RUSSINO di RUSSINO
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Principali tratti dell'ermetismo poetico

Negli anni '20 nella produzione poetica avviene l'affermarsi di una vera e propria "poesia nuova" che con una fortunata definizione di F. Flora, è stata detta "ermetica".Occorre, però, fare una precisazione: di una vera e propria scuola ermetica con tutto ciò che il termine "scuola" comporta e cioè una codificazione di tecniche e moduli espressivi si può parlare più tardi, verso la metà degli anni '30. In questo periodo e cioè negli anni '20 si afferma una poesia dalle caratteristiche nuove e si affermano i "lirici nuovi" come Ungaretti e Montale le cui opere hanno una fisionomia inconfondibile che sfugge ad ogni catalogazione. Molte le novità della nuova poesia:i poeti ermetici rifiutano un linguaggio ridondante e opulento, mirano a riacquistare una nuova dimensione musicale della parola, ma soprattutto puntano sull'essenzialità della parola e sul gioco analogico. LE due cose sono in rapporto reciproco: l'esigenza di essenzialità porta al rifiuto del linguaggio poetico tradizionale e alla ricerca di espressioni che riescono ad attingere al significato profondo della realtà che si vuole esprimere. Si tratta,cioè,di restituire alla parola "logora e abusata",verginità e novità, di caricarla di quel valore e di quella pregnanza che essa aveva quando, usata nella notte dei tempi per la prima volta,essa poteva ancora stabilire un rapporto fra l'uomo e le cose ed aveva quasi un valore "magico ed evocativo",dava forma e realtà alle cose. Per far questo i poeti ermetici ricorrono all'analogia, che di certo non è stata inventata da loro,ma è stata da loro elevata a procedimento stilistico esemplare. Si può considerare l'analogia "un paragone, una similitudine" in cui è stato abolito il "come" che introduce il rapporto tra le cose paragonate:si elimina così un nesso logico-discorsivo e si ottiene una maggiore essenzialità. A questo proposito Ungaretti ha scritto:"Se il carattere dell'800 era stato quello di stabilire legai a furia di rotaie e ponti...,il poeta d'oggi cercherà di mettere a contatto immagini lontane, senza fili. Ad esempio quando Ungaretti dice "tornano in alto/ad ardere le favole" è chiaro che non è più possibile ricostruire i passaggi di fantasia ed immagini che hanno fatto quelle "stelle e favole",ma rimane viva e chiara la suggestione di lontananza, di sogno e di speranza forse di favole udite alla luce delle stelle o di illusioni cadute che tornano a risplendere nel cielo della vita. Un altro esempio:quando Quasimodo parla "dell'urlo nero" accosta il piano acustico a quello visivo per sottolineare la drammaticità di quell'urlo e quell'analogia si complica con la sinestesia, cioè con la fusione di sensazioni che hanno diversa origine, in questo caso udito-vista. Occorre precisare che per i poeti ermetici il rifiuto dei moduli espressivi della tradizione acquista il significato di una scelta etica prima che stilistica: il poeta costata, cioè, che non ha più certezze o miti da proporre con il canto poetico a gola spiegata, ma può solo salvare qualche relitto di un naufragio, può solo offrire, come dice Montale,"qualche storta e secca sillaba":l'adozione di nuovi moduli espressivi è quindi conseguenza di una nuova posizione etica.

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