- - Fedro : La cornacchia superba e il pavone - Latine

Versione originale in latino


Ne gloriari libeat (1) alienis bonis,
suoque potius habitu vitam degere,
Aesopus nobis hoc exemplum prodidit. (2)

Tumens inani graculus superbia
pinnas, pavoni quae deciderant, sustulit (3),
seque exornavit (4). Deinde, contemnens suos
immiscet se ut pavonum formoso gregi.
illi impudenti pinnas eripiunt avi,
fugantque rostris. Male mulcatus graculus
redire maerens coepit ad proprium genus,
a quo repulsus tristem sustinuit notam.
Tum quidam ex illis quos prius despexerat
‘Contentus nostris si fuisses sedibus
et quod Natura dederat voluisses pati,
nec illam expertus esses contumeliam
nec hanc repulsam tua sentiret calamitas’

Note
(1) Ne…libeat = finale negativa
(2) I primi quattro versi vanno costruiti come segue : Aesopus prodidit nobis hoc exemplum ne libeat gloriari alienis bonis et potius [libeat] degere vitam suo habitu
(3) tollo, is, sustŭli, sublātum, ĕre.
(4) Graculus tumens inani superbia, sustulit pavoni pinnas quae deciderant et se exornavit

Traduzione all'italiano


Esopo ci ha tramandato questo esempio affinché non piaccia vantarsi di beni altrui e piuttosto (piaccia) trascorrere la vita nella propria condizione.
Una cornacchia, gonfia di vana superbia portò via le penne che erano cadute a un pavone e se (ne) ornò. In seguito disprezzando i suoi simili, si mescolò ad un bel branco di pavoni. Essi strapparono le penne all’uccello sfrontato e lo fecero fuggire a colpi di becco. Malconcia, la cornacchia tutta rattristata cominciò a ritornare dai suoi simili, respinto dai quali dovette subire uno spiacevole rimprovero. Allora, una di quelle [cornacchie] che prima aveva disprezzato [disse]:
“Se ti fossi accontentata dei nostri territori e se tu avessi accettato ciò che la natura ti aveva dato, non saresti incorsa in quella vergogna, né la tua sventura sperimenterebbe questo rifiuto".