Una fase cruciale della battaglia di Alesia - Latine

Adattazione da Cesare, De bello Gallico, libro VII.

Versione originale in latino


Vercingetorix, ex arce Alesiae suos conspicatus, ex oppido egreditur; crates, longurios (1), musculos (2), falces (3) reliquaque quae eruptionis causa (4) paraverat, profert. Pugnatur uno tempore omnibus locis atque omnia temptantur. Caesar, idoneum locum nactus, quid quaque ex parte geratur cognoscit; laborantibusque auxilia submittit. Galli, nisi perfregerint munitiones, de omni salute desperant; Romani, si rem obtinuerint, finem laborum omnium exspectant. Maxime ad superiores munitiones laboratur; nec iam arma nostris nec vires suppetunt. Caesar cohortatur ne laboris succumbant ; omnium superiorum dimicationum fructum in eo die atque hora docent consistere. Multitudine telorum ex turribus pugnantes deturbant, aggere et cratibus explet, falcibus vallum ac loricam rescindunt.
Note
(1) I longurii erano delle lunghe pertiche munite di uncino che servivano per agganciare e abbattere le opere difensive
(2) I musculi erano delle tettoie mobili sotto le quali i soldati si riparavano quando si avvicinavano alle opere di difesa nemiche
(3) Le falces erano delle grosse falci che servivano per eliminare gli ostacoli e per ferire i soldati nemici
(4) Complemento di fine o scopo tradotto con gratiā + genitivo

Traduzione all'italiano


Vercingetorige, visti i suoi dalla fortezza di Alesia, esce dalla cittadella ; porta avanti le stuoie, i pali, le macchine da guerra, le falci e le altre cose che aveva preparato per quella sortita contro il nemico. Si combatte contemporaneamente in tutti i luoghi e si fanno tutti i tentativi. Cesare, trovato un luogo idoneo, in ogni punto sa che cosa stia succedendo e in ogni parte, manda rinforzi a coloro che sono in difficoltà
I Galli perdono ogni speranza di salvezza, se non abbiano infranto le fortificazioni: i Romani, se avranno vinto la battaglia si aspettano la fine di tutti gli sforzi. Si combatte con fatica soprattutto nelle fortificazioni più in alto; ormai non bastano più né le nostre armi, né le milizie. Cesare esorta affinché non soccombano alla fatica; insegna che il frutto di tutti i conflitti si arresta in quel giorno e in quel momento. Con un’ingente quantità di giavellotti fanno precipitare giù i difensori dalle torri, riempiono le fosse con terra e fascine, squarciano con le falci le palizzate e il parapetto.