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Il compito della filosofia: intelletto, ragione e dialettica in Hegel

A differenza delle idee del periodo illuminista che caratterizzarono anche il pensiero di Kant, Hegel modifica il significato della distinzione tra intelletto (Verstand) e ragione (Vernunft): l’intelletto evidenzia la distinzione tra le diverse determinazioni, per è possibile conoscere qualcosa solo per negazione rispetto ad altro, questo costituisce secondo Hegel l’errore dell’intelletto e allora pone nella ragione la facoltà di venire a capo alle unilateralità che limitano il punto di vista dell’intelletto.
Per Hegel infatti il concetto di Assoluto consiste in una unità di soggettivo ed oggettivo mediante il processo dialettico: soggetto ed oggetto si rivelano dunque essere termini parziali dell’intero da essi stessi costituito e in cui rimangono anche se superata la loro parzialità. Affinchè si possa cogliere questa totalità è necessaria la ragione che svolge una funzione complementare a quella dell’intelletto, infatti riesce a cogliere i legami tra le cose che costituiscono l’ assoluto che nel suo complesso è infinito. Assoluto è anche unità del pensiero e la filosofia è la forma di sapere che meglio lo può esprimere.

Dunque il limite dell’intelletto rispetto la ragione consiste nella separazione di concetti staticamente contrapposti ma che la ragione è in grado di riunificare attraverso un processo che consiste nel proporsi delle opposizioni e del loro superamento, l’Assoluto risulta quindi essere un insieme di negazione (opposizioni) e conservazione (superamento delle opposizioni), nonché identità di soggetto e oggetto e per questo il superamento delle opposizioni costituisce una struttura concreta della realtà.
La filosofia ha quindi il compito di conoscere l’Assoluto secondo un percorso che si articola in tre fasi: la prima fase consiste nell’identificazione delle distinzioni della realtà; la seconda fase individua le relazioni che sussistono tra le opposizioni individuando quindi la totalità; infine la terza fase consiste nella consapevolezza che le opposizioni convergono nel principio di Assoluto ma ancora conservando la loro diversità.

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