Alessandro Manzoni
Manzoni è una delle voci più importanti del romanticismo italiano. In Italia non nasce una vera e propria scuola romantica ma una civiltà romantica, cioè un atteggiamento che trae spunto dal neoclassicismo e recupera alcuni aspetti del romanticismo. Incarna questo ideale. Nacque a Milano nel 1785 e morì nel 1873. Figlio di Giulia Beccaria, figlia di Cesare Beccaria, autore del Saggio dei delitti e delle pene, e Pietro Manzoni. C’è una grande differenza di età tra i genitori e Alessandro non è figlio di Pietro ma probabilmente di Giovanni Verri, fratello dei Verri fondatori della rivista Il Caffè.
Dopo alcuni anni dalla nascita del figlio, Giulia scappa con Carlo Imbonati a Parigi. A 6 anni Alessandro viene mandato dal padre in collegio dai padri Somaschi e Barnabiti per 10 anni. Riceverà una formazione culturale tradizionale e fortemente cattolica. Quando esce è profondamente disgustato dal cattolicesimo ed è simpatizzante delle idee illuministiche. È un liberale democratico.
Nel 1801 compone in terzine Il trionfo della libertà sul modello di Vincenzo Monti ambientato nel sogno, sotto forma di visione. Esalta i valori dell’illuminismo e dichiara l’ammirazione per gli ideali della rivoluzione Francese e delusione perché Napoleone non è riuscito a realizzarli. Nel 1805 raggiunge la madre in Francia, ma per la madre è un momento tragico, in quanto era morto il compagno e l’arrivo del figlio la aiuterà a consolarsi. Il rapporto madre-figlio si interromperà solo nel 1839 quando Giulia morirà.
Manzoni compose un carme in versi nel 1806, In morte di Carlo Imbonati. Immagina che Carlo gli appaia in sogno e gli indichi la strada da seguire nel corso della vita. Ci sono dei versi importanti come: "Non tradire il santo vero né non pronunciare parole contro la virtù cristiana".
Dal punto di vista culturale si avvicina agli ideologi e sviluppa una passione per la storia civile e riconosce importanza al concetto di nazione. Nel 1807 la madre gli presenta Enrichetta Blondel, che ha 17 anni, figlia di un banchiere ginevrino calvinista. Nel 1808 si sposarono e per contrarre il matrimonio Enrichetta si converte al cristianesimo. Manzoni è sconvolto da come la sua sposa abbia potuto convertirsi velocemente ad un’altra religione.
Intrattenne discussioni con vari uomini di chiesa, come Degoli, che era un Giansenico, cioè sosteneva che gli uomini si salvano perché predestinati alla salvezza. Manzoni ritorna alla fede, c’è una conversione. Nel 1810 Manzoni lascia Parigi e torna a Milano, è irrequieto, ha atteggiamenti nevrotici, era balbuziente e agorafobico, cioè ha paura dei grandi spazi vuoti. Si trasferì in una proprietà, Brusuglio, e la trasforma in un’azienda agricola. Riduce i suoi spostamenti. Trascorrerà il resto della vita a Brusuglio.
Le opere principali
Tornato a Milano compone gli Inni Sacri, dovevano essere 12 ma ne scrisse solo 5. Tra il 1816 e il 1822 compone 2 tragedie: Il conte di Carmagnola e Adelchi. Nel 1821 compone 2 odi civili: Marzo 1821 e Il 5 Maggio, contemporaneamente scrisse dei saggi nel 1819: Osservazioni sulla morale cattolica; Storia della colonna infame scritta come appendice ai Promessi sposi; La rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1759.
Tra il 1821-1823 realizza la prima edizione Fermo e Lucia, crea tante storie nella storia con tante digressioni. Dal punto di vista linguistico usa una lingua ibrida con espressioni dal lombardo e con dialetti. Nel 1827 pubblica una seconda edizione Gli sposi promessi apporta trasformazioni del contenuto, tagliando le digressioni e anche se lascia i flashback non vuole che il lettore si perda. Nel 1840 scrisse la terza edizione I promessi sposi. Abbandona la lingua ibrida e lo riscrive in Fiorentino parlato. Una lingua degna di essere usata nelle opere deve essere viva e deve essere usata.
Vita personale e ultime riflessioni
Nel 1833 Enrichetta muore, lasciò 10 figli e Manzoni nel 1837 si risposa con Teresa Borri stampa che muore. Nel 1860 viene nominato senatore del nuovo ministro e incaricato di trovare una lingua per la nuova Italia. Muore nel 1873, in occasione del primo anniversario della morte Giuseppe Verdi compose un Requiem. Manzoni si rifà alle idee illuministiche e si rifà ai grandi ideali. Il trionfo della ragione lo porta ad essere pessimista perché i grandi ideali hanno portato alla rivoluzione e all’ascesa di Napoleone.
