Fabrizio Del Dongo
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Versione originale in latino


Anus hospita atque incognita Tarquinium Superbum regem Romanorum, rogavit ut emeret
novem libros quos secum habebat: “Hi - inquit – divina oracula continent, quae Romanorum civitati proderunt: eme igitur et, crede mihi, tui nepotes tibi gratissimi erunt”. Tarquinius pretium rogavit, anus nimium atque immensum poposcit; rex negavit. Tum illa tacita foculum cum igne statim apposuit, tres libros combussit, sex reliquos regi praebuit, non minus pretium poscens. Tarquinius multo cum riso rursus negavit; at illa statim tres alios libros igne delevit, regemque interrogavit num tres reliquos eodem pretio quo novem emeret. Tanta mulieris constantia atque fiducia regis animum perturbavit; iam non ridens, sed graviore vultu: “Da mihi – inquit – tres qui supersunt libros: eodem pretio quo novem omnes emam”. Nemo amplius anum videre potuit: tres libros in sacrario Romani servaverunt ac Sibyllinos appellaverunt: quindecemviri eos consulunt, ut deorum voluntatem cognoscant.
da Aulo Gellio

Traduzione all'italiano


Una vecchia straniera e sconosciuta pregò Tarquinio il Superbo, re dei Romani, di acquistare i nove libri che portava con sé. “Questi – disse – contengono le predizioni divine che saranno utili allo Stato romano: dunque, comprali e, credi a me, i tuoi discendenti ti saranno molto grati.” Tarquinio domandò il prezzo e la vecchia chiese una somma molto alta ed enorme; il re rifiutò. Allora, in silenzio, essa preparò subito un fuoco acceso, bruciò tre libri, offrì i sei rimanenti al re, non chiedendo un prezzo inferiore. Di nuovo, Tarquinio rifiutò, ridendo molto; ma subito essa bruciò (distrusse con il fuoco) altri tre libri , chiese al re di comprare i tre rimanenti allo stesso prezzo dei nove. Tanta costanza e fiducia della donna turbò l’animo del re; non più ridendo, ma con l’aspetto più severo: “Dammi – disse – i tre libri che rimangono, li comprerò allo stesso prezzo di tutti i nove. Nessuno poté più vedere la vecchia; i Romani conservarono i tre libri in un tempio e li chiamarono Sibillini: i quindecemviri (1) li consultano per conoscere la volontà degli dei.

(1) i quindecemviri (dal latino quindecem + viri) erano quindici sacerdoti che facevano parte di un collegio sacerdotale che, nell’antica Roma, aveva l’incarico di custodire ed interpretare i libri sibillini.

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