Versione originale in greco
ἐγὼ τοίνυν, ὦ ἄνδρες δικασταί, ἠξίουν ἱκανὰ εἶναι τὰ κατηγορημένα: μέχρι γὰρ τούτου νομίζω χρῆναι κατηγορεῖν, ἕως ἂν θανάτου δόξῃ τῷ φεύγοντι ἄξια εἰργάσθαι. ταύτην γὰρ ἐσχάτην δίκην δυνάμεθα παρ' αὐτῶν λαβεῖν. ὥστ' οὐκ οἶδ' ὄ τι δεῖ πολλὰ κατηγορεῖν τοιούτων ἀνδρῶν, οἳ οὐδ' ὑπὲρ ἑνὸς ἑκάστου τῶν πεπραγμένων δὶς ἀποθανόντες δίκην δοῦναι δύναιντ' ἂν. οὐ γὰρ δὴ οὐδὲ τοῦτο αὐτῷ προσήκει ποιῆσαι,
Traduzione all'italiano
Io dunque, giudici, crederei sufficienti le accuse contestate: fino a questo punto infatti penso che bisogna sviluppare l'accusa, fino a che sembri (ai giudici) che l'accusato ha compiuto delitti degni della pena di morte. Questa infatti è la pena estrema che possiamo infliggere loro. Così che non so perché si debba accusare di molte cose uomini siffatti, che neppure morendo due volte potrebbero pagare una pena conveniente per ciascuna delle loro azioni. Infatti a lui non si addice neppure fare questo,