Daniele di Daniele
Blogger 27608 punti

stesura dello Statuto albertino

Lo Statuto Albertino, chiamato anche Statuto Fondamentale della Monarchia di Savoia del 4 marzo 1848 fu proclamato dal re dei Savoia Carlo Alberto. Lo Statuto può essere anche definito come la costituzione del Regno di Sardegna. Questo importante documento è rimasto in vigore dal marzo 1848 al biennio 1944-1946, nel momento in cui l'Italia con un referendum sceglie la forma di governo repubblicana, abbandonando la forma governativa monarchica. Questo documento, redatto in lingua francese, è una carta costituzionale di tipo flessibile e ottriato. Inoltre prevede tutta una serie di diritti e doveri dei cittadini.

Indice

Dallo Statuto Albertino alla Costituzione
Caratteristiche dello Statuto Albertino - Versione alternativa 1

Statuto Albertino, descrizione - Versione alternativa 2
Statuto Albertino, riassunto - Versione alternativa 3
Statuto Albertino, spiegazione - Versione alternativa 4
Diritti nello Statuto Albertino


Dallo Statuto Albertino alla Costituzione

Definizione Statuto Albertino: Lo Statuto del Regno, noto come Statuto Albertino o Costituzione albertina dal nome del Re che lo promulgò, Carlo Alberto di Savoia - Carignano, fu lo statuto adottato dal Regno sardo-piemontese il 4 marzo 1848.
Lo statuto Albertino è il primo documento simile a una costituzione in Italia, che decretò a partire dal 1848 i vari diritti e doveri del popolo.
Venne redatto da una commissione nominata dal re ed entrò in vigore nel 1848.
Lo Statuto Albertino si ispirava alle costituzioni francesi e per questo motivo fu scritto in lingua francese.
Questo documento è una carta costituzionale flessibile perché può essere facilmente modificato con una legge ordinaria.

Le principali caratteristiche dello Statuto Albertino sono:

- è una carta costituzionale concessa dal re;
- è una costituzione breve perché stabilisce i principi dell'organizzazione costituzionale e le norme in materia di diritti e doveri dei cittadini;
- sancisce come forma di governo la monarchia;
- stabilisce che la carica del capo di Stato (il sovrano) è “ereditaria secondo la legge salica”;
- assegna il potere esecutivo al re;
- assegna il potere giudiziario al re;
- assegna il potere legislativo al re;
- concede il diritto di voto solo ad una ristretta cerchia di individui (cittadini di sesso maschile, dotati di una certa cultura e di un determinato patrimonio);
- si impegna a garantire l’uguaglianza formale dei sudditi;
- prevede come bandiera nazionale un vessillo con coccarda azzurra;
- garantisce la libertà di stampa, ma con alcune limitazioni;
- garantisce la libertà di stampa, ma con alcune limitazioni.

Le prime Costituzioni in Italia risalgono alla fine del 1700 e s’ispirarono ai principi delle Rivoluzione francese (libertà, uguaglianza, fratellanza).
Con il tramonto dell’Impero Napoleonico ebbe inizio anche in Italia la Restaurazione che riportò in vita il potere assoluto dei sovrani.
Contro di questo insorsero i patrioti del Risorgimento che portarono i sovrani a concedere la costituzione.
Al termine del periodo rivoluzionario il solo stato italiano in cui la Costituzione rimase in vita fu il Piemonte dove Carlo Alberto nel 1848 aveva concesso lo Statuto Albertino.
Nel 1861 lo Statuto Albertino fu esteso a tutta l’Italia come un dono che il re faceva ai suoi sudditi.
Lo Statuto Albertino era flessibile e di tipo monarchico: il re comandava l’esercito; era a capo del governo; nominava i ministri; creava con il parlamento le leggi; i giudici amministravano la giustizia in suo nome.

