Daniele
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Testo greco e traduzione di Tucidide, 1, 139.

Versione originale in greco


Λακεδαιμόνιοι δὲ ἐπὶ μὲν τῆς πρώτης πρεσβείας τοιαῦτα
ἐπέταξάν τε καὶ ἀντεκελεύσθησαν περὶ τῶν ἐναγῶν τῆς
ἐλάσεως· ὕστερον δὲ φοιτῶντες παρ' Ἀθηναίους Ποτειδαίας
τε ἀπανίστασθαι ἐκέλευον καὶ Αἴγιναν αὐτόνομον ἀφιέναι,
καὶ μάλιστά γε πάντων καὶ ἐνδηλότατα προύλεγον τὸ περὶ
Μεγαρέων ψήφισμα καθελοῦσι μὴ ἂν γίγνεσθαι πόλεμον,
ἐν ᾧ εἴρητο αὐτοὺς μὴ χρῆσθαι τοῖς λιμέσι τοῖς ἐν τῇ Ἀθη-
ναίων ἀρχῇ μηδὲ τῇ Ἀττικῇ ἀγορᾷ. οἱ δὲ Ἀθηναῖοι οὔτε
τἆλλα ὑπήκουον οὔτε τὸ ψήφισμα καθῄρουν, ἐπικαλοῦντες
ἐπεργασίαν Μεγαρεῦσι τῆς γῆς τῆς ἱερᾶς καὶ τῆς ἀορίστου
καὶ ἀνδραπόδων ὑποδοχὴν τῶν ἀφισταμένων. τέλος δὲ
ἀφικομένων τῶν τελευταίων πρέσβεων ἐκ Λακεδαίμονος,
Ῥαμφίου τε καὶ Μελησίππου καὶ Ἀγησάνδρου, καὶ λεγόν-
των ἄλλο μὲν οὐδὲν ὧν πρότερον εἰώθεσαν, αὐτὰ δὲ τάδε
ὅτι ‘Λακεδαιμόνιοι βούλονται τὴν εἰρήνην εἶναι, εἴη δ' ἂν
εἰ τοὺς Ἕλληνας αὐτονόμους ἀφεῖτε,’ ποιήσαντες ἐκκλησίαν
οἱ Ἀθηναῖοι γνώμας σφίσιν αὐτοῖς προυτίθεσαν, καὶ ἐδόκει
ἅπαξ περὶ ἁπάντων βουλευσαμένους ἀποκρίνασθαι. καὶ
παριόντες ἄλλοι τε πολλοὶ ἔλεγον ἐπ' ἀμφότερα γιγνόμενοι
ταῖς γνώμαις καὶ ὡς χρὴ πολεμεῖν καὶ ὡς μὴ ἐμπόδιον εἶναι
τὸ ψήφισμα εἰρήνης, ἀλλὰ καθελεῖν, καὶ παρελθὼν Περικλῆς
ὁ Ξανθίππου, ἀνὴρ κατ' ἐκεῖνον τὸν χρόνον πρῶτος Ἀθη-
ναίων, λέγειν τε καὶ πράσσειν δυνατώτατος, παρῄνει τοιάδε.

Traduzione all'italiano


Gli Spartani dunque, nella prima ambasceria diedero e ricevettero queste istruzioni relative alla cacciata dei sacrileghi. Poi con una serie di richieste, ingiungevano ad Atene di levare l'assedio a Potidea e restituire l'indipendenza ad Egina. Ma insistevano, nelle loro relazioni, a chiarire un punto: la guerra non sarebbe stata dichiarata se avessero abrogato la disposizione presa ai danni di Megara, vale a dire il divieto di usufruire dei porti del dominio ateniese e d'intrattenere scambi commerciali con l'Attica. Gli Ateniesi come non prestavano ascolto alle altre richieste, così non cancellavano quel decreto: accusavano anzi i Megaresi di coltivare il suolo sacro, dove i confini non erano determinati, e di offrire ricetto ai loro schiavi ribelli. Infine, giunse da Sparta un'altra ambasceria composta da Ramfia, Melesippo, Agesandro, i quali non si soffermarono sui temi consueti ma espressero solo queste parole: "Gli Spartani hanno volontà di pace; la pace può affermarsi a condizione che voi lasciate ai Greci l'indipendenza". Gli Ateniesi convocarono l'assemblea, e aprirono il dibattito decisi ad esprimere, dopo responsabile e completa riflessione, una risposta definitiva. Si presentarono numerosi oratori a sostenere opposte ragioni. Dichiaravano gli uni che la guerra era inevitabile, gli altri che il decreto su Megara non doveva costituire un ostacolo alla pace, e ne caldeggiavano l'abrogazione. Comparve a parlare anche Pericle, figlio di Santippo, il primo ateniese di quel tempo, valentissimo nella parola e nella pratica politica, e consigliò in questo senso:

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