La ragione non può risolvere i problemi della vita ma ce li fa solo capire. Cerca di trovare una soluzione nella fede, ma crede in un Dio lontano dagli uomini e impercettibile. Si interroga per capire se gli sforzi degli uomini siano inutili o no, se Dio fosse misericordioso non darebbe dolore. Non servono le opere per salvarsi. Se si leggono le sue opere non si vede lo spirito giansenista. Crede in un dio non buono e misericordioso ma giustiziere, esterno, distaccato. È assillato dal problema del peccato che lo macchia. È inutile l’agire umano, non sono le opere a salvare gli uomini ma la grazia divina. Sviluppa una particolare predilezione per la storia, soprattutto civile, non dinastie, guerre, conflitti ma istituzioni, popoli; è affascinato dalla storia di chi non la fa ma la subisce, è una visione innovativa perché nessuno vedeva la storia della popolazione. Guarda alla storia valutando gli elementi come conseguenze sotto visione religiosa.
La storia della colonna infame
La storia della colonna infame è ambientato nel 1630, è la costituzione di un processo. Sono stati arrestati a Milano degli uomini accusati di essere untori; nei Promessi Sposi c’è molto la figura degli untori, uomini al servizio del diavolo che ungevano le porte e i muri per contagiare. Per questo motivo non si camminava vicino ai muri, non si andava dal barbiere. Per questi untori c’era la condanna a morte, questi confessano la loro colpa e Manzoni se la prende con i giudici che se si fossero tenuti alle leggi del loro tempo non sarebbero arrivati ad una conclusione. Questo è un errore giuridico e lo scopo della storia è che la ricostruzione storica non può condannarli né assolverli.
La rivoluzione francese e italiana
Nel saggio La rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1759 dice che la rivoluzione francese è negativa perché scoppiata senza un ampio consenso popolare, mentre quella italiana inizia positivamente perché ha da sempre il consenso del popolo. Manzoni ha una passione per gli oppressori e gli oppressi. Gli oppressi sono degli strati popolari e non possono prendere decisioni, sono sottomessi. Gli oppressori sono aristocratici, nobili e persone importanti.
Da oppressi si può diventare oppressori e viceversa. Da importanza alla provvida sventura che fa cadere in rovina i potenti facendoli diventare oppressi. È importante perché diventano oppressi, si avvicinano a dio e capiscono i propri errori giungendo così alla salvezza.
Esprime le sue idee circa la letteratura in 2 opere: Lettera al signor Chauvet e nella lettera al marchese D’Azelio La lettera sul romanticismo. La scrive nel 1823, la pubblica nel 1846. Esprime le sue opinioni e si avvicina al romanticismo, coglie aspetti positivi e negativi ma non accetta la passiva imitazione dei classici, nega le imposizioni retoriche. La sua analisi si basa su ogni aspetto: l’utile per iscopo, il vero per soggetto e l’interessante per mezzo. Un’opera deve avere un vero contesto storico come soggetto, il pubblico va sollecitato e l’interessante deve essere verosimile che serve a stimolare la curiosità del lettore creando storie verosimili.
I Promessi Sposi
Manzoni scopre una grida (legge) del 1600 dove si puniscono tutti quelli che si oppongono ad un matrimonio e gli viene l’ispirazione per scrivere I Promessi Sposi. L’opera deve formare il lettore, deve avere sentimenti, le passioni ma secondo lui nessun’opera deve mutare l’assimilazione, il lettore deve avere un critico distacco rispetto ai sentimenti, alle passioni. Sceglie il narratore onnisciente e interviene solo per indurre il lettore ad una riflessione.
Inni Sacri
Gli Inni Sacri sono la prima opera dopo la conversione, voleva creare una nuova forma di poesia adatta ad esprimere le sue idee e la nuova forma di letteratura. Dovevano essere 12 e ciascuno rappresentava una festa cattolica ma ne riesce a comporre solo 5: La Resurrezione; Il nome di Maria; Il Natale; La passione e La Pentecoste. È una poesia celebrativa e corale, usa il noi per indicare la chiesa di tutti i fedeli. È una poesia che si rifà a quella oratoria e si rispecchia nelle scelte metriche, usa ottonari, settenari, parallelismi e sono evidenti i richiami tra una strofa e l’altra. Usa un linguaggio aulico, fitto di arcaismi.
Odi civili
Nel 1821 compone 2 odi civili: Marzo 1821 e Il cinque Maggio. La prima la compone per sollecitare Carlo Alberto a dichiarare guerra agli Austriaci e liberare il nord Italia. La pubblica nel 1848 quando l’azione succede concretamente. Manzoni è un uomo del rinascimento, non un carbonaro, non fa parte della Giovine Italia ma vuole una forte unificazione politica, è un uomo sensibile, fragile. Il ritmo è martellante e dal punto di vista metrico usa i decasillabi, l’ode è caratterizzata da un appello a riconquistare la libertà.
Il cinque Maggio viene composto nel 1821 a metà Giugno quando arriva a Milano la notizia della morte di Napoleone. Manzoni è colpito perché Napoleone è riuscito a far finire il 1700 in Europa e a far iniziare il 1800. Manzoni cerca di creare piccoli scorci della vita di Napoleone. Parla dell’esilio, della disperazione, la solitudine e si sofferma sul fatto che per avere un po’ di pace si riavvicina alla fede. Invita la fede stessa ad annotare quest
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Alessandro Manzoni
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Letteratura italiana - Alessandro Manzoni
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