Durante il fascismo Mussolini cambiò alcune leggi dello statuto e instaurò in Italia la dittatura che mantenne fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.
Quando nel 1945 avvenne la liberazione dell’Italia da parte degli Alleati, i partiti antifascisti formarono un governo provvisorio presieduto dal democristiano Alcide De Gasperi.
Il 2 giugno 1946 tutti i cittadini italiani furono chiamati ad eleggere con suffragio universale (votano tutti i maggiorenni e anche le donne per la prima volta), l’Assemblea Costituente cioè un gruppo di persone che avrebbe dovuto scrivere una nuova Costituzione in sostituzione dello Statuto Albertino e con referendum scegliere tra Monarchia e Repubblica. L’Assemblea Costituente elesse Enrico De Nicola capo provvisorio della Repubblica italiana appena nata.
La nuova Costituzione scritta in due anni entrò in vigore il primo gennaio 1948.

La Costituzione è l'atto normativo fondamentale che definisce la natura, la forma, la struttura, l'attività e le regole fondanti di un'organizzazione. Il termine deriva dal latino “constitutio”, che si riferiva a una legge di particolare importanza.
La Costituzione è stata redatta da un’Assemblea Costituente votata a suffragio universale.
la Costituzione è definita lunga, in quanto contiene disposizioni in molti settori del vivere civile e non si limita solamente a indicare le norme sulle fonti del diritto.
Questo documento è di tipo rigido perché non può essere facilmente modificato con una legge ordinaria.

Le principali caratteristiche della Costituzione sono:
- stabilisce come forma di governo la Repubblica (art. 1);
- stabilisce che la sovranità spetta al popolo;
- sancisce la laicità dello Stato italiano e si impegna a tutelare le varie confessioni religiose (art. 7 e 8);
- sancisce che il capo di Stato deve essere nominato tramite elezioni;
- affida il potere legislativo esclusivamente al Parlamento;
- prevede che il potere esecutivo sia esercitato dal Presidente del Consiglio dei ministri;
- prevede che il potere giudiziario sia esercitato “da magistrati ordinari istituiti”;
- prevede un numero limitato di senatori, eletti ogni 5 anni;
- prevede il suffragio universale, cioè,hanno diritto di voto tutti i cittadini, uomini e donne, che abbiano compiuto il 18simo anno di età;
- garantisce l’uguaglianza sia formale che sostanziale di tutti i cittadini (art. 3);
- Costituzione sancisce che “la bandiera della Repubblica è il tricolore italiano” (art. 12);
- rifiuta ogni forma di censura alla libertà di stampa e di pensiero;
- stabilisce un’indennità per i membri del Parlamento.

Caratteristiche dello Statuto Albertino

Lo Stato liberale si afferma anche in Italia. Nel 1848 l'Europa venne travolta da rivolte e tumulti che ebbero ripercussioni anche sul territorio italiano, che all'epoca non era ancora stato riunificato. Sulla scia di questi moti popolari, il 4 marzo 1848, il Re Carlo Alberto di Savoia concesse agli abitanti del Regno di Sardegna uno «Statuto»: lo Statuto Albertino.
Nel 1861, con l'Unità d'Italia, lo Statuto Albertino divenne la costituzione del neonato Regno d'Italia. Lo Statuto del Regno d'Italia rimase in vigore fino al 1° gennaio 1948, quando fu sostituito dalla Costituzione repubblicana. Lo Statuto Albertino aveva caratteri completamente diversi da quelli della Costituzione del 1948; in particolare, lo Statuto era elargito, breve e flessibile.

Lo Statuto elargito: era stato scritto da funzionari di Carlo Alberto che lo aveva poi concesso «ai suoi amatissimi sudditi»; non si trattava, quindi, di una costituzione nata dalla volontà del popolo che, nel testo, veniva ancora chiamato «suddito».
Lo Statuto breve: era una costituzione breve, non perché fosse corta (era composta da 84 articoli), ma perché si limitava a indicare principi generali in materia di libertà individuali e di competenze degli organi costituzionali, senza specificarli in modo dettagliato.
Lo statuto flessibile: L'aspetto più importante dello Statuto era la sua flessibilità; essendo una costituzione flessibile, lo Statuto poteva essere modificato con una legge ordinaria: qualsiasi legge in contrasto con lo Statuto era formalmente legittima. La flessibilità dello Statuto portò poi il regime fascista ad approvare una serie di atti che erano in grave contrasto con lo Statuto stesso: durante il ventennio fascista lo Statuto Albertino fu completamente snaturato, anche se fu rispettato formalmente (era legittimo anche tutto ciò che era in contrasto con esso).

