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Il tuono

E nella notte nera come il nulla,

a un tratto, col fragor d'arduo dirupo
che frana, il tuono rimbombò di schianto:
rimbombò, rimbalzò, rotolò, cupo,
e tacque, e poi rimaneggiò rifranto,
e poi vanì. Soave allora un canto
s'udì di madre, e il moto di una culla.

Parafrasi
E nella notte buia come fosse vuoto totale, d'improvviso il tuono rimbombò provocando il rumore di un'alta roccia che frana, rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo e poi ci fu silenzio, si fece risentire con il rumore delle onde che sbattono sulla scogliera e poi scomparve. Allora s'udì dolce il canto di una donna e il dondolare di una culla.

Analisi
"Il tuono" è una ballata minima, perché il ritornello è costituito da un unico verso. Il metro è l'endecasillabo e in alcuni casi è presente il fenomeno della sinalefe. Il ritornello è una similitudine che paragona l'oscurità della notte all'angoscia del vuoto. Lo schema delle rime è A BCBCCA: il ritornello è in rima con l'ultimo verso della coda e i due piedi hanno la rima alternata. Nel ritornello vi è l'allitterazione della N, nel primo piede dominano i suoni cupi; nel secondo piede troviamo l'allitterazione della R e della M. La coda si contrappone dominando in essa i suoni dolci; si crea una spezzatura tra volta e il resto della ballata, si delineano due immagini totalmente diverse. Nel verso 4 il verbo "rimbombò" è un esempio di figura onomatopeica. L'anafora ai vv. 5-6 pone due condizioni diverse del tuono: "e tacque", il tuono momentaneamente non si fa sentire, fino a giungere a "e poi vanì" in cui, definitivamente, è scomparso, facendo tornare la tranquillità. Nei vv. 6-7 troviamo l'iperbato in "un canto/s'udì di madre".

Commento
Il tuono descrive aspetti della natura, alludendo però a dimensione caratteristiche del mondo interiore di Pascoli. Il poeta ha, infatti, caro il tema del temporale, simbolo della minaccia e della violenza. "Il tuono" viene pubblicato nel 1900, nella quinta edizione della raccolta Myricae, collegando questa ballata ad un'altra scritta precedentemente: Il lampo. La similitudine del ritornello trasforma la percezione visiva in un vero e proprio stato d'animo. Il "nulla" con cui si conclude il ritornello è in rima, quindi messo in relazione, con "culla" alla fine della volta; il nulla che è tormentoso e angoscioso lascia posto al simbolo della vita che torna a normalità, al rifugio.

La ballata è come la fine di una lotta con le tenebre, in cui si giunge al recupero dell'innocenza proprio in contrasto con le manifestazioni naturali di un temporale.

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