Vaccini
Il vaiolo è la prima ed unica malattia eradicata grazie all’uso dei vaccini; il vaiolo è stata una grossa pandemia che ha condizionato la storia dell’uomo. Il vaiolo è causato dallo Smallpox, che causa piccole vescicole, appartiene alla famiglia Poxviridae ed è caratterizzato da varie proprietà, alcune delle quali hanno consentito di arrivare all’elaborazione del vaccino.
Trasmissione e caratteristiche del vaiolo
Si trasmette per via aerea e per contatto con il contenuto delle vescicole che provoca; ha un ampio tropismo, e nell’ospite si diffonde in molti tessuti: nella cute scatena un esantema che ha un andamento simile alla varicella (macula rossastra iniziale, che diventa papula poi vescicola sierosa e pustola; nella guarigione diventa crosta, si stacca, e lascia cicatrici permanenti). Il fatto che abbia questo ampio tropismo causa danni sia in maniera diretta che dovuti alla risposta immunitaria; il vaiolo “nero” aveva un decorso molto rapido e più ampia mortalità.
Il virus è molto resistente nell’ambiente ed ora che si usano virus derivati da quello vaccinico possiamo anche liofilizzarli; altra caratteristica del virus è che nelle campagne di vaccinazione il vaccino può essere conservato a lungo anche senza essere congelato. È un virus ad esclusiva circolazione umana, e questo ha favorito la sua eliminazione, infatti basta bloccare la catena epidemiologica nell’uomo per contenere l’infezione ed arrivare a eradicazione. La vaccinazione si basa sul fatto che non è necessario arrivare a vaccinare il 100% della popolazione per eliminare l’infezione, ma basta vaccinare un numero minimo di individui suscettibili.
Storia della variolazione e vaccinazione
Il vaiolo è sempre esistito, è un’infezione molto antica e fin dall’antichità si è cercato dei sistemi per contenerla; inizialmente la “vaccinazione” si faceva inoculando nel naso dei malati una polvere ricavata dalle croste essiccate di altri pazienti, e questo procedimento, con varie modifiche, è stato utilizzato fino al ‘700, e prendeva il nome di variolazione. Nel tempo la tecnica si è evoluta, e si è arrivati a capire che un metodo più efficace fosse l’inoculazione sottocutanea di materiale purulento in modo tale che per il virus fosse difficile diffondersi e da immunizzare l’individuo; si cercava di usare un ceppo chiamato Alastrim, una forma particolarmente benigna di vaiolo che dava poche vescicole e permetteva la sopravvivenza dei pazienti.
Questa procedura ha il grosso limite rappresentato dal fatto che non sempre gli individui affetti da una forma blanda di malattia fossero infetti con questo virus, ma poteva anche darsi che il loro sistema immunitario fosse molto efficiente e l’infezione aveva un decorso paucisintomatico, quindi trasmettendola ad altri individui si poteva correre il rischio di trasmettere il vaiolo da Smallpox; altro limite è quello che, somministrando materiale purulento, si aveva il rischio di trasmettere una grossa quantità di infezioni diverse. Nonostante questi problemi, si dimostrò efficace, e si diffuse molto consistentemente anche perché dagli inizi del ‘700 il vaiolo divenne un problema più grave, dato anche dal fatto che in quel periodo si stavano iniziando a creare degli aggregati urbani sempre più grandi che facilitavano la diffusione del virus.
Proprio nel ‘700 la variolazione ha avuto un grosso sviluppo anche grazie all’intervento di alcuni sovrani “illuminati”, che diffusero notevolmente questa pratica; ad esempio re Giorgio I, con il “Royal Experiment”, prese 6 o 7 condannati a morte e concesse loro la grazia se si fossero sottoposti alla variolazione per dimostrare pubblicamente il funzionamento. Altro personaggio importante nella storia della variolazione è stata lady Montagu, che aveva avuto il vaiolo e rimase sfigurata, quindi frequentando le culture orientali (era moglie dell’ambasciatore inglese in Turchia) diffuse il vaccino in Inghilterra.
La vaccinazione di Jenner
Il sistema, nonostante avesse un’alta percentuale di successo, era piuttosto pericoloso; alla fine del ‘700 Jenner, un medico inglese, si rese conto che le mungitrici, venendo a contatto col vaiolo bovino (forma blanda di virus) a loro volta contraevano la forma blanda di vaiolo (vescicole sulle mani), e soprattutto risultavano protette dal vaiolo umano. Per questo Jenner ipotizzò che la causa del vaiolo bovino (Cowpox) potesse essere il fatto che fosse una forma attenuata dello Smallpox, e che quindi desse una protezione anche per quest’ultimo; il suo esperimento fu quello di prendere un bambino e gli inoculò il materiale delle pustole comparse sulle mani di una mungitrice. Dopo 14 giorni gli inoculò il prodotto delle pustole del vaiolo umano, ed il bambino sopravvisse; ripeté l’esperimento sui suoi figli, pubblicò i risultati, e questa metodologia fu chiamata vaccinazione.
Questa procedura, nonostante le forti opposizioni soprattutto dai settori più religiosi della società, cominciò a diffondersi in molti paesi d’Europa, tanto che già alla fine dell’800 il vaiolo è stato eradicato nei paesi del nord Europa (Italia vaiolo free negli anni ’30); alla fine degli anni ’50 e ’60 solo alcune aree asiatiche ed africane possedevano ancora il vaiolo. L’OMS mise quindi a punto un programma di vaccinazione consistente, fino a ridurre sempre di più le sacche di vaiolo, che rimase solo in Somalia, dove però c’erano delle popolazioni nomadi.
Ultimo caso di vaiolo: 1977, 1980: dichiarazione di eradicazione del vaiolo; ci furono altri casi non naturali di vaiolo intorno agli anni ’80, infatti in un laboratorio inglese dove si studiava questo virus, le cappe fecero passare aria contaminata al piano di sopra, ed un tecnico si ammalò e morì (il direttore del laboratorio si suicidò). Dopo questo caso, l’OMS ordinò che venissero distrutte tutte le riserve di laboratorio tranne un laboratorio a Mosca e negli USA, con l’imposizione che venissero distrutti anche questi entro una data limite (questo non è stato fatto anche per motivi scientifici).
Vaccinazione e altre malattie
La vaccinazione porta drasticamente ad un calo dell’incidenza di molte malattie, ed un esempio è anche quello della poliomielite, la cui eradicazione era prevista dall’OMS per il 2000, ma che tuttavia non è ancora avvenuta perché in alcune aree dell’Africa e dell’Asia (Nigeria, Siria, Pakistan, Afghanistan) circola ancora il virus con importazione in altri paesi a causa di migrazioni e spostamenti umani; sulla base di questi avvenimenti, la vaccinazione continua ad essere ripetuta in tutti i Paesi. Per la lotta alla polio si hanno due vaccini, uno di Salk ed uno di Sabin, introdotti in tempi diversi, e che hanno permesso un forte abbassamento dell’incidenza della malattia.
Immunizzazione e tipologie
Parlando di vaccini si parla di immunizzazione; esistono vari tipi di immunizzazione, principalmente attiva e passiva, e ciascuna delle due può essere naturale o artificiale.
Immunizzazione attiva
L’immunizzazione attiva consegue all’attivazione del sistema immunitario venuto a contatto con un dato antigene, naturale se si ha il superamento dell’infezione, artificiale se effettuata mediante la vaccinazione (somministrazione di antigeni vaccinali).
Immunizzazione passiva
L’immunizzazione passiva deriva invece dal fatto che l’individuo riceve degli anticorpi preformati non prodotti dal suo sistema immunitario, naturale è quella trasmessa durante la gravidanza attraverso la placenta (IgG) o durante l’allattamento (IgA), mentre artificiale è quella che si ha con la sieroprofilassi, ovvero la somministrazione di siero contenente un concentrato di anticorpi contro un dato microrganismo (siero antivipera); la sieroprofilassi era diffusa soprattutto in passato, mentre ora è molto limitata dal problema della possibile trasmissione dei prioni, e si usa solo contro il virus dell’epatite B qualora ci si trovi ad esempio in caso di incidenti, oppure per il tetano e botulino (tossinfezioni gravi).
Meccanismo della vaccinazione
La vaccinazione è un meccanismo basato sulla stimolazione del sistema immunitario con antigeni innocui in modo tale da sviluppare una risposta immunitaria primaria cosicché l’individuo risulti protetto nei futuri eventuali contatti con il microrganismo, e si basa anche sul concetto della memoria immunitaria, i linfociti B della memoria che, in un secondo contatto, vengono attivati molto più velocemente.
Classicamente si dice che gli anticorpi compaiono 2 settimane dopo il contatto con il microrganismo, e rimangono le cellule della memoria (risposta primaria). Al secondo contatto con lo stesso microrganismo si ha una risposta più rapida (risposta secondaria) e nel giro di poche ore si raggiunge un picco di IgG in grado di bloccare il microrganismo. Con la vaccinazione si innesca...