Stato Albertino, descrizione

Lo statuto Albertino fu la prima costituzione dello Stato italiano. Fu promulgato nel 1848 nel regno Sardo-Piemontese, poi successivamente nel 1861 con la proclamazione del Regno d'Italia venne esteso a tutto il territorio. Esso rappresentava una riforma della monarchia assoluta in senso liberale. Era una carta costituzionale concessa dal sovrano Carlo Alberto ai suoi sudditi, perciò molto diversa dalle costituzioni approvate da apposite assemblee elette dai cittadini, lo statuto Albertino quindi era ancora espressione della sovranità del Re. Inoltre era una costituzione flessibile, quindi modificabile attraverso leggi ordinarie. L'oggetto dell'accordo tra il re e la borghesia fu l'instaurazione di una monarchia costituzionale; ciò non indicava semplicemente una monarchia dotata di una costituzione, bensì un tipo di organizzazione costituzionale nella quale la borghesia era associata alla monarchia nella gestione del potere politico.

Nello statuto il Re concedeva:
- Diritti di libertà e di proprietà.
- L'istituzione di una camera in cui la borghesia potesse eleggere i propri rappresentanti.

In merito alla garanzia dei diritti dei singoli, lo statuto si ispirava alla Dichiarazione dei diritti emanata all'inizio della rivoluzione francese.
I diritti di natura economica erano quelli che più interessavano la borghesia, esprimevano l'esigenza che lo stato si astenesse dall'intervenire nell'economia e che quindi lasciasse fare i privati.
(Liberismo Economico -> Adam Smith "la mano invisibile").

Lo statuto Albertino si ispirava al principio della separazione dei poteri di Montesquieu, quindi attribuiva:
-Il potere esecutivo al Re.
-Il potere legislativo al Re, al senato (eletto dal Re) e alla camera dei deputati (eletta dal popolo a suffragio maschile ristretto).
-Il potere giudiziario ai giudici.

I requisiti necessari per votare la camera dei deputati erano:
- Requisito culturale, quindi potevano votare solo gli uomini in grado di saper leggere e scrivere.
- Requisito censitario, ovvero legato al censo, quindi consisteva nel pagare una certa imposta sul reddito.

Detto ciò si può ben intuire che il diritto di voto era concesso solo alle classi più benestanti.
Il suffragio universale maschile sarà concesso nel 1912 con Giolitti.
Il suffragio universale sarà concesso solo nel 1946, per la scelta tra Monarchia e Repubblica.

Statuto Albertino, riassunto

Lo Statuto albertino é stato la prima Carta costituzione dell'Italia unita; fu elaborato dai ministri del re Carlo Albero, che la concesse ai sudditi nel 1848 per soddisfare le rivendicazioni espresse durante i moti insurrezionali che dal resto d'Europa si erano diffusi anche nel Regno di Sardegna; fu poi esteso nel 1861 all'intero Regno d'Italia.
Era quindi una Costituzione concessa dall'alto, senza alcuna consultazione democratica. Lo stesso termine di "Statuto" fu preferito a "Costituzione", per ribadire il fatto che era il re a limitare i propri poteri, anche se in qualche modo vi era costretto dalle pressioni polari. Era inoltre flessibile, ossia modificabile con legge ordinaria, e relativamente breve, ossia sintetica e piuttosto generica nel regolare i rapporti fra Stato e cittadini e nel definire l'ordinamento dello Stato.
Era una Costituzione scritta, come le Costituzioni francesi cui si aspirava, composta di 84 articoli, 22 dei quali dedicati al sovrano.
Camillo Benso di Cavour é stato uno dei protagonisti del Risorgimento, nella veste di capo del Governo del Regno di Sardegna e successivamente in quella di primo Presidente del Consiglio del Regno d'Italia. La Comunità evangelica valdese ricorda ogni anno il riconoscimento dei diritti civili e politici con la festa del 17 febbraio, che é diventata "La giornata della memoria" per gli evangelici italiani.

Statuto Albertino, spiegazione

Nel 1847 Carlo Alberto, influenzato dall'opinione pubblica (grazie alla propaganda dei liberal-moderati), introduce nuove riforme, seguite dalla promessa dell'introduzione di una Carta Costituzionale. Diversi sono i provvedimenti che attuerà costui, tra questi vi è l'abolizione della censura ecclesiastica nei confronti della stampa, vengono rese eleggibili le cariche amministrative e viene vietato il privilegio di foro per i nobili.
All'inizio del 1848 egli convoca un consiglio straordinario di conferenza dove vengono approvate le direttive del futuro Statuto. Sarà l'avvento della rivoluzione parigina di Febbraio a far accelerare la concessione della Carta Costituzionale. Ma Carlo Alberto non era troppo convinto ad aderire ai movimenti liberali che si stavano divulgando in tutta l'Europa; infatti col suo Statuto, concede ai sudditi il godimento di diritti irrinunciabili del cittadino. La Costituzione prende come punto di riferimento le carte liberali francesi promulgate nel 1814 e 1830, ma che la rivoluzione di Febbraio è pronta a modificare profondamente. Le caratteristiche principali dello Statuto sono:


    - Libertà di stampa.

    - Riconoscimento di culti non cattolici.

    - Uguaglianza di fronte alla legge.

    - Cattolicesimo come religione di Stato.

    - Tripartizione dei poteri, con in mano al sovrano ampie possibilità di controllo di essi, e pieno controllo dell'esecutivo.

    - Suffragio circoscritto a una piccola parte della popolazione (meno del 2% ).

Diritti nello Statuto Albertino

I diritti dei cittadini erano proclamati in nove articoli dello Statuto (dal 24 al 32); erano riconosciute le libertà fondamentali, ossia la libertà di stampa e di opinione, di riunione, l'inviolabilità del domicilio, la proprietà privata, il diritto di uguaglianza. Si trattava, pero', di un riconoscimento formale, in uno Stato che, fondandosi sul suffragio ristretto, riconosceva il diritto di voto al 2% della popolazione. L'ampiezza dei diritti poteva inoltre essere limitata per legge o per ragioni di polizia e pubblica sicurezza. Per quanto riguarda la libertà religiosa, lo Statuto riconosceva la religione cattolica come religione di Stato, dichiarando di "tollerare" le altre religioni. Anche se con dei limiti, la "tolleranza" proclamata dallo Statuto permise il riconoscimento dei diritti civili e politici alle minoranze religiose, come gli ebrei e i valdesi.

Lo Statuto albertino pose le basi per uno Stato liberale e monarchico, prevedendo la separazione dei poteri, ma attribuendoli tutti al re, che li esercitava congiuntamente con gli altri organi costituzionali:
• il potere legislativo era esercitato dal re e dal Parlamento, formato dalla Camera dei deputati, eletta a suffragio ristretto su base censitaria, e dal Senato del Regno, composto da membri nominati a vita dal sovrano: un sistema bicamerale, quindi, in cui il re manteneva il diritto di veto sulle leggi approvate dalle Camere. L'unico forte potere di controllo che lo Statuto riservava al Parlamento era l'obbligo di sottoporre qualsiasi normativa in materia tributaria alla preventiva approvazione della Camera dei deputati;
• il potere esecutivo spettava esclusivamente al re, che poteva nominare e revocare i ministri secondo il proprio volere;
• il potere giurisdizionale competeva alla Magistratura, formata da funzionari nominati dal re, che amministravano la giustizia in suo nome.

Autori che hanno contribuito al presente documento: kekka93, giannyetonia, Myshara13, ZiedSarrat, J.lee.

Registrati via email