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Analisi de "Il partigiano Johnny" di Beppe Fenoglio

Premessa

Il romanzo contiene due motivi principali:
· La presenza della Resistenza come tema portante;
· L’intreccio tra il tema storico e il tema individuale: la “questione privata” costituisce la peculiarità del romanzo.
La Resistenza viene presentata come una dura prova, inserita in una vita vissuta senza incanti e illusioni, dove non c'è spazio per la retorica, ma solo per il coraggio e il senso del dovere che si misurano nella concretezza dei fatti. La guerra partigiana acquista un significato che trascende la contingenza storica, per suggellare sulle pagine di un libro il valore dell'uomo in lotta contro tutto ciò che inquina la qualità della vita, il disagio di un intellettuale che segue il suo cammino pur in mezzo a individui tanto diversi da lui, un sentimento e una ricerca che danno un senso diverso a tutto ciò che lo circonda.

- Leggiamo le parole di Calvino relative a questo romanzo: "…c'è la Resistenza proprio com’ era di dentro e di fuori, vera com’ era stata scritta, serbata per tanti anni nella memoria fedele, e con tutti i valori morali, tanto più forti quanto più impliciti, e la commozione e la furia. Ed è un libro di paesaggi, ed è un libro di figure rapide e tutte vive, ed è un libro di parole precise e vere. Ed è un libro assurdo, misterioso in ciò che insegue, si insegue per inseguire altro e quest'altro per inseguire altro ancora e non si arriva al vero perché…".
La lettura di questo romanzo è un invito a percorrere questo "inseguimento" insieme al protagonista: partecipare dei suoi pensieri e delle sue emozioni e allo stesso tempo vivere le proprie, autentiche e irripetibili.

- Più che come testimonianza storica, il romanzo è visto come una delle tante voci della Seconda Guerra Mondiale, nello specifico della Resistenza: una voce con cui comunicare, con cui stabilire un dialogo che non si limita a fornire notizie sui drammatici eventi effettivamente verificatisi in quel periodo ma rivela la complessità e l'infinita varietà dei punti di vista con cui fu vissuto e raccontato uno dei periodi più importanti della nostra storia.

Oltre al filo conduttore del rapporto tra individuo e storia, è possibile focalizzare una serie di nuclei tematici, di motivi o immagini rilevanti, intorno ai quali si concentra la narrazione:
· La villa di Fulvia e i suoi significati.
· La storia: l’organizzazione partigiana, la vita dei partigiani e il coinvolgimento dei civili, il rapporto tra l’uccisione del sergente fascista e quella dei ragazzi partigiani.

· Il valore simbolico delle descrizioni del paesaggio.
· La questione del finale sospeso.

1. Livello tematico: vengono individuati nel testo i motivi chiave sopra elencati, allo scopo di comprendere il significato di cui sono portatori nel contesto dell'intero romanzo, il punto di vista con cui l'autore li sviluppa, il peso ad essi attribuito nell'economia complessiva del testo.
2. Livello strutturale: è il livello d'analisi delle tecniche narrative di cui si serve l'autore, in questo caso l'uso del flashback, le diverse focalizzazioni e gli scarti prodotti dai cambiamenti di punti di vista. Non si tratta di un'analisi fine a se stessa: le scelte narrative sono specchio di un'interpretazione, spesso rivelano delle scelte ben più profonde di un semplice intento virtuosistico.

LA STORIA: L’ORGANIZZAZIONE PARTIGIANA, LA VITA DEI PARTIGIANI E IL COINVOLGIMENTO DEI CIVILI.

Il romanzo non viene letto da un punto di vista storiografico: ciò che interessa non è ricavare informazioni utili a ricostruire un dato periodo della nostra storia ma piuttosto osservare come un evento di notevole portata per la nostra Storia nazionale, quale è la Resistenza, venisse rivissuto e reinterpretato da un autore contemporaneo ai fatti narrati. Il romanzo è cioè fonte secondaria da un punto di vista storiografico in senso stretto, finalizzato alla ricostruzione storica della Resistenza ma è fonte primaria per chi intenda invece ricostruire le immagini di quell'evento impresse nella memoria individuale del tempo, le diverse voci che lessero i fatti di quel periodo. Si potrebbe suggerire un parallelo con la Storia Antica: un'opera come gli Annales di Livio possono essere innanzitutto fonte di notizie su fatti storici (in alcuni casi altrimenti sconosciuti), ma sono altresì testimonianza della lettura che di quegli eventi veniva fatta ai tempi di Livio. Vale cioè il principio per cui un'opera letteraria è fonte secondaria per il contenuto storico in essa presente ma è fonte primaria per ricostruire le ideologie, la mentalità del tempo in cui quello stesso contenuto viene interpretato dall'autore.

Ø Il primo punto riguarda l'individuazione dei riferimenti a fatti storici realmente accaduti, dei quali siamo a conoscenza.
Innanzitutto l’8 settembre.
Il richiamo compare già nel II cap., quando la custode della villa di Fulvia parla a Milton di quando Giorgio si incontrava con la giovane, abitudine che si protrasse…
… fino ai primi dell’altro settembre. Poi successe il finimondo dell’armistizio e dei tedeschi.

Il riferimento torna come flashback nel IX cap., quando Milton di fronte a una ferrovia ricorda il giorno dell’armistizio (e il suo ritorno a casa da Roma):
… per Milton la strada ferrata diceva ancora “8 settembre”, forse l’avrebbe detto sempre.
Questa associazione immediata fra l'immagine della ferrovia e quell'evento così importante può essere spiegata, facendo un passo indietro, alla luce di un episodio che Milton riferisce nel II cap. a proposito del 12 settembre ’43, la data della partenza di Fulvia:
… E lui, lui dove era il dodici settembre 1943? Con un immenso sforzo se ne ricordò. A Livorno, asserragliato nei cessi della stazione, digiuno da tre giorni, miserabilmente vestito di panni d’accatto…
Il richiamo spontaneo di cui si parla nel cap. IX appare qui come frutto di uno sforzo della memoria, uno sforzo probabilmente dovuto alla pena causata dai fatti rammentati più che alla loro lontananza nel tempo. Ecco così che un elemento come i binari si carica di un significato più forte, grazie a questo contatto fra i due capitoli: la ferrovia rievoca il faticoso ritorno a casa dopo l'armistizio, ma anche l'allontanarsi di Fulvia, un viaggio di avvicinamento (tranquillità, riposo) e di distacco (amarezza, timore).

Già da questo primo esempio è possibile rilevare come il riferimento ad un fatto storico sia profondamente condizionato dalle esperienze individuali del protagonista; analoghe osservazioni si possono fare a proposito della battaglia di Verduno di cui si parla nel cap. VIII.

Ø A proposito di quell'avvenimento del 1932, Milton riferisce:
… quella era stata la prima volta che azzurri e rossi avevano combattuto insieme.
Tale osservazione evidenzia un altro motivo portante all’interno del tema della storia: la divisione dei partigiani in rossi e azzurri, affrontato in modo particolare nei capitoli VI e VII, dove si parla dell’arrivo di Milton nella brigata di Hombre, in cui emergono importanti differenze tra i due schieramenti.
Per esempio gli azzurri sono riforniti di armi e di viveri dagli inglesi, mentre i rossi no, nel cap. VII Nèmega dice a Milton:
… Voi avete i lanci, ricevete tante armi e munizioni che ve ne crescono e le dovete sotterrare.
Un’altra differenza importante riguarda le regole interne alle due parti: innazitutto coloro che si distaccano dai rossi vengono considerati disertori, mentre Milton (azzurro-badogliano) afferma:
… da noi si entra e si esce liberamente a patto di non finire nelle brigate nere. (cap. VII)

Ancora, diverso è l'atteggiamento assunto nei confronti dei fascisti catturati: alla richiesta di Milton se per caso ci fosse tra loro un prigioniero per uno scambio, Nèmega risponde (cap. VII):
… Noi? Noi non ne abbiamo mai. Noi li perdiamo nell'istante stesso in cui li facciamo.
In diversi punti viene sottolineata l'ostilità dei rossi verso gli azzurri, ad esempio nel cap. VII leggiamo:
… Milton doveva già trovarsi nel raggio di avvistamento e di sorveglianza della brigata di Hombre e perciò procedeva con gli occhi larghi e le orecchie tese, camminando a filo della scarpata. Poteva aspettarsi ad ogni passo che gli fischiasse viicna una pallottola. I rossi sospettavano delle uniformi e avevano la dannata inclinazione a scambiare per tedesche le divise inglesi.

È un motivo, questo della mancanza di omogeneità tra i partigiani, che si presta a importanti riflessioni anche mettendolo in rapporto con un'illuminante affermazione di Milton (cap. VII):
… L'IMPORTANTE NON È ESSERE ROSSI O AZZURRI, L'IMPORTANTE È SCORCIARE TANTI NERI QUANTI CE N'È.
Ø Un altro motivo portante di questa linea tematica della guerra riguarda la partecipazione della popolazione civile alle vicende dei partigiani.
Nel romanzo ci sono diversi riferimenti al coinvolgimento degli abitanti dei paesi (e delle campagne circostanti) in cui avveniano le azioni partigiane: nel corso dei suoi spostamenti, Milton viene alloggiato e ristorato dai contadini del posto, ed è proprio una di loro a dargli le informazioni preziose per la cattura del sergente fascista (cap. IX).
Che la gente comune provasse una forte adesione alle loro vicissitudini pare confermarlo la vecchia che ospita Milton (cap.IX) quando, riferendosi ai partigiani, afferma:
… voi siete tutti nostri figli. Vi teniamo per tali al posto di quelli che ci mancano.

Ma nonostante l’affetto dimostrato e la disponibilità a prestare aiuto, era molto forte la paura delle rappresaglie; la stessa donna afferma:
… noi siamo felici di essere liberati, ma solo se è una volta per tutte… o quelli ritornano e ce la fanno pagare col sangue.
Gli uomini incontrati da Milton nel bosco (cap. IX) erano forniti di tutto l'equipaggiamento necessario all'eventualità di una fuga che li avesse costretti a star via qualche giorno. Erano esasperati, stanchi e desiderosi di vendetta, il più anziano di loro infatti, dopo aver sentito da Milton che in primavera, a maggio, sarebbe giunta la fine, afferma:
… allora… non ne perdonerete nemmeno uno, voglio sperare. … Tutti li dovete ammazzare, perché non uno di essi merita di meno. La morte, dico io, è la pena più mite per il meno cattivo di loro.
Anche la vecchia contadina che aveva ospitato Milton in un casale di Santo Stefano (cap. VII), aveva espresso il bisogno di sapere che presto ci sarebbe stata la fine, e tutto sarebbe tornato alla normalità:
… È solo di un termine che ha bisogno la povera gente.

L'idea che la guerra sarebbe finita a maggio ha effetti diversi nella vecchia e in Milton: in lei evoca l'immagine degli uomini che potranno nuovamente recarsi alle fiere e ai mercati, senza correre pericolo di morte, ci saranno balli, serenità e divertimento, l'estate della pace; invece in Milton questi pensieri prendono forma di una smorfia dolorosa sul suo volto:
… Senza Fulvia non sarebbe estate per lui, sarebbe stato l'unico al mondo a sentir freddo in quella piena estate. Se però Fulvia era ad aspettarlo sulla riva di quell'oceano burrascoso attraversato a nuoto …
Si rivela così, ancora una volta, l'INTERIORIZZAZIONE DELLA GUERRA NELL'ANIMO DI MILTON: essa non è altro che un oceano in burrasca ed egli è solo ad attraversarlo, completamente immerso in quelle vicende ma allo stesso tempo così straniato rispetto ad esse. Così anche l'idea della vittoria e della pace assumono un senso solo in funzione di Fulvia, solo se sarà lei l'approdo rassicurante.

Altri riferimenti attinenti alla Storia sono:
§ Il ruolo dei preti nello scambio dei prigionieri (cap. VI-VII);
§ La figura del Duce: differenti opinioni tra il caporale della Littorio e i partigiani (cap. VII);
§ I deportati nei lager nazisti: la storia del fratello di Maté (cap. XI);
§ La pratica dei processi agli studenti universitari (cap.XI)
§ Il processo alla maestra (… una categoria col fascismo incarnato… cap. XI)

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