Versione originale in greco
ἱ δὲ Κερκυραῖοι ὡς ᾔσθοντο αὐτοὺς
προσπλέοντας, πληρώσαντες δέκα καὶ ἑκατὸν ναῦς, ὧν ἦρχε Μικιάδης καὶ Αἰσιμίδης καὶ Εὐρύβατος, ἐστρατοπεδεύσαντο
ἐν μιᾷ τῶν νήσων αἳ καλοῦνται Σύβοτα· καὶ αἱ Ἀττικαὶ
δέκα παρῆσαν. ἐπὶ δὲ τῇ Λευκίμμῃ αὐτοῖς τῷ ἀκρωτηρίῳ
ὁ πεζὸς ἦν καὶ Ζακυνθίων χίλιοι ὁπλῖται βεβοηθηκότες.
ἦσαν δὲ καὶ τοῖς Κορινθίοις ἐν τῇ ἠπείρῳ πολλοὶ τῶν βαρ-
βάρων παραβεβοηθηκότες· οἱ γὰρ ταύτῃ ἠπειρῶται αἰεί ποτε
αὐτοῖς φίλοι εἰσίν.
Traduzione all'italiano
I Corciresi, come seppero che il nemico era in acque vicine, equipaggiarono centodieci navi, affidandole al comando di Miciade, Esenide e Euribato: posero il loro campo in una delle isole che hanno nome Sibota. Erano presenti anche le dieci navi attiche. Sulla punta di Leucimma era dislocata la fanteria dei Corciresi e i mille opliti che erano accorsi da Zacinto, in appoggio. Ma anche i Corinzi, sul continente, trovarono numerosi reparti di barbari, pronti all'aiuto. Infatti, gli abitanti di questa zona del continente erano sempre stati in rapporti di buona amicizia con loro.