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L'uomo e l'ambiente

Tema svolto sul rapporto tra uomo e ambiente e le conseguenze, a volte negative, dei comportamenti umani

E io lo dico a Skuola.net
L'uomo e l'ambiente
Viviamo in un'epoca allo stesso tempo affascinante e terribile. Affascinante perché mai come adesso il futuro del Pianeta Terra è soprattutto nelle nostre mani; ciò che avrà luogo domani dipenderà in buona parte da ciò che la comunità umana farà o non farà oggi. Temibile perché la nostra generazione è la prima, da quando la specie umana è comparsa sulla Terra, ad avere il potere di distruggere in poco tempo tutto quello che ci proviene dal passato, compromettendo irrimediabilmente quello che potrebbe esistere nel futuro del nostro pianeta. L'Homo sapiens ha interagito con il mondo naturale sin da quando apparve sulla faccia della Terra. Con il passare del tempo e con l'evolversi delle proprie capacità culturali ha incredibilmente ampliato le proprie capacità di modificazione degli ambienti naturali. Ma è soltanto da pochissimo tempo, se lo rapportiamo al periodo per il quale si suppone sia apparsa sulla Terra, che la specie umana sta intervenendo rapidamente e profondamente sui cicli dell'intera biosfera, quella fascia costituita da acqua, aria e suolo ove è possibile l'esistenza ed il mantenimento del fenomeno vita. I tempi in cui ciò sta avendo luogo sono veramente brevissimi rispetto a quelli dell'evoluzione geologica e biologica e gli effetti a breve, medio e lungo termine di questo continuo e crescente intervento sono ben lungi dall'essere conosciuti. L'osservazione di quanto avviene in natura ci indica che ogni essere vivente sopravvive finché risulta in grado di interagire adeguatamente con il proprio ambiente. La nostra specie non solo ha perfezionato le sue capacità di adattamento ai diversi ambienti naturali presenti sulla Terra, ma ha modificato gli ambienti stessi in proporzioni superiori a quelle dovute all'intervento di qualsiasi altra specie vivente ed in tempi brevissimi. Oggi non esiste alcun luogo della biosfera dove l'intervento umano non sia giunto in qualche modo, direttamente o indirettamente. Gli autentici sconvolgimenti che abbiamo prodotto e produciamo continuamente non possono che ritorcersi sulle nostre stesse capacità di sopravvivenza in quanto conducono ad una complessiva diminuzione della possibilità del pianeta di far fronte ai nostri bisogni. La reciproca interazione uomo-ambiente sta andando, con ogni probabilità, oltre le capacità di risposta della biosfera. Gli stessi processi ecologici fondamentali che consentono la vita sulla Terra potrebbero essere intaccati irreversibilmente. Con le nostre attività distruggiamo ambienti naturali fondamentali per gli equilibri del nostro pianeta, consolidatisi in milioni di anni di evoluzione: interveniamo con azioni di ogni tipo nei delicati cicli della natura, incrementiamo continuamente le strutture insediative (case, strade, industrie) coprendo porzioni crescenti di prezioso suolo produttivo, facciamo scomparire per sempre numerose specie viventi che con noi dividono il pianeta. Agendo in questo modo provochiamo una costante diminuzione della capacità naturale del globo terrestre di sopportare l'impatto quantitativo e qualitativo della specie umana. I problemi della sovrappopolazione, il progetto tecnologico, l'accumulo dei rifiuti, l'impoverimento delle materie prime e la ricerca di fonti alternative di energia hanno modificato profondamente l'ambiente naturale, tanto da renderlo, per caratteristiche ecologiche, assai diverso da quello primitivo e, cosa più grave, lo hanno trasformato in modo da renderlo sempre meno adatto all'instaurarsi di condizioni di vita ottimali per gli organismi viventi. Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad episodi drammatici quali la catastrofe della centrale nucleare di Cernobyl, gli acquedotti inquinati dall'uso massiccio di diserbanti penetrati poi nelle falde freatiche, l'avvelenamento dei fiumi a causa del riversarsi nelle acque di sostanze tossiche prodotte dalle industrie, le pessime condizioni di vita createsi nei centri urbani delle grandi città. Tutti questi ed altri episodi, di inconfutabile pericolosità, fanno capo ad un' unica responsabilità: il dissennato uso del territorio e delle risorse che continuiamo a perpetrare, incuranti delle chiare avvisaglie di forte pericolo. Soprattutto negli ultimi decenni, grazie a nuove e potenti tecnologie, alla sempre crescente richiesta di beni e all'enorme aumento della popolazione mondiale, l'uomo si è comportato come un vero saccheggiatore. Immensi giacimenti di materie prime, la cui costituzione aveva richiesto tempi geologici, sono starti esauriti nel volgere di pochi anni. E' qui la responsabilità del dissesto idrogeologico in atto da decenni, nel dissennato disboscamento con la conseguente desertificazione e la progressiva riduzione delle aree verdi mondiali, nella diminuzione delle campagne inghiottite dalle periferie delle megalopoli, nell'insensata abitudine di tracciare strade di dubbia utilità in zone di grande valore naturalistico, nella sconsiderata emissione di sostanze inquinanti nell'ambito dell'atmosfera, del suolo e delle acque. Per anni chi si è battuto in difesa dell'ambiente è stato visto come un'utopista, un visionario, un sognatore, o peggio, come un oppositore del progresso umano. Oggi è sempre più evidente a tutti che non può esistere nessun tipo di sviluppo umano, sociale ed economico, ove la base stessa dello sviluppo, e cioè la natura, venga irrazionalmente dilapidata. Questo non significa che il rapporto dell'uomo nei confronti della natura debba essere di semplice contemplazione o di statica conservazione; la conservazione di un bene naturale infatti è tanto più corretta quanto più questo bene è usato; il problema sta nella correttezza di utilizzazione e gestione delle risorse, nel perseguire uno sviluppo sostenibile. Anche se non si può negare di assistere ad un incremento della consapevolezza dell'opinione pubblica circa questi problemi, non si può purtroppo segnalare una parallela e decisa azione concreta in merito da parte di governanti, politici, amministratori, pianificatori e cittadini. Consideriamo quale ruolo potremmo assumere: non quello di distruttori, ma di apportatori di vita, di custodi del mondo. Siamo in grado di trovare soluzioni ed interventi, le nostre capacità in campo genetico, ingegneristico ed ecologico ci permettono di lavorare con sistemi naturali e di trarre beneficio da essi, senza distruggerne l'integrità e le capacità di rinnovamento. Possiamo insomma attingere al reddito della biosfera senza intaccarne il capitale: salvaguardare le specie dall'estinzione, ripristinare la varietà dei paesaggi, rifertilizzare i suoli, riattivare il ciclo verde nelle terre aride, invertire la tendenza del processo d'inquinamento negli oceani e nell'atmosfera, riciclare le scorie in modo utile, imbrigliare l'energia del sole, del vento e dell'acqua, e sfruttare la ricchezza genetica dell'evoluzione in modo da formare organismi che lavorino in società con noi, per ottenere nuovi raccolti, microbi, piante, medicinali e materiali. Ed esattamente come abbiamo per tanto tempo controllato la popolazione di altre specie, potremmo controllare la nostra, mantenendole entro livelli sostenibili. L'educazione ai consumi, il controllo dei bisogni, la messa a punto dei comportamenti che permettono la convivenza tra utilizzazione e conservazione delle risorse costituiscono l'unica via da percorrere nella logica della sopravvivenza. Per attuare ciò è indispensabile un profondo cambiamento della nostra mentalità di uomini delle società industrializzate, che promuova lo sviluppo della creatività, dell'immaginazione, della previsione, dell'anticipazione, favorendo in tal modo la risoluzione dei problemi prima di trovarceli tra i piedi. Conservare la natura vuol dire anche e soprattutto prevedere il futuro, agendo sul presente, e per far ciò è indispensabile utilizzare al meglio la risorsa più promettente per il nostro difficile domani: il nostro cervello.
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