Versione originale in latino

Multa iam beneficiorum exempla referam et dissimilia et quaedam inter se contraria. Dedit aliquis domino suo vitam, dedit mortem, servavit periturum et, hoc si parum est, pereundo servavit; alius mortem domini adiuvit, alius decepit.
Claudius Quadrigarius in duodevicensimo annalium tradit, cum obsideretur Grumentum et iam ad summam desperationem ventum esset, duos servos ad hostem transfugisse et operae pretium fecisse. Deinde urbe capta passim discurrente victore illos per nota itinera ad domum, in qua servierant, praecucurrisse et dominam suam ante egisse; quaerentibus, quaenam esset, dominam et quidem crudelissimam ad supplicium ab ipsis duci professos esse. Eductam deinde extra muros summa cura celasse, donec hostilis ira consideret; deinde, ut satiatus miles cito ad Romanos mores rediit, illos quoque ad suos redisse et dominam sibi ipsos dedisse. Manu misit utrumque e vestigio illa nec indignata est ab his se vitam accepisse, in quos vitae necisque potestatem habuisset. Potuit sibi hoc vel magis gratulari; aliter enim servata munus notae et vulgaris clementiae habuisset, sic servata nobilis fabula et exemplum duarum urbium fuit.
In tanta confusione captae civitatis cum sibi quisque consuleret, omnes ab illa praeter transfugas fugerunt; at hi, ut ostenderent, quo animo facta esset prior illa transitio, a victoribus ad captivam transfugerunt personam parricidarum ferentes; quod in illo beneficio maximum fuit, tanti iudicaverunt, ne domina occideretur, videri dominam occidisse. Non est, mihi crede, non dico servilis, sed vilis animi egregium factum fama sceleris emisse.

Traduzione all'italiano

Citerò ora esempi di benefici diversi tra loro e in alcuni casi contraddittori. Uno diede la vita al suo padrone, uno gli diede la morte, uno lo salvò quando stava per perire e, come se non bastasse, uno lo salvò morendo; un altro aiutò il suo padrone a morire, un altro frustrò il suo desiderio.
Claudio Quadrigario narra, nel diciottesimo libro dei suoi Annali, che, , quando veniva assediata Grumento e già si era giunti all’estrema disperazione, due schiavi disertarono e si unirono al nemico e fecero cosa di qualche valore. In seguito, dopo la conquista della città, mentre i vincitori si affrettavano qua e là, i due corsero avanti lungo le strade più note fino alla casa in cui erano stati schiavi, e tirarono fuori la padrona; se qualcuno chiedeva chi fosse, rispondevano che era stata la loro padrona, e per di più una persona molto crudele, e che la stavano portando via per punirla. Ma che in seguito, quando l'ebbero portata fuori dalle mura, la nascosero con la massima cura finché la furia del nemico non si placò, e più tardi, quando i soldati, sazi, tornarono alla normale condotta dei Romani, anche loro tornarono alla loro e di propria iniziativa si consegnarono al potere della loro padrona. Ella li affrancò entrambi all’ietante e non ritenne indegno di aver ricevuto la vita per mano di coloro sui quali un tempo aveva avuto potere di vita e di morte. Anzi, avrebbe persino potuto congratularsi con se stessa per questo fatto; perché, se fosse stata salvata da altre mani, avrebbe avuto il semplice dono della ben nota e comune misericordia, ma, salvata in questo modo, divenne famosa nelle storie e un esempio per due città.
Nella così grande confusione della conquista della città, quando ognuno pensava a sé stesso, tutti fuggirono da quella tranne i disertori; ma questi, per mostrare con quale intenzione fosse stata compiuta quella precedente diserzione, passarono dai vincitori alla prigioniera assumendo il ruolo di assassini; e in quel beneficio il fatto più importante fu che, ritenessero che valesse la pena che, affinché la padrona non fosse uccisa, sembrasse che fosse stata uccisa. Credimi, non è proprio non dico di un animo servile, ma neanche di un animo vile, aver pagato un’impresa straordinaria con la fama di assassini.

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