Daniele
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Testo greco e traduzione di Tucidide, 1, 137.

Versione originale in greco


ὁ δὲ ἀκούσας ἀνίστησί τε αὐτὸν μετὰ
τοῦ ἑαυτοῦ υἱέος, ὥσπερ καὶ ἔχων αὐτὸν ἐκαθέζετο, καὶ
μέγιστον ἦν ἱκέτευμα τοῦτο, καὶ ὕστερον οὐ πολλῷ τοῖς τε
Λακεδαιμονίοις καὶ Ἀθηναίοις ἐλθοῦσι καὶ πολλὰ εἰποῦσιν
οὐκ ἐκδίδωσιν, ἀλλ' ἀποστέλλει βουλόμενον ὡς βασιλέα
πορευθῆναι ἐπὶ τὴν ἑτέραν θάλασσαν πεζῇ ἐς Πύδναν τὴν
Ἀλεξάνδρου. ἐν ᾗ ὁλκάδος τυχὼν ἀναγομένης ἐπ' Ἰωνίας
καὶ ἐπιβὰς καταφέρεται χειμῶνι ἐς τὸ Ἀθηναίων στρατό-
πεδον, ὃ ἐπολιόρκει Νάξον. καί (ἦν γὰρ ἀγνὼς τοῖς ἐν τῇ
νηί) δείσας φράζει τῷ ναυκλήρῳ ὅστις ἐστὶ καὶ δι' ἃ φεύγει,
καὶ εἰ μὴ σώσει αὐτόν, ἔφη ἐρεῖν ὅτι χρήμασι πεισθεὶς
αὐτὸν ἄγει· τὴν δὲ ἀσφάλειαν εἶναι μηδένα ἐκβῆναι ἐκ
τῆς νεὼς μέχρι πλοῦς γένηται· πειθομένῳ δ' αὐτῷ χάριν
ἀπομνήσεσθαι ἀξίαν. ὁ δὲ ναύκληρος ποιεῖ τε ταῦτα καὶ
ἀποσαλεύσας ἡμέραν καὶ νύκτα ὑπὲρ τοῦ στρατοπέδου ὕστε-
ρον ἀφικνεῖται ἐς Ἔφεσον. καὶ ὁ Θεμιστοκλῆς ἐκεῖνόν
τε ἐθεράπευσε χρημάτων δόσει (ἦλθε γὰρ αὐτῷ ὕστερον
ἔκ τε Ἀθηνῶν παρὰ τῶν φίλων καὶ ἐξ Ἄργους ἃ ὑπεξ-
έκειτο) καὶ μετὰ τῶν κάτω Περσῶν τινὸς πορευθεὶς ἄνω
ἐσπέμπει γράμματα πρὸς βασιλέα Ἀρταξέρξην τὸν Ξέρξου
νεωστὶ βασιλεύοντα. ἐδήλου δὲ ἡ γραφὴ ὅτι ‘Θεμιστοκλῆς
ἥκω παρὰ σέ, ὃς κακὰ μὲν πλεῖστα Ἑλλήνων εἴργασμαι
τὸν ὑμέτερον οἶκον, ὅσον χρόνον τὸν σὸν πατέρα ἐπιόντα
ἐμοὶ ἀνάγκῃ ἠμυνόμην, πολὺ δ' ἔτι πλείω ἀγαθά, ἐπειδὴ ἐν
τῷ ἀσφαλεῖ μὲν ἐμοί, ἐκείνῳ δὲ ἐν ἐπικινδύνῳ πάλιν ἡ ἀπο-
κομιδὴ ἐγίγνετο. καί μοι εὐεργεσία ὀφείλεται (γράψας τήν
τε ἐκ Σαλαμῖνος προάγγελσιν τῆς ἀναχωρήσεως καὶ τὴν
τῶν γεφυρῶν, ἣν ψευδῶς προσεποιήσατο, τότε δι' αὑτὸν οὐ
διάλυσιν), καὶ νῦν ἔχων σε μεγάλα ἀγαθὰ δρᾶσαι πάρειμι
διωκόμενος ὑπὸ τῶν Ἑλλήνων διὰ τὴν σὴν φιλίαν. βούλο-
μαι δ' ἐνιαυτὸν ἐπισχὼν αὐτός σοι περὶ ὧν ἥκω δηλῶσαι.’

Traduzione all'italiano


A queste parole, il re lo fa levare, mentre ancora tiene in braccio il figlioletto, nell'atteggiamento stesso con cui se ne stava prima seduto e che rappresenta il più solenne modo d'implorare protezione. Quando si presentano, solleciti, Ateniesi e Spartani, Admeto non ha riguardo per le loro insistenti proteste e non consegna l'ospite. Soddisfa anzi il suo desiderio di raggiungere il re, facendolo scortare per via di terra fino all'opposto mare alla corte di Alessandro a Pidna. Trova qui una nave da carico, in procinto di salpare per la Ionia, e vi s'imbarca. Ma un fortunale li trascina proprio davanti a un campo di Ateniesi intenti all'assedio di Nasso. Temistocle si lascia prendere dal panico e rivela al comandante della nave (a bordo infatti la sua identità era ignota) chi sia in realtà e le ragioni della sua fuga. Se non lo condurrà in salvo, minaccia che sosterrà la tesi d'averlo corrotto e comprato con il denaro il passaggio sulla sua nave. Il provvedimento più sicuro è che nessuno scenda a terra, mentre non si può riprendere la navigazione. Se si mostra d'accordo, la sua gratitudine sarà adeguata e sostanziosa. Il comandante accetta le condizioni di Temistocle e dopo aver tenuto ormeggiata la nave un giorno e una notte al largo del campo ateniese, salpa per Efeso. Temistocle gli compensa il favore con l'oro (gli erano state fatte pervenire da Atene e da Argo, per opera di amici, tutte le sue sostanze), e direttosi all'interno, accompagnato da un Persiano della costa, manda una lettera al re Artaserse figlio di Serse, asceso da poco alla dignità del trono. Era questo il tenore di quella missiva: "Giungo ora presso di te, io che tra i Greci sono il principale autore delle disfatte più rovinose che si sono abbattute sulla tua famiglia: nel tempo in cui mi vidi obbligato a contenere l'aggressione del padre tuo. Ma più importanti risultano i miei meriti, dal momento che la sua ritirata avvenne in condizioni per me di sicurezza assoluta, per lui di estremo pericolo. Mi è dovuta quindi riconoscenza (seguiva nella lettera l'accenno al consiglio dato al padre, subito dopo Salamina, di ritirarsi subito, e il divieto, che Temistocle falsamente si attribuiva, di, tagliare i ponti in quell'occasione) ma, anche ora mi presento fornito di cospicue possibilità di esserti utile, inseguito dai Greci a causa dell'amicizia che nutro per te. Desidero soggiornare nel tuo paese per un anno, prima di comparire al tuo cospetto per svelarti il mio disegno".

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