Versione originale in greco
κατὰ Ερατοσθένους τοῦ γενομένου τῶν τριάκοντα, ὃν αὐτὸς εἶπε Λυσίας
οὐκ ἄρξασθαί μοι δοκεῖ ἄπορον εἶναι, ὦ ἄνδρες δικασταί, τῆς κατηγορίας, ἀλλὰ παύσασθαι λέγοντι: τοιαῦτα αὐτοῖς τὸ μέγεθος καὶ τοσαῦτα τὸ πλῆθος εἴργασται, ὥστε μήτ' ἂν ψευδόμενον δεινότερα τῶν ὑπαρχόντων κατηγορῆσαι, μήτε τἀληθῆ βουλόμενον εἰπεῖν ἅπαντα δύνασθαι, ἀλλ' ἀνάγκη ἢ τὸν κατήγορον ἀπειπεῖν ἢ τὸν χρόνον ἐπιλιπεῖν.
Traduzione all'italiano
Contro Eratostene, uno dei Trenta Tiranni, (discorso) che pronunciò Lisia stesso
Non il dare inizio all'accusa, o giudici, mi appare ardua impresa, ma il desistere una volta che abbia cominciato a parlare; da loro sono stati commessi sì gravi e tanti delitti che né mentendo potrebbe accusarli di fatti più gravi di quelli compiuti, né volendo dire il vero sarebbe in grado di dire tutto, ma è necessario o che l'accusatore venga meno al discorso o che gli faccia difetto il tempo.