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La ragione in Hegel

La coscienza infelice rappresenta il ponte attraverso cui si realizza il passaggio alla ragione (certezza di essere di ogni realtà), l’autocoscienza si comprende come unità di coscienza e oggetto. Questa certezza inizialmente è inconsapevole e per consapevolizzarsi si deve passare attraverso una mediazione dialettica. La ragione cercando di cercare l’essenza delle cose cerca se stessa. Storicamente ciò avviene con la scienza moderna in cui la ragione è osservatrice e cerca di trovare nella natura se stessa e le regole che gestiscono la natura stessa attraverso leggi razionali. Una trovato questo funzionamento sembra astratto e poco sufficiente per la ragione. In seguito si ha il secondo momento che è quello della ragione pratica, dunque il tentativo da parte della ragione di riconoscersi nelle azioni umane e cerca dunque di realizzarsi operando sul mondo e vuole modificarlo e anche imporsi, quindi ricerca la realizzazione individuale quindi ricerca il piacere (edonismo); tuttavia nella figura del tipico eroe romantico si riconosce la sensazione di superiorità, in quanto pretende e sente di contenere dentro di sé la legge per regolare il mondo e vuole imporla anche alle cose, tuttavia questi percorsi umani sono destinati a rivelarsi fallimentari. Hegel afferma che il fallimento è dovuto a una percezione della dimensione sostanziale e istituzionale della realtà umana e dunque la razionalità si dispiega realizzandosi in una struttura oggettiva, storica e sociale chiamata ethos. Con l’eticità infatti l’uomo si concepisce come parte del contesto in cui vive. Dunque la soggettività si realizza quando sviluppa i valori della collettività.

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