UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAGLIARI
Facoltà di Studi Umanistici
di Laurea Magistrale in Archeologia e Storia dell’arte
Corso TESORI TRA ARTE E FEDE
Un percorso tra le opere del Museo del Duomo di Cagliari
Tesi di Laurea di
Relatore Sara Mocci
Prof.ssa Alessandra Pasolini A.A. 2018/2019 A mamma e papà
Indice 1
Introduzione
Cap. I I musei ecclesiastici italiani: una nuova realtà museale
1.1 Il patrimonio artistico della Chiesa: la percezione del Bello e del Sacro 3
1.2 I musei ecclesiastici, strumento di promozione culturale e pastorale 6
1.3 Il patrimonio culturale religioso come strumento di dialogo: il Museo 14
“Carlo Maria Martini” di Milano
Diocesano 17
I musei delle Fabbricerie: il caso del Museo dell’Opera di Firenze
1.4 21
1.5 Splendori di Arte Sacra in Sicilia: il Museo diocesano di Palermo
Cap. II Il Museo del Duomo di Cagliari
2.1 Il luogo: cenni storici sui locali adiacenti alla Cattedrale di Santa Maria 23
di Castello
2.2 Storia di un’idea: dai lavori di restauro alla nascita del 26
Museo del Duomo di Cagliari 27
2.3 Mostre ed eventi promossi dal Museo del Duomo di Cagliari 32
2.4 La struttura del Museo 34
2.5 Le collezioni del Museo 35
2.5.1 La Sala degli Argenti
2.5.2 La Sala dei Tessuti 40
2.5.3 La Sala dei Dipinti 42
2.5.4 La Sala delle Capriate 43
2.5.5 La Sala del Tesoro 48
2.5.6 La Sala dei paramenti di Sant’Agostino 51
Appendice Immagini Cap. II
Cap.III I Tesori del Museo: schede di approfondimento
I Paramenti di Sant’Agostino
3.1 61
3.2 Il Compianto 67
3.3 Il Trittico di Clemente VII 74
3.4 Il Crocione processionale 80
3.5 Il Retablo dei Beneficiati 88
3.6 La statua di San Cristoforo 97
3.7 La Pianeta di Francisco Desquivel 103
L’Ostensorio di Luigi XVIII
3.8 110
Bibliografia 115
Introduzione
Parlare di musei ecclesiastici, porta inevitabilmente a parlare della loro
missio, differente rispetto a quella di una comune istituzione museale,
poiché la loro funzione va ben oltre la conservazione, valorizzazione e
fruizione delle opere d’arte. Essi racchiudono in sé un insieme di valori
estetici e morali che legano indissolubilmente il bene culturale alla sfera
più intima e intrinseca dell’essere umano, alla sua Fede.
I musei ecclesiastici descrivono quindi non soltanto la storia dei luoghi e
dell’identità storica e culturale di un popolo, ma racconta anche la storia
delle anime e delle menti, e per tale motivo essi si connotano come veri e
propri scrigni, custodi di tesori densi di diversi significati.
Questo lavoro di tesi nasce dalla mia personale esperienza diretta con
questa specifica realtà museale, infatti collaboro da circa cinque anni come
volontaria presso il Museo del Duomo di Cagliari, all’interno del quale
inizialmente ho svolto il tirocinio universitario prima della laurea
triennale, e presso il quale continuo ancora oggi a prestare servizio tutti i
fine settimana. L’esperienza diretta con i luoghi, con le opere d’arte e con
un pubblico variegato ha seminato nel tempo dentro di me un forte
interesse verso l’arte sacra, un’inclinazione consolidata soprattutto dal
corso monografico sugli arredi liturgici in argento, seguito durante il
primo anno di laurea magistrale. Il ruolo della guida in un museo
ecclesiastico è quello di accompagnare il visitatore attraverso un percorso
artistico, storico ed identitario che affonda le sue radici nella storia della
chiesa locale, nelle sue tradizioni e nelle sue liturgie; è un ruolo molto
complesso, perché il fruitore non è solo il fedele, o il pellegrino, ma è
1
anche il turista che si interfaccia per la prima volta con la realtà locale,
con la religione e con la conoscenza dei profondi contenuti della tradizione
quindi l’accompagnatore deve saper porsi come
ecclesiastica sarda,
intermediario tra questi due mondi, talvolta molto lontani tra loro, e saperli
far comunicare; di grande ausilio è stato il corso di specializzazione di
guida turistica religiosa alla Pontificia Facoltà Teologica, che ha permesso
di perfezionare la mia formazione personale, avvicinarmi ulteriormente
all’arte sacra toccando ogni singolo aspetto e ogni sfaccettatura di questa
immensa branca della storia dell’arte.
Il lavoro qui presentato, è un percorso lineare che affonda le proprie radici
nel ruolo e nel significato dei musei ecclesiastici nelle loro varie forme
(museo diocesano, museo del tesoro del Duomo, museo dell’opera del
Duomo, musei religiosi minori, etc.) prendendo in analisi tre grandi realtà
museali ecclesiastiche italiane, sottolineandone le peculiarità, la missio e
la storicità del luogo.
Successivamente nel secondo capitolo l’attenzione si è concentrata sulla
struttura museale del Museo del Duomo di Cagliari, dalle origini del
fabbricato fino ai giorni nostri, dal restauro del corpo di fabbrica
all’allestimento delle sale, dagli eventi e dalle mostre che sono state
organizzate negli ultimi quindici anni fino alla ricca e variegata collezione,
come un vero e proprio “tour virtuale” tra le sale espositive
connotandosi
che ogni settimana accolgono visitatori da tutto il mondo.
Il terzo capitolo infine, prende in analisi otto importanti opere, fondanti
per l’identità del Museo del Duomo, e le analizza alla luce delle più recenti
bibliografie e dei restauri, offrendone una visione nuova ed aggiornata, e
ponendosi come punto di inizio per nuove ricerche e nuovi studi. 2
Capitolo I
I musei ecclesiastici italiani: una nuova realtà museale
1.1 Il patrimonio artistico della Chiesa: la percezione del Bello e del Sacro
I musei ecclesiastici, con la loro capillare diffusione, oltre alla naturale funzione
pastorale, costituiscono un efficace strumento per la tutela della memoria
spirituale e civile delle comunità locali e per la valorizzazione e sviluppo
economico del territorio.
L’esperienza maturata in Italia negli ultimi decenni, con la varietà e molteplicità
delle realtà presenti, dal piccolo museo parrocchiale al museo diocesano di
rilievo internazionale, e l’impegno profuso dalle istituzioni regionali a favore
dello sviluppo dei sistemi museali, fanno dello Stato italiano un importante
laboratorio per la verifica dello stato dell’arte organizzativo, delle forme di
collaborazione tra istituzioni ecclesiastiche e civili e delle iniziative dei privati
in un settore determinante per la tutela, valorizzazione e promozione del
patrimonio culturale non solo di interesse religioso. come una “nuova realtà
Quella dei musei ecclesiastici può essere definita
museale”, antiche la Chiesa cattolica, nell’esercitare il
ma fin da epoche
magistero pastorale della memoria e della bellezza, istituisce “Tesori” presso le
nel “bello”
Cattedrali o importanti luoghi di culto, invitando a percepire
L’obiettivo è quello di conservare oggetti preziosi, tra i quali
anzitutto il sacro.
suppellettili liturgiche e reliquiari che si distinguono oltre che per il significato
l’eccellenza
spirituale, anche per nella lavorazione. Essi sono oggetti di culto
che, in quanto segni della Grazia, hanno un ruolo sacramentale, e in quanto
espressioni dell’arte presentano un interesse caratterizzante il manufatto anche
al di fuori dell’uso religioso. La specificità che i tesori della Chiesa rivelano
private è fin dall’inizio
rispetto alle collezioni quello di essere destinati a
fruizione pubblica e non solo artistica, come ad esempio in Lombardia
3
l’antichissimo Tesoro del Duomo di Monza costituito nel VI secolo, oppure il
Tesoro della basilica di Sant’Ambrogio a Milano, di epoca medievale. Il fine
della fruizione pubblica caratterizzerà sempre l’arte sacra: nel Rinascimento è
infatti proprio questo elemento cardine a porre la differenza con le raccolte
private; queste ultime, coltivate dalla volontà laica di politici, sovrani e uomini
di intelletto, hanno sempre avuto come fine quello del godimento personale,
dettato soprattutto da un interesse umanistico e filologico verso le antichità
i Papi e i cardinali raccolgono anch’essi le antichità,
greco-romane, mentre
collaborando dunque alla loro conservazione e limitando la dispersione di opere
classiche, ma essi aggiungono all’umanesimo del collezionismo “laico” la
1
destinazione del patrimonio raccolto a fruizione pubblica .
Va inoltre ricordato che i pontefici oltre a raccogliere antichità greco-romane,
continuano la tradizione già precedente di affidare alle opere di cultura e di
scultura commissionate agli artisti e alle botteghe del tempo, il compito di
comunicare e diffondere il messaggio cristiano, con esse perseguendo il duplice
scopo di abbellire gli edifici sacri e di fare opera di catechesi ed istruzione. Dopo
il Concilio di Trento (1545-1563) si rafforza ulteriormente questo ruolo
pedagogico-didattico, intento di cui si fanno carico anche i musei scientifici che
le scuole cattoliche, in prima linea quelle gesuitiche, si premurano di istituire.
A lasciare un’impronta significativa è il pontefice Pio VII (1800-1823) che si
ritrova, in un momento storico dolente, a reggere le sorti della Sede Apostolica
in mezzo alle turbolenze della Rivoluzione francese e successivamente del
2
periodo napoleonico. Un suo documento redatto il 1° ottobre 1802 , ricorda che
le istituzioni preposte alla salvaguardia del patrimonio artistico devono
i monumenti e le opere d’arte “si conservino quasi veri Prototipi
assicurare che
1 Ce lo ricordano ad esempio le antiche statue romane che papa Sisto IV, creatore con i Musei Capitolini
del primo museo pubblico al mondo, colloca sul Campidoglio nel 1471 al fine di restituire al popolo
romano la memoria e la bellezza del proprio passato.
2 Chirografo sulla conservazione dei monumenti e sulla prodizione di belle arti, contenuto nell’editto
del Cardinale Camerlengo Doria Pamphili, in A. Emiliani, Leggi, bandi e provvedimenti per la tutela
dei beni artistici e culturali negli antichi Stati italiani (1571-1860), Bologna 1978. 4
ed esemplari del Bello, religiosamente e per istruzione pubblica e si aumentino
ancora con il discuprimento di altre rarità”. Egli si spinge fino ad invitare ad
nonostante le ristrettezze dei tempi “per l’acquisto
utilizzare dei fondi pubblici
delle cose interessanti in aumento ai nostri Musei; sicuri che la spesa diretta al
fine di promuovere le Belle Arti è largamente compensata dagli immensi
vantaggi, che ne ritraggono i Sudditi e lo Stato”. Tali princìpi saranno alla base
di un testo destinato ad influenzare la legislazione moderna in materia di beni
l’editto del Cardinale Camerlengo Bartolomeo Pacca sopra le
culturali, ovvero 3
antichità e gli scavi del 7 aprile 1820.
I cambiamenti liturgici e pastorali, caratterizzanti le varie fasi della vita storica
della Chiesa, comportano via via l’inutilizzabilità a fini di culto di alcuni
preziosi manufatti. Il sorgere di musei diocesani, a cavallo tra fine Ottocento e
dapprima all’esigenza di salvare dalla
primi del Novecento, risponde
dispersione, concentrandoli in un'unica sede, i materiali preziosi provenienti da
chiese della diocesi e non più rispondenti a nuove esigenze liturgiche o
pastorali; solo più tardi i musei diocesani verranno concepiti non più come meri
luoghi dove collocare, per periodi permanenti o temporanei, manufatti ormai
desueti a scopi religiosi o che l’originaria collocazione non garantirebbe la
corretta conservazione, ma come strutture grazie alle quali fornire una
attraverso l’arte dell’eredità spirituale del territorio.
rappresentazione
In Italia, la recente intesa tra il Ministero per i beni e le attività culturali e la CEI
4
del 26 gennaio 2005 sembra consacrare questa prospettiva. Ma già nel corso
del Novecento la sensibilità verso un sistema complesso in cui musei, archivi,
biblioteche ed ogni manifestazione di arte sacra si integrassero a vicenda, aveva
indotto la Santa Sede ad interventi legislativi canonici, diretti nel 1923 a
contenuto nell’editto
3 Chirografo sulla conservazione dei monumenti e sulla prodizione di belle arti,
del Cardinale Camerlengo Doria Pamphili, in A. Emiliani, Leggi, bandi e provvedimenti per la tutela
dei beni artistici e culturali negli antichi Stati italiani (1571-1860), Bologna 1978.
italiano con DPR 4 febbraio 2005, n.78 (Gazzetta Ufficiale n.103, 5
4 Essa è recepita nell’ordinamento
maggio 2005) e nell’ordinamento canonico con Decreto CEI 31 gennaio 2005 (Notiziario CEI n.5,
maggio 2005, p. 166), ed è sostituta dell’Intesa del 1996. 5
sollecitare ai Vescovi di Italia, la costituzione, o in altri casi la migliore
organizzazione di un Museo diocesano nell’episcopio o presso la Cattedrale 5 , e
a costituire nel 1924 la Pontificia Commissione Centrale per l’arte Sacra in Italia
6
nonché commissioni di Arte Sacra in ogni Diocesi.
In riferimento ai rapporti concordatari con lo Stato italiano, si deve giungere al
1984 per vedere tutelati i beni culturali di interesse religioso, con l’art.12
dell’Accordo di Villa Madama, con uno specifico richiamo al ruolo degli archivi
di interesse storico e delle biblioteche ecclesiastiche ed il generale impegno alla
l’intesa
reciproca collaborazione per la tutela del patrimonio storico-artistico;
del 2005, enuclea invece i musei all’interno del patrimonio storico-artistico, per
la prima volta citandoli espressamente.
1.2 I musei ecclesiastici, strumento di promozione culturale e pastorale
La Chiesa cattolica non costituisce il suo patrimonio storico-artistico in
funzione dei musei, ma per esigenze di culto, catechesi, carità, cultura di una
specifica comunità, creando nel corso dei secoli un patrimonio artistico di
assoluta originalità sotto il profilo sia dell’evoluzione del senso e dei bisogni
religiosi, sia del gusto estetico. L’attenzione all’arte sacra, posta “fra le più
nobili attività dell’ingegno umano” 7 , è ribadita anche dal Concilio Ecumenico
Vaticano II (1962-1965), attento a come si mostra a tutti i bisogni e le attività
del Popolo di Dio, ma la centralità dell’interesse sta sempre nelle esigenze di
carattere religioso.
In considerazione di tutto ciò, il pontefice Paolo VI (1963-1978), collega
all’azione pastorale la prerogativa del patrimonio artistico religioso di essere
strumento della crescita della Fede: la finalità prioritaria del museo è
Lettera circolare ai Vescovi d’Italia per la conservazione, custodia ed uso degli
5 Segreteria di Stato,
archivi e delle biblioteche ecclesiastiche, 15 aprile 1923.
6 Lettera circolare del 1 settembre 1924.
7 Costituzione sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, n.122 6
testualmente da lui collegata all’azione pastorale della Chiesa, al fine di
“lasciarsi
riprendere i germi di verità seminati dalle singole generazioni, e di
illuminare dai bagliori della bellezza incarnata nelle opere sensibili, di
8
riconoscere le tracce del Transitus Domini nella storia degli uomini .”
Con valenza universale, la Congregazione del Clero dispone con la lettera
dell’11 aprile 1971, che siano conservati in un museo
circolare Opera Artis
diocesano o interdiocesano le opere d’arte e tesori non più utilizzati a seguito
della riforma liturgica conciliare e post-conciliare. La lenta emersione del
concetto che il museo debba considerarsi istituzione culturale e pastorale
espressiva dell’esperienza di Fede del territorio, trova la sua consacrazione della
Costituzione Apostolica di Giovanni Paolo II Pastor Bonus del 28 giugno 1988:
essa crea la Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa, in
sostituzione della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia e
all’intero territorio della Chiesa universale. Viene da
con competenza ampliata
essa disposto che, non solo le opere artistiche il cui uso sia venuto meno, siano
esposte in visione nei musei della Chiesa o in altri luoghi, ma anche che la
Commissione cooperi con le Chiese particolari e con gli organismi episcopali
“siano ben realizzate
per la costituzione di musei, archivi e biblioteche, affinché
la raccolta e la custodia dell’intero patrimonio storico ed artistico in tutto il
9
territorio per essere a disposizione di tutti coloro che ne hanno interesse” .
Inquadrata in questo ampio contesto storico, la Lettera Circolare sulla funzione
pastorale dei musei ecclesiastici del 15 agosto 2001 della Pontificia
Commissione per i Beni Culturali della Chiesa appare un importante punto di
arrivo di un percorso storico di progressiva puntualizzazione del ruolo del
patrimonio artistico-religioso e delle funzioni dei musei ecclesiastici. Essa è il
punto di partenza per un rilancio di tutta l’attività museale, non solo in chiave
ecclesiale, ma anche culturale ed economica: per queste ragioni può
8 Papa Paolo VI, Discorso ai partecipanti al V Convegno degli Archivisti Ecclesiastici, 26 settembre
1963.
9 Giovanni Paolo II, Pastor Bonus, 28 giugno 1988, art. 102. 7
legittimamente essere considerata un vero e proprio manifesto della Chiesa
universale a noi contemporanea, rispetto al quale valutare la bontà delle singole
iniziative concrete. Nell’affidare al museo il compito di riflettere la vita
ecclesiale tramite un approccio complessivo al patrimonio artistico, essa
afferma: “un museo ecclesiastico si radica sul territorio, è direttamente collegato
all’azione della Chiesa, ed è il riscontro visibile della sua memoria storica. Non
si riduce alla semplice “raccolta di antichità e curiosità”, come intendevano nel
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