenza è, appunto, la palatina. La civiltà comunitaria e tutte le sue strutture si indeboliscono in favore di quella palazzo-centrica, e ciò si nota anche nelle sepolture, che diventano sempre più individualizzate.

Nella Grecia continentale non c'è niente di tutto questo, ma solo piccole comunità di agricoltori e pastori senza organizzazione sociale complessa, la cui metallurgia risente degli influssi egei e la ceramica più raffinata non è quella dei vasi dipinti con figure geometriche, ma quella delle ceramiche monocrome ("minia"), con forme simmetriche (uso del tornio). Le pratiche funerarie di questa zona prevedono l'inumazione intramurale, dove i defunti vengono deposti in fosse rivestite con mattoni crudi, e posti su un fianco.

Capitolo 2 - La civiltà micenea

Mentre in tutto il Mediterraneo si registrano scontri, da Babilonia all'Egitto, Creta continua ad essere un territorio pacifico, in cui l'arte si sta sviluppando in senso naturalistico (ricerca del realismo e della resa dell'osservazione della natura), con bellissime pitture come quelle di Thera (casa Occidentale, che rappresentano vicende belliche e pubbliche). La Grecia peninsulare vede trasformarsi gli usi funerari, dove i defunti sono posti in cisti litiche e la sepoltura è dotata di corredo.

L'influenza minoica è, come si può capire, fortissima, soprattutto in Laconia ed Argolide: là infatti si trovano le più antiche tombe a tholos, con pianta rotonda e corridoio d'accesso (dròmos). È una sepoltura per più persone, molto costosa e riservata, quindi, all'aristocrazia, mentre le classi inferiori utilizzavano camere scavate nella roccia. Nell'area argiva si trovano tombe a pozzo, con ingressi delimitati da anelli di pietra. La ceramica presenta l'imitazione dei vasi importati da Creta e dalle Cicladi. Nei corredi funebri si trovano oggetti d'oreficeria, soprattutto spilloni e diademi sbalzati, e collane in pasta vitrea, decorati con motivi astratti. Le spade sono ageminate. Le scene narrative hanno tutte sfondo naturale, e si ispirano all'Egitto.

Le spade sono caratterizzate da lama lunga e stretta e codolo piatto, mentre le punte di lancia sono poco numerose, a differenza degli archi. Molto diffusi sono i carri da guerra, status-symbol di ricchi guerrieri più che arma invincibile (l'efficacia dei carri a due ruote su un terreno sconnesso come quello greco è discutibile). Durante l'ultima fase dell'età del bronzo ci fu un'eruzione nell'isola di Thera, che toccò anche Creta, anche se là le distruzioni risultano del 1450 circa e sono attribuite di solito all'arrivo dei conquistatori micenei. L'arte vascolare resta molto legata ai modelli cretesi, ma è aperta anche allo scambio con il continente (compenetrazione culturale Grecia-Creta).

Nello stesso periodo a Creta si registrano sepolture differenti da quelle precedenti, ricche di corredi, soprattutto armi nelle tombe maschili, costruite a tholos, con ridotto numero di deposizioni. Le spade hanno qualità elevata, con lame lunghe e strette e guardia a forma di corna. Fanno apparizione per la prima volta corazze e elmi bronzei. Dopo il 1375, anno della distruzione del palazzo di Knossos, gli oggetti preziosi si rarefanno nelle sepolture, la ceramica pure diminuisce, interessata dalla produzione seriale. Le spade diventano più corte e funzionali alla battaglia. In ambito miceneo si costruiscono palazzi, che sorgono come vere e proprie cittadelle, circondate da mura ciclopiche e incentrate sul megaron. Il palazzo è il centro amministrativo, anche se i magazzini sono ridotti, segno che i terreni dei re erano anche lontani dal palazzo. C'erano stanze adibite alla conservazione delle armi, che enunciano il predominio del palazzo anche nell'amministrazione della vita militare. In conclusione in questi anni le civiltà micenee e continentali attraversano un periodo di fioritura economica.

Capitolo 3 - Il Medioevo ellenico

Già intorno alla metà del XIII secolo si avvertono le prime incrinature del sistema economico e politico incentrato sul palazzo: in alcuni luoghi ci sono devastazioni, a cui si risponde ampliando e rafforzando le mura, ma anche le porte e costruendo passaggi sotterranei. Queste misure non arginano però le distruzioni che colpiscono i principali centri micenei intorno al 1200, causate sia dai terremoti che da ondate di invasori provenienti dal Nord, che diffondono l'uso di spade a lingua di presa. Altre ragioni del collasso della civiltà micenea, o almeno del suo splendore, possono essere la crisi del vicino oriente e le rivolte dei ceti subalterni, oppure guerre rovinose fra regni vicini. La prima conseguenza fu la fine della burocrazia palatina, ma a livello artistico si nota ancora particolarismo al posto dell'omogeneità precedente. L'artigianato continua ad essere di buon livello. Il rito funebre resta fedele alle consuetudini micenee, ma le tombe più che costruite nuove, vengono riutilizzate. Con la crisi definitiva, maturata fra il XII e l'XI secolo, vede scomparire la scrittura, la moneta, l'artigianato monumentale e l'architettura sacra, puntando alla semplicità tradizionale.

Discendono verso sud popolazioni greche doriche. La produzione artigianale peggiora con l'impoverimento collettivo, i gioielli sono di bronzo. Le tombe collettive vengono abbandonate in favore della deposizione dei morti in ciste con corredo variegato. Compare l'incinerazione. C'è una certa perdita dell'interesse verso l'osservazione della natura, si dà la preferenza a frettolosi e semplici motivi lineari. La regione del nuovo stile proto-geometrico è l'Attica, dove fioriscono splendide tombe nel Kerameikòs, cimitero dove i corpi vengono cremati e messi in anfore, segnalate debitamente da sontuosi vasi funebri. La decorazione è semplice, basata su poche forme, i profili vengono articolati in relazione alla funzione svolta dalle varie parti del vaso, la decorazione è precisissima, eseguita con pennello millimetrico e compasso. Le tombe del Kerameikòs presentavano anche oggetti di prestigio, come coppe bronzee, lamine auree, fibule bronzee. Lo stile astratto, che distingue la ceramica proto-geometrica (1050-900) da quella minoica è forse portato dai Dori.

Quando riaprono le rotte marittime c'è un movimento migratorio verso l'Asia minore. La ceramica attica è caratterizzata da forme vascolari slanciate, mentre la superficie esterna è coperta di vernice nera e lucente, verso la fine del X secolo si decora a meandro tratteggiato. L'esportazione dei vasi attici resta limitata al momento, ma si sperimenta molto, abbandonando lo stile protogeometrico, contrassegnato da cerchi e semicerchi concentrici. In Attica nasce poi il medio-geometrico (850/770) che vede il vaso coperto da una decorazione a fasce e pannelli decorati a meandro. I vasi corinzi vengono molto esportati, soprattutto le coppe a semicerchi, di provenienza euboica-cicladica.

Capitolo 4 - La rinascita del mondo greco

Con l'inizio dell'VIII secolo la Grecia rinasce, entrando in una fase di prosperità, simboleggiata dalla crescita demografica, causata forse dall'aumento delle superfici dedicate all'

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tardis di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia del'arte greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof De Tommaso Giandomenico